Stupri? Noi non c’entriamo niente!

Questo post nasce dalla mia personale necessità di comunicare al mondo femminile che gran parte di noi maschietti non c’entra niente con tutte queste notizie di stupri e violenze varie. Si, è vero, nel novantanove per cento dei casi se si parla di stupro è commesso da un uomo ai danni di una donna, idem se parliamo di violenze sessuali anche solo verbali. Ci sono alcuni di noi che quando camminate per strada vi fanno degli apprezzamenti usando frasi indicibili o fischiandovi, ma vi prego, ignorateli, sono solo degli imbecilli e purtroppo, la madre degli stronzi è sempre incinta e ovviamente è una donna, quindi potreste dare un po’ di colpa anche a lei… Poi ci sono quelli che cercano di ricattarvi, chiedono sesso in cambio di posizioni lavorative, e questi, vi prego, mandateli affareinculo e poi denunciateli… Poi ci sono gli stupratori, categoria con la quale più di tutte le altre spero non avrete mai a che fare, ma se dovesse succedere mirate alle palle e colpite con tutta la forza che avete in corpo, e poi denunciate, è importante che queste bestie vengano catturate e rinchiuse (anche se la legge spesso li tiene in gabbia troppo poco…). E in fine ci siamo noi, tutti noi altri, quelli a cui le donne piacciono davvero, e non ci passerebbe mai neanche nell’anticamera del cervello di usarvi violenza. Siamo quelli che cercano di farvi sorridere, quelli che magari vi portano un fiore (e non dite che non vi piacciono i fiori che tanto lo sappiamo che vi fanno piacere…), alcuni di noi ci mettono una vita a chiedervi di uscire a causa della timidezza, altri si buttano dopo dieci secondi che vi conosciamo, a volte vi guardiamo con l’aria da pesce lesso e altre volte con lo sguardo da latin lover, alcuni di noi fanno i misteriosi altri sono un libro aperto, ma la cosa che ci accomuna è che ci piacete donne. Ci piacete per un sacco di motivi, che vanno dal vostro fondo schiena a come girate il caffè, da come ci baciate a come ci insultate (soprattutto quando schizziamo la tavoletta del water…), insomma, non metteteci al pari di quegli esseri violenti, noi siamo i veri uomini.

PS: video diverso dal solito, il mitico Sgrilli che ci parla dei chitarristi da spiaggia, categoria alla quale purtroppo appartengo…

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Io ne ho viste cose che voi umani…

Ho visto mariti che chiedono il permesso per andare un paio d’ore con gli amici a mangiare una pizza, non dicono “amore vado due orette a mangiare una pizza con gli amici” chiedono “amore POSSO andare due orette a mangiare una pizza con gli amici?”…
Ho visto mariti che alle dieci di sera crollano dal sonno e seduti sul letto, a occhi chiusi, alzano le braccia di modo che la moglie possa sfilargli il maglione e mettergli il pijama, poi li ho visti sdraiarsi di modo che la moglie possa sfilargli i pantaloni e mettergli quelli del pijama…
Ho visto donne, alle quali dei motori non frega praticamente niente, che alla domenica seguono, per non so quale masochistica ragione, il marito a cui piacciono le moto. Le ho viste farsi più di sessanta chilometri di curve dietro al marito che guidava come un pazzo, e poi le ho viste scendere da quella moto e vomitarsi anche le palle degli occhi…
Ho visto donne che perdonano tradimenti reiterati, e rimangono tutta la settimana da sole con quattro figli perché lui, per sfizio, ha deciso di andare a lavorare più lontano…
E tutte queste cose, rimangono a occupare non so quanti megabit nel mio cervello…
Che spreco di spazio…

PS: il Merovingio disse “è sorprendente quanto il modello comportamentale dell’amore sia simile a quello della demenza”… riflettere…

Tecnologia buttami via

Probabilmente dovrò segnare sul calendario la data di oggi e chiamare questo giorno come “tecnologia buttami via”. E’ partito tutto stamattina presto, quando ho deciso di fare un po’ di focaccia, quindi dopo aver preparato l’impasto l’ho messo a lievitare nel forno alla minima temperatura. Finito il tempo di lievitazione l’ho stesa su una teglia e poi mi sono diretto nuovamente al forno per impostare la temperatura di cottura e il display del mio amato forno recitava “F 06”… Ho pensato subito di rispondergli “Acqua…” e contraccambiare con un A 01 perché di solito lo stronzo che mette una nave in piedi nell’angolo c’è sempre, poi invece ho optato per andare a leggere il libretto d’istruzioni il quale mi diceva che ogni messaggio che parte con F è un errore, e l’unica cosa da fare è chiamare il tecnico. Ora io avevo la focaccia da cuocere, non potevo certo aspettare giorni per la visita del tecnico, quindi avendo visto che i tasti del forno non rispondevano ai comandi ho avuto la brillante idea di staccargli la spina, per tentare un “spegnilo e riaccendilo” che con i computer spesso funziona. Problemino non di poco conto è che la spina è dietro al forno che è incastonato nei mobili della cucina, ho pensato quindi, o mi armo di cacciaviti e mi metto a smontare la cucina o tolgo la corrente. Quindi prima di premere il generale della corrente di casa mi assicuro di spegnere il computer, perché spegnersi senza la giusta procedura non è che giovi poi molto al cpu… Lo stronzo ovviamente mi dice che prima di spengersi vuole assolutamente aggiornarsi… quindi osservo per svariati minuti la scrittina che indica lo stato di avanzamento dell’aggiornamento col nervosismo che aumenta e che sento bussare nelle tempie. Finalmente si spenge, quindi vado a staccare la corrente e subito dopo la riattacco. Fortunatamente il forno funziona, finalmente metto a cuocere la focaccia. Nel frattempo penso che dovrei trasferire delle foto dallo smartphone al cpu così collego il cell e mi metto a trasferire, dopo tre secondi mi appare un messaggio che m’informa dell’impossibilità del trasferimento perché il cavo risulta scollegato o non funzionante. Capisco l’antifona e riattuo la tecnica del “spegnilo e riaccendilo” con la variazione “staccalo e riattaccalo” e lui dopo aver trasferito appena dieci foto mi dà lo stesso messaggio. Finisco l’operazione con circa venti o trenta stacca e riattacca. Finito ciò decido di dare uno sguardo alle notizie su qualche giornale on line e mi accorgo che internet non funziona, probabilmente quando ho tolto la corrente il router non ne è stato troppo felice. Quindi vado davanti al router e lo guardo perplesso… lui risponde con un alternarsi di lucine verdi che invece dovrebbero rimanere fisse, sicuramente sta cercando di dirmi qualcosa, ma io non conosco la sua lingua, alla fine, vedendo il lampeggio penso che potrebbe trattarsi anche di un semplice codice Morse, ma io non ho voglia di accertarmene, quindi per la terza volta consecutiva riapplico la tecnica del “spegnilo e riaccendilo”. Finalmente riparte e io posso navigare in santa pace. Alla fine di tutto ciò penso che la tecnologia sicuramente ci aiuta a vivere con più comodità, sempre che non ti si rivolti contro…

Storie vere

Ho comprato on line tre libri, tutte storie vere ovviamente. Non so perché ma appena penso che ciò che sto leggendo è frutto di fantasia perdo subito interesse, quasi come se avessi un bisogno interno di vita vissuta. I libri che trattano di storie vere riguardano principalmente storie tristi, vissuti di persone che hanno in qualche modo dovuto soffrire e quindi imparare obbligatoriamente e più a fondo degli altri, eh si, perché la sofferenza insegna, quando stai bene semplicemente te la godi, mentre quando stai male sei costretto a reagire e ad ingegnarti per uscire da una situazione in cui non vorresti stare. E poi non lo so perché, ma l’essere umano, in generale, è attirato più dalle storie tristi e dalla sofferenza che da vicende di allegria e spensieratezza. A riprova di questo, la Divina Commedia viene amata direi universalmente e soprattutto per i canti dell’inferno che per quelli del purgatorio o del paradiso. E poi, se Barbara D’Urso ha realizzato così tanto share dando visibilità alle tragedie umane un motivo ci sarà. Quando leggo un libro in cui è descritta una storia vera l’immedesimazione è più profonda, pensando al fatto che ciò che sto leggendo è successo davvero è come se potessi fidarmi di più di ciò che sto leggendo, perché quel qualcosa, qualcuno l’ha sentito sulla propria pelle, non è immaginazione, non è fantasia ne sogno, è verità, è vita. Ricordo uno dei primi libri di questo genere che mi capitarono tra le mani, “Padre padrone” di Gavino Ledda, un libro duro, aspro, che in più di un’occasione mi ha fatto salire le lacrime agli occhi, poi fu la volta del famosissimo “Se questo è un uomo” di Primo Levi, storia agghiacciante sui campi di concentramento, poi dopo svariate letture arrivai ai più recenti tipo “Infedele” di Ayaan Hirsi Ali, biografia di una ragazzina somala che lotta per la libertà, oppure “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, il racconto del viaggio in moto attraverso l’America latina di un padre col proprio figlio autistico, e poi arrivò lei, la scrittrice della quale ho dovuto comprare l’intera bibliografia, Torey L. Hayden. Psicologa infantile specializzata in mutismo elettivo e da sempre dedita al lavoro con i bambini “problematici”, mi capitò tra le mani il suo libro più famoso “Una bambina”, descriverlo è difficile, mi limiterò ad accennarne l’inizio. Torey legge un articolo di giornale in cui una bambina di cinque anni aveva legato un bambino di tre a un palo e gli aveva dato fuoco, la bambina dopo l’accaduto è entrata a far parte della classe di Torey per bambini “speciali”. Da quando l’ho letto una volta all’anno devo rileggerlo, sia lui che il sequel “La figlia della tigre” è come se quei libri mi chiamassero… non so perché… Ed ora sono in attesa di questi tre libri che mi porteranno nel mondo e nella vita vera di altre persone, dove forse, addentrandomi in profondità, potrò imparare qualcosa anch’io.

I discutibili videoclip delle banche

Sul web in questi giorni stanno circolando dei video che sono diventati virali in pochissimo tempo, sto parlando di quella specie di spot di una banca in cui una direttrice presenta la propria filiale con tanto di canzoncina finale, e della parodia di una canzone di San Remo che s’intitola Bancarius Karma. Dalle notizie sui vari quotidiani on line si capisce che i suddetti video erano stati creati per un contest dettato dalla dirigenza della banca e quindi interno all’azienda, pertanto non sarebbero mai dovuti divenire pubblici, anche se poi, purtroppo, lo sono diventati. In men che non si dica il popolo del web ha invaso con commenti poco positivi i suddetti video, e siccome il web non è mai nè ragionevole nè comprensivo nei confronti del prossimo, spesso i commenti sono sfociati in vere e propri insulti. Ora, io capisco che si debba tutelare e difendere i produttori dei video e che non è giusto accanirsi contro di loro, ma è più forte di me, devo dire la mia. Innanzitutto se vuoi produrre un video in cui “ci metti la faccia” devi accettare il fatto che vivi nell’era dei social network, e quindi se consegni quel video a terze parti, anche se facenti parte della tua stessa azienda, rischi che queste per un qualsiasi motivo commettano la leggerezza di postarlo sul web. Non è una certezza, ma è molto probabile, visto anche il contenuto del video. E parliamo proprio di questo, del contenuto del video, anche perché in un articolo di un noto quotidiano si difendono (o meglio, si cercano di difendere…) i realizzatori del video sostenendo che non sono dei creativi pubblicitari. Ora, neanch’io sono un creativo, ma per fare un minimo di critica a questo video basta il buon senso e un minimo d’occhio. All’inizio del primo video assistiamo a più di tre secondi di assoluto silenzio in cui la direttrice ci guarda con un sorriso imbalsamato, cosa che secondo me crea solo gelo e imbarazzo in chi guarda. Subito dopo passa alla presentazione di sè e del suo Staff, sinceramente mi ricorda un alunno delle elementari che ripete la poesia a memoria, quindi niente interpretazione e tempi “televisivi” completamente errati, per non parlare della ripetizione senza senso della parola “anzi”. Il video, dopo l’ormai famoso gesto del “ci metto la faccia” si conclude con una terribile canzoncina cantata a cappella (a cappella? Direi più a… SSHHH! Corvo contieniti…) che ascoltandola ho provato imbarazzo io per loro… Del secondo video, che è una parodia di una canzone di San Remo ho poco da commentare, interpretazione stonata, balletto orripilante, sorrisi inesistenti e la solita e immancabile sensazione d’imbarazzo. Ora, cari direttori di filiali, se il vostro superiore vi chiede un video di presentazione della filiale date retta a un cretino che non è neanche un creativo, andate su Youtube, cercate uno di questi ragazzi sui 18/20 anni che sono appassionati di video making che non hanno troppi iscritti e quindi staranno cercando di farsi le ossa, ce ne sono solo qualche migliaio, mettetevi d’accordo sul budget (che vi assicuro esiguo), fatevi consigliare da loro (che ce ne sono di davvero bravi e preparati) e create insieme un vidoclip, non dico professionale, ma quantomeno serio, con un testo sensato senza ripetizioni, un montaggio degno, e una qualità video e audio almeno sufficienti. Potrete poi stare tranquilli che la vostra clip non diventerà un mostro del web e che nessuno vi prenderà in giro.

I babbi natale dell’incazzatura

Nel quotidiano siamo tutti costretti a convivere con persone che, diciamocela tutta, non è che caratterialmente parlando s’incastrino così bene con noi, ma purtroppo la convivenza o il lavoro o il semplice svago ci portano comunque ad averci a che fare. Una categoria che veramente non sopporto sono quelle persone che ti scelgono come sfogatoio personale. Mi spiego meglio, tutti periodicamente, chi più chi meno, accumuliamo stress e rabbia, credo sia nella natura umana e soprattutto conseguenza del vivere quotidiano dei nostri tempi, e così come lo incameriamo dobbiamo sfogarlo. C’è chi si sfoga facendo sport, chi canta, chi balla, chi dipinge, chi scolpisce, insomma ognuno ha il suo modo, e poi c’è una categoria di persone che per liberarsi dello stress e della rabbia accumulata ha bisogno di scaricarla addosso a qualcun altro, io uso chiamarli “i babbi natale dell’incazzatura”. Lo scenario è sempre il solito, tu ti stai facendo i cavoli tuoi e loro silenti arrivano, con una semplice battutina a mezza voce t’instillano il seme del giramento di palle al quale tu, data la tua indole pacifica, non dai peso e pensi erroneamente che sia finita li. E invece no, babbino continua a piccole dosi a scaricarti la sua rabbia repressa addosso, in questo modo lui si sfoga e si svuota e tu che prima eri tranquillo a poco a poco ti fai carico della rabbia che lui ti ha passato. Le tue risposte a tale atteggiamento saranno dettate da ragionamenti logici ma con lui non funzioneranno, babbino non c’è sul campo del raziocinio, negherà l’evidenza, cambierà discorso, insomma farà di tutto per non darti ragione, perché quello che a lui interessa non è discutere di qualcosa ma regalarti il suo nervosismo. Di solito babbino si ferma un attimo prima dell’irreparabile, esattamente quando tu hai tirato fuori completamente gli artigli, messo ben indietro le orecchie, e sei a un attimo dal balzo dritto alla giugulare, in quel momento lui si bloccherà per poi andarsene. La sua missione è finita, lui si è sfogato ed è tranquillo, tu invece hai i muscoli tesi e ti stai guardando intorno in cerca di una preda da sbranare con estrema ferocia… ecco, io le persone così le odio…

L’amore

L’argomento di oggi è l’ammooorrreee! E come cantava Elio in una delle sue canzoni “ammore bellissimo dell’ammore, fammi sentire tutto tuo nettare d’ammore… e sono cinquanta di bocca e cento scopare…” Ma no non sto parlando dell’amore fisico o almeno non solo di quello, volevo fare un discorso dell’amore più ampio, più in generale, del sentimento (se lo è…), dell’emozione (se lo è pure questa…) e cercare di capire cosa davvero possa mai essere. In millemila hanno tentato invano di dare una definizione a questo strano parassita che s’impadronisce, fottendolo, di quel poco di raziocinio che contraddistingue alcuni esseri umani. Cosa mai sarà? Essendomi innamorato, in vita mia, pochissime volte, e avendo constatato che in quelle esigue occasioni, sia io che la gentile pulzella che mi accompagnava in quel preciso momento della mia vita, abbiamo fatto le più grandi cazzate dell’esistenza, e che è sempre finita in maniera a dir poco spiacevole, credo di essermi fatto un’idea dell’amore che vira verso il negativo. Così prima di dirti specificatamente la mia sull’argomento, vorrei proporti, caro/a lettore/lettrice, alcune massime di illustri pensatori che come me non è che vedano proprio di buon occhio l’amore. Partiamo con l’esplicito Charles Bukowski:

L’amore va bene per quelli che riescono a sopportare il sovraccarico psichico. È come trasportare sulle spalle un bidone pieno di spazzatura oltre un fiume di piscio in piena.

Un po’ meno esplicito ma comunque pungente zio Stephen King:

L’amore non è quello che i poeti del cazzo vogliono farvi credere. L’amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai.

La domanda fondamentale di Emilie Du Chatelet:

Esiste, forse, un sentimento più illusorio dell’amore?

La sentenza di Jean Dolent:

L’amore è una riabilitazione della schiavitù.

E come farci mancare l’opinione del mitico Dr. House

Sai quelli che dicono che non si può vivere senza amore?
L’ossigeno è più importante!

Continuiamo col partenopeo Salvatore Di Giacomo:

L’ammore è comm’a na montagna / e ce sta, ncoppa, n’arbero affatato: / rire chi saglie e chi scenne se lagna, / ca ’o frutto colorito è mmelenato!
[L’amore è come una montagna / e ci sta, in cima, un albero fatato: / ride chi sale e chi scende si lagna, / perché il frutto colorato è avvelenato!]

Il divertente aforista Giovanni Soriano:

Innamoramento: rimbecillimento acuto – fortunatamente temporaneo – causato da una forma parossistica di attrazione sessuale, rivolta in maniera esclusiva verso un particolare individuo, che colpisce prevalentemente gli adolescenti fra i tredici e i sessantasette anni d’età.

Dai sillogismi dell’amarezza di Emil Cioran:

Mescolanza di anatomia e di estasi, apoteosi dell’insolubile, alimento ideale per la bulimia della delusione, l’Amore ci guida verso bassifondi di gloria…

Per la serie chi visse sperando… Carlo Cassola:

Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… Ma che non venisse mai.

Il catastrofista Anacleto Verrecchia:

L’amore, la più tirannica e violenta delle passioni umane, viene simboleggiato da un angioletto con l’aria coglioncella e con una freccina in mano. Che errore! Dovrebbe essere invece simboleggiato dalla scala Mercalli, perché l’amore, nei gradi più alti della sua intensità, fa più danni e lascia dietro di sé più macerie di una scossa tellurica. Per fortuna non dura a lungo, altrimenti rimarremmo tutti sepolti sotto quella passione.

Con approccio scientifico Elias Canetti:

L’amore è una lebbra, una malattia che abbiamo ereditato dai protozoi.

Direi che possono bastare anche se ce ne sarebbero molti altri. E quindi dopo le opinioni di questi grandi pensatori, scrittori, filosofi ecc. cosa ne pensa il Corvo dell’amore? Caro/a lettore/lettrice preparati alla risposta fondamentale, all’assoluta verità che ti elargirò per illuminarti il cammino e spandere nel mondo “virtute e canoscenza“ (tra l’altro tutto in maniera gratuita):

L’amore è quella cosa che io personalmente boh…

E la mia definizione non è butata lì per chiudere in modo secco e enigmatico questo post, ma com’è opinione di molti filosofi l’amore scaturisce dal mondo della follia, mancando il principio di non contraddizione in tale scenario è praticamente impossibile dare una definizione specifica, logica e razionale dell’amore. E se ci sei rimasto/a male mi dispiace ma tant’è…

PS: Tanto per rimanere in tema una canzoncina recente che apostrofa l’amore come “bitch” che non ho mai capito se significa puttana o stronzo/a… sta lingua inglese a volte è un mistero…

Sempre io…

E così ho riguardato il mio spettacolo preferito, ho riletto il mio libro preferito e ascoltato nuova musica, e grazie a queste cose per la prima volta da quando sono tornato mi sento tornato. Si lo so, è pura cacofonia ma è esattamente come mi sento adesso. Perché quando te ne vai è giusto perdere qualcosa, fare spazio per qualcosa di nuovo che verrà. Così come quando torni è giusto ritrovare ciò che avevi perso e riguardarlo con occhi diversi, nuovi ma scoprire al contempo che in alcune sfaccettature di noi stessi siamo rimasti uguali, intatti, come se le esperienze non potessero arrivare a toccare alcuni angoli di noi stessi. Certe sensazioni, idee, così come alcuni dubbi o turbamenti non vengono intaccati dal tempo o dal vissuto, rimangono lì, in attesa, aspettano solamente che qualcosa le risvegli per farti capire chi sei. E tu puoi dire, si, sono tornato, sono sempre io…

Lettera a Donald e Kim

Cari presidentissimi o capi o leader o qualunque sia la vostra carica, fateci un favorone, andate a fare a chi ce l’ha più grosso da un’altra parte, possibilmente su un altro pianeta o in un altro sistema solare, che noi c’abbiamo altre cose a cui pensare al momento, e sentirsi costantemente minacciati da una guerra nucleare non è che sia proprio il massimo in termini di serenità. E poi ci abbiamo già i nostri bei grattacapi tra lavoro che non c’è, mode dello stupro, Europe varie, debiti, ladri, politici (anche se spesso gli ultimi due fenomeni si presentano contemporaneamente…), vaccini, fondamentalisti, attentati, pedofili, Vaticano (ehm… ho un déjà-vu…), grande fratello vip, pomeriggio cinque… Quindi avete capito no? Per usare una frase in un dialetto che amo molto “stamo già impicciati” per conto nostro. State facendo disastri per i quali verrete ricordati in eterno, a te Donald ti si sono inginocchiati tutti gli sportivi e non credo per pregarti, ma semplicemente perché gli hai fatto delle palle così grandi che la gravità ha vinto sulle fasce muscolari… e tu Kim, cavolo, stai affamando un popolo per giocare a soldatini, non ti sembra un po’ esagerato? Poi fateci un favore, fate una capatina dal coiffeur! Donald c’hai un toupè giallo taxi che si vede al buio, quando tira vento sembra che hai messo le dita nella presa di corrente… e te Kim ma per favore, che è quel taglio da fricchettone coi capelli a scodella, sembra che al parrucchiere gli sia scappata la mano… In definitiva fate le persone serie e smettetela di giocare con la vita della gente. Fate una cosa, giocatevela a Risiko…

E tu? Chi hai scelto di nutrire?

Non c’è niente da fare. L’essere umano deve seguire delle mode, è più forte di lui. Come avevo già scritto in un post di un po’ di tempo fa, le azioni ignobili, vigliacche e malvagie come ad esempio gli atti terroristici che hanno insanguinato l’Europa da qualche anno a questa parte mi sono sembrate spesso delle mode, assolutamente raccapriccianti e spesso commesse da elementi con grossi problemi, ma comunque mode. E adesso sembra che un’altra idea orrida stia prendendo possesso della mente degli uomini, lo stupro. Ho letto oggi dell’ennesima violenza sessuale, stavolta è toccato a una dottoressa. Non starò certo a scrivere di come si possano evitare, o magari di come si dovrebbe punire un individuo che l’ha commesso, nel primo caso non lo so proprio, anche perchè viste le dinamiche dei recenti stupri può davvero capitare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, nel secondo caso sarei davvero troppo severo, quindi meglio sorvolare. Potrei allora soffermarmi, facendo parte della categoria maschile, su cosa spinge un uomo a commettere questo atto ripugnante, ma la prima e unica risposta che mi viene in mente è non lo so. Potrei scrivere allora di un mediatore culturale che ha esordito con una frase che mi ha davvero scioccato, e cito testualmente “lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale”, c’è bisogno di commentare? Direi di no, anche se lo pagherei con la stessa moneta, per fargli capire bene la stronzata che ha scritto… Poi, passata la rabbia e l’indignazione mi calmo, respiro e penso solo, come in un’antica leggenda pellerossa, che dentro ognuno di noi c’è un lupo nero che rappresenta la malvagità e un lupo bianco che rappresenta la bontà, e chi vincerà tra i due dipende solo da noi, dal lupo che scegliamo di nutrire. Io ho già scelto, e tu?