Archivio mensile:marzo 2013

Figuretta per le feste

Cliente: Salve vorrei fissare un appuntamento col suo collega, andrebbe bene domani in mattinata?

Corvo: No guardi il collega non rientra fino a Lunedì, quindi sarebbe meglio Lunedì mattina.

Cliente: Vuole dire Martedì.

Corvo: O.o ??? ( alcuni secondi di silenzio) Prego?

Cliente: Nel senso che Lunedì è Pasquetta non credo lavoriate.

Corvo: Ah si, mi scusi ha ragione, sarebbe meglio Martedì mattina.

 

Perfetto Corvo, anche oggi la tua bella figuretta l’hai fatta. Ma perchè non mi ricordo mai le festività? Ma soprattutto, perchè non mi suscitano più alcuna emozione? L’unica festività che mi smuove leggermente (e ripeto leggermente) è il Natale, forse perchè è impossibile non notarlo, città illuminate, alberi addobbati ovunque e il pensiero dei regali probabilmente mi catapultano, anche se con minore intensità, in una sorta di limbo natalizio, nel quale tranquillo riesco a cullarmi e a ingrassare quel poco che basta per poi sentirmi in colpa. Passati quei 2 o 3 giorni ricado nella routine e nel piattume, non che mi faccia schifo, parliamoci chiaro, so benissimo che ci sono persone che stanno peggio, però mi manca quell’emozione per le festività che sentivo qualche anno fa. Ho capito, mi manca l’attesa della sorpresa, perchè l’attesa della felicità è essa stessa felicità, come diceva…

si dai…

va bè qualcuno lo diceva!

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Lite al negozio

Oggi ho assistito a una scena agghiacciante. Voglio condividerla con voi perché ci riguarda tutti, tutti in quanto facenti parte del popolo italiano. Stamattina mi sono accorto di aver finito il tè (ma come si scrive? The? Te? Tè? Bho…) quindi mentre sbrigavo le solite faccende di lavoro in giro per vari uffici mi cade l’occhio su un negozino Bio quindi opto per cercare li dentro, magari trovo qualcosa che mi piace. Dentro al negozino a parte me ci sono la commessa e due clienti, una signora italiana e una signora visibilmente tedesca, dico visibilmente perché sono riconoscibilissimi sia nel modo di vestire sia per i caratteri somatici evidentemente nordici. Comunque mentre sono li che guardo tra gli scaffali sento che la tedesca inizia ad alzare la voce verso la commessa, ovviamente mi faccio i fatti miei ma ascolto tutto, sono curioso di sapere qual è il motivo di tanto vociare. Durante l’accesa conversazione in questa strana lingua caratterizzata da idiomi tra l’italiano, il tedesco e il maleducato riesco a capire che l’oggetto del contendere era il prezzo di un prodotto, poi ovviamente la lamentela si è estesa anche a tutti gli altri prodotti. La Merkel era a dir poco adirata per il fatto che i prezzi dei prodotti erano almeno il doppio più alti rispetto alle proprie abitudini (tedesche immagino). Immediatamente dopo aver capito perché questa inveisse in maniera così energica mi è tornato in mente un articolo che lessi tempo fa sui prezzi in Germania, effettivamente secondo molti i prezzi tedeschi sulla maggior parte dei prodotti in commercio sono molto più bassi dei nostri, e nell’articolo si faceva notare anche l’enorme differenza tra gli stipendi loro e i nostri. Ora io non voglio assolutamente far polemica sui prezzi, non so se sono i nostri troppo alti o i loro troppo bassi, non ho soluzioni in merito, però ciò che mi ha fatto veramente riflettere è stata la reazione della signora tedesca. Anche se, probabilmente, è stata fin troppo aggressiva ha subito cercato di far valere le sue ragioni, era davvero indignata e anche se da sola contro tutti combatteva per far valere le sue idee. Adesso invece la mia mente sta pensando che tempo fa, quando ogni Stato europeo dovette approvare quell’obbrobrio che è il MES, lessi un altro articolo in cui si diceva che i ricorsi per l’approvazione del suddetto in Germania furono 37.000 in Italia 0. Cioè, loro che ci stanno sbranando con questa falsa Europa presentano 37.000 ricorsi e noi che dovremmo insorgere coi forconi come nel Medioevo niente, nulla, neanche una letterina. Che dire, da tutto ciò si evince chiaramente che siamo dei pecoroni, ci abituiamo a tutto, tutto ci scorre addosso senza farci reagire minimamente, a volte addirittura vittime con la sindrome di Stoccolma. Non saprei come altro definirci.

Umorismo di bassa lega

In questi giorni sono successi alcuni episodi spiacevoli che mi hanno fatto un po pensare. E’ successo che è passata una collega a salutarmi e a parlarmi di alcune cose di lavoro, una persona molto educata e che io reputavo intelligente e di buon senso, durante la conversazione, per cercare di farmi capire a chi si riferisse, esordisce con un:”dai quello li con un occhio torto, ahahahah, come fai a non averlo presente…”. La mia reazione a tali parole deve esser stata abbastanza negativa, nel senso che non devo aver fatto una bellissima faccia, infatti mi sono accorto che anche la sua meschina risata è stata letteralmente bloccata dalla mia reazione, subito dopo c’è stato un attimo di silenzio assordante. Ora mi chiedo, ma come si può ridere sui difetti fisici delle persone, è un tipo di ironia questa che mi ha sempre fatto incazzare. La sera dello stesso giorno con degli amici andiamo a cena fuori, essendo persone che conosco da poco tempo mi raccontano un po della loro comitiva, ridendo e scherzando iniziano a parlare di un loro amico che da come viene descritto capisco che deve essere una persona con qualche lieve ritardo mentale, anche in questo caso la maggior parte delle persone ne ridono, in alcuni casi anche in modo sguaiato, a crepapelle, rimango basito, dopo alcuni attimi in cui cercavano, invano ovviamente, di coinvolgermi con la loro ilarità di bassa lega riesco a deviare la conversazione verso nuovi e diversi argomenti, del resto se avessi continuato con quel tipo di conversazione avrei rovinato la cena, raramente riesco a ridere sui difetti altrui, soprattutto se questi difetti creano al diretto interessato delle sofferenze interiori. Se scavo a fondo nel mio passato ricordo di aver riso una volta su alcune battute idiote che riguardavano difetti fisici altrui, ma ricordo perfettamente di esser stato poco più che bambino, da quando ho messo un minimo di sale in zucca non mi passa neanche per l’anticamera del cervello. E invece a una grossa percentuale di persone adulte, che sembrerebbero veramente intelligenti e di buon senso tutto questo suscita grande ilarità, forse è la capacità di immedesimazione che manca a molte persone, non riescono a mettersi nei panni degli altri e quindi non capiscono quanto irrispettoso e degradante sia scherzare su certi argomenti. A volte mi sento a disagio mentre tutti se la ridono allegramente e io rimango serio e impassibile, ma su certi argomenti proprio non riesco a divertirmi, anzi m’incazzo e basta, sento il desiderio irrefrenabile di alzarmi dalla sedia e levarmi dai cogl…..

Voti

Questo è l’inizio di un film che voglio rivedere, non so perchè ma mi ha sempre colpito quindi lo posto per condividerlo con voi:

Con i voti cominciano appena nasci, se vieni fuori con tutti i pezzi a posto, se piangi abbastanza forte e se sei sopra i 4 kg ti puoi beccare persino un 10 altrimenti giù a scalare.
Se sei precoce, se sei uno di quelli che iniziano a camminare e chiamare mamma prima dei dieci mesi… ti possono dare anche un 9-9 e mezzo… altrimenti anche li si scende.
Inutile dire che appena cresci e vai all’asilo… beh… li si fa sul serio e i voti cominciano a fioccare. A scuola, ovviamente, devi fare i conti con l’esplosione, la compilation, il festival del voto! Forse però il peggio deve ancora venire, perché poi ti aspettano per darti il voto per le ragazze con cui esci, per la macchina che hai, per la casa in cui vivi, per il lavoro che fai.
Siamo qui per prendere e dare voti… Non c’è niente di male…. Se non c’è niente di male a smettere di fare ciò che vuoi per fare solo quello che ti fa avere buoni voti.
Da zero a dieci ho un presente da… 6… meno… meno. Ho un appartamento di 85 metri quadri, cabina doccia con bagno turco, letto giapponese; ho un’ulcera e un esofagite da 8 e mezzo, anche il mio passato remoto è da 8 e mezzo, quello più recente, da 6.
Ho avuto un fratello che qui in paese era un mito, se n’è andato qualche anno fa… si chiamava Ivan ma nessuno lo chiamava così.
Da più di 20 anni ho 3 amici che se volete ve li regalo tutti, anzi, se li portate via ci metto anche un Motorola e il calendario con la Ferilli.
Ho una moglie, Fabiana, una che ha mooooolta pazienza. Ho un furgone dell’82, ci vado a fare le serate di blues col mio gruppo (sempre più raramente).
Ho una carta d’identità che ogni tanto consulto… beati voi se sapete sempre chi cazzo siete. Ho anche altra roba ma sta a vedere che adesso vi faccio il mio settequaranta.
Ho un futuro da 9 o da 4. Dipende da come mi alzo.

Un po mi ci rivedo, un po no, la costante è l’ultima frase.

Correre

correre

 

Le mie gambe danno segni di vita. Si, oggi me ne sono accorto, l’ho percepito chiaramente. Dico questo perchè per le mie gambe risentirsi vive è un evento epocale. Diciamo che negli ultimi anni le avevo discretamente trascurate, con il risultato di avere degli stecchini al posto delle gambe. Adesso che vado a correre mi rendo conto che piano piano stanno ritornando in forma anche loro, il tono muscolare si rinvigorisce e anche la risposta agli sforzi è migliorata. Ovviamente le prime volte che andavo a correre mi sentivo come un vecchio di ottant’anni, fiato corto e passo da pensionato, ogni volta pensavo “ma chi me lo fa fare di venire qui a spaccarmi di fatica”, e invece devo ammettere che aver tenuto duro e aver perseverato ha pagato. E non solo mi sono reso conto di averne guadagnato di tono muscolare ma anche di fiato, qualsiasi tipo di sforzo adesso è più facile e meno faticoso, credo addirittura di essere più lucido, non so, come se la corsa avesse delle influenze positive sullo stato mentale. Oggi mi sono accorto di tutto ciò perchè ho fatto le scale di casa a due a due senza un minimo di fiatone, di solito un pochino ne risentivo in passato, le gambe che accusavano, respiro allungato, e invece oggi niente, bene, potrei quasi affermare di stare bene (perfetto, l’autogufata anche oggi me la sono fatta).

 

Rompipalle

In un post precedente esprimevo il desiderio di tornare a incazzarmi perché sentivo in me una sorta di apatia per la vita stessa, prontamente un cliente oggi ha provveduto a farmi imbestialire. L’altra settimana questo cliente mi chiede un appuntamento di lavoro fuori dal mio normale orario, nascondendo il mio disappunto per una tale richiesta sorrido e rispondo che non c’è problema, del resto in momenti di crisi come questo non è che si può fare tanto i “choosy” (nooo, mi sono infornerito!). L’appuntamento era per oggi alle 14:30. Quindi stamattina mi sveglio e di buon ora mi reco a lavoro, devo sbrigare diverse faccende e voglio ritagliarmi un’oretta di tempo per andare a correre, ormai ho preso la buona abitudine di fare un po di sport e non voglio mollare, quindi durante la mattinata lavoro sodo, insomma, mi faccio l’originale CULO. Finito il dovere me ne vado a correre e poi doccia e pranzo. Subito dopo pranzo, quindi esattamente all’inizio del mio sacrosanto fancazzismo settimanale, devo alzare le chiappe dal divano perché il rompipalle ha deciso di parlare di lavoro di sabato pomeriggio alle 14:30. Mi alzo scoglionatissimo dal mio giaciglio e mi reco all’appuntamento. Siccome ho avuto una buona educazione mi presento con 5 minuti di anticipo, mi piace essere puntuale sempre, chi non è puntuale per me ha poco rispetto del prossimo, chiamatemi pignolo ma per me è così e basta. Passano i 5 minuti e inizio a pensare che questo tizio non è assolutamente come me, cerco anche di fare autocritica pensando che probabilmente i miei paletti mentali sono troppo rigidi, quindi faccio finta di niente e inizio a giocherellare con le chiavi in attesa del rompipalle. Altri 5 minuti se ne vanno e all’orizzonte nessuno. La nevrosi inizia a impossessarsi di me, il pensiero che sia un deficiente totale inizia a farsi strada nella mia testolina, e so benissimo che sarà molto difficile farlo andare via. Dal giocherellare con le chiavi passo a contare le cicche per terra, brutto segno. Se ne vanno altri 10 minuti e io sono ancora li, ho letto tutto quello che c’era da leggere, dalle insegne dei negozi ai volantini per terra alle cartacce delle caramelle, le vene delle mie tempie stanno pericolosamente gonfiandosi, pessimo segno. Altri 10 minuti, basta! La mia attesa finisce qui, l’incazzatura è a un buon livello, direi un buon 7 e mezzo, tento la carta telefonata e spero che mi risponda dicendo che ha preso un Tir contromano e si stia recando all’ospedale per farsi ricucire, invece il rompipalle ha il cellulare staccato. Sono tornato a casa, come desideravo adesso mi girano i gioielli e penso che forse quell’apatia, quel piattume emotivo di cui mi lamentavo non era così male.

Ho pensato…

Ho pensato che l’amore fosse uscire per strada col sole in faccia e zero problemi a cui pensare, l’erba verde del prato dietro casa mia, una cerbottana fatta in casa con il tubicino delle gabbiette per i pappagalli e un po di stucco comprato dal ferramenta amico di mio padre, che ogni volta mi guardava storto perchè stucco+me+cerbottana = stucco su finestre+stucco su porte+stucco su auto+stucco su motorini. Ogni giorno il sorriso ebete di chi spensierato si diverte, di chi scopre com’è fatto il mondo. Poi ho pensato che l’amore fosse un pallone a cui correre dietro, pioggia, vento, neve, non importava, quasi ogni giorno c’erano gli allenamenti e poi la domenica la partita, correre dietro a quella sfera mi faceva stare bene, e poi tutti gli altri, tutti con lo stesso sorriso ebete in faccia, bastava così poco per sentirsi felici. Poi ho pensato che l’amore fossero due occhiali che sbattevano sul mio naso, spesso ridevamo perchè si appannavano in continuazione, la prima volta che sentii l’odore di una ragazza, e anche li, il sorriso ebete, probabilmente si fece vivo. Poi ho pensato che l’amore avesse gli occhi azzurri, poi altri occhi azzurri, poi marroni, poi marroni ma più scuri ecc… e ogni volta, col sorriso ebete in faccia, ho pensato che cercarlo dentro gli occhi di qualcuno fosse giusto, del resto tutti siamo alla ricerca dell’altra metà della mela mi dicevo, ma non capivo che ero solo innamorato dell’idea dell’amore. Oggi penso che l’amore forse non esiste, che è uno degli innumerevoli scherzi che la natura ci riserva per farci comportare come vuole lei, annebbiandoci temporaneamente la ragione al fine di farci riprodurre. Qualcuno adesso penserà che abbia una visione pessimista della realtà, e probabilmente è così, ma davvero non mi sento più di cercare l’amore con la stessa voglia di trovarlo che avevo in passato, non credo più alla favola smielata e zuccherosa dell’anima gemella che una volta trovata tutto andrà come deve andare. La realtà è ben diversa, ho capito che tutto cambia, tutto col passare del tempo muta e allo stesso tempo passa, anche quel sorriso ebete si è trasformato, in una faccia impassibile, disillusa. Fino ad oggi ho pensato tutto questo, chissà cosa penserò domani. Ogni giorno che passa è un fratello a cui dare la mano e poi si vedrà.

Anestetizzato

E’ un po di tempo che non pubblico nessun post e qualcuno si chiederà il perchè (probabilmente nessuno, però era brutto brutto scrivere “nessuno si chiederà il perchè”), la risposta è molto semplice, NON LO SO. Ammetto sinceramente di non sapere il motivo di questo blocco dello scrittore che ho avuto in questo breve periodo di tempo. E’ una fase strana del mio vivere quella di questi ultimi tempi, sono come anestetizzato, fatico a provare emozioni di qualsiasi genere, dalle positive alle negative, me ne rendo conto sempre di più. Per carattere sono uno che si indigna molto per le ingiustizie, mi arrabbio e reagisco, se necessario, anche quando il diretto interessato non sono io, ma ultimamente sto perdendo quella rabbia che mi spinge, che mi guida nel combattere e nell’interessarmi delle cose. Per fare un esempio, in questi giorni, la società della rete gas chiude (chiude nel senso che “sigilla col piombo”) senza preavviso il rubinetto accanto al contatore del gas dei miei nonni. Dopo qualche giorno arriva una lettera nella quale la suddetta società dice di aver avuto l’ordine di chiusura dalla mia società di fornitura di gas di cui non faccio il nome, ma la conosciamo bene tutti. Chiamo il fornitore, mi risponde un call center, spiego la situazione e loro mi dicono che i miei nonni non risultano più loro clienti dall’anno scorso, riesco a persuadere il ragazzo del call center che mi dice che i miei nonni sono passati a un altro fornitore, cosa assolutamente non vera perchè li ho istruiti a non firmare MAI NIENTE se non in mia presenza. Chiamo il presunto nuovo fornitore che simpaticamente mi dice che i miei nonni non risultano loro clienti. Alla fine, come mi è già capitato in passato, ho optato per la soluzione “AVVOCATO”. Vedremo l’evolversi della situazione. Però il fatto che veramente mi ha fatto pensare è che tutta questa situazione, pur colpendo direttamente persone a me molto care, l’ho affrontata diversamente da come mi capitava di affrontare queste vicende in passato, senza l’indignazione rabbiosa che mi contraddistingue, quasi come se fossi abituato a questi pessimi risvolti. In passato ho già combattuto con questi colossi, che siano fornitori di energia o di telefonia o di qualsiasi altro servizio, hanno tutti la stessa struttura studiata appositamente per essere al servizio dell’azienda stessa e del suo fatturato, i diritti del consumatore probabilmente, e ormai per esperienza posso dire evidentemente, non vengono neanche presi in considerazione. In definitiva mi sento completamente anestetizzato dalle ingiustizie che subiamo in questo paese, che siano grandi o piccole mi suscitano poco o niente, sono insensibile, privo di qualsivoglia emozione, elettroemozionegramma piatto. Spero tanto che sia una cosa momentanea, voglio tornare a incazzarmi!