Padri coglioni

Oggi, caro lettore, toccheremo un argomento particolare, e lo faremo perché mi sono letteralmente sconquassato il sacchettino cutaneo contenente le gonadi di sentire alcuni discorsi o assistere a determinati comportamenti, che vengono fuori da convinzioni astruse e informazioni a dir poco insufficienti. Mi riferisco a quei comportamenti, convinzioni e ciance che certe persone adottano subito dopo la nascita di un bebè, e più precisamente a quelle che hanno a che fare col sesso del nascituro. Ho potuto constatare, e in più di un’occasione, che molti padri non accettano subito di buon grado il fatto che il bebè sia femmina. Ricordo infatti, un signore amico di famiglia che al momento della nascita del proprio bebè, avendo scelto di non sapere il sesso prima, e ritrovandosi per l’appunto con una bella femminuccia, se ne andò dall’ospedale lasciando, per ore, la moglie da sola, praticamente lo stesso comportamento di un bambino di cinque anni che vede negarsi il balocco tanto agognato. Voglio sperare che il suo assentarsi fosse dovuto alla corsa a casa per andare a prendere quel poco di cervello che aveva dimenticato chissà dove. Per fare un altro esempio pochi giorni fa, un’amica infermiera, mi ha raccontato di un altro signore che ha addirittura incolpato la moglie di non avergli fatto il maschio rimproverandola ad alta voce in mezzo alla corsia dell’ospedale… roba da matti… Ora, dato che mi pare chiaro che alcuni maschietti non siano troppo informati vediamo di fare chiarezza. Il sesso del nascituro tecnicamente è il risultato della fusione tra i cromosomi femminili XX dell’ovulo femminile e dei cromosomi XX o XY degli spermatozoi maschili, questo, com’è evidente, fa capire che la responsabilità del sesso della nuova forma di vita che si andrà a creare è solo ed esclusivamente dello spermatozoo che andrà a fecondare l’ovulo. Se fosse per le donne ci ritroveremmo con un mondo di matriosche! Chiaro!!?? Quindi, cari padri padroni di sta ceppa, se volete prendervela con qualcuno dovete prendervela con quelle sferette che vi ritrovate tra le gambe, e non con quella povera crista che come minimo è reduce da ore di dolori travaglio e di parto! Quella ha fatto uscire un cocomero da un buco grande come una pallina da golf, non ha bisogno e di certo non ha voglia di sopportare le vostre cazzate!

PS: scusate lo sfogo, ma questi ragionamenti proprio non li sopporto, soprattutto perché infangano il nome di noi maschietti che non siamo tutti teste di cazzo…

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Questa strana specie di Hobbit…

Oggi ho avuto l’ennesima riprova e conferma del mio pensiero sugli infanti: “io non ne voglio e non ne vorrò mai!”. Specifico che spesso ho a che fare con questa specie di Hobbit completamente fuori controllo e con una punta di follia, del resto sono uno zio di ben tre nipoti che vanno da quattro a tredici anni quindi so di cosa parlo. Come dicevo oggi ho avuto un’esperienza a dir poco traumatizzante, il tutto si è svolto all’interno di una cartoleria. Entro nella cartoleria con la mia chiavetta usb in mano per farmi stampare un file, appena aperta la porta mi si presenta davanti agli occhi questa situazione: orda di bambini inferociti sparsi per il negozio, numero genitori due entrambi padri, commessa in panico totale. Nello specifico: un Hobbit stava girando l’espositore dei biglietti di compleanno a velocità supersonica, credo tentasse di fargli prendere il volo, ovviamente nel farlo i biglietti volteggiavano per tutto il negozio, l’Hobbit numero due piangeva come se gli avessero giustiziato la madre trenta secondi prima, l’Hobbit numero tre svuotava il dispenser delle penne rosse per poi tentare goffamente di mischiarle ai dispenser delle penne nere e blu, l’Hobbit numero quattro correva tra gli scaffali che Bolt scansate, l’Hobbit numero cinque tentava di scavalcare il bancone senza motivi apparenti, in tutto ciò la commessa con una mano cercava di respingere l’Hobbit scavalcatore e con l’altra provava a non far cadere la merce dal bancone, un padre tentava il placcaggio dell’Hobbit corridore, e l’altro padre tentava di far smettere di urlare l’Hobbit disperato. In tutto ciò io, come in altre occasioni, ho optato per la tanatosi, e cioè immobilizzandomi mi son finto morto per non destare interesse nei presenti, al fine di essere ignorato. Purtroppo il mio comportamento non ha prodotto i risultati previsti, e l’Hobbit corridore, driblato il padre mi ha raggiunto, e così, senza nessun motivo, e con una velocità di esecuzione impressionante, mi ha sfilato di mano la chiavetta usb tentando la fuga. Con scatto repentino sono uscito dalla tanatosi e ho bloccato la corsa dell’indemoniato afferrandolo per il cappuccio della giacca, successivamente l’ho scambiato per la mia penna usb col proprio padre. In tutto questo marasma gli occhi della commessa si sono incrociati coi miei e l’espressione di lei mi suggeriva pressappoco questo: “Se hai un’arma semiautomatica tirala fuori adesso e crivellali di colpi, si, anche i padri…”. Nel giro di una decina di minuti fortunatamente i padri e gli Hobbit se ne sono andati, e io ho potuto essere servito in tutta tranquillità. Con la commessa ci siamo parlati dell’accaduto e entrambi eravamo d’accordo sul fatto che i bambini devono essere educati dai propri genitori, non si può lasciarli liberi di agire a loro piacimento, devono capire che per ogni azione prodotta in questo mondo esiste una reazione uguale e contraria. E cioè, se rompi i coglioni e ti comporti da folle, facendo danni, ti becchi due sani CALCI IN CULO, che scusatemi ma non hanno mai fatto male a nessuno.

La truffatrice

Come ho scritto nell’ultimo post, giorni fa ho messo in vendita la mia amata bambina con le ruote creando annunci sui principali siti web che trattano auto e moto usate. Come chiunque altro che, come me, cerca di vendere ho pensato che sarebbe davvero una situazione troppo fortunata trovare un compratore nel giro di pochi giorni, e invece proprio il giorno successivo alla messa on line dell’annuncio mi contatta una ragazza che chiede se la moto è ancora disponibile. Incredulo rispondo alla mail affermativamente e aspetto le classiche frasi di rito tipo “il prezzo è trattabile?” oppure “ci sono graffi sulla carrozzeria?” o ancora “quando posso venire a vederla?” e invece no, l’unica cosa che mi chiede la suddetta ragazza sono i miei dati per procedere col bonifico, mi informa inoltre, in un italiano sconclusionato, di risiedere all’estero e che provvederà lei stessa a mandare un incaricato a prelevare la moto direttamente a casa mia. A questo punto capisco l’antifona, e mi rendo conto di esser stato contattato dalla classica truffatrice. Infatti è ormai un classico, e si possono trovare decine di siti che lo spiegano, avere a che fare con la truffa “della Costa d’Avorio”. In pratica il truffatore ti contatta tramite mail, di solito dice di essere francese, e in alcuni casi ti allega pure una fotocopia di un documento d’identità, ti informa di essere interessato a acquistare ma che purtroppo non può venire di persona perché all’estero (in Costa d’Avorio) per lavoro, e quindi vuole i tuoi dati per procedere col bonifico assicurandoti che verrà un incaricato a prelevare il veicolo. Se ci caschi gli dai i tuoi dati, lui ti spedisce un documento fittizio che dovrebbe, secondo lui, provare l’effettiva partenza dei soldi dal suo conto al tuo. Il giorno seguente ti avvisa che per una strana legge africana i soldi che ti ha mandato devono essere “sbloccati” tramite il pagamento di una somma (nell’ordine di qualche centinaio di Euro) che tu dovrai versare tramite circuiti in cui il tracciamento è praticamente impossibile. A volte, se il truffato è proprio sprovveduto la tiritera dello “sblocco” viene riproposta più volte. Ora, essendomi accorto di ciò ho risposto con un secco “l’unico pagamento accettato è l’assegno bancario dopo incontro faccia a faccia” sperando che la truffatrice demordesse dal continuare a inviarmi mail. Ma lei, incurante delle mie risposte, e sono state almeno quattro in cui le spiegavo ogni volta la stessa cosa, continuava a insistere per avere i miei dati e procedere al bonifico. Così ho ceduto, gli ho dato i dati, tutti i dati che chiedeva e quindi: Nome, Cognome, Codice Iban, Codice Bic/Swift, Nome della banca, Indirizzo della banca, addirittura numeri di telefono fisso e mobile… si, tutti fittizi ovviamente… e mi ha pure risposto ok, tutto a posto… aspetto in gloria il documento che prova l’avvenuto bonifico… ho deciso che starò al gioco il più possibile, così, per divertimento…

Ciao bimba…

Ognuno di noi ha un oggetto al quale è particolarmente affezionato, c’è chi si affeziona a un particolare gioiello, chi a un indumento, chi alla propria casa, ma una cosa li accomuna tutti, il cuore di ognuno di loro perderà uno o due battiti quando volenti o nolenti dovranno distaccarsi da quell’oggetto. Nel mio caso trattasi di una moto, LA MIA MOTO. Compagna di mille avventure, colei che mi ha accompagnato in un sacco di viaggi, colei che ho usato come valvola di sfogo in svariate occasioni, colei che ho usato come tranquillante in svariate altre. Comunque, come in qualsiasi altra relazione tra un uomo e una donna (perché sappiatelo, la moto è donna!) non sono sempre state rose e fiori. Ricordo quando mi ha lasciato a piedi in una strada collinare praticamente deserta e ha preteso che la riaccendessi a spinta sudando sette (settecento…) camicie. Ricordo anche quella volta che ha preteso un ricovero durato mesi nel quale sia io che il meccanico non riuscivamo a capire per quale motivo si rifiutasse di partire… E nonostante tutto questo gli ho sempre voluto bene, anche quando, con lo sguardo al cielo, mi faceva sproloquiare al firmamento. Ricordo inoltre, le mille volte in cui con pazienza e olio di gomito l’ho pulita con la meticolosità e la precisione di un orologiaio svizzero. E ora è giunto il momento di separarci. Col cuore in mano e la lacrimuccia ho compilato l’annuncio che tanto ho procrastinato, ho caricato le foto, e ho aggiunto i miei contatti. Adesso non resta che aspettare, e tu troverai qualcun altro, uguale no, non credo io, ma questa volta abbassi gli occhi e dici, noi resteremo sempre buoni amici, ma quali buoni amici maledetti, io un amico lo perdono, mentre a te, ti amo… (ogni riferimento alla canzone di Grignani è tristemente voluto…)

Affetto imbarazzante e scuse…

E anche quest’anno il Natale è passato portandosi appresso tutti i propositi di bontà, generosità, altruismo e magnanimità, da ora possiamo tornare a essere quegli stronzi, cinici e egoisti che siamo sempre stati. Un senso di liberazione… A proposito, in questi giorni di festa e di forzata bontà mi sono capitati due episodi che non saprei proprio come definire. In pratica, un parente con cui ho pochissimi rapporti a causa di un passato in cui ci siamo scannati su diversi argomenti e dal quale sono stato ingiustamente incolpato di varie vicissitudini spiacevoli, mi ha salutato in maniera, a dir poco, esageratamente calorosa con un abbraccio fraterno del quale assolutamente non sentivo alcun bisogno. Inutile dire che in quell’abbraccio sono rimasto rigido e congelato come un branzino appena tirato fuori dal freezer, e anche se lui presume che questo gesto di affetto incondizionato sia la sua fonte di perdono, mi dispiace ma, anche no, non lo è, per me rimane lo stesso viscido personaggio che è sempre stato, e per questo lo tratterò come ho sempre fatto, ignorandolo. Cosa molto simile è successa su un gruppo whatsapp di alcuni amici. Come tutti gli anni ci scambiamo gli auguri di Natale, anche se, a dirla tutta, è più un’abitudine che una cosa davvero sentita in quanto non ci vediamo praticamente mai, quindi dopo aver scritto il mio augurio generalizzato arriva il commento di un elemento del suddetto gruppo rivolto personalmente a me. Nel testo scrive che fa gli auguri a tutti ma soprattutto a me perché a sua detta è una vita che non ci vediamo. A parte il fatto che se non ci vediamo da una vita probabilmente c’è un motivo, e poi, visto che anche lui, dopo una vita di favori che ho dovuto fargli in quanto amico di famiglia, e dopo aver chiaramente percepito di dare fastidio quando per una volta ho chiesto io un favore, non vedo il presupposto per riappacificarsi e far finta che il passato non sia mai accaduto. Questi tipi di persone mi fanno davvero imbestialire, la maggior parte della loro esistenza la passano a trattare di merda gli altri e poi, solo perché è Natale fanno gli amiconi con effusioni d’affetto a dir poco esagerate e non solo fuori luogo, ma estremamente imbarazzanti per chi le riceve. E poi si scordano pressoché sempre di chiedere scusa, che a mio avviso è il gesto più semplice e bello che un essere umano possa fare verso un altro al quale ha recato danno. E badate bene, le scuse non si possono chiedere così, sbrigativamente, no, bisogna seguire certe regole precise. Le regole, come diceva il grande Randy Pausch, sono essenzialmente tre: 1- Mi dispiace, 2- Era colpa mia, 3- Cosa posso fare per rimediare? L’ultima le persone tendono spesso a tralasciarla… A dire la verità tendono a tralasciarle tutte e tre, ma nel fortunatissimo caso che qualche anima pia voglia sinceramente chiederti scusa è quasi matematicamente certo che si scorderà la terza parte. Detto ciò, è chiaro e evidente che per vivere un po’ più serenamente basterebbe poco, ma mi dispiace, se le persone sono così egoiste o presuntuose e pensano di essere perdonate grazie a una sporadica e imbarazzante manifestazione di affetto, con me hanno sbagliato indirizzo. E non è questione di essere troppo duri, ma di essere giusti.

Letterina a babbo Natale

Caro Babbo Natale,

sai che non ti scrivo da svariati anni? E’che quando avevo più o meno sei anni, uno stronzetto sull’autobus della scuola mi disse che tu non esistevi e che erano i miei genitori a portarmi i regali, e io, dopo essere andato in lacrime da mia madre a sincerarmi se tale notizia fosse stata vera, ho smesso di credere in te, prendendo la prima di una lunga serie di fregature che hanno decorato la mia esistenza. Va bè, nessun rancore per quel pezzettino di merda che tornassi indietro lancerei dal finestrino dell’autobus… comunque, babbino, o meglio babbone, vista la mole, torniamo a noi. Ti scrivo per sapere come stai, per parlare un po’ di te, tutti vogliono qualcosa e tutti ti scrivono solo ed esclusivamente per elemosinare regali, mocciosi ingrati, qui invece c’è un bambino un po’ cresciuto che vuole solo sapere come sta quel panzone che tanto l’ha fatto sognare quando era un bambino. Perché io, se ti ricordi, ti lasciavo sempre i biscotti e la Coca Cola, perché io volevo lasciare il latte come tutti gli altri bambini ma mamma diceva che Babbo Natale era intollerante al lattosio… Si lo so, non ne hai mangiato uno di quei biscotti… e neanche la Coca ti sei bevuto… Erano i miei… Allora che mi dici? Come va su in Lapponia? Deve essere dura con quel freddo e tutto quel lavoro da fare… per non pensare a tutti quei folletti che ti girano intorno, si lo so che sono lì per darti una mano, però deve essere stressante averli sempre in mezzo ai… ai… si insomma hai capito, e sono sicuro che qualche volta, vista la tua mole e la goffaggine, ti sarà capitato di schiacciarne uno per sbaglio, o non avendolo visto, di sedertici sopra… Povero… E le renne come stanno? Che poi come si chiamano? Fulmine, Saltarello e… cavolo sono come i Sette Nani o i Sette Re di Roma, me ne ricordo sempre un paio e poi il buio totale. Comunque Babbino salutami tutti, Mamma Natale, che non ho mai capito se è la Befana o no, i Folletti, e metti un fiorellino sulla tombina di quello spiaccicato (povero…), le renne delle quali non ricordo i nomi, e tutte le altre creaturine che ti girano intorno e delle quali forse mai saprò della loro esistenza. E per carità fatti un favore, mettiti a dieta che manco la slitta te regge più! Che dici? Che dovrei mettermici anch’io? Si ok la iniziamo insieme… ma da dopo Capodanno!

PS: Caro Babbino guarda questo simpatico deficiente nel video qui sotto cosa si è inventato e fatti due risate… Buon Natale…

Egoismo

In questi giorni ho dovuto comportarmi in un modo che non solo non mi piace, ma va contro la mia naturale indole. Mi spiego meglio, io odio profondamente quelle persone che prendono decisioni, che influenzano anche gli altri, quando gli pare, facendo e disfacendo come meglio credono, e poi, a cose fatte, e solo quando non si può ormai più tornare indietro, te lo comunicano. Non le odio per partito preso, ma semplicemente perché credo che se una determinata azione ha influenza sulla vita di qualcun altro è bene parlarne prima e decidere insieme il da farsi. In questi giorni mi son voluto togliere la soddisfazione di rendere pan per focaccia, e indovinate un po’? Qualcuno si è pure arrabbiato, e la cosa mi ha appagato non posso negarlo, per una volta ho intenzionalmente fatto la cosa sbagliata per dare una lezioncina a chi ha sempre avuto come abitudine questo tipo di comportamento. Comunque, nonostante mi sia tolto questa soddisfazione non spero minimamente che la lezione sia servita per il futuro, certe persone si comportano così per il proprio carattere del c***o, non cambiano solo perché gli hai dimostrato che sbagliano, l’egoismo è radicato nella natura di alcuni soggetti e non è estirpabile, soluzione, allontanarsi da tali personaggi.