Archivio mensile:gennaio 2013

Smartphone e schizofrenia galoppante

phonenoLa schizofrenia dell’essere umano non smette mai di stupirmi, sto parlando della corsa al telefonino, la corsa delle aziende che li producono e la corsa degli idioti che aspettano l’uscita dell’ultimo modello per spendere comodi comodi mezzo stipendio e aggiudicarsi l’agognato pezzo di tecnologia. Per quanto riguarda le aziende o corporation o multinazionali che siano il discorso è molto breve così come le riflessioni che possiamo fare sull’argomento, il motore trainante come in ogni tipologia di mercato o economia è il Dio Denaro. Sfruttare l’idiozia di milioni (se non miliardi) di persone che vengono abbagliate dagli scintillii della moda che gli consiglia di comprare questo o quello perchè altrimenti non si è “in” è la regola. Questo modo di lavorare è sicuramente squallido ma per certi versi capibile, che dire “se te li comprano producili”. Discorso diverso è quello delle persone che abboccano senza usare minimamente quell’inutile materia grigia che si ritrovano nel cranio. Non discuto certamente il lato estetico di tali marchingegni, d’altronde degustibus non disputandum est, ma l’uso o il non uso è certamente discutibile. Tralasciamo chi li usa per lavoro, ma il resto delle persone potrebbero fare ciò che fanno, che poi è mandarsi messaggini, comodamente con il pc di casa spendendo infinitamente meno, e oggi come oggi tutti hanno un computer. Qualcuno dice che gli serve per fare le foto, e la macchina fotografica che le fa anche meglio a cosa serve? La vogliamo usare come tostapane? Per non parlare del non uso, si perchè questi concentrati di tecnologia hanno mille funzioni e il 99% di coloro che ne comprano uno non hanno la minima idea di come sfruttare appieno le potenzialità dell’apparecchio che hanno sotto mano. E poi la cosa più triste di tutte, vedere in giro autentici zombie che fissano lo schermo allucinati, non curanti del mondo che li circonda, per non parlare di quelli che sono convinti di avere una mente multitasking che gli permette di smessaggiare mentre guidano. Autentici pericoli ambulanti. Quindi spendere mezzo stipendio, perchè i costi di uno smartphone nuovo sono scandalosi, un vero schiaffo alla miseria, per comprare un aggeggio di ultima generazione ha senso? E in tutta questa riflessione ho volutamente tralasciato l’universo degli operai sottopagati, sfruttati e senza diritti che lavorano in queste multinazionali che li producono e l’obsolescenza programmata che ormai è entrata a far parte del modus operandi dei progettisti di questi acchiappacitrulli, temi questi che comunque meritano un approfondimento ma che proprio per la vastità dell’argomento ho preferito sorvolare. E ora scusatemi ma devo controllare i messaggini su whatsapp… ma neanche per sogno!

Adesso basta pensieri critici, Music, necessito Music!

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Tasse, commissioni o come cavolo si chiamano. Incazziamoci

Ci sono cose in questo mondo lavorativo che mi fanno letteralmente imbestialire, non so se siano cose che succedono solo in questa malandata Italia o se, grazie a queste mega cazzate che sono la globalizzazione e i governi bancocentrici, si siano ormai diffuse a macchia d’olio in tutti i paesi. Parlo delle tasse, tassine e tassucce che si trovano nascoste nelle fatture dell’energia, nelle transazioni con le banche, nei pagamenti effettuati in posta ecc.

Ne voglio raccontare uno nello specifico perchè oltre che essere vergognoso per l’importo è ignobile anche dal punto di vista logico.

Oggi ho dovuto pagare un bollettino postale a un noto fornitore di energia elettrica e ho optato, dato che la mia banca mi permette di gestire il mio conto on line, per il pagamento direttamente dal mio conto corrente. Quindi mi metto al computer e in tutta comodità, mia e dei dipendenti di banca e posta che non muovono un dito, riempio tutti gli spazi e click, invio il pagamento. Poi così tanto per essere un po più scrupoloso vado a vedere l’estratto conto per sincerarmi dell’avvenuto pagamento e trovo, con stupore, l’importo di € 0.20 per “tassa di accettazione protempore”, cos’è e perchè esiste lo ignoro completamente, poi l’importo di € 1.00 come “commissione spettante a banco posta” e mi chiedo per quale motivo, poi l’importo di € 0.50 “commissioni su pagamento” presumo della banca perchè non è specificato comunque anche in questo caso mi chiedo per quale motivo. Cioè in poche parole, se faccio risparmiare lavoro alla banca e alla posta pago di più che se andassi direttamente alla posta a pagarlo, difatti il pagamento di un bollettino postale effettuato alla posta, scomodando l’impiegato, costa € 1.10 di commissioni.

Quindi logicamente direi che queste tasse, commissioni o come volete chiamarle non solo sono eccessive, perché sommando € 1.70 per ogni transazione per ogni conto corrente raggiungiamo cifre astronomiche, ma assolutamente non hanno motivo di esistere perché in effetti, facendo io la transazione al posto degl’impiegati di banca e posta, faccio risparmiare lavoro a questi strozzini (non gl’impiegati eh, la banca e la posta).

E la domanda che mi balza in mente subito dopo tutto ciò è, quanto ancora riusciremo a sopportare questi abusi? Mi si dirà che questo è l’ultimo dei problemi ma è vero anche che a forza di ultimi problemi sta andando tutto a put…. Forse è meglio se iniziamo a incazzarci sul serio.

In punta di piedi

L’argomento di questo post mi è venuto in mente grazie a una persona che conosco da svariati anni, e che in questi giorni per lavoro ho frequentemente incontrato, amico di famiglia, persona molto anziana, molto colta, e con un modo di esprimersi da signore dei primi del novecento. Mi ha sempre affascinato il suo modo di porsi con le persone, sempre molto accomodante, pacato ma allo stesso tempo chiaro e diretto nell’esprimersi, come scrivevo in   uno dei post passatiold_man_support1 è una di quelle persone che sanno scegliere i vocaboli giusti, al momento giusto. Ho intitolato questo post in punta di piedi perchè è così che si affaccia nella mia vita quest’uomo, saluta sorridendo, mi chiede sempre se può disturbare e inizia la conversazione chiedendo “come stai” domanda sempre più in disuso, e dalle sue espressioni facciali mi da sempre l’impressione di essere realmente interessato alle mie condizioni. Cavolo quanto è bello vedere un sincero interessamento dettato dalla pura conoscenza o da un amicizia, specialmente se proviene da una persona di quell’età. Di solito, e ci aggiungo un bel “IN ITALIA”, se non si hanno i capelli bianchi difficilmente si viene presi sul serio. Comunque tralasciando la colata di campanilismo mi viene da fantasticare su come potevano essere i suoi genitori, a quei tempi portare rispetto in generale verso il prossimo, soprattutto se più anziano, era sicuramente un valore molto più importante di oggi e credo venisse insegnato, talvolta anche con modi abbastanza brutali, in tutte le famiglie ma è vero anche che i modi rudi e la maleducazione erano altrettanto sviluppati, quindi potrebbe aver deciso da solo di usare questi particolari atteggiamenti. Fatto sta che ogni volta che lo incontro è un piacere conversare con lui, e lui con voce calma si spiega in un italiano perfetto, ineccepibile, non alza mai il tono durante la conversazione, immagino che riuscirebbe a parlare pacato anche con uno che gli ha appena graffiato la macchina. A pensarci bene è una dote straordinaria, mantenere la calma sempre e comunque, immaginiamoci un litigio tra due persone, uno avvelenato di rabbia che inveisce e l’altro sempre e costantemente pacato che argomenta in modo giusto senza farsi minimamente prendere dalla collera. Chi vorreste essere dei due? Quello che tuona ingiurie o quello che disquisisce quieto e sereno? Chi vive meglio dei due? E lui è così, in punta di piedi sempre e comunque, con rispetto, con interessamento sincero, con un sorriso, in due parole, con educazione.

Impossible Story

Come da sempre mi capita anche stanotte è una di quelle notti in cui il sonno proprio non vuole arrivare, o forse sono alcuni pensieri e ricordi che facendo capolino mi distolgono dal rilassamento che serve per addormentarsi. Pensieri e ricordi confusi che si mischiano con una sensazione di nostalgia, per alcune storie che non sono andate, che non hanno fruttato quello che avrebbero dovuto. Sono passati i tempi delle domande, chi ha sbagliato o di chi è la colpa sono pensieri che mi hanno abbandonato già da un po’, non ha più importanza cercare il colpevole, è proprio vero, il tempo riesce ad affievolire, a ovattare qualsiasi tipologia di dolore. Personalmente credo anche che si possa fare ben poco per questi tipi di dolore, non esiste una ricetta per sentire meno, un esercizio da svolgere per lenire il dolore o una pozione magica che in un attimo ti possa far stare meglio. C’è solo il tempo, unico rimedio veramente efficace per i dolori del cuore, che poi se ci penso bene del cuore non sono, sono della nostra mente, la fonte della nostra più grande forza ma anche della nostra più grande debolezza. Ho cercato anche di distrarmi cercando un po’ di musica nuova, che tra l’altro è uno dei miei sport preferiti, cercare pezzi che non ho mai ascoltato o artisti che non ho ancora avuto il piacere di sentire, dopo un po’ ascoltare sempre i soliti pezzi mi scoccia, sento il richiamo di nuovi suoni, nuovi ritmi e melodie. E allora mentre ero in ricerca salta fuori un bel pezzo di una cantante canadese che già conoscevo, Brooke Miller, e quando ho letto il titolo mi è venuto da pensare, pur non essendo un fatalista, che ci fosse ben poca casualità, il titolo infatti è impossible story. Coincidenza curiosa e bel pezzo adatto al momento sia per titolo che per melodia, si adatta perfettamente a una notte un po nostalgica, ho cercato anche il testo ma non sono riuscito a trovarlo, se c’è qualcuno che conosce bene la lingua inglese sarebbe gradita la trascrizione del testo e una traduzione se possibile. Non si sa mai qualche anima buona si muova a compassione…

Musica e ricordi

La settimana è ripartita, e come se è ripartita, lavoro, sport e impegni vari riempiono letteralmente le mie giornate e spesso dopo un’intera giornata di doveri, ma anche di piaceri, non sempre sono nelle condizioni mentali per scrivere un post da pubblicare sul mio amatissimo blog. Spesso quando torno a casa da lavoro l’unica cosa di cui ho veramente bisogno è rilassarmi, magari con un pò di buona musica. La musica ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia vita, ricordo pomeriggi interi quando da bambino ascoltavo i vinili di mio padre nel soggiorno cantando a squarciagola, intendiamoci, ero un bambino come tutti gli altri, quelli di una volta intendo, quelli che uscivano alle due del pomeriggio di casa e tornavano la sera sporchi di fango perché erano stati a giocare a calcio fuori ed erano riusciti a entrare con tuffo carpiato con doppio avvitamento coefficiente di difficoltà 3.8 in ogni pozzanghera del circondario. Bambini degli anni ottanta, bambini selvatici, come mi piace definirli, come non se ne vedono più di questi tempi. E nonostante questa smodata passione per il calcio (ormai estinta anche quella) riuscivo sempre a ritagliarmi, durante la settimana, dei pomeriggi da passare in compagnia della musica. A volte pensando alle canzoni che cantavo divento invidioso di me stesso, si perché a quel tempo con la vocina acuta di bambino che avevo riuscivo a prendere note così alte che oggi neanche lontanamente potrei raggiungere. Da quando ho ricordo c’è una canzone specifica per ogni cosa, la canzone delle vacanze con i miei genitori, la canzone delle prime cotte, la canzone delle partite di calcio della domenica, la canzone dei nonni e così via. Penso che per alcune persone la musica acquisti un importanza fondamentale nella propria vita, un importanza che non si limita al semplice intrattenimento, ma che riuscendo a cambiare il proprio stato d’animo e a rievocare vividamente ricordi possa in qualche modo interagire attivamente con noi stessi. E oggi la musica è sempre qui con me a farmi compagnia, a volte la suono, a volte l’ascolto in religioso silenzio, a volte la canto e a volte mi limito a fischiettarla mentre scendo le scale, e penso anche che sia una delle cose che più mi ha scombussolato a parte il fatto di essere nato. Musichina del giorno con meraviglioso video annesso, lo so è una pubblicità ma che ci vuoi fare se il pubblicitario ha azzeccato musica e video? Godetevela.

L’ozio una forma di libertà

Sveglia non troppo presto, cielo nuvoloso e chissà per quale strano motivo una sensazione di benessere nell’essere solo, un qualche pensiero strano che mi porta ad apprezzare questa mia solitudine.

Il letto è rigorosamente sfatto, una maglietta a terra, un paio di scarpe nell’angolo della camera, una lattina vuota sulla mensola, un sanissimo strato di polvere sul termosifone e un’altra miriade di oggetti fuori posto, insomma, la classica stanza di un single. Non troppo in ordine, non troppo pulita, e rubando la citazione a un film “elegantemente allezzita”.

Questa condizione dovrebbe in qualche modo suscitarmi un velo di tristezza, o almeno spronarmi per fare qualcosa per cambiare le cose, e invece accade il contrario, la mente va a cercare quelle domeniche con sveglia forzata per andare a pranzo dalla suocera o dai parenti, oppure i dopo pranzo con passeggiata forzata per digerire, o ancora quando devi accompagnare la tua ragazza in centro perché deve passare in un negozio.

Oggi no, oggi riscopro la bellezza e la libertà di una domenica di ozio totale.

Il massimo spazio da percorrere sarà quello dal divano al bagno, sonnecchierò felice e spensierato, come sfondo l’audio di chissà quale film, del quale mi ricorderò ovviamente solo l’inizio.

Irrefrenabile voglia di spengere il cellulare, lasciare tutto e tutti fuori.

Domani inizierà un’altra settimana di lavoro e impegni vari, appuntamenti, orari da rispettare, clienti rompicoglioni e chissà che altro. Oggi no, oggi deve funzionare solo il sistema vegetativo.

Elezioni

Alle elezioni vota Alì Babà

ali_baba

così sei sicuro che i ladroni sono solo quaranta

Animali e libertà

Inciampare in pensieri di libertà è sempre bello, del resto a chi non piace pensare alla libertà, ancora meglio se la libertà in questione è la propria e non è negata, chiunque penso sostenga che la libertà debba essere un diritto, come credo sia palese che la libertà non debba essere negata, ovviamente a meno che la stessa non precluda la libertà di un altro individuo.
Asserire il contrario non ha senso, è impensabile, assolutamente illogico a meno che non si tratti di pazzia o follia è semplicemente ovvio che la libertà debba essere un diritto dell’individuo, e forse se ci pensiamo bene potremmo a rigor di logica estendere questa libertà, questo diritto, a tutti gli esseri viventi.
C’è da dire che noi questo diritto a una serie infinita di animali non glie lo diamo, ovviamente, e parlo da essere onnivoro e non animalista, molti esemplari di alcune specie vengono abbattuti per essere mangiati e non ci trovo nulla di male in questo, penso a questa pratica come a un comportamento del tutto normale e naturale, del resto tutte le specie onnivore uccidono per mangiare.
A molti animali vengono praticate torture inimmaginabili, esempio lampante sono gli “orsi della luna”, una vita intera in una gabbia minuscola con un tubo conficcato nel fegato per estrarre la bile che serve per la produzione di farmaci se non sbaglio, e dulcis in fundo artigli e denti tolti per evitare il suicidio.  Pratiche disumane che chiunque penso possa ritenere amorali e condannabili.
Quello a cui però molta gente non fa caso e che credo sia per certi versi ancora più grave è negare la libertà a un animale per puro divertimento, e succede tutti i giorni, sotto gli occhi di tutti, e nessuno dice niente, non una parola.
Ogni giorno c’è chi va al circo a vedere animali addestrati a fare inchini e riverenze a comando, ogni giorno c’è chi va a vedere corse di cavalli drogati e ancora una volta addestrati a correre per il divertimento dell’uomo, e mi dispiace dirlo, ma soprattutto ogni giorno c’è chi va a comprarsi il cane perché si sente solo.
Ma gli animali del circo potranno mai scegliere se fare o non fare quell’inchino? I cavalli potranno mai scegliere se correre o non correre quel giorno? E i cani che ogni giorno vedo al guinsaglio potranno mai decidere se andare a spasso con un essere umano o farsi i fatti loro?
Qualche anno fa ho avuto l’immenso piacere di vedere dei cavalli in libertà, se ne stavano sulla cima di una collina e appena hanno avvistato il nostro gruppo di persone che si avvicinava hanno iniziato a correre, un gruppo di una ventina di esemplari in corsa giù per la collina, liberi di andare dove volevano a fare ciò che volevano, mi sono sentito libero anch’io.

horses

La scelta delle parole

In questi ultimi giorni sono casualmente inciampato in alcuni blog dedicati alla scrittura, fossero poesie, racconti o semplici scritti il comune denominatore era il magnifico modo di scegliere le parole. Alcune persone riescono, attraverso la scelta dei “giusti” vocaboli, a descrivere esattamente uno stato d’animo o in tre parole riescono a suscitarti forti emozioni. La capacità di scrivere in modo esatto e di farsi capire credo che ormai sia di pubblico dominio, nel senso che tutti, chi più chi meno, riescono con facilità a mettere nero su bianco un discorso di senso compiuto. Ma lo scrivere veramente, arrivare al cuore di una persona riuscendo nello stesso momento a suscitare emozioni e a far partorire al cervello immagini nitide non è da tutti. Non so se sono riuscito a spiegarmi bene, del resto non credo di avere la capacità di cui parlo, forse facendo un esempio riesco a chiarire meglio il concetto. Prendiamo l’esempio più scontato della letteratura italiana, la poesia Mattina di Ungaretti, 4 parole messe in fila ma che suscitano sensazioni e immagini molteplici. Cioè, voglio dire, non viene mica a tutti di svegliarsi la mattina e dire: “m’illumino d’immenso”, io la mattina riesco addirittura a sbagliare, causa bocca impastata, la pronuncia delle imprecazioni che rivolgo ai santi nel vano tentativo di trovare al buio gli indumenti.  Non saprei proprio come definire meglio questa capacità, non quella di imprecare eh, questa maestria nella scelta dei vocaboli giusti o forse più adatti, so solo che provo una forte invidia per coloro che ci riescono.

Chiudo questo post con una canzone che credo rispecchi molto bene ciò che ho cercato di dire, anche se nel testo ci sono riferimenti politici, ringrazio l’autore genuflettendomi come sempre al suo genio.

Maniglie

Mettiamo subito in chiaro una cosa, io ho la tendenza ad ingrassare, purtroppo non sono dotato di un metabolismo veloce, anzi direi che il mio se la prende mooolto comoda, è una specie di bradipo che oltre ad andare lento riesce a farmi immagazzinare tutto, riesco a conservare anche la più piccola caloria che ingurgito. Una volta capita questa sfiga atroce il sottoscritto cerca di riparare come meglio può e si informa sui cibi meno calorici e a basso contenuto di grassi, rinuncia molto spesso ai dolci, agli oli cotti, e a tutte quelle leccornie che oltre a essere estremamente buone fanno ingrassare a vista d’occhio, capisce inoltre che senza muovere le natiche è impossibile avere risultati soddisfacenti e quindi armato di taaanta pazienza si mette a fare sport quasi quotidianamente riuscendo a calare di peso abbastanza facilmente. C’è una cosa che però non riesco a capire, un difetto (ma non lo è sempre, o forse si) che mi porto dietro da sempre e che da sempre cerco di correggere ovviamente senza risultati soddisfacenti nonostante l’impegno sportivo profuso con notevole zelo, LE MANIGLIE DELL’AMORE.

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Si lo ammetto prima di ritrovare il mio peso forma più che maniglie sembravano maniglioni anti-panico, ma nonostante gli sforzi di dieta e di palestra che comunque le hanno molto ridotte queste stronze rimangono li, impassibili come Zoff nelle interviste del dopo partita, turgide come le tette della Hunziker. Ma esiste un modo per farle sparire? O sono costretto a portarmele dietro a vita?

Passarle all’affettatrice e venderle a 2,00 € l’etto? Sono anche economico, meno del prosciutto!