Un altro paio di maniche

Se riuscissi ad avere fiducia sarebbero un altro paio di maniche

se riuscissi a capire davvero fino in fondo che la speranza non esiste sarebbero un altro paio di maniche

se riuscissi a crederci sarebbero un altro paio di maniche

se esistesse una presa usb per esseri umani sarebbero un altro paio di maniche

se pensassi un po’ meno sarebbero un altro paio di maniche

se smettessi di scrivere sarebbero un altro paio di maniche

se mi arrendessi sarebbero un altro paio di maniche

se non m’importasse niente di niente sarebbero un altro paio di maniche

se smettessi di pensare per implicazioni logiche sarebbero un altro paio di maniche

se tutto ciò accadesse sarebbero un altro paio di maniche si,

ma non sarebbero le mie…

 

PS: …mamma mia quanto è anni novanta sta canzone… pure troppo… ahahah

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Amore e probabilità

Spippolando allegramente sul web mi sono imbattuto su delle discussioni che vertevano sulla probabilità di trovare il partner ideale. Ora, leggendo si capiva che la discussione era incentrata su alcuni calcoli matematici che qualche studioso deve aver fatto proprio su questo argomento, quindi, essendo curioso come una scimmia (anche se sono un corvo…) ho deciso di cercare informazioni più approfondite. Secondo Peter Backus, accademico dell’Università di Warwick, che ha applicato l’equazione di Drake (ma chi è sto Backus? Bho… ma soprattutto chi è questo Drake??? Mistero…) alla probabilità di fidanzarsi a Londra nel 2010 sembrerebbe che la possibilità di trovare un partner ideale sia una su 285.000 cioè una percentuale dello 0,000003. Secondo invece Rachel Riley dell’università di Bath (anche lei chissà chi è…), trovare l’anima gemella è matematicamente possibile una volta su 582 cioè una percentuale dello 0,001. Ora, io non so quali criteri abbiano scelto e quali calcoli abbiano fatto i due sopracitati matematici, studiosi o scienziati o che so io… ma mi pare che sia indubbio che tra i due risultati ci sia una forbice un po’ troppo ampia per prenderli come buoni no? Se invece pensiamo che esista una sola persona con cui stare “bene” su circa sette miliardi che siamo sul globo la probabilità espressa in percentuale è dello 0,0000000001. Insomma, comunque calcoliamo ci rendiamo subito conto che trovare un partner ideale è maledettamente difficile. Quindi se come me, vi ritrovate a più di trent’anni ancora single non disperatevi, la matematica ci insegna che la nostra condizione non è completamente sfigata per colpa nostra, è completamente sfigata matematicamente… E chi è accoppiato o ha avuto un culo enorme e ha beccato quell’ unica probabilità su millemila o semplicemente si è accontentato e si fa andar bene quel che passava il convento in quel momento. Ma poi c’è un’altra domanda che mi sorge spontanea subito dopo aver scritto e calcolato questo post, ma si può davvero ridurre a un calcolo matematico un sentimento che nasce dalla follia?

Un altro giorno insieme alla sfiga

Non faccio in tempo a scrivere un post sulla mia passione che la sfiga ci mette lo zampino… Ma la giornata di oggi va raccontata dall’inizio perché quello che mi è successo ha del surreale. Giornata libera quindi decido di riempire la mattinata coi rompimenti di zebedei e lasciarmi il pomeriggio libero per dedicarmi alla mia bambina meccanica. Quindi mattinata all’insegna dello shopping (che per le gentil pulzelle potrà essere anche uno svago agognato ma per noi maschietti nel novantanove per cento dei casi ha lo stesso effetto di uno schiacciasassi che ti fa manovra sul sacchettino scrotale…), che ovviamente non è andato come avevo pianificato, infatti per trovare tutti gli articoli che volevo ho dovuto girare almeno quattro negozi che per me, vi giuro, sono tantissimi, infatti ho perso almeno due ore buone e guadagnato un principio di orchite che durante la giornata ha visto bene di acutizzarsi. Dopo l’infausta visita ai negozi d’abbigliamento ho deciso di andare a tagliarmi i capelli (altra cosa assolutamente seccante, perché tutto ciò che mi tiene fermo per più di cinque minuti per me è assolutamente noiosa) e indovinate un po’? Si, la parrucchiera mi ha scorciato troppo i capelli, nonostante gli avessi detto espressamente di andarci piano, ma si sa, le parrucchiere mentre lavorano parlano del nulla cosmico e sovrappensiero ti fanno il taglio che pare a loro… maledette… Uscito da lì, tra un imprecazione e l’altra sono andato a pranzare e poi, finalmente, ho sceso le scale sempre più felice, sono montato in sella alla mia bambina e… e la stronza non si è avviata… ho tentato e ritentato ma non ne ha voluto sapere… quindi il pomeriggio da dover essere spensierato e all’insegna della libertà si è tramutato in un rompimento di ammennicoli misto a rabbia condito con uno sfacelo di turpiloqui e un bel topping di appelli poco lusinghieri a qualsiasi tipo di divinità mi venisse in mente (i baciapile mi scuseranno)… Dopo aver sfogato un bel po’ di rabbia ho dovuto fare i conti col da farsi e infatti ho chiamato un amico che gentilmente mi ha prestato il carrello e la macchina col gancio, così ho potuto caricarci la bambina (spendendo mezzora nel legarla nel modo giusto, che non sono affatto sicuro sia stato quello che ho messo in atto) e portarla dal meccanico specializzato che dista buoni quaranta chilometri, che ovviamente ho percorso con la paura di aver assicurato male la bimba sul carrello e l’incubo di vederla nello specchietto retrovisore mentre si ribalta allegramente sull’asfalto… Dopo questo girone infernale sono tornato a casa che ormai il pomeriggio se n’era andato, quale altra sfiga potrebbe uscire dal cilindro e cogliermi di sorpresa stasera? L’esplosione del pc? Un meteorite che mi centra il tetto? Una caduta rovinosa in doccia? Ormai mi aspetto di tutto…

La mia passione

Giornata d’inizio estate tiepida e soprattutto libera, che fai? Che domande, punto numero uno dormo a oltranza finchè è il letto che mi dice “senti coso, sei sdraiato qui sopra da più di dodici ore, va bene oziare ma mi pare che tu stia leggermente esagerando…”, punto numero due colazione da lottatore di sumo, sarei anche a dieta ma una volta a settimana chissene, e poi, comincia il rito… mini zainetto da serbatoio con dentro effetti personali, prendere guanti, giacca, casco e scendere le scale col sorriso che si allarga piano piano. Mettere fuori la bimba dal garage, indossare il tutto e partire, breve sosta al distributore e via, su per le colline senza una meta precisa, solo ed esclusivamente godersi il paesaggio e la magnifica sensazione di libertà che solo la moto può darti. Passare due o tre ore per curve, aria buona, e scorci da mozzare il fiato è una di quelle cose a cui rinuncerei davvero difficilmente. Mentre sono in moto i cattivi pensieri scompaiono, la mente è focalizzata solo ed esclusivamente sul presente, sul suono del motore, sulla marcia giusta da inserire per entrare in curva, sulla traiettoria ideale da percorrere, non c’è spazio per nient’altro, e scusate se è poco… A volte capita anche di incrociare uno “col tuo stesso identico umore, ma con la divisa di un altro colore”, un altro biker che t’incrocia, e anche se non lo vedi in faccia sai che sotto al casco c’è un sorriso da bambino che gioca col balocco preferito praticamente identico al tuo, quindi saluto reciproco con le due dita alzate e nuovamente via, a rincorrere altre curve. Poi capita di fermarsi in cima a una collina per gustarsi una bevanda fresca e trovarsi davanti un paesaggio che sembra uscito da un quadro… Godo…

Due + Due

Oggi ho fatto il grande errore (che faccio spesso purtroppo) di dare uno sguardo alle principali testate giornalistiche on line, e come di consueto negli ultimi tempi le maggiori notizie vertono sulla formazione o no di un governo e del Presidente del Consiglio. Sinceramente tutta questo twister di notizie e dichiarazioni da parte dei politici (di qualsiasi schieramento) mi sembra una vera e propria farsa, dal mio punto di vista i giochi sono fatti, e già da tempo. Il presidente del consiglio o un eventuale governo di qualsiasi schieramento non può niente contro chi governa davvero. E non è una questione di complottismo o di sette e illuminati vari, è semplicemente riuscire a fare 2+2… Mi spiego, chiunque vada a governare avrà dei dictat da rispettare, dati dall’Europa e firmati una ventina di anni fa circa, oltre a ciò bisogna fare i conti con i famosi mercati. Lasciamo perdere per semplicità di calcolo tutto ciò che “ci chiede l’Europa”, del resto potremmo un giorno decidere di uscirne no? Quindi non consideriamo le richieste dell’Europa. Rimangono questi famosi, o famigerati “mercati”. Chi sono? Semplice, sono investitori finanziari, più o meno grandi che con un click decidono se comprare o vendere titoli di stato, azioni e prodotti finanziari in genere. Qualcuno in passato ha addirittura detto che i mercati siamo noi, tutti noi, ma è una balla enorme perché i piccoli risparmiatori rappresentano una fetta misera del mercato e comunque non si muovono tutti insieme in grandi operazioni, a differenza di alcune realtà che con un click spostano enormi somme. Quindi se questi investitori decidono che il governo in carica non agisce come dovrebbe semplicemente smetteranno di investire e probabilmente faranno pressione sul governo stesso per ripristinare i loro profitti (vedi il caso dello spread che s’impenna appena le cose prendono una piega sbagliata). E’ sempre successo, e finchè le cose staranno così sempre succederà. Qualcuno mi potrebbe dire, e lo sento spesso, facciamo la rivoluzione! Ok gli rispondo, e contro chi? Perché per fare la rivoluzione ci vogliono due parti, lo sfruttato e lo sfruttatore, il primo siamo noi, ma il secondo? Il secondo sono i mercati che sono un insieme di società e persone sparsi per tutto il globo, quindi che facciamo? Dichiariamo guerra al mondo? E poi l’investitore mica ha la divisa o un segno di riconoscimento, come lo becchi? Detto ciò, si ritorna sempre alla stessa identica verità, il problema è l’essere umano. L’essere umano, o almeno il 99% degli individui facenti parte di questa strana specie, è un animale che non ha freno, vuole sempre di più, è come un tossico in crisi d’astinenza, e non si fermerà davanti a niente pur di ottenere quello che brama, il potere incondizionato su tutto e tutti, dato in quest’era da ciò che una volta era un mezzo e che oggi si è tramutato in fine, il denaro. Tutte le belle storie che ci raccontano i libri, i film e le religioni varie in cui il buon cuore vince è una presa per il culo colossale, tutti, e ripeto tutti noi ragioniamo in modo matematico e calcolante in termini di convenienza personale, e poi, ma solo ed esclusivamente poi arrivano i pensieri altruisti. A mio avviso l’essere umano sopravviverà a sè stesso quando inizierà, sempre ammesso che lo farà, a pensare come specie e non come individuo. Ma, detto tra noi, la vedo come un’ipotesi più che remota al momento.

PS: e dopo avervi snocciolato la verità XD sulla situazione economica e sulla natura umana un grande Fabrizio Casalino ci elargisce, tra l’altro come me in forma completamente gratuita, quella sull’amore. Buona visione e ascolto.

Nuovi “Talenti” crescono… male…

Ultimamente sulla scena musicale si affacciano sempre più giovani artisti che catalizzano l’attenzione di grandi e piccini sul genere musicale hip pop importato direttamente dagli Stati Uniti d’America. Da questo particolare genere nascono, come è sempre successo, nuovi generi come il trap, il rap e altri. Sinceramente sia l’hip pop che i suoi sotto-generi non sono mai stati troppo di mio gradimento, ma ho saputo apprezzare tanti artisti nonostante quel tipo di musica non fosse tra i miei preferiti. Ricordo un grandissimo 2Pac, o per restare in terra italica un piacevolissimo Frankie hi-nrg mc, qualcosa degli Articolo 31 quando J-Ax ancora collaborava con Dj Jad, non mi dispiacciono alcuni lavori di Fabri Fibra, insomma, diciamo che non amo il genere ma so apprezzarlo. Il problema si verifica però quando, vista la moda che imperversa in campo musicale, tutti i ragazzini “ci provano” tentando di sfondare non avendo talento e puntando più che sulla qualità dei pezzi, sull’immagine modaiola di sè stessi spesso diffusa a più non posso sui social network. Ammetto tranquillamente che anche ai miei tempi (mamma mia come fa vecchio questa frase… quasi quasi la cancello e scrivo un più vago “negli anni novanta”… naaaa laciamo così com’è, del resto le rughe si guadagnano…) si trovava robetta da voltastomaco, ma sicuramente non c’era questa bramosia di atteggiarsi e arrivare a tutti i costi. Il fatto è anche che ai miei tempi (aridaje….) la musica per la maggior parte veniva suonata, e ciò implicava che si dovesse prendere in mano uno strumento e farsi sanguinare letteralmente le dita fino a padroneggiarlo abbastanza da comporre un pezzo. Oggi invece con un qualsiasi software per il montaggio musicale si può tranquillamente creare una canzone senza dover suonare alcun strumento, e questo credo sia uno dei motivi per i quali dobbiamo assistere a questa vera e propria invasione dei sottogeneri dell’Hip Pop sulla scena musicale. Prima ho accennato all’atteggiarsi di questi nuovi artisti, si, perché qualche anno fa o avevi la zeppola o non potevi fare il rapper, oggi invece il “must” sono tatuaggi, canne e occhiali improbabili. Ovviamente contornati da gesti particolari con le mani e aria da “sono un uomo vissuto anche se ho a malapena vent’anni”…

PS: questo post nasce dopo una riflessione e tante, tante, ma tante risate dopo la visione di questo. Capitemi, questo bambino pronuncia il nome dell’immenso invano, accostandosi al suo nome e alla sua opera… dopo le risate ho pensato “deve essere punito!”.

Terra

Oggi non scrivo niente, e qualcuno potrebbe obiettare “ma in questo momento stai scrivendo!”, e avrebbe pure ragione, ma io volevo semplicemente dire che quello che leggerete (se vi va ovviamente, in questo luogo non ci sono obblighi o catene di nessun genere) non sarà farina del mio sacco ma di un Signore di nome Carl Edward Sagan, e non indugiando oltre vi auguro buona lettura…

Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.

Pensiamoci…

Riunione

Ogni settimana, a lavoro, facciamo una riunione che i capi amano chiamare “Briefing” per discutere di come abbiamo lavorato durante la settimana e correggere eventuali errori. Ora, lasciamo perdere il fatto che il vero e proprio Briefing si fa “prima” che inizi la settimana lavorativa, ma il significato di questa parola probabilmente sfugge a molte persone là dentro, il punto è che quando facciamo queste specie di riunioni il Capo parla per quarti d’ora del nulla cosmico… dell’antimateria… del vuoto pneumatico… E’ assolutamente insopportabile. Parte come qualsiasi banalissimo oratore da azienda con “Bene, benvenuti a questo briefing, oggi parleremo di come è andata la settimana e di cosa possiamo fare per migliorarci…” e poi si perde aprendo quattordicimila parentesi e non chiudendone nessuna, tanto che spesso perde il filo chiedendo a noi “dov’ero rimasto?” e l’unica risposta idonea sarebbe “eri rimasto al gran cxxxo che ce ne frega…”, bè, caro Capoccia, intanto potresti cercare di farla breve visto che questa maledettissima riunione viene fatta a fine turno e l’unica cosa che ci preme è andarcene via, poi cerca di essere un minimo sintetico perché le tue parole hanno l’effetto di un sonnifero somministrato in dosi da cavallo, e in fine fai un corsettino d’inglese e smetti di chiamarlo Briefing che proprio non lo è…

Mondo fantastico o posto di lavoro

Ogni giorno mi sveglio, e so che dovrò correre più del leone… mmm… no, quella è un’altra storia. Ogni giorno mi sveglio e dopo il rito della colazione e del bagno, mi dirigo a bordo della mia utilitaria verso il posto di lavoro. Una volta varcata la soglia, come in un vecchio classico della Disney, vengo catapultato in un mondo fantastico popolato da varie creature, alcune benevole, altre maligne, che sgambettano indaffarate tutte per lo stesso motivo, raggiungere il massimo risultato con il minimo impiego di mezzi. La creatura più temuta è il “Gran Capo”, sempre serio e austero si aggira per il mondo incantato senza che in effetti nessuno sappia cosa faccia in concreto, ma lui è il Gran Capo e sa di esserlo, quindi cerca di raggelare con lo sguardo chiunque pensi, anche solo per un secondo, di mettere in discussione il suo ruolo. Poi c’è il “Gran Capo due”, completamente diverso dal primo il Gran Capo due è alla vista un pacioccone, un personaggio cicciottello con la battuta pronta che nel quotidiano riesce a trovare sempre il modo di farti fare una risata, ma anche lui ha un lato oscuro, quando sale la tempesta si trasforma in un Gargoyle che sputa fiamme e terrorizza i passanti. Nella scala gerarchica subito dopo il Gran Capo due ci siamo noi gli “Alfieri”, noi siamo quelli che svolgono in concreto tutto il lavoro, divisi per mansione portiamo avanti la baracca. Noi Alfieri siamo cinque, tutti quasi coetanei, tutti vestiti uguali, ma così diversi l’uno dall’altro a partire dalla provenienza, ognuno di noi viene da una diversa regione d’Italia, quindi puoi sentire benissimo uno chiedere una cosa in Sardo e sentire l’altro che risponde in Genovese stretto, e questa è una cosa che mi piace moltissimo, e ci fa fare anche tante risate. Tra i compiti degli Alfieri c’è anche quello di insegnare a un’altra figura di questo mondo fantastico gli “Stagisti”. Gli Stagisti sono in genere giovani, incapaci, inesperti, e puzzano di post adolescenza che quasi non gli si sta accanto. A differenza di come hanno insegnato a me, io preferisco trattarli con umanità, senza caricarli troppo di lavori pesanti o noiosi e spiegandogli in dettaglio il perché una cosa va fatta in un certo modo, senza grida, senza ordini, e magari cercare di far fuoriuscire un po’ di passione per ciò che si vorrà fare in futuro. Credo fermamente che si possa imparare di più e meglio sentendosi ispirati che vessati. Intorno a questa nuvola di persone gravitano altri personaggi di altri reparti, ad esempio ci sono i “Camminatori”. Questa particolare specie di personaggi è addetta a spostare le cose, loro non creano, semplicemente spostano oggetti, ed è impossibile parlare con loro stando uno davanti all’altro perché, proprio per la loro mansione, non stanno mai fermi, quindi devi rivolgergli domande brevi e concise sperando che la loro risposta si esaurisca prima che oltrepassino una porta, altrimenti rimarrai col dubbio fino a che non sbucheranno da un’altra porta. Altra categoria di personaggi sono gli “Aggiustatori” che sono quelle persone che dovrebbero riparare le cose ma che spesso non solo non ci riescono, ma anzi, talvolta riescono ad aggravare ulteriormente la situazione, e quindi spesso vengono presi in giro da noi Alfieri che poi siamo anche i responsabili delle rotture che loro devono aggiustare. Ogni giorno entro in questo mondo fantastico fatto di strani personaggi che mi gravitano attorno, ognuno col suo carattere e le sue peculiarità, magari in futuro farò un post sui più curiosi…

Passeggiata in darsena

Stamattina mi sono svegliato come al solito, completamente spettinato, occhi da tossico, umore da condannato a morte, voce da posseduto, e come sempre, col passo da bradipo che mi contraddistingue (ma non ero un Corvo? Mha…) mi sono recato in cucina a fare colazione. Mentre mi mangiavo il mio panino (si, io mangio salato alla mattina), come un lampo nel cervello, mi sono tornate alla mente le immagini del sogno che avevo fatto la notte. Sono rimasto qualche minuto come imbalsamato, con gli occhi sgranati e il panino in bocca, la mia mente riusciva a ricordarsi quasi perfettamente l’intero sogno, e non è stato un sogno da centro commerciale, no, è stato da negozietto di anticaglie, quelli dove riesci a trovare le cose a cui ti affezionerai di più. Ho sognato una persona davvero cara che purtroppo anni fa se n’è partita per l’alto regno, perché si, se davvero c’è un alto regno, lui è andato sicuramente là. Nel sogno ce ne siamo andati in giro a braccetto per una città di mare, non saprei neanche dire quale fosse, ricordo solo che camminavamo tranquilli parlando lungo la darsena di un porticcioletto con le barche a vela. Una bella passeggiata conversando del più e del meno, senza preoccuparsi minimamente di dove stessimo andando, quelle classiche situazioni insomma, di formidabile spensieratezza. Nel sogno non ero cosciente della sua dipartita, era come se non se ne fosse mai andato e come quando era in vita mi raccontava il suo passato usando quelle sue buffe espressioni dialettali. A volte, mentre svolgo azioni quotidiane mi tornano in mente i suoi modi di dire, e sorrido malinconicamente, sento un’emozione che ha dentro di sé gioia e tristezza in ugual misura, quella che ti fa ridere e piangere nello stesso momento, la chiamano nostalgia. Dopo la passeggiata in darsena mi ha detto che doveva comprare qualcosa, quindi ci siamo diretti verso le vie del centro. A questo punto del sogno ho percepito come una sorta di fretta in lui, sia nelle movenze che nelle sue parole, doveva far presto e non so proprio dire perché. A un certo punto si è fermato di scatto, e guardandomi con un’espressione serena e amorevole mi ha detto “mi raccomando”, senza aggiungere nient’altro, subito dopo mi sono svegliato. Non ho idea di cosa possa significare questo sogno, e lungi da me considerarlo un messaggio dall’aldilà, non credo a queste cose, solo mi chiedo cosa possa voler dirmi la parte inconscia di me stesso, resta il fatto che è stato uno dei più bei sogni che abbia mai fatto, non perché sia successo chissà che, ma solo ed esclusivamente perché ho potuto riassaporare per un po’ quella sensazione di tranquillità e gioia che provavo quando nonno era ancora con me.