Nuove e vecchie mode

C’è un’usanza strana qua in oltralpe, da parte di ragazzine appena maggiorenni o quasi. L’ho notato non perché vada dietro alle pischellette, come si suol dire tengo un’età e non sono certo un pedofilo, ma semplicemente perché è impossibile non notarle. Si tratta di un particolare make up che apportano ai loro volti. Si tratta di un trucco a dir poco marcato e abbondante che le fa sembrare statue di metallo, mi spiego meglio, quando le incroci per strada e hai l’opportunità di osservarle da vicino noti una patina color oro sui loro visi, ricordano Dolores O’Riordan nel video di Zombie… Sicuramente si tratta di una moda e parlarne in modo dispregiativo sarebbe quantomeno da persone poco intelligenti visto come ci vestivamo noi che pischelletti lo eravamo nei primi anni novanta… Ricordate vecchietti e vecchiette? C’era un indumento che ha segnato la nostra generazione, ce l’avevano tutti i maschi, ma spesso lo usavano anche le femminucce, sto parlando del “Bomber”. Il colore esterno variava dal nero, blu scuro, verde o vinaccia, ma era l’interno che lo distingueva da tutti gli altri tipi di giacche a vento, arancione acceso! Se lo indossavi al contrario eri visibile da chilometri… anche al buio… E poi l’immancabile camicia a quadri di due taglie più grandi che usciva da sotto il bomber a formare una specie di gonnellona… Quando ci ripenso mi chiedo come abbia fatto ad andare in giro in modo così ridicolo, ma quando sei pischello è così, sei felice di non capire un c….

Un momento…

E’ bastato scriverlo sul blog che ho trovato un lavoro… Un momento…

omerunmomento
Ma allora vuol dire che tutto ciò che scrivo sul blog si avvera? Mitico!

nyagtp
Ho pronta pronta una lista. Va bè dai so tre cazzate… sono uno che non chiede poi molto io…

Vorrei che l’egoismo che regna sovrano su questo misero pianetucolo fosse in diminuzione e non palesemente in aumento.

Vorrei scendere negli abissi e vedere le strane creature che li abitano.

Vorrei rivivere il primo giorno di scuola.

Vorrei illudermi di sapere la verità.

Vorrei una bottiglia d’acqua ghiacciata.

Vorrei che la giustizia facesse il suo dovere.

Vorrei un super potere.

Vorrei saper fischiare con le dita in bocca.

Vorrei che alcune donne capissero che anche gli uomini hanno momenti di debolezza, e che non per questo sono meno uomini.

Vorrei essere più positivo.

Vorrei che le persone che a prima vista sembrano interessanti non aprissero bocca facendomi immediatamente ricredere.

Vorrei rigiocare a nascondino con la felicità che mi ricordo di aver provato quando ero un bambino.

Vorrei entrare nella testa del prossimo per vedere cosa c’è.

Vorrei essere sereno per la maggior parte del tempo.

Vorrei che la razza umana avesse un pizzico di empatia in più.

Vorrei che il gelato non facesse ingrassare.

Vorrei che un paio di persone che mi stanno sulle scatole cambiassero pianeta, ma andrebbe bene anche se si limitassero a cambiare emisfero.

Vorrei guardare i miei nipoti e essere un pò più sicuro del futuro che li attende, invece di essere preoccupato…

Vorrei trovare un corvo bianco.

Vorrei un massaggio alla schiena, di almeno tre ore.

Vorrei poter parlare ancora una volta con mio nonno.

Vorrei che molta gente spegnesse la televisione… per sempre.

e poi vorrei poter lasciare andare un bel po di cose che ancora rimangono aggrappate da qualche parte dentro di me…

Si avvereranno? Staremo a vedere ma una vocina mi sussurra di no… chissà perchè…

Vendersi

Fuori il vento freddo fischia tra le case, le nuvole in cielo si rincorrono veloci e io tazzona di tè caldo in mano me ne sto alla finestra a contemplare immerso nei pensieri. Pensavo che non riesco a vendermi. Mi spiego meglio. Tutti, chi più chi meno, dobbiamo riuscire a dare un’idea di credibilità o sicurezza o capacità e chi più ne ha più ne metta, a seconda dell’obbiettivo che vogliamo raggiungere. Tipo, se voglio cercare di suscitare interesse in un individuo di genere femminile dovrò cercare di risultare sicuro, affascinante, misterioso ecc… Se invece volessi cercare di vendere un qualsiasi bene o servizio dovrei quantomeno dare l’idea di una persona di cui ci si può fidare… Ecco, tutte questo per me è estremamente difficoltoso. Non riesco a recitare la parte. Non riesco a vendermi. Probabilmente sono solo un pessimo attore. Il problema però è che in questo momento della mia vita avrei un gran bisogno di riuscire a convincere il prossimo. Eh si, perché faccio parte di quell’esercito di italiani che hanno lasciato il bel paese per cercare fortuna altrove, e nell’altrove, soprattutto i primi tempi, in cerca di un’occupazione, sono costretti a fare innumerevoli colloqui e prove di lavoro. Quindi si, mi ci vorrebbe di essere splendido… insomma di risultare splendido… di fare lo splendido… che tristezza, non ci riuscirò mai…

Prima te corco poi parliamo…

Coinquilino non si sta comportando per niente bene, il rapporto sembrava evolversi nella giusta direzione, in una convivenza tranquilla, e invece no. Del resto dovevo aspettarmelo, era andata troppo bene nella capitale, avevo trovato persone divertenti e rispettose, per un semplice calcolo statistico le probabilità che sarebbe accaduto di nuovo erano pochissime, poi mettiamoci anche una spolverata di legge di Murphy, che ormai mi accompagna da tempo immemore, et voilà il giramento di ammennicoli è servito. Nell’incontro preliminare ero stato chiaro, sarei entrato in casa solo se nel breve periodo avrebbe provveduto a far installare una connessione wi-fi, niente di supertecnologico intendiamoci, non è che gli abbia chiesto la fibra ottica, volevo semplicemente la possibilità di navigare illimitatamente con una velocità decente. Lui all’incontro è stato splendido, “no problem” ripeteva, così, visto che sembrava una persona seria, appartamento pulito, non troppo lontano dal centro, stanza spaziosa ho detto ok. I primi giorni, non vedendo arrivare nessuno per l’installazione provavo a sondare il terreno chiedendogli se aveva chiamato la compagnia, diceva che aveva usato la chat ma non gli avevano risposto, avrebbe chiamato l’indomani, va bè. Dopo qualche altro giorno ritento, la risposta è che ha visto una buona offerta che parte da Gennaio, quindi dobbiamo aspettare qualche giorno per far cominciare il nuovo anno. Inizia il nuovo anno e dopo alcuni giorni richiedo, mi dice che in quei giorni aveva un sacco di lavoro e non ha avuto tempo, chiamerà a breve. Oggi ne abbiamo esattamente 10, ieri, mi ha detto che ha una settimana di ferie e che avrebbe chiamato, non solo non ha chiamato ma ieri sera hanno dormito in cinque nella sua camera, perché sono arrivati degli amici a trovarlo (che poi amici, avranno si e no il doppio dei suoi anni… bho…), e quindi ha risposto al mio messaggio asserendo che non può chiamare perché deve portare in giro i suddetti che vogliono visitare la città. Ora, come potrei descriverti, caro lettore, il prurito alle mani che percepisco in questo momento, domattina quando lo incontro, magari in cucina mentre bel bello si prepara la colazione, come mi approccio? Gli uso violenza subito della serie prima te corco e poi parliamo? Vado di velata minaccia alla maniera mafiosa? Oppure sbotto e distruggo la cucina? Sai, quello che mi da fastidio sul serio è che io cerco di comportarmi bene, di essere rispettoso, più che posso, perché so che è l’unico modo di convivere non dico felicemente, ma almeno serenamente, e invece no, questa testina a trombetta pensa di prendermi per il c… Spero di svegliarmi di buonumore domani, altrimenti saranno guai…

PS: questo post è stato scritto all’epoca dei fatti, adesso, finalmente, ho una connessione decente. Inutile dire che per averla ho dovuto cambiare appartamento…

Figuretta fresca fresca di giornata

Ok, questa è fresca fresca di oggi. La stanza che occuperò a breve, nel nuovo appartamento in condivisione, non è ancora pronta, l’inquilina precedente deve ancora svuotarla e ripulirla, quindi mi son trovato costretto a procrastinare di qualche giorno e quindi ad allungare la mia permanenza al bed & breakfast. Gentilmente la titolare del suddetto si è adoperata ed è riuscita a farmi rimanere nella struttura, anche se mi ha avvertito che stamattina avrei dovuto cambiare stanza. Così, verso le otto, dopo aver fatto colazione, porto i bagagli in reception e poi esco in giro per la città, la signora mi avverte che la nuova camera sarà pronta verso le quattordici. Dopo la mattinata passata a zonzo vado a mangiare un boccone a un localino messicano e rientro all’orario stabilito per sistemare le mie cose e farmi una doccetta. Entro in stanza e dopo una breve occhiata al mobilio decido, come da programma, di farmi una doccia. Così mi spoglio e mentre gironzolo nudo cercando lo shampoo in un attimo si apre la porta e mi trovo davanti la ragazza delle pulizie. Attimo di gelo e poi lei socchiude la porta scusandosi. Nel frattempo io sono rimasto immobile, come impagliato, nessuna reazione, tranne la consapevolezza di aver appena fatto una figura di materia organica anfibia detta comunemente m… Parlandoci, a porta chiusa stavolta, scopro dopo che non pensava fossi già tornato, era venuta a portare una bottiglia d’acqua che mi ero scordato nell’altra camera. Ma io dico, ma bussare no? Ho capito che non pensavi fossi in stanza ma cavolo, che ti costa bussare per accertarti che non ci sia nessuno? Va beh, pazienza, però come prima figuretta oltralpe direi che non è male….

Non ho parole…

Guardando le ultime news, ovviamente in lingua inglese leggo “terror truck mows down christmas shoppers in Berlin”. Ovviamente intuisco che qualcosa nelle ultime ore dev’essere andato storto, pur non sapendo perfettamente la lingua la parola “terror” fa bene il suo lavoro, infatti mi entra subito un pò d’angoscia. Comunque voglio capire meglio e quella parola proprio non la conosco, e così la vado a cercare. Apro il traduttore e cerco “mows”. Viene dal verbo “to mow” che significa “falciare”, ci sono anche gli esempi, falciare il prato, oppure tosare l’erba. Aggiungendo il “down” il verbo assume il significato di “falciare nel senso di investire, prendere sotto”. Adesso mi è tutto più chiaro purtroppo, capisco che ci risiamo, ancora una volta, e penso anche che oggi pomeriggio io mi trovavo proprio in mezzo a un mercatino Natalizio, gironzolavo annusando i profumi dei dolciumi in vendita guardando i bavaglini per bambini con scritto “I love my uncle” da regalare ai miei nipoti. Tu sei li, in testa hai i regali, nelle orecchie le canzoncine di Natale, sei sereno, solo pensieri felici in quel momento, e quindi un coglione decide, chissà poi per quale ragione, di prendere un camion e buttare tutti sotto. Bene, bravo, complimenti davvero… Dopo tagli di capelli improponibili e risvoltini ai pantaloni ecco la nuova moda: “falcia una folla d’innocenti col tir!”… Non ho parole…

PS: il signorino nel video è Luca Fiore, un busker italiano che suona nella metro di Londra. Basta coi cantanti dei programmi tv, gli artisti veri ci sono, e oltre a cantare sanno suonare, molto molto bene, anche a testa in giù.

Continental breakfast

Mi sveglio sette e trenta in punto, non faccio in tempo a scendere dal letto (barcollando, ovviamente, come tutte le mattine che si rispettino) e la fame da orco che mi contraddistingue bussa incessantemente alle porte del mio stomaco. Urge cibo, proteine e vitamine come se piovesse! Quindi scendo le scale e mi dirigo nella dining room, si lo so che vuol dire sala da pranzo, ma io ci faccio solo la colazione. Quindi la simpatica signora del bed & breakfast mi chiede se voglio beans, tomato, mushroom… la fermo subito! Avendo il neurone ancora semi-addormentato non riesco a formulare una frase di senso compiuto e balbetto sonorità che richiamano alla mente negazione e rifiuto. Mi esce un “No… not… no…” e quindi lei mi fa “ok you want a continental breakfast”, ora, voi che siete poliglotti o uomini e donne di mondo sicuramente sapete cosa sia una continental breakfast, ma io no. Quindi lei si dilegua e mi lascia lì con un banchetto imbandito dal quale ho prelevato nell’ordine: 1 un cornetto di gomma che ho ciancicato svariati minuti per renderlo deglutibile, 2 un succo di frutta (unico e solo tipo succo di frutta dell’intero bed and breakfast ovviamente al gusto che non mi piace, l’ananas…) e 3 un pacchettino di presumo biscotti che poi era uno solo enorme e enormemente schifoso che ho lasciato li dopo il primo morso. Domattina forse è meglio che ripieghi sul buon vecchio pane burro e marmellata… che poi non è pane ma con una botta di tostapane riuscirò a dargli una sorta di croccantezza… forse…

PS: non è che sia un grande bevitore di caffè, ma qui in UK fa schifo sul serio. Il novanta per cento è solubile, ohibò, e l’altro 10 non hanno idea di come farlo, ohibò 2…

Una scelta insolita

In questi giorni le notizie più gettonate sui quotidiani e sui mass media in generale sono il referendum costituzionale, l’elezione di Trump o la morte di Castro, poco altro… Argomenti più che seri e importanti, ma tra le news ce n’è una che mi ha fatto riflettere in particolar modo, l’addio al mondo della Formula uno da parte del nuovo campione del mondo Nico Rosberg. Il pilota ha deciso di lasciare le corse perché si era prefissato l’obiettivo di vincere il campionato del mondo, ed avendolo fatto, adesso non ne vuole più sapere. Ha spiegato inoltre che la strada intrapresa per riuscire nell’intento non è stata delle più agevoli, ha lamentato di a10-1ver dovuto riservare tutto il suo tempo e la sua attenzione allo sport tralasciando la famiglia, e giustamente, adesso ha deciso di invertire le priorità. Personalmente credo che oltre a essere una scelta insolita sia anche una scelta giusta, insolita perché nello sport come nella vita chi vince o guadagna molto non smette, cerca di continuare all’infinito (il perché non me lo chiedete perché non lo so…), e giusta perché pensandoci in termini di logica, non fa una piega. Se mi mettessi nei panni di Rosberg penserei anch’io “ok, sono campione del mondo, ho un sacco di soldi, adesso me li godo insieme a chi mi vuol bene davvero”. A volte sogno un mondo così, dove chi arriva a essere ricco molla il posto a chi non lo è e va a godersi la vecchiaia, invece no, nel mondo chi ne ha, ne vuole ancora di più… sempre di più… scelleratamente di più…

Fino a qui tutto bene

Ieri sera mi sono guardato un filmetto che mi ha fatto tornare alla mente momenti di vita piacevoli ma passati da tempo. Il periodo a cui mi riferisco è quello dell’università, quel periodo della vita in cui sei giovane e pieno di speranze, che si, se non sei completamente idiota, in breve riuscirai a capire che molte lo rimarranno (soprattutto in Italia). Comunque il film s’intitola “Fino qui tutto bene”, cliccaci sopra per vedere il trailer. Il film prende spunto, oltre che dalla vita di un qualunque giovane universitario, da un documentario che fu realizzato alcuni anni prima proprio dallo stesso regista che poi ha diretto il film. Il documentario s’intitola “L’uva migliore” aricliccaci sopra se vuoi vedere il documentario. Il titolo l’uva migliore viene preso dalla dichiarazione di uno studente, presumo di Agraria, il quale asserisce che la vite dà il meglio di se nel momento in cui viene messa in difficoltà, in sofferenza insomma, metafora per far capire che probabilmente anche lo studente universitario dei giorni nostri ha lo stesso destino dell’uva, se poi una volta finito il percorso di studi sarà il migliore è ancora tutto da dimostrare. Comunque entrambi le creazioni del regista Roan Johnson sono davvero carine e piene di spunti di riflessione, e poi anch’io da buon toscano ho vissuto per un periodo la città di Pisa, e guardarla ha sempre un fascino particolare, anche quando sono anni che non la frequenti più, con Piazza dei Miracoli affollata di turisti, con l’Arno che placido scorre in mezzo alla città, con migliaia di studenti da tutta Italia che zaino in spalla cercano di crearsi un futuro. Quanti ricordi…

Domenica da copertina e thè

Oggi è la classica domenica da copertina e thè, perché a volte ci vuole, non c’è niente da fare. Perché a volte capita di uscire il sabato sera con un amico, e dato che vicino a casa hanno aperto un nuovo localino dove servono birre particolari, decidi di provare. Appena entrato nel locale pensi “ma si, ma facciamoci un paio di birrette, chi se ne frega, tanto non devo neanche guidare…” e quindi parlando del più e del meno ordini la prima, birra scura non troppo amara con un discreto tasso alcolico. La sorseggi delicatamente cercando di sentirne tutti gli aromi, intanto contempli la soave musichetta che a basso volume esce dalle casse, un piccolo paradiso, stai bene, sei sereno e tutto va come deve andare. La serata va avanti, e passi alla birretta numero due, stavolta chiara con un IBU (grado di amarezza) più alto, grado alcolico praticamente il medesimo. Le parole tue e del tuo interlocutore iniziano ad essere intervallate da delle risate, segno evidente che l’alcol contenuto nelle bevande entrando in circolo sta facendo a pieno il suo dovere. Il locale si sta riempiendo e la musica inizia a essere più alta e con disinvoltura ordini la terza birra, perché la seconda te la sei tracannata senza neanche accorgertene. Cos’hai nel bicchiere questa volta è praticamente impossibile saperlo, la musica era alta, il barista ha pronunciato un qualcosa ma dal labiale non hai capito un benemerito, e prima che tu potessi sincerarti del contenuto del bicchiere quel briccone del tuo amico incita al brindisi alla goccia. Ora, il brindisi alla goccia a te non è mai piaciuto, hai sempre pensato che se non le assapori le cose, non ha senso mandarle giù, però tant’è che l’hai fatto, qualche volgare sorsata e la pinta era vuota. Avresti voluto e dovuto smettere a questo punto, lo sapevi benissimo, e invece no… c’è stata pure la quarta, anche l’identità di questa è sconosciuta, ma l’unico indizio, e cioè le parole del barista “però, reggete voi due… ora ve lo do io il colpo di grazia…”, porta a una birra dal grado alcolico estremo. Tutto questo per dire che oggi è da copertina e thè, perché non hai più vent’anni, quando mangiavi pane e bulloni e digerivi tranquillo, quando anche se alzavi il gomito la sera, alla mattina andavi a giocare a pallone fresco come una rosa… no, non è più così…

PS: la canzone di oggi è diversa dalle altre, perché ogni tanto, come ci vuole la domenica da copertina e thè, ci vuole anche la canzone meno seria… 🙂