Non può piovere per sempre… potrebbe anche iniziare a grandinare…

Elezioni vicine cari Blogger e cari sconosciuti che passate di qui… Sappiate che la scusa “non è stato eletto da nessuno” dal quattro di Marzo in poi non sarà più utilizzabile, quindi, quando le cose andranno di merda (e lo faranno, più di quanto stanno già andando) non ci sarà nessun capro espiatorio da tirare in ballo, sarà solo ed esclusivamente colpa nostra. A parte che dal mio modestissimo punto di vista un bel pezzo di colpa è già nostra, perché come dice il grande V di V per Vendetta “se cercate il colpevole, non c’è che da guardarsi allo specchio”, ammettiamolo, abbiamo lasciato che passassero sotto i nostri nasi, senza muovere un dito, uno smisurato numero di nefandezze. Detto questo non venitemi a chiedere consigli su chi votare perché proprio non lo so, è probabile che entrerò dentro quella stanza, mi avvicinerò al Presidente di seggio e con voce calma e pacata gli dirò “vorrei annullare il mio voto”. In questo modo potrò sentirmi in pace con la mia coscienza, nel senso, io a votare ci sono andato, il mio dovere l’ho fatto, il mio diritto l’ho esercitato, quindi sono a posto. Da quando ho votato la prima volta ho sempre avuto lo stesso stato d’animo e all’entrata del seggio mi passavano per la testa i medesimi pensieri, e cioè “chi potrebbe fare meno danni se vincesse?”, e credo di non averci neanche azzeccato alcune volte. Quando ne parlo alcuni mi dicono di non essere troppo pessimista, che “non può piovere per sempre”, che poi dire una cosa del genere a un Corvo sembra proprio una presa in giro, comunque io rispondo “è vero, potrebbe anche iniziare a grandinare…”.

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E poi impari a non sopportare…

Non sono una persona facile, una volta forse lo ero, riuscivo a digerire un sacco di cose, diciamo che le relazioni interpersonali che fossero di lavoro, d’amicizia o d’amore riuscivo a gestirle abbastanza bene, riuscivo a passare sopra a un sacco di piccole cosette spiacevoli e lo facevo per il quieto vivere, per non appesantire i rapporti, per non complicarli insomma. Poi questo magnifico prototipo di esistenza che tutti si ostinano a chiamare vita e che io definirei più limbo insensato, attraverso l’esperienza mi ha insegnato che essere troppo morbidi è deleterio, per sè stessi soprattutto ma anche per gli altri. Quindi dopo questa sequela di esperienze negative, ma che forse così negative poi non erano, ho imparato cosa e soprattutto chi davvero non sopporto. Non sopporto chi spreca, soprattutto se si tratta di cibo o d’acqua. Non sopporto chi mente. Non sopporto chi nega l’evidenza, e questa particolare specie di essere umano oltre a non sopportarla mi provoca un fortissimo prurito alle mani. Non sopporto chi non mantiene le promesse, di qualsiasi genere siano, chi non mantiene la parola data o è un bambino o è semplicemente un disonesto. Non sopporto le prime donne, maschi o femmine che siano, ogni tanto bisognerebbe ricordargli che non ce l’hanno d’oro, e comunque, anche se fosse, a tanti piace l’argento. Non sopporto chi mi fa rischiare la vita guidando con lo sguardo sul cellulare, caro autista almeno quando guidi potresti evitare di controllare le foto della smandrappata di turno su facebook? Non sopporto chi puzza, hanno inventato il sapone e sarebbe d’uopo usarlo almeno quelle tre/quattro volte a settimana, per sè stessi ma soprattutto per rispetto del prossimo che spesso deve forzatamente convivere con effluvi nauseabondi. Non sopporto gli approfittatori, quelli che sfruttano la loro posizione privilegiata per metterlo dove non batte il sole a chi è più debole, per me sono solo omuncoli o donnette di poco conto. Non sopporto i leccaculo, c’è bisogno di spiegare chi sono? Non penso, comunque come diceva un comico “un dubbio mi assale, si consumerà prima la lingua del servo o il culo del padrone?”. E poi non sopporto chi bara, qualsiasi sia il gioco, qualsiasi sia l’interazione, la relazione… In pratica credo che tutto questo post si possa riassumere con “semplicemente non sopporto e non ho intenzione di sopportare chi non ha rispetto, punto”.

Siamo fottuti…

Circa due mesi fa, spippolando su ebay ho notato che era in vendita a poco prezzo un kit per preparare il sushi. Il kit era formato da una palettina in legno e da una specie di piccola stuoia anch’essa realizzata in legno e rilegata con del comune spago. E’ ovvio che il materiale sia costato pochissimo al produttore e quindi potrebbe giustificare ampiamente il basso prezzo, ma quello che mi sconcerta di più è che tutto ciò lo potevi acquistare con spedizione gratuita direttamente dal produttore a Hong Kong per la modica cifra di € 1,28.

Ho pensato che se i cinesi riescono a produrre e spedire dalla Cina un oggetto del genere a un simile prezzo come possiamo anche solo pensare di poter fare un qualche tipo di concorrenza, è impossibile, con lo stesso prezzo noi ci compriamo appena il packaging. Quindi ho dedotto e sperato che sarebbe potuta essere una truffa, e dato l’esiguo prezzo ho voluto sincerarmene direttamente acquistando. Devo ammettere che mi sono augurato per più di due mesi che non arrivasse mai, e invece oggi è arrivato… direttamente da Hong Kong, a € 1,28 comprese spese di spedizione… siamo fottuti…

Omaggio a Gregory Corso

MATRIMONIO

Gregory-Corso-fotografato-da-Allen-Ginsberg-1956

Devo sposarmi? Devo essere buono?
Far colpo vestito di velluto e cappuccio da Faust sulla ragazza che abita accanto?
Portarla al cimitero invece che al cinema
dirle tutto su lupi mannari vasche da bagno e clarinetti biforcuti
poi desiderarla e baciarla e tutti i preliminari
e lei che arriva solo fino a un certo punto e io capisco perché
e non mi arrabbio dicendo Devi sentire! È bello sentire!
Invece la prendo tra le braccia mi appoggio a una vecchia tomba contorta
E corteggio lei la notte intera le costellazioni nel cielo –

Quando mi presenta ai suoi genitori
schiena dritta, capelli finalmente ravviati, strangolato da una cravatta,
devo sedere a ginocchia unite sul loro sofà da 3º grado
e non domandare Dov’è il bagno?
Come sentirmi se non come sono,
pensando spesso al sapone Flash Gordon –
O come dev’essere orribile per un giovanotto
seduto davanti a una famiglia e la famiglia che pensa
Non l’abbiamo mai visto! Vuole la nostra Mery Lou!
Dopo il tè e i dolci fatti in casa mi chiedono Come ti guadagni la vita?
Devo dirglielo? Gli sarei simpatico, dopo?
Direbbero Va bene sposatevi, perdiamo una figlia
ma guadagniamo un figlio –
E devo domandare allora Dov’è il bagno?

Dio, e il matrimonio! Tutta la famiglia e i suoi amici
e solo un pugno dei miei, tutti scrocconi e barbuti
che aspettano soltanto cibi e bevande –
E il prete! Mi guarda quasi mi masturbassi
nel chiedermi Vuoi questa donna per tua legittima sposa?
E io tremante che dire direi Torta Colla!
Bacio la sposa tutti quegli arrapati giù manate sulla schiena
È tutta tua, ragazzo! Ah-ah-ah!
E nei loro occhi si vede qualche oscena luna di miele in atto –
Poi tutto quell’assurdo riso e lattine che sbattono e scarpe
Cascate del Niagara! Orde di noi! Mariti! Mogli! Cioccolatini!
Tutti che affollano alberghi accoglienti
Tutti a fare la stessa cosa stanotte
L’impiegato indifferente che sa cosa sta per succedere
Gli idioti nella hall che lo sanno
Il fattorino dell’ascensore che lo sa fischiettando
Il portiere ammiccante che lo sa
Tutti lo sanno! Mi vien quasi voglia di non fare niente!
Stare alzato tutta la notte! Fissare negli occhi quell’impiegato d’albergo!
Gridando: Io nego la luna di miele! Io nego la luna di miele!
correndo aggressivo in quegli appartamenti quasi eccitati
urlando Pancia Radio! Zappa gatto!
Oh vivrei a Niagara per sempre! in una buia caverna sotto le Cascate
mi siederei il pazzo Lunatoredimiele
e escogitar modi per rompere matrimoni, fustigatore di bigamia
santo del divorzio –

Ma devo sposarmi essere buono
Che bello sarebbe tornare a casa da lei
e sedermi vicino al fuoco mentre lei in cuicna
col grembiule giovane e bella vuole un mio figlio
e così felice per me da far bruciare il roast-beef
e viene a piangere da me e io mi alzo dalla grande sedia di padre
e dico Denti Natale! Cervelli radiosi! Mela sorda!
Dio che marito sarei! Sì, devo sposarmi!
Tanto da fare! per esempio entrare in casa di Mr. Jones a tarda notte
e coprirgli le mazze da golf di libri norvegesi 1920
o appendere una foto di Rimbaud alla falciatrice
o incollare francobolli di Tannu Tuva su tutto lo steccato di cinta
o quando viene la Signora Kindhead per la colletta del Fondo della Comunità
afferrarla e dirle Ci sono presagi sinistri nel cielo!
E quando il sindaco viene a chiedermi il voto dirgli
Quando li farai smettere di uccidere balene!
E quando viene il lattaio lasciargli un appunto nella bottiglia
Polvere di pinguino, portami polvere di pinguino, voglio polvere di pinguino –

Eppure se dovessi sposarmi e fosse il Connecticut e la neve
e lei partorisse un bambino e io non potessi dormire, esausto,
in piedi la notte, il capo su una muta finestra, il passato alle spalle,
trovandomi tremante nella situazione più solita
consapevole di responsabilità non rametto sporco né minestra di moneta Romana
O cosa sarebbe!
Certo gli darei per capezzolo un Tacito di gomma
Per sonaglio un sacco di dischi rotti di Bach
Attaccherei Della Francesca intorno alla culla
Cucirei l’alfabeto greco sul suo bavaglino
E per il suo passaggino costruirei un Partenone senza tetto

No, non credo che sarei quel tipo di padre
niente campagna niente neve niente muta finestra
ma rovente puzzolente isterica New York City
sette piani di scale, scarafaggi e topi sui muri
una grassa moglie reichiana che strilla da sulle patate Trovati un posto!

E cinque bambini mocciosi innamorati di Batman
E i vicini sdentati e forforosi
come quelle masse stracciate del 18º secolo
tutti che vogliono entrare e guardare la TV
Il padrone vuole l’affitto
Drogheria Gas Blue Cross & Electric Knights of Columbus
Impossibile sdraiarsi a sognare neve del Telefono, parcheggio fantasma –

No! Non devo sposarmi non devo sposarmi mai!
Ma – e Se fossi sposato a una bella donna sofisticata
alta a pallida in un vestito nero elegante e lunghi guanti neri
con un bocchino in mano e un bicchiere nell’altra
e vivessimo in una penthouse con un’enorme finestra
da cui vedere tutta New York e anche oltre nelle giornate serene
Non non riesco ad immaginarmi sposato a quel piacevole sogno prigione –

Ma e l’amore? Dimentico l’amore
non che sia incapace di amore
è solo che l’amore per me è strano come portare scarpe –
non ho mai voluto sposare una ragazza che somigliasse a mia madre
E Ingrid Bergman mi è sempre stata impossibile
E forse adesso c’è una ragazza ma è già sposata
E non mi piacciono gli uomini e…
ma ci deve essere qualcuno!
Perché e se a 60 anni non sono sposato,
tutto solo in una camera ammobiliata con macchie di piscio nelle mutande
e tutti gli altri sposati! Tutto l’universo sposato all’infuori di me!

Ah, eppure so bene che se ci fosse una donna possibile come io sono possibile
allora il matrimonio sarebbe possibile –
Come LEI nel suo solitario fasto esotico aspetta l’amante egiziano
così come aspetto io – privo di 2000 anni e del bagno della vita.

Un po’di chiarezza sulle E-cig

Proprio ieri è uscita una notizia sulle sigarette elettroniche e sul fatto che secondo alcuni recenti studi provocherebbero danni al DNA, aumenterebbero il rischio di tumore ai polmoni e alla vescica e aumenterebbero inoltre il rischio di patologie cardiovascolari. Vorrei soffermare, tra l’altro, l’attenzione sui titoli che sono usciti sui principali siti d’informazione “Danni al Dna e tumori. Le sigarette elettroniche adesso fanno paura”, oppure “Salute: le sigarette elettroniche dannose per il Dna” ecc… Ora, lungi da me voler sfatare questi studi, ma è innegabile che la sigaretta elettronica abbia aiutato migliaia di persone a smettere con la tradizionale sigaretta di tabacco, e mi ci metto anch’io tra questi. Io, anni fa, ero un fumatore come ce ne sono tanti, di quelli da un pacchetto al giorno, e dopo aver usato la e-cig per circa un anno sono riuscito a smettere completamente liberandomi da quella schiavitù. Posso tranquillamente confermare che funziona, se si riesce a trovare il giusto aroma e la quantità di nicotina ideale per simulare la sigaretta vera (perché la quantità di nicotina crea quella che in gergo viene chiamata la hit, e cioè una particolare sensazione in gola al momento dell’aspirazione) si riesce a passare dal tabacco al vapore e poi successivamente si può smettere. Di questo sono assolutamente sicuro perché non sono l’unico che c’è riuscito, ho diversi amici che con lo stesso metodo ce l’hanno fatta. Tra l’altro ci sono studiosi tipo il Prof. Fabio Beatrice, professore all’Università di Torino e direttore della S.C. di Otorinolaringoiatria e del Centro Antifumo dell’Ospedale S.Giovanni Bosco di Torino, che afferma che nel vapore della e-cig ci sono circa il 95% in meno di sostanze cancerogene, quindi con questo non si vuole dire che le e-cig facciano bene, ma contrapposte alla classica sigaretta di tabacco sono notevolmente meno dannose e ripeto, con un uso controllato e ragionato possono aiutare a smettere o diminuire le tradizionali sigarette. Altro argomento trattato da questi ultimi studi è “l’effetto gateway”, in italiano “teoria del passaggio” e cioè che l’utilizzo dell’e-cig da parte dei giovani possa aumentare il rischio di transizione verso il fumo di sigarette convenzionali, anche in questo caso non sono d’accordo, perché questa teoria (mai provata scientificamente) veniva usata in America intorno agli anni ’50 dalla Federal Bureau of Narcotics per una campagna pubblicitaria a favore della promulgazione del proibizionismo della cannabis, poi, più di vent’anni dopo, la Casa Bianca, nella figura della Commissione Shafer, ammise che “quei racconti erano ampiamente falsi”, e poi non serve uno scienziato per capire che non è vero che avendo la bocca e bevendo acqua poi passerò necessariamente al vino, oppure che avendo un pene dal fare l’amore passerò necessariamente allo stupro. Quindi, in definitiva, sogno che l’Italia, come altri paesi, incentivi l’uso della e-cig per i fumatori di sigarette convenzionali aiutandoli a diminuire o addirittura a smettere, invece di aumentarne continuamente le tasse per il solo scopo d’incassare, e mi piacerebbe anche che nel contempo informi i giovani sui rischi e sugli studi effettuati, ma senza demonizzare uno strumento che per alcuni è davvero un salva vita.

Il racconto di Surak

C’era una volta in una galassia lontana lontana un alieno di nome Surak. Surak era un giovane scienziato addetto alla ricerca e allo studio di nuove specie intelligenti, vagava insieme alla sua equipe attraverso l’universo alla ricerca di strani, nuovi mondi, per giungere là dove nessun altro è mai giunto prima… ops no quella era una serie TV anni ‘80… insomma Surak più precisamente era addetto alla classificazione delle nuove specie, che poi, dopo il vaglio di un superiore, venivano catalogate e archiviate nell’enciclopedia galattica, praticamente la raccolta d’informazioni più scientificamente avanzata dell’intero universo. Come di consueto Surak era rientrato da una missione e si accingeva a fare rapporto al proprio superiore. La missione di ricerca, era stata effettuata nel settore 42CB213, una parte dell’universo caratterizzata dalla presenza di una galassia a spirale barrata e più precisamente a circa metà tra il centro e il margine della galassia stessa. Grazie ai potenti sensori della nave stellare che ospitava l’equipe di scienziati alieni, Surak riuscì in breve tempo a rilevare dalla superficie di un pianeta all’interno di un sistema stellare, la presenza di una moltitudine di forme di vita differenti, così concentrò l’attenzione su quel piccolo pianeta e per mesi studiò la forma di vita più intelligente presente su quel corpo celeste.
Come prima accennato Surak, di rientro dalla missione, avrebbe dovuto presentare il risultato della sua ricerca al proprio superiore ma era ansioso, gli tremavano le zampe, anche le squame avevano assunto una posizione strana sul suo dorso, era la paura che si manifestava fisicamente sul suo corpo. Non era sicuro di aver fatto un buon lavoro, ma non perché non si fosse impegnato abbastanza, semplicemente non era riuscito a capire e a inquadrare bene quella strana specie di esseri che aveva incontrato, a adesso aveva timore di non riuscire a presentare il suo lavoro con la certezza e la professionalità che lo contraddistinguevano.
Una volta apertasi la porta della stanza, Surak entrò fingendo sicurezza e salutò Neral, il suo diretto superiore. Neral era molto più vecchio di Surak, lo si poteva notare dalle dimensioni molto più grandi delle corna e dal colore più chiaro delle squame, era inoltre uno scienziato di grande fama e teneva in ampia considerazione il suo pupillo che stava accingendosi a presentare il consueto rapporto. Neral si accorse subito che qualcosa turbava Surak, e così gli disse:

“Che c’è Surak, non avrai mica visto un Gorn?” e accennò un sorriso.
Surak ricambiò il sorriso e balbettando disse:

“No Maestro, ho avuto… mmm… diciamo… qualche problemino nella classificazione della specie che abbiamo trovato su un pianeta nel settore 42CB213…”

“Qualche problemino? E che significa Surak? Non è difficile, lo dovresti sapere, o sono specie intelligenti o no, dov’è il problema?”

“E’ proprio questo il problema signore, hanno una tecnologia che li porrebbe a un livello d’intelligenza, ma nei costumi e nella cultura sono arretrati… mmm… preistorici direi…”

“Ma come è possibile Surak!? Abbiamo scandagliato miliardi di pianeti per migliaia di anni e abbiamo potuto constatare che l’avanzamento tecnologico è direttamente proporzionale all’intelligenza e al progresso culturale di ogni specie, ti starai sicuramente sbagliando!”

“Ho creduto di sbagliarmi signore, ma vede… mmm… ho ricontrollato decine di volte e il risultato è sempre il medesimo…”

“Cavolo, speravo di far presto oggi, avevo un incontro con un vecchio amico Xindi, ha fatto quindici miliardi di anni luce per incontrarmi… sarà contrariato… ma pazienza, illustrami.”

Surak deglutì e dopo qualche momento di esitazione accese il congegno olografico e fece partire le immagini.

“Vede Maestro, la specie ha già sviluppato una rudimentale tecnologia che però gli permette di lasciare il proprio pianeta e recarsi su altri corpi celesti vicini e facenti parte dello stesso sistema”

Neral si girò di scatto e guardando Surak negli occhi lo interrogò:

“Allora mi prendi in giro Surak! Questo è un segno evidente dell’intelligenza di questa specie, cosa c’è di strano?”

“Aspetti signore, mi lasci spiegare”

Surak riprese a illustrare il suo lavoro:

“Il pianeta ha tutte le caratteristiche per sviluppare la vita basata su una molecola che combina idrogeno e ossigeno, ma la specie dominante sembra non voler salvaguardare il proprio ecositema”

“Ma come è possibile?” sussurrò Neral avvicinandosi all’ologramma che raffigurava una centrale nucleare lesionata che stava sversando ettolitri di rifiuti radioattivi.

“E c’è dell’altro signore, sul pianeta sono in corso circa cinquanta conflitti… mmm… guerre insomma…”

“Cosa mi stai dicendo Surak, che specie diverse stanno lottando per l’egemonia sul pianeta?”

“No Maestro, la specie è una sola, si riuniscono in gruppi, no no, non è il termine giusto… mmm… come si dice… ah si, popoli, si riuniscono in popoli e poi si fanno la guerra tra loro”

“Non ci posso credere… si sterminano tra elementi della stessa specie e distruggono il proprio ecosistema a danno anche di altre forme di vita, ma allo stesso tempo hanno la tecnologia per salvarsi e non lo fanno…”

“Si signore, e c’è di più!”

A questo punto Surak capì di aver suscitato interesse in Neral e di non aver commesso errori, quindi partì a spiegare con la parlantina sicura e professionale che lo contraddistingueva. Illustrò al proprio superiore un innumerevole quantità di comportamenti illogici che quella strana specie adottava e che non risultavano in nessun altra specie che si potesse etichettare come intelligente. Dopo diverso tempo Neral lo fermò:

“Basta Surak… ho capito…”

Neral abbassò lo sguardo sconfitto e disse:

“Hai fatto un buon lavoro come sempre, ma il risultato è purtroppo disastroso… Non avrei mai voluto spiegarti e usare il protocollo UR235 ma non abbiamo alternative…”

Il Maestro pose la zampa sul dorso dell’allievo e disse:

“Questo protocollo è usato molto raramente e solamente in casi estremi, cioè ogniqualvolta si trovano specie destinate alla propria violenta estinzione e che porterebbero allo stesso destino altre forme di vita con cui condividono il loro pianeta… si tratta di sterminio Surak… dobbiamo sterminarli…”

Surak s’intristì, non aveva mai sentito parlare di quel protocollo, e nella sua coscienza di alieno non poteva credere alle parole del suo mentore, così, guardandolo interrogativamente aspettò le sue parole che non tardarono ad arrivare:

“Hai scelto un nome per la specie Surak? Devo inviare la richiesta alla nave che li sterminerà e devo scrivere un resoconto sull’enciclopedia galattica…”

“Non saprei signore… loro si fanno chiamare Umani…”

Madre! Ma anche no…

Chi segue questo blog sa che a volte mi piace consigliare la visione di qualche film o documentario che mi è particolarmente piaciuto, oggi invece voglio fare il contrario, e cioè sconsigliare la visione di una pellicola che mi ha davvero sconcertato in senso negativo. Il film di cui parlerò è “Madre!” (potrei spoilerare parte della trama quindi chi volesse visionarlo non legga oltre, ma sinceramente, vogliatevi bene e non guardatelo). La storia è molto semplice, è la vita di una coppia, lei casalinga incinta, lui scrittore in piena crisi d’ispirazione. Partiamo col dire che il film è delirante nel vero senso della parola, i dialoghi sono scritti con i piedi, se uno chiede “come stai?” l’altro potrebbe rispondere tranquillamente “si, la marmellata è di ciliegie”, gli attori hanno reazioni contorte e non credibili, succedono cose che vanno oltre il surreale, basti pensare che a un certo punto all’interno della casa scoppiano manifestazioni di sette sataniche e addirittura una guerra con tanto di militari in divisa e scoppi di bombe di vario genere, la casa viene letteralmente presa d’assalto da centinaia di persone che escono fuori dal nulla. Tutta questa accozzaglia di vicissitudini è messa in atto per radere al suolo la casa di modo che nella scena finale, assolutamente telefonata, si possa capire che ci troviamo di fronte all’ennesima storia in loop fondata sul mito dell’Uroboro, e cioè sulla natura ciclica delle cose. Ora, non è che il mito dell’Uroboro sia brutto ma mi sembra che già sia stato usato abbastanza nel cinema, ricordo ad esempio un grandissimo “L’esercito delle dodici scimmie” (con un Brad Pitt nella parte del terrorista psicopatico da Oscar), oppure anche la famosa web serie Freaks, insomma roba fritta e rifritta. Bisogna dire anche che lo sceneggiatore e in questo caso anche regista Darren Aronofsky aveva già dato prova di essere uno avvezzo al delirio con un altro film a mio avviso senza senso e inguardabile, e cioè “The Fountain – L’albero della vita”. Sinceramente pensavo che dopo una roba del genere si sarebbe fermato, invece ho scoperto che è anche produttore quindi potrebbe continuare all’infinito, pertanto la palla passa a noi spettatori che dobbiamo fermarlo e fargli capire che dovrebbe esimersi dal creare tali oscenità.

Sequenza interminabile di perchè

Nel post di oggi vorrei parlare di un problema con il quale tutti gli adulti si trovano a fare i conti quando devono interagire con un bambino. I bambini, sia maschi che femmine, a un certo punto della loro crescita attraversano la famosa fase del perché, da essere creaturine senza l’uso della parola diventeranno improvvisamente creaturine logorroiche, che pretenderanno risposte esaurienti alle innumerevoli domande sul perché di tutto ciò che gli capita intorno. Ora, come si deve comportare un adulto in tale circostanza? Se dessimo retta al famoso pedagogo Savino Pezza, le cui doti ci vengono narrate dal grande Natalino Balasso, dovremmo usare appunto la tecnica Pezziana che ci insegna che alla terza richiesta del perché l’adulto deve colpire con estrema violenza il punto P, all’altezza del cervelletto, di modo che il bambino, dopo essersi risvegliato giorni dopo, le prossime volte che si troverà a chiedere una sequenza interminabile di perché, inspiegabilmente alla terza si bloccherà… Ora, a parte gli scherzi, come ci si deve comportare davvero in una situazione del genere? Io ho osservato i miei nipoti e potrei dire con certezza che non chiedono il perché per sapere effettivamente qualcosa, lo chiedono perché hanno imparato questa parola e la mandano semplicemente in loop, questo è confermato dal fatto che mentre stai rispondendo alla loro richiesta spesso si mettono a fare altro non cagandoti minimamente di striscio, salvo il fatto che appena avrai finito di parlare semplicemente ti chiederanno di nuovo perchè. Il fatto, quindi, di cercare risposte esaurienti e esatte è praticamente tempo perso, quindi, dopo attenta analisi del fenomeno posso dire di aver trovato la risposta giusta, con la quale riesco ogni volta a interrompere il loop malefico. Al terzo perché domando “perché mi chiedi continuamente perché?”, a questa domanda l’infante si blocca, è spiazzato dal fatto che ha ricevuto come risposta una domanda, in più il fatto che non ascoltasse minimamente ciò che gli stavi dicendo lo manda ancor di più in confusione e rimane come imbalsamato a guardarti. Tu non devi far altro che spostare la sua attenzione su un balocco qualsiasi, e la magia è fatta, i perché sono svaniti e adesso c’è solo un nuovo gioco.

Via Crucis bancaria

Come accennato in uno degli ultimi post, in questi giorni sto cercando di aprire un conto on line. La scelta di farlo in rete e non di persona recandomi alla banca è nata dall’idea, col senno di poi completamente sbagliata, che sarebbe stato più comodo fare tutto dal pc di casa, pensavo anche che la burocrazia sarebbe stata più snella, oltre al fatto che dai portali dedicati sembrerebbe la scelta più conveniente. Quindi una volta deciso ho iniziato la trafila per la registrazione, per prima cosa ho dovuto compilare un questionario a dir poco estenuante per lunghezza e per specificità, un’ infinita sequela di domande a partire dalle generalità passando per le intenzioni per il futuro per finire all’albero genealogico dell’animale domestico d’infanzia, sarò stato a spippolare più di mezz’ora, inizio a innervosirmi. La Via Crucis purtroppo non era ancora finita, infatti, dal questionario passo alla consegna dei documenti d’identità. Vogliono un documento d’identità, il codice fiscale, e un documento che provi la mia effettiva residenza. Quindi mi metto a scannerizzare il tutto per poi caricarlo on line, altra mezz’oretta… Che poi cosa curiosa è che hanno voluto la scannerizzazione del passaporto fronte retro, che non ha senso, perché il retro del passaporto è uguale per tutti… va bè… contenti loro… Il nervosismo si tramuta in esclamazioni poco lusinghiere a denti stretti… Una volta finita la consegna dei documenti passo all’attivazione del servizio e scopro che si può fare in due modi, o facendo un bonifico da parte di un altro conto intestato alla stessa persona che vuole aprirne un altro o tramite webcam. Opto per la webcam sperando di far veloce e togliermi il dente per non pensarci più, e appena clicco mi esce una schermata dove posso richiedere un appuntamento per la conferenza via web con uno dei loro impiegati, data più vicina tra dieci giorni. In casa mia riecheggiano ingiurie… Aspetto nove giorni e mi avvisano con un sms che un documento non è leggibile, quindi mi consigliano di tornare sul sito e caricarlo di nuovo, lo faccio e indovinate un po’, si, il sistema mi rimanda alla schermata per prenotare un altro appuntamento, data più vicina tra altri dieci giorni… Le pareti di casa mia tremano, e non è un terremoto, sono le onde sonore dei miei oltraggi rivolti al creato… Domani è la data fatidica, quindi, se sei un impiegato di banca addetto alle conferenze web con nuovi potenziali clienti fai molta attenzione e cerca di essere carino e coccoloso, perché ho un giramento di ammennicoli che posso incenerirti con lo sguardo… Potrei saettare come Zeus fulminator…

Sfavataggine

E’ da un paio di giorni che mi porto dietro una sfavataggine (c’è chi la chiama scazzo, fastidio, sconforto, ma dalle mie parte si dice sfavataggine che viene da sfavato cioè una specie di annoiato, depresso e sconfortato…) abbastanza pesante, non credo ci sia un unico motivo per il quale questa sensazione di disagio sia sorta, credo sia un accozzaglia di fattori che tutti insieme riescono a smuovermi quella specie di mezza depressione che fa parte del mio essere e che negli ultimi anni sono riuscito a tenere a bada così bene. I motivi dello sfavamento sono molteplici, si va dal reclamo che ho inoltrato mesi fa alla mia compagnia telefonica che tarda ad essere accettato nonostante abbia spedito (a mie cure e spese ovviamente) tutta la documentazione ben tre volte, passando per un datore di lavoro che mi dice una cosa che io prendo per buona e poi cambia versione ogni settimana, poi ho avuto la brillante idea di aprire un conto on-line e per registrarmi sto passando una trafila di storie assurde che mi porto dietro da dieci giorni almeno, poi il mio meccanico prende tempo e la cosa mi fa innervosire, insomma, un accozzaglia di piccole cose che però, dopo un po’ sfavano, non c’è nulla da fare… E quando sono sfavato divento intrattabile, non perché diventi irritabile anzi, il contrario, rispondo a monosillabi, mi trascino in giro e faccio tutto quello che sono abituato a fare mettendoci il doppio del tempo, mangio poco, parlo meno e tendo a isolarmi… e poi di punto in bianco la voglia irrefrenabile di mandare pacatamente tutti affanculo… Guarirò mai da questa condizione?