News dall’oltralpe

Mi sono tolto un peso non da poco. Il mattone che avevo sul petto in questi giorni finalmente se n’è andato per far spazio a un po’ di serenità. Per quelli che seguono questo blog si, la notizia è quella che pensate, le analisi del mio amico sono negative, evvaiii! Anche se prima di stappare lo spumante sarebbe meglio sapere cos’è che provoca quei sintomi, ma la notizia che non si tratta di cancro ha comunque alleggerito non poco le mie e le giornate di Garry. Nel nuovo posto di lavoro mi ci trovo benissimo, gente cordiale e ritmi non troppo frenetici, se le cose continuano ad andare così potrei quasi asserire di aver trovato la mia dimensione. Però, ora che ci ripenso, prima di cantare vittoria è il caso di far passare ancora un po’ di tempo, sono italiano e so benissimo che basta che ti cada la saponetta che qualcuno si precipita e arriva da dietro con cattive intenzioni… quindi forse è meglio continuare a muoversi spalle al muro, così, tanto per essere sicuri di non avere brutte sorprese…

Change!

Clima ballerino in quel dell’oltralpe, giorni di sole e caldo intervallati a giorni più freddi di pioggia e vento e spesso anche nel corso di una sola giornata il tempo può variare di molto, vestirsi a strati e ombrello sempre pronto sono, per me, ormai diventati un must. E così com’è cambiato il tempo anche il Corvo ha fatto i suoi cambiamenti, perché ho cambiato lavoro! Ebbene si, ho ricevuto un’offerta che non potevo davvero rifiutare, ne guadagno in soldi e in salute mentale, dove lavoravo prima c’erano alcune persone delle quali avrei fatto volentieri a meno, e senza contare il fatto che adesso ho un ruolo più importante. E qui caro lettore ti chiederai “e dove sta la pecca?”, e dammi tempo di arrivarci no? Proprio così, il tempo per arrivarci è la pecca. Ho calcolato che se i mezzi s’incastrano alla perfezione da quando varco la porta di casa a quando arrivo a lavoro ci metto cinquanta minuti, se perdo una metro o un treno siamo sull’oretta. Tutto ciò significa che perdo quasi due ore di viaggio al giorno, e ciò succederà per altri due mesi, fino a che deciderò o di traslocare o di comprarmi quello che io definisco “scassone” ovvero una macchina usata a poco prezzo che mi consenta di muovermi su quattro ruote, ma che alla quale non puoi chiedere di più… Non le puoi chiedere di essere alla moda, non le puoi chiedere di essere nuova, non le puoi chiedere che tutto funzioni correttamente, non le puoi chiedere un impianto musicale decente, insomma una di quelle classiche macchine che fanno schifo e che poi finisci per affezionartene, quelle che poi gli dai anche il nome… tipo “la vecchia Betsy”

Fucking mate

Mi aveva detto che sarebbe andato a fare le analisi, invece quel coglione anzi quel fucking mate non c’è ancora andato. Quindi oggi, al mio milionesimo messaggio su quando andrà mi ha inviato una foto di lui all’ospedale che aspetta di vedere il medico, mi ha detto inoltre che lunedì ha prenotato le analisi del sangue. A breve quindi sapremo se e con chi dovremo combattere… Le giornate di sole in un paese che è abituato a essere grigio sono più belle, o forse chi ci vive le apprezza di più per la loro rarità, il fatto è che un tramonto bellissimo e senza nuvole è un peccato doverlo condividere con la preoccupazione di un possibile male, anche se questo male non tocca te direttamente… Si dovrebbe poterlo vivere con serenità, senza troppi pensieri negativi… Ok lo ammetto, stasera sto un po’ giù, sono in ansia per quei cavolo di risultati delle analisi del mio amico… Mi ci vorrebbe una frase del cazzo tipo “tranquillo, andrà tutto bene” o un abbraccio sincero… e invece qui ci sono solo io e una cazzo di falena che è appena entrata… la stronza…

Alcol

Da quando vivo in Uk ho notato che una grossa percentuale di persone hanno l’abitudine, il venerdì e il sabato sera, ma spesso capita anche nei giorni infrasettimanali, di andare a farsi qualche bevuta. Per loro l’alcol è una sorta di abitudine che penso abbia a che fare anche con la tradizione. Sembra quasi che la sera, finito il lavoro, sia quasi obbligatorio andare a prendersi la quotidiana dose di alcol. Il luogo preposto è sempre il pub, ce ne sono a centinaia, anche perché qua il pub fa contemporaneamente la funzione di ristorante, bar e discoteca, è facilissimo trovare pub che a una certa ora accendono luci colorate e alzano il volume tramutandosi in vere e proprie discoteche. I posti sono variegati, ce ne sono frequentati maggiormente da giovani universitari e altri frequentati da adulti, ma spesso la clientela è mista, e l’unico comune denominatore è lui, il protagonista, l’alcol. Mi è capitato di aver declinato un invito al pub da parte di un collega, semplicemente quella sera ero indisposto, ero stanco e ho fatto l’errore di dire che negli ultimi tempi non mi va troppo di bere. Il mio collega mi ha guardato come se fossi stato un alieno, ha fatto un’espressione come a dire “ma da dove viene questo?”, e poi nei giorni a seguire ho scoperto che trovare un astemio è praticamente impossibile. Insomma, qua l’alcol è parte integrante della società, e spesso se ne abusa, infatti non è difficile, soprattutto la sera, trovare in metro elementi che chiaramente hanno alzato troppo il gomito, però devo dire altresì che non ho mai visto nessuno di loro dare fastidio a qualcuno, sono ubriachi si, ma se ne stanno per conto loro… fatta eccezione per i frequentatori del pub che ho sotto casa, a loro piace cantare… perché a mezzanotte il pub spegne la musica (credo ci sia proprio una legge che lo impone) ma loro vogliono continuare comunque la festa, e allora si mettono a cantare fino all’una… quando ero in Italia avevo una discoteca vicino a casa che mi bombardava con la musica tunz tunz, qua ho gli ubriachi che cantano (male) canzoni di dubbio gusto… che culo…

Hair

Sono passati circa un paio di anni da quando decisi “Ok non me li taglio più”. Presi questa decisione perché pensai che da quando avevo memoria avevo sempre portato i capelli corti. Quindi mi dissi che era tempo di vedere come sarei stato coi capelli lunghi, e non li tagliai più se non per qualche spuntatina leggera. E loro effettivamente sono cresciuti un sacco, il problema è che non me ne rendo veramente conto finchè non faccio la doccia. Eh si perché essendo lunghi, per comodità, durante la giornata li porto raccolti e legati, quindi non capisco davvero quanto misurino effettivamente, mentre alla sera dopo la doccia mi pettino davanti allo specchio e si, cavolo iniziano a essere davvero lunghi, ormai sorpassano le spalle di un bel po. E qui sorge anche un altro tipo di problema, perché se fino a ora raccoglierli era abbastanza facile adesso devo inventarmi qualcosa di nuovo. Avevo pensato a fare l’acconciatura col bastoncino, cioè passare da questa:

a questa:

Si, lo so che quella della seconda immagine è una gentil pulzella e non un uomo, ma non sono riuscito a trovare una cavolo di foto di un uomo col bastoncino o come cavolo si chiama… e poi il problema è anche che non ho idea di come si faccia, e poi reggerà? Io non voglio passare la giornata a rilegarmi i capelli perché ogni cinque minuti decidono di andare per fatti loro. Poi, il problema è che non sono neanche lisci, quindi decidere di dargli una forma non è la cosa più semplice che esista… Potrei optare per l’usatissima crocchia, che poi si dice crocchia? Bho… io l’ho sempre chiamata così… Ma non sarà troppo femminile? Si… No… Non so… Qualcuno sa come potrei risolvere questo dilemma?

PS: chi risponde tagliateli verrà automaticamente calciorotato alla Chuck Norris…

Mia nonna e Skype

Oggi sono riuscito a contattare mia nonna tramite Skype! E’ stata un’esperienza molto divertente e confesso che in certi momenti sono letteralmente scoppiato a ridere. Ovviamente mia nonna non ha fatto tutto da sola, il download del programma e il collegamento e settaggio della webcam l’ho fatto io prima di partire per l’oltralpe, lei, insieme a mia madre ha dovuto solamente seguire le dettagliate istruzioni che io ho lasciato scritte a caratteri cubitali su un foglio A4. La chiamata è stata molto divertente per il fatto che mia nonna ha usato la stessa tecnica che le persone di una certa età usano al telefono, e cioè, più sei lontano più urlano. Credo dipenda non tanto dal fatto che le persone anziane di solito non hanno un buon udito, ma dal fatto che pensano che le parole attraversino fisicamente il filo, e quindi più ti trovi distante da loro e più loro cercheranno di spedirtele con forza, il risultato è che urlano come forsennati. Poi altra cosa veramente spassosa è che mentre parlavamo mi ripeteva “guardami negli occhi!” è ovvio che per vedere il suo viso io dovevo necessariamente guardare lo schermo, ma in questo modo a lei sembrava che non la guardassi, il risultato è che ho dovuto parlare per l’intera conversazione guardando la telecamera della web, mi sentivo uno youtuber e appena giravo lo sguardo lei mi diceva “ti ho detto di guardarmi negli occhi!” e io non potevo fare a meno di scoppiare a ridere… Per alcune nonni la tecnologia è davvero un muro invalicabile, per fortuna ci siamo noi nipoti che li aiutiamo, e diciamocela tutta, ci divertiamo un sacco a vederli alle prese con la modernità!

My friend

Lasciando l’Italia è ovvio che abbia dovuto lasciare anche qualche amicizia, ed ero anche cosciente che probabilmente avrei conosciuto gente nuova con la quale avrei stretto qualche legame. Con i colleghi ho avuto da subito un rapporto puramente professionale, e essendo una persona abbastanza riservata non ho condiviso molti dettagli della mia vita con loro. In certi momenti mi sentivo solo è ovvio no? Poi ho conosciuto Garry. Lavorava con me poi ha cambiato ma siamo rimasti in contatto. E’ una persona dalla risata contagiosa, generoso, onesto e sensibile. Ha avuto anche una grande sfiga purtroppo, suo figlio è nato con una malformazione al cervello e non può parlare, gli avevano detto pure che non avrebbe mai camminato, ma papà Garry gli ha insegnato e incredibilmente adesso il piccoletto scorrazza senza problemi. In culo a chi diceva che non si poteva fare! Stasera io e Garry abbiamo parlato e riso tanto, poi, quando sono tornato a casa mi è arrivato un messaggio… mi ha scritto che crede di avere il cancro al colon. Ho subito chiesto come fa a esserne certo e mi ha detto che ha tutti i sintomi e che li conosce bene perché sua madre è morta proprio a causa di questo male. Lunedì farà le analisi. Non ha avuto il coraggio di dirmelo di persona, mi ha mandato un sms, e poi un altro e un altro ancora… doveva sfogarsi… gli ho detto di non preoccuparsi finchè non ne abbiamo la certezza, ma se dovesse essere combatteremo insieme… Non ci voleva, questa proprio non ci voleva…

Gente triste

Tempo fa ho scritto un post sulla meritocrazia in amicizia, in sintesi ho raccontato che certe persone con cui ho deciso di chiudere hanno tentato di rifarsi vive probabilmente spinte da semplice curiosità più che da qualche tipo di sentimento. Dicevo inoltre che non avrei risposto, infatti così feci. Stasera invece, siccome nella scala di Mohs sto tra il topazio e il corindone, ho deciso di rispondere… riassunto breve: l’amico mi racconta per messaggio tutta la sua vita degli ultimi anni e mi dice che non si è scordato dei bei momenti passati insieme e che vorrebbe passarne altri, tutto ciò con l’uso smodato di frasi sviolinate che ometto per pietà nei tuoi confronti, caro lettore. Rispondo con educazione che neanche io mi sono scordato dei bei momenti passati insieme ma che preferirei non ripeterli. A questo punto il falso amico riparte da dove aveva lasciato anni fa, facendo battute idiote, inviandomi faccine che ridono e confermandomi l’idea che mi ero fatto di lui in passato… è inutile confezionare la merda con la carta del Toblerone… rimane comunque merda… oggi qualcuno ha scritto che “certe porte una volta chiuse dovrebbero essere lasciate come tali” ecco, quel qualcuno ha ragione da vendere… spero che prima o poi mi entri in testa una volta per tutte… che tristezza…

Colleghi

Le personalità dei miei colleghi sono talmente variegate che il solo pensarci mi ha fatto venire voglia di scriverci un post. Li passerò in rassegna uno ad uno senza un ordine preciso, così come viene… Il primo è “il burlone”, per lui ogni momento è buono per farti uno dei suoi fantasmagorici scherzetti che tanto lo divertono, tipo indicare qualcosa d’inesistente per terra e ridere quando tu guardandoci non vedi ovviamente niente, oppure se gli passi accanto ti fa il solletico sui fianchi e anche in quel frangente se la ride appassionatamente, insomma è il classico cagacazzi che si diverte col nulla cosmico… Poi c’è “il maestro incazzoso”, è molto giovane ma è convinto di essere già una spanna sopra gli altri e si comporta di conseguenza, elargisce consigli non richiesti, usa atteggiamenti di superiorità, e la cosa più ilare è che s’incazza per qualsiasi sciocchezza, ha una media di una sfuriata ogni due giorni, ormai lo so e faccio come tutti gli altri, lo ignoro. Poi c’è “il super lavoratore”, non ti chiede aiuto neanche se è nella merda più totale, lui vuole assolutamente farcela da solo, testa bassa e via, una volta che lo sai basta non considerarlo, tanto lui va in automatico. Passiamo adesso al “gigante buono”, è più di due metri, e con una voce che somiglia molto alla tromba di una nave da crociera, però è buono, non farebbe male a una mosca, è forse il più piacevole e rispettoso… Non posso non nominare “Fucking”, lui ogni due parole inserisce un fucking che per i non anglofoni è l’equivalente del nostro cazzo, anche se la traduzione letterale vorrebbe fotti/fottere/fottuto e robe così. La cosa ilare è che l’ho sentito parlare nella sua lingua madre che non è l’inglese ma bensì il polacco e dice ogni due parole “curva”, quindi mi sono informato e la parola polacca è esattamente “kurwa”, che significa letteralmente prostituta, ma che in polacco viene usata come noi usiamo cazzo e come gli anglofoni usano fucking… Ci sarebbero altri simpatici colleghi da segnalare, ma li conosco ancora poco, appena approfondisco magari ci faccio un altro post… Ah dimenticavo, e poi ci sono io, ma non so ancora per quanto, ho un altro colloquio di lavoro, e se le condizioni saranno migliori leverò le tende… bha staremo a vedere…

In metro

La metropolitana è un posto strano, non è come un qualsiasi altro mezzo di trasporto dove puoi tranquillamente estraniarti magari guardando il panorama al di là del vetro, perché al di là del vetro non c’è niente da vedere, è solo una galleria buia dalla quale ogni tanto spunta una fermata. Quindi o ti metti a leggere i cartelli pubblicitari appiccicati alle pareti, ma ormai li conosci a memoria, o semplicemente guardi le persone. Volendo puoi anche metterti a ragionare su chi potrebbero essere, tipo, guardi una signora e ti metti a fantasticare sulla vita che potrebbe avere, sarà sposata? Avrà figli? Che lavoro farà? Così anche oggi, come mio solito, mi sono messo a guardare un signore tre posti più in là del mio. Vestito di tutto punto con la ventiquattrore, capello pettinato e vistoso orologio al polso, sarà un manager di una grande azienda? O magari invece è un rappresentante di orologi… e mentre immaginavo che vita potesse avere lo sguardo mi è caduto sulla ragazza che le sedeva accanto. Capelli corti biondi, e un trucco leggero che comunque le colava sulle guance, stava piangendo, in silenzio mentre osservava un punto indistinto davanti a lei. Quello che più mi ha colpito è stato il fatto che non emetteva nessun suono ma le lacrime comunque scendevano copiose sul suo viso. Ovviamente non so cosa avesse, ma non so per quale motivo ho pensato subito a un amore perso… Poi ad un tratto si è voltata e mi ha guardato. Probabilmente l’ho fissata troppo a lungo e si è giustamente sentita osservata, ma non ha distolto lo sguardo, e neanche io. Ci siamo guardati per non so quanto finchè a un certo punto ha fatto un lungo sospiro. Era un sospiro liberatorio, di quelli che si fanno quando non ne possiamo più e lasciamo andare quello che ci affligge, infatti, subito dopo le lacrime non scendevano più. A questo punto ho distolto lo sguardo perché iniziavo a sentirmi davvero troppo invadente, ma avevo voglia di non perdermi neanche una smorfia, erano vere emozioni che tracimavano da un essere umano. Nessuna falsità, nessuna recitazione, tutto vero, sulla pelle viva. Poi ho notato con la coda dell’occhio che ha preso un fazzoletto dalla tasca e si è maldestramente pulita le guance. Così ho continuato a fare finta di niente ma a questo punto ero io che mi sentivo osservato. Quindi mi sono girato e lei mi guardava, intanto la metro stava rallentando per fermarsi dopo pochi istanti. Lei ha accennato un microsorriso d’imbarazzo, come a dire so che mi hai vista piangere, io ho ricambiato… è scesa dalla metro e se n’è andata, con le guance ancora sporche di rimmel, e quel microsorriso sulle labbra…

PS: ma chi sarà e da dove verrà questo signorino qua sotto con questa strana pronuncia inglese che mi ricorda per certi versi Matisyahu… con questa barba da frate indovino… e con queste sonorità da Folk americano… bene, è italianissimo e si fa chiamare Wrongonyou ma il suo vero nome è Marco Zitelli, romano, anzi più precisamente di Grottaferrata, classe 1990, e devo dire che ha anche una bella originalità e un bel talento, e bravo er pischello!