è tempo perso…

Dopo pranzo, immancabile caffè, e una letta veloce alle notizie sui principali quotidiani on line.

Le notizie sono le solite da un anno e mezzo a questa parte, se riesci a districarti tra i flirt dei Vip, tra qualcuno che ha accoltellato qualcun altro, e i vari incidenti stradali scopri che si parla solo ed esclusivamente di Covid e vaccini, chi dice si, chi dice no, chi forse… Comunque la tua opinione non conta, in un modo o nell’altro il vaccino te lo farai, sarai costretto… meglio non pensarci, esco.

Me ne vado a fare un giro sul mare, penso che un bel venticello di maestrale, la salsedine e una bella giornata limpida potranno sicuramente togliermi di dosso l’apatia che mi contraddistingue in quest’ultimo periodo, una sorta di lieve depressione che mi accompagna ormai da un po’.

Arrivo sul mare e scorgo la bandiera blu, classico indizio di mare pulito, ma a pochi metri c’è un cartello, c’è scritto “divieto di balneazione”, sorrido per non piangere, ricordo che già in passato il comune aveva avuto dei problemi per non aver mai voluto mettere il cartello di divieto di balneazione, del resto lì vicino c’è una fabbrica bella grande che sversa da anni i suoi rifiuti in mare, loro dicono che sono innocui, le analisi un po’ meno… Metalli pesanti e altri inquinanti… E allora com’è possibile che questo tratto di mare abbia la bandiera blu? Semplice, per avere la bandiera blu si fanno delle analisi che ricercano alcuni tipi di batteri, se dalle analisi questi ultimi non risultano il tratto di costa può essere insignito di tale onore, poi magari non è acqua ma melma al mercurio, però dei batteri neanche l’ombra…

Ok, capisco che forse è meglio se mi sposto da lì, decido per un gelato in un piccolo porto.

Appena arrivato un odore nauseabondo mi travolge, così vedendo un pescatore chiedo di cosa si tratti, mi spiega che sono le posidonie, il mare le porta fino sotto la darsena all’interno del porto e lì marciscono rilasciando nell’aria quest’odore di morte, la società portuale non le rimuove perchè sta fallendo, non ci sono i soldi… Il presidente negli ultimi anni ha progettato un ampliamento, poi nel corso del tempo ha firmato così tante carte con banche, pseudo-compratori, altre società di costruzione che districarsi anche solo per capire la situazione è diventato praticamente impossibile, il risultato è che il porto è praticamente fallito e abbandonato a se stesso… Il presidentissimo invece, dopo ciò ha visto bene di morire e il giornale locale invece di ricordarlo come una disgrazia personificata, colui che ha fatto fallire un porto storico mettendolo là dove non batte il sole a quasi un migliaio di soci, l’ha elogiato ricordandolo come un grande manager…

Niente, me ne vado anche da lì, ripiego sulla pineta, la conosco bene, ci andavo a correre anni fa, adesso ci porto il cane quando posso. Appena entro vedo che è piena di sporcizia, penso che probabilmente durante queste sere qualcuno deve aver fatto festa e bevuto un po’ troppo poi oltre alle bottiglie, vedo carte e soprattutto vaschette di plastica, allora capisco che non dev’essere stato qualche baldo giovine in preda ai fumi dell’alcol, le vaschette sono segno inequivocabile di turisti che si portano il pranzo sul mare… mi schifo… ok oggi non è giornata, torno a casa…

Entro, la testa è piena di pensieri, la bandiera blu… il cartello con scritto “divieto di balneazione”… la faccia rassegnata del pescatore… le vaschette di plastica tra gli aghi di pino… volo le chiavi sul tavolo, ho sete, prendo il bicchiere, apro l’acqua del rubinetto, lo riempo e lo porto alla bocca. Stop. Non bere. Alla mente mi ritornano le lotte dei miei concittadini, qualche anno fa hanno scoperto che l’acqua del mio comune ha tracce di Cromo esavalente, tracce che superano di molto la soglia consentita per legge. Hanno fatto causa al proprietario della conceria che sversava in maniera fraudolenta liquami nella falda acquifera. Ma dopo anni di cause non si sa come, ha vinto lui…

Forse dovrei fare come fanno tutti, smettere di pensare, smettere di deprimermi a periodi alterni, mettere il culo sul divano e guardare ventidue in mutande che si rincorrono dietro un pallone, sorridere di rimando alla prima che capita, sposarla e sfornare due o tre pargoli, che qualche schiavo in più servirà sicuramente per il futuro, fare un bel mutuo per una casa più grande e vivere tra la paura e la speranza di pagarlo… senza più pensare a ciò che ho intorno, senza più chiedermi il perchè delle cose, senza cercare sempre di sviscerare… che non serve… è tempo perso…

Ring Girl, Ombrelline, Hostess e compagnia “Bella”…

Qualche giorno fa un noto Ex-Fighter Russo, Khabib Nurmagomedov, nonché campione del mondo in varie discipline e imbattuto per la sua intera carriera ha dato la sua opinione per quanto riguarda il mestiere di Ring Girl. E voi vi chiederete chi sono le Ring Girl? Sono quelle signorine achiappealvento con abiti succinti che ricordano al pubblico, tramite un vistoso cartello, il numero del round che si andrà a disputare di lì a poco. L’Ex-Fighter ha dichiarato:

“Non voglio offendere nessuno, ma secondo me le ring girl sono le persone più inutili nelle MMA e nelle arti marziali in generale. Qual è il loro vero fine? E’ una cosa che continuo a chiedermi. Potete mostrare a che round siamo anche su un maxischermo.

So che è un dettaglio che fa parte della storia, ma la storia ci parla di molti errori. Noi studiamo la storia per evitare di commettere errori del passato in futuro. Anche la storia dice che sono inutili. Ma questa è una mia opinione personale.

Per fare un esempio: io e mio padre andammo a vedere una Fight Night e ci sedemmo per vederla. Passarono davanti queste persone con in mano il cartello con cui segnalavano l’inizio del secondo round, ma nessuno stava guardando quel cartello.”

Ora, d’accordo o no mi sorge spontanea una riflessione. Tempo fa si è fatto un gran parlare di Catcalling e di quanto sia offensivo e denigrante per la figura femminile, e sono perfettamente d’accordo, tra l’altro è una pratica che mi disgusta da quando ho memoria, ma non è forse vero che questo mestiere sia altrettanto offensivo e denigrante per l’immagine della donna? E ce ne metto pure altri simili, che so, le ombrelline degli sport motoristici, ragazze pagate per tenere un ombrello che faccia da parasole per il pilota di turno, ovviamente semisvestite, oppure le Hostess da fiera, che passano ore in varie posizioni sopra una moto o sul cofano di una macchina esposta anch’esse con vestiti diciamo appariscenti. Non si riduce forse, anche in questi casi, la donna a un mero oggetto sessuale? E lo so che nel marketing contano solo i numeri ma magari iniziare a farci un pensierino non sarebbe male… Si potrebbe iniziare a mettere una regolina che impedisce di pubblicizzare un prodotto con un culo sedere in sovrimpressione? Sono un bigotto a pensarla così? Non credo…

Ma perchè un post deve avere sempre un titolo? Io non ce l’ho! Non ce lo metto! Inventatevelo voi!

Una birra, una sigaretta morbida, un concerto all’aperto, i nostri duplici monologhi che passano per conversazione, la nostra continua e confusa preoccupazione per l’opinione degli amici, poi il primo abbandono, lo sconcerto di fronte all’insensatezza del dolore.

No, non puoi capire davvero, nessuno può capire, nessuno soffre al mondo quanto io sto soffrendo adesso.

Lo stereo, la moto, la prima stanza presa in affitto, i nostri genitori che non seguono le leggi tradizionali della prospettiva ma diventano sempre più piccoli mentre ci avviciniamo a loro.

Le vere dimensioni saranno evidenti solo in seguito, troppo tardi.

Si urla allo stadio, si urla ai concerti, si urla in mezzo al traffico, inizi a compilare e spedire curriculum vitae, i diari abbandonati, i progetti disillusi, poi, senza rendertene conto è già da un po’ di tempo che ti ritrovi la stessa persona nel letto, e così aprite un conto in banca congiunto, ed è allora che è giusto fare un figlio, bisogna fare un figlio, anche per non sentirsi troppo soli, ma questo, non lo si ammetterà mai.

La rata per la macchina, i contributi per la pensione, l’abbonamento per la tv satellitare…

Lavoriamo e dormiamo.

Lavoriamo e dormiamo.

Fine settimana, rilassarsi e divertirsi, chi parla di libri, di film, di cronaca nera, senza la minima consapevolezza, senza la minima voglia.

Lavoriamo e dormiamo.

Lavoriamo e dormiamo.

Senza rendertene conto inizi ad odiare, ad avere paura, ad avere sempre più fretta.

Fine settimana, il calcio, il divano, un whiskey senza ghiaccio, progettare le ferie, iniziare un hobby per poi lasciarlo.

Martedì palestra, mercoledì aperitivo, giovedì sesso con il partner.

Lavoriamo e dormiamo.

Lavoriamo e dormiamo.

Il figlio cresce, si rotola a terra, la madre grida di non sporcarsi.

Fine settimana dimentica tutto, tutto.

Divertiti, urla, balla fino allo svenimento, poi , il lunedì, i primi malesseri ricorrenti, la complessa politica dell’amarezza e dell’invidia, i primi vuoti di memoria, persone che non rispettiamo e con cui dobbiamo essere gentili, umiliazioni devastanti e pure così continue da non essere più rilevabili.

Guardare la foto dei nostri genitori, scoprirci uguali ad essi, la stessa sottomissione, iniziamo a spaventarci.

Davanti allo specchio, mentre ci abbracciamo da soli non ci riconosciamo più.

Come sono diventato così? Che cosa ero prima di diventare questo? Dove ho sbagliato? Quando?

Ripercorrere con la memoria tutta la propria vita, cercare l’errore, il punto di non ritorno, non trovarlo.

Andare a dormire stanchi come i baci scambiati col partner.

Lavoriamo e dormiamo.

Lavoriamo e dormiamo.

Fine settimana, una dieta ipocalorica, una trombosi coronarica, un esaurimento nervoso, l’odio e la paura aumentano, i contrasti con il figlio per la lunghezza dei capelli aumentano, i litigi con il partner aumentano, primi propositi concreti di suicidio.

Riflettere sulle parole di Davide Enia.

L’amico feticista

L’altro giorno sono andato a trovare un amico e mentre sorseggiavamo una birretta comodi sul divano, chiacchierando del più e del meno, passano sullo schermo del televisore immagini di una ballerina, in quel momento il mio amico inizia a fare degli apprezzamenti neanche troppo velati sulla suddetta ballerina. Faccio capire subito che sono d’accordo, effettivamente la donzella in questione era veramente bella, e lui a un certo punto inizia a lodare in maniera smodata i piedi della danzatrice. Vedendo che ero un po’ sorpreso di tali esagerate lusinghe, mi chiede “ma a te non piacciono i piedi femminili?” rispondo di si, e lui furbetto “e che gli faresti a quei piedini?” e lì sono scoppiato a ridere e gli ho chiesto “ma che gli dovrei fare scusa?”. Ora, è facile intuire che il mio amico abbia una smodata passione per i piedi femminili, e tale passione probabilmente lo porta a pensieri erotici anche abbastanza spinti, il fatto è che non per tutti è così. Dopo questa domanda ha voluto che gli spiegassi il perchè, avendo ammesso che mi piacciono i piedi femminili, anch’io non abbia le sue stesse fantasie, questa contraddizione lo confondeva. Allora, sorridendo, gli ho spiegato che non è che se mi piacciono i piedi femminili automaticamente me li voglia scopare. Se vedo delle belle gambe e alla loro fine ci sono dei bei piedi curati probabilmente quelle gambe mi piacciono ancora di più, tutto qua. Per far capire ancora meglio il concetto, parliamo un attimo dei capelli femminili. E’ scontato che mi piacciano anche i capelli femminili, penso magari a una capigliatura alla Selah Sue (cantante belga famosa anche per le sue capigliature originali), sono belli, rendono la ragazza in questione ancora più interessante, ma non è che voglia infilare il pene tra i suoi capelli, non so se mi spiego. E niente, non l’ho convinto, al termine della spiegazione lui pensava che per paura di essere giudicato non volessi ammettere di avere le sue stesse fantasie, gli ho detto che probabilmente dice così perchè lui stesso pensa di essere il solo ad avere certi pensieri, o che forse, come in una sorta di teoria dello specchio facilmente è lui che ha paura di essere giudicato. Gli ho detto anche di non preoccuparsi perchè il feticismo primo non è un reato, secondo ne è pieno il mondo e terzo ma non per importanza, come diceva un mio vecchio zio, direttore di un grande ristorante ormai scomparso “a letto e a tavola non ci sono regole”…

Per gli amanti dell’Horror

E il vincitore del premio “Miglior film horror del 2021” va a… rullo di tamburi… momento suspance… “Blood Red Sky”! Applausi scroscianti…. Finalmente posso scrivere un post di un film horror bello e soprattutto recente. Eh si, perchè negli ultimi anni gran filmoni horror non se ne sono visti, e noi amanti del genere siamo stati costretti a vedere delle ciofeche allucinanti, quindi ha deciso di pensarci la terra dei crucchi e più precisamente gli sceneggiatori Stefan Holtz e Peter Thorwarth, quest’ultimo lo ha anche diretto. Accennerò solamente la trama di modo da non spoilerare troppo… spero… il film parla di un dirottamento aereo nel quale si trovano coinvolti loro malgrado Nadja e suo figlio Elias, il fatto strano è che Nadja, anche se non si direbbe a guardarla, è un vampiro. Il film scorre bene, i flashback non mancano ma non sono mai ridondanti e svolgono perfettamente il loro lavoro, e cioè di integrare la narrazione. Il sangue scorre a fiumi com’è giusto che sia in un bell’horror sui vampiri, il make up e gli effetti visivi sono semplicemente da urlo. La storia è credibilissima, anche se ovviamente si deve partire dal presupposto che i vampiri in quell’universo cinematografico possano esistere, e un plauso va fatto all’attrice che impersona Nadja, e cioè Peri Baumeister, difficilmente ho visto interpretare così bene un vampiro, le movenze, le smorfie, davvero brava. Nel cast troviamo anche un ex-Dracula, l’attore Dominic Purcell, che nel lontano 2004 interpretò il Re delle tenebre in Blade: Trinity, sarà un caso che l’abbiano chiamato in questo cast? Chi lo sa… Il film si regge sul dualismo di Nadja, perchè come disse proprio Dominic Purcell quando interpretò Drake “la sete vince sempre” quindi da un lato il suo istinto di predatore, e dall’altro la condizione di madre e la volontà di proteggere a tutti i costi la prole. Un film fatto bene, interpretato meglio, e con una quantità di sangue da riempirci uno stadio…

L’ultimo arrivato

Salve a tutti avide menti del domani… o dell’oggi… sicuramente non del ieri… o forse si… insomma il periodo che sto vivendo ultimamente è non poco fastidioso, eh si, perchè mentre tutti, chi più chi meno, durante l’estate, si godono le meritate vacanze a me mi (lo so che non si dice “a me mi”, però mi piace taaanto e lo scrivo ugualmente… tiè…) tocca di lavorare e non poco. Essendo l’ultimo arrivato sono obbligato a tappare i buchi degli altri. Mi sa che mi è uscita un po’ male, potreste equivocare, vado a spiegarmi meglio. Essendo l’ultimo arrivato sono costretto a prendere il posto di coloro che si son presi le ferie e quindi lavorare letteralmente al posto loro. Meglio così? Direi di si dai. Adesso ho capito esattamente perchè il mio capo mesi fa ha voluto insegnarmi tutte le mansioni da svolgere in azienda, quindi se manca uno in magazzino et voilà, ci vado io, manca uno in ufficio, ri et voilà ci vado io, manca uno alle consegne, indovina indovinello chi ci andrà mai? Si… io… sempre io… porcaj*gk+ut°c£lk#df] !!! Ciò fa si che quando gli altri prendono le ferie io non possa mai farlo e essendo l’ultimo arrivato anche la scelta delle stesse deve essere fatta per ultimo… eh vabbè… ormai quest’anno è andata così… ma settembre arriverà, e sul calendario nessuno ha segnato niente… è il mio momento! Devo agire rapido e furtivo come un ninja! Prendere l’arma suprema, il pennarello indelebile nero e segnare i giorni col mio nome, e a quel punto nessuno potrà fare obiezioni! A parte che qualcuno si ammali… o debba per un qualsiasi motivo assentarsi da lavoro… Che grama vita quella dell’ultimo arrivato…

Sulla sigaretta elettronica e la natura umana

Oggi vorrei parlare di un argomento che mi tocca da vicino, la sigaretta elettronica. Volevo parlarne perchè ultimamente, un’azienda americana particolarmente grande, la Juul, ha patteggiato buoni quaranta milioni di dollari per non affrontare il processo contro lo Stato del North Carolina. Il contenzioso iniziato nel 2019 verteva sul fatto che Juul avrebbe usato una pubblicità improntata sull’attrarre minori. Ed è proprio questo il punto su cui ragionare perchè anche in Italia c’è una proposta di legge per mettere al bando gli aromi per sigaretta elettronica, in quanto accusati di spingere i minori a iniziare a svapare e poi forse a iniziare a fumare. Ora, per quanto riguarda la dannosità del vaporizzatore personale (nome tecnicamente esatto della sigaretta elettronica) vi rimando a questo Video, in cui sei medici con varie specializzazioni mettono a confronto sigarette tradizionali, riscaldatori di tabacco e sigarette elettroniche. Chiarito ciò passiamo all’argomento che mi preme approfondire, il discorso minori. Le sigarette elettroniche vengono spesso accusate di essere il primo step per iniziare a fumare, si pensa che gli aromi utilizzati nei liquidi, essendo spesso simili, come gusto, a quelli alimentari possano in qualche modo sedurre i minori e invitarli a svapare. Tutto ciò mi ricorda quando molti anni fa la sigaretta tradizionale veniva accusata di fare da tramite per il passaggio all’uso di droghe più o meno pesanti, oppure ancora prima quando la cannabis veniva accusata di fare lo stesso. Sto parlando del famoso effetto “gateway”, per cui l’uso di alcune sostanze predispone al futuro consumo di altre sostanze. Ora questa teoria non è mai stata scientificamente provata, ci sono studi che dicono sia vera e altri che la smentiscono, per quanto mi riguarda è semplicemente ovvio che l’effetto esista, perchè esiste in ogni situazione della vita, faccio un esempio, chi abusa col vino non ha iniziato in fasce, ha cominciato col latte materno, poi con l’acqua, poi a vent’anni ha scoperto le bevande alcoliche, chi abusa con i dolci non ha iniziato in fasce, ha iniziato con gli omogeneizzati, poi le pappette, poi da adulto ha iniziato a ingozzarsi di torte… a mio avviso la colpa non è da ricercarsi nelle varie sostanze di passaggio, ma nel contesto, dovremmo chiederci perchè ha iniziato a bere alcolici in maniera smodata? Oppure, perchè ha iniziato a rimpinzarsi di dolci? Qual’è il contesto sociale e umano? Altrimenti finiremo col dare la colpa alle pappette o al latte materno, e mi pare abbastanza una cazzata… Capito questo mi chiedo, cosa porta i giovani a fumare, a svapare o a bere? E qui le teorie sono molteplici, chi dice per fuggire dalla realtà, chi dice che sono solo dei coglioni, chi dice sia per il nichilismo della società, insomma di teorie anche in questo caso ce ne sono davvero tante. Secondo me la risposta è molto più semplice di quanto si pensi, e cioè perchè sono giovani. Il 90% (ho tolto il 10% perchè tanto c’è sempre il salutista di turno, o quello che è contrario per scelta, o quello che non fa nulla sennòmamminamemena…) dei giovani inizia qualunque tipo di vizio perchè fa adulto, oppure fa figo, oppure perchè è proibito, è la natura umana, e da quella non si scappa. Tutti i giovani, chi più chi meno hanno bisogno di ribellarsi, di trasgredire, di sperimentare, di testare in un certo senso la vita che li pervade con l’intensità che è propria della loro età. Le più grosse bravate le fai da giovane, così come i più grossi errori spesso, ed è normale. Quindi concludo con un messaggio non politically correct per i giovani (sto politically correct ha rotto, non si può avere un opinione altrimenti qualcuno se la prende… io me ne sbatto! Se non vi piace andate da un altra parte e non mi rompete i coglioni!), se proprio dovete fare una cazzata, e non ce la fate a trattenerla, sto parlando dell’iniziare a svapare o a fumare, scegliete la sigaretta elettronica, è sicuramente meno dannosa dei chiodi di bara…

Ristoratori e albergatori vittime? Dipende…

Nell’ultimo periodo ho notato che sono spuntati diversi articoli sui giornali on-line nei quali ristoratori e albergatori lamentano di trovarsi a corto di personale per la stagione estiva. Si imputa spesso tutto ciò al fatto che tra reddito di cittadinanza, bonus o altre forme di sostegno, i giovani preferiscono stare a casa. Su un altro articolo si scrive addirittura che la colpa sarebbe del “benessere diffuso, scarsa voglia di fatica…”. Ora, dato che per anni ho avuto il piacere (piacere?) di lavorare nel settore della ristorazione ci terrei a dire la mia. Non c’è dubbio che la pandemia abbia dato una bella batosta a tutta la filiera dell’accoglienza, e per non farci mancare niente sono arrivate anche regolamentazioni al limite del ridicolo che hanno messo davvero i bastoni tra le ruote un po’ a tutto il settore, però come tutte le cose, quindi anche in questa, bisogna cercare di dare uno sguardo d’insieme prima di trarre conclusioni che potrebbero essere a dir poco affrettate. Scavando nella memoria ricordo le prime esperienze lavorative in questo settore, maggio, un grande Hotel sul mare, roba da quattro stelle, dopo una prova di quindici giorni entro con un contratto a tempo determinato (per la stagione estiva), paga giusta e orario normale, mi dico “vuoi vedere che ho trovato il posto giusto alla prima?”. Con l’incalzare di giugno e l’aumento della clientela il lavoro si fa più tosto ma essendo passato da un esperienza (la prima in assoluto) all’estero in un Hotel immenso con il banqueting più grande della nazione, non mi spavento e aumento il ritmo senza troppi problemi. Nel frattempo i primi caduti, un pasticcere trattato dall’Executive Chef a pesci in faccia decide che è il momento di mandare tutti a quel paese e si licenzia in tronco, l’Executive prende il suo posto e contemporaneamente svolge due mansioni, nel giro di poco tempo si esaurisce e inizia a trattare male tutti, indistintamente. Il clima è da reparto psichiatrico, urla, parole indicibili e scontri verbali sono all’ordine del giorno, si rischia costantemente lo scontro fisico, nel frattempo la clientela è più che raddoppiata l’orario di lavoro passa dalle 9/10 ore alle 17/18 ore giornaliere, a ritmi frenetici senza pause, la paga non cambia. Dopo circa un mese mi reco dal responsabile del personale e dico che può bastare così, mi dice che andandomene via così senza preavviso perderò circa € 500,00… rispondo che non m’importa e che comunque voglio che mi siano pagate le ore che in quei mesi avevo lavorato in più, mi risponde ridendo che non se ne parla, rispondo che farò richiesta per scritto, risponde ancora ridendo di fare ciò che voglio. L’indomani mi reco ai Sindacati che aprono subito la pratica di vertenza e nel giro di un mese mi hanno pagato tutti gli straordinari. A questo punto ho sorriso io. Mesi dopo vengo a sapere di un posto vacante in un agriturismo sulle colline, così mi presento al colloquio e visti i precedenti metto in chiaro il discorso soldi e orario, il proprietario accetta e giorni dopo inizio a lavorare. Dopo circa un mese inizio a chiedermi quando firmerò uno straccio di contratto, lui diceva continuamente che lo stava preparando, e soprattutto quando avrà intenzione di pagarmi, così vado da lui e mi dice che il contratto è quasi pronto e mi offre in contanti la metà esatta di ciò che avevamo pattuito a voce, rispondo che quei soldi non si avvicinano neanche alla cifra che avevamo deciso, mi dice che non si sogna minimamente di darmi di più, rispondo che non mi sogno minimamente di rimettere piede lì dentro. Dopo queste due testimonianze potrei elencarne altre ma il succo è questo, i diritti dei dipendenti in questo settore non esistono, il modus operandi in Italia è ormai diventato questo, si cercano schiavi, che devono essere sfruttati al massimo, pagati il meno possibile e se possibile in nero, e prendendo in considerazione anche il lato umano dirò che in tutti i posti in cui ho lavorato c’erano continue vessazioni di ogni genere. Quindi prima di dare la colpa ai giovani, ai bonus e sostegni di vario genere, insomma a sparare certe, mi si passi il termine “MINCHIATE”, magari un esamino di coscienza sarebbe gradito. Ovviamente, per chi se lo stesse chiedendo, non opero più in quel settore, ho dovuto mettere da parte la mia passione e fortunatamente ad oggi faccio altro.

Ma si… castighiamo i nostri animali…

Io abito in un caseggiato che nel retro ha dei giardini suddivisi tra i condomini che abitano al piano terra. Questi giardini vengono sfruttati dai miei vicini in vario modo, c’è chi vuole creare la propria oasi verde e s’improvvisa Re o Regina dei giardinieri, c’è chi ha piazzato gazebo con tavoli e forno a legna per le famose “Ribotte” (allegre riunioni per mangiare e soprattutto bere a volontà, dette anche bisbocce), chi ha improvvisato un’area gioco per i nani urlanti e purtroppo c’è chi ha deciso di usare il proprio giardino come luogo di castigo per il proprio animale domestico. Mi spiego meglio. Praticamente tutte le notti un cagnolino viene messo in giardino, e quindi letteralmente chiuso fuori di casa, per passare la notte. Ora, questo cagnolino, giustamente, e non ci vuole uno bravo per capirlo, basta fare due più due, si sente escluso dal branco e di conseguenza abbaia per l’intera notte smettendo solo al mattino quando la Sig.ra TDC (si, è l’acronimo di testa di c….) si degna di riaprirgli la porta e riaccoglierlo nel branco. In tutto ciò io non posso tenere la finestra aperta nelle notti estive perchè il cagnolino in questione dista una ventina di metri dalla mia finestra e non riesco a prendere sonno. Recentemente una nuova famigliola composta da padre, madre, n°2 nani urlanti e canide al seguito, si sono installati al piano terra del caseggiato di fronte alla mia finestra e quando al mattino papà va a lavorare e mamma porta a spasso i nani urlanti indovinate un po’ dove lasciano il canide? Ma certoo! Avete indovinatooo! Nel giardino di tre metri per tre! E indovinate cosa fa lui per passare il tempo? Ebbene si avete indovinato ancora!! Abbaia ininterrottamente finchè non tornano… cioè fino all’ora di pranzo… Ora, la mia sopportazione è arrivata al termine, ho sviluppato nel tempo un feroce odio verso tutti gli animali che producono suoni, quindi praticamente dai monocellulari in su per dimensioni. Ho strani pensieri che vanno dalla polpetta avvelenata al fucile a pallettoni, ah dimenticavo, le polpette e i pallettoni non sono per gli animali… Che devo fare? Come si fa a non capire che gli animali non sono giocattoli e che oltre ai bisogni fisici hanno anche un emotività, chiamiamoli bisogni sociali e che se non soddisfatti questi bisogni faranno soffrire gli animali e soprattutto NON FARANNO MAI DORMIRE ME!!!!! Ce l’ho anch’io il cane ma non lo chiudo sulla terrazza da solo per ore, lo tengo in casa nella sua cuccia e udite udite non rompe le palle a nessuno. Credo che chiamerò i Vigili, lascerò che siano loro a spiegare tutto ciò a queste esimie, emerite, illustri TESTE DI CAZZO!