Archivio mensile:giugno 2013

Di mare e rispetto

Ho trovato una piccola spiaggetta dove quasi ogni giorno passo quelle poche ore pomeridiane libere. E’ molto carina, lontana dal marasma degli stabilimenti balneari, lontana dal lungo mare tempestato di bar, gelaterie e venditori ambulanti di cianfrusaglie che ogni cinque minuti ti chiedono insistentemente di comprargli qualcosa. Per arrivarci bisogna fare un po di strada a piedi in mezzo agli alberi ma direi che più che un difetto è quasi un pregio, si sentono le cicale che fanno il loro tipico verso del quale ignoro il nome, e i raggi del sole vengono filtrati dalle chiome dei pini, una passegiata immerso nella natura che finisce in una spiaggetta isolata e poco frequentata. Appena arrivo stendo il telo mare e vado a farmi un bel bagno rinfrescante, giusto il tempo di qualche bracciata per sgranchirmi la schiena e torno sul telo mare, sfoglio il libro che mi sono comprato dopo attenta scelta e me ne sto li a godermi l’atmosfera. Il sole mi scalda e mi abbronza, un lieve vento di maestrale mi accarezza e mitiga l’azione del sole che altrimenti mi costringerebbe a un tuffo ogni dieci minuti, vicino a me un bambino crea castelli di sabbia e per fortuna lo fa silenziosamente, la mamma lo guarda con un lieve sorriso, traspare tenerezza da quella impercettibile smorfia, un gabbiano a qualche metro dalla battigia si fa cullare dalle onde osservando svogliatamente il bambino creatore di castelli, io osservo l’orizzonte e non posso fare a meno di pensare al mare, questa meravigliosa distesa d’acqua che mi ipnotizza. E’ tutta la vita che abito al mare, lo conosco in tutte le sue forme, lo conosco quando è arrabbiato e sembra voler mangiarsi la costa, lo conosco quando è placido e sembra olio, lo conosco da sopra e lo conosco anche meglio da sotto, ripensando a quanto sono stato a contatto con lui dovrebbe essermi venuto a noia, e invece no, lo amo ancora come lo amavo quando ero bambino e mi divertivo a tuffarmi nelle onde. Spesso ci gioco e ci sguazzo dentro, a volte ci caccio, a volte lo uso per rilassarmi e a volte ci litigo anche, ma la cosa più importante è portargli rispetto. “Pochi uomini possono dare del tu al mare, e quei pochi non glie lo danno”.

canzoncina

Di lettura, e persone come me…

Mi piace molto leggere, capiamoci subito però, non sono uno di quelli che macinano libri su libri senza mai stancarsi, mi reputo più semplicemente un lettore di qualsiasi cosa, nel senso che non disdegno notizie su internet come quelle sui giornali, mi sono ritrovato spesso a leggere anche i pieghevoli di pubblicità oppure gli ingredienti dei pacchetti di chewing gum, insomma se c’è scritto qualcosa io lo leggo. Per quanto riguarda i libri prediligo le storie vere, o i libri che parlano di attualità, i romanzi devono essere proprio belli per coinvolgermi altrimenti dopo le prime dieci pagine rischio di ronfare come un bambino, forse perché parto dal presupposto che è roba inventata e l’interesse scema, bho, non so. Comunque, ultimamente, mi sono buttato su libri di attualità che descrivono le storie di alcuni nostri concittadini che hanno subito ingiustizie da parte dello Stato, gente che è rimasta in una specie di stallo tra soldi da riscuotere e debiti da pagare, oppure gente che ha perso familiari e lo Stato sembra far di tutto per non aiutarli o per insabbiare le loro storie. Prima ogni volta che pensavo a queste cose credevo fosse abbastanza normale che ogni tanto ci fosse un ingiustizia, del resto è impossibile pensare che in un qualsiasi sistema non ci siano mai falle o errori, però adesso mi sono informato, ho iniziato a cercarle le notizie, e mi sono reso conto che probabilmente non sono solo errori casuali, purtroppo sta diventando un modus operandi da parte delle istituzioni ai danni della gente. Questo ovviamente mi spaventa, non riesco più a pensare “tanto queste cose a me non capiteranno mai”, una volta ci riuscivo ma adesso non ci riesco più, sono cresciuto? Probabilmente sono solo invecchiato… Le storie sono davvero tante, e comune denominatore di ogni storia, la normalità, queste sfighe atroci capitano solo alle persone normali, non esiste in tutte le storie che ho trovato un Vip, o anche solo una persona ricca, neanche per sbaglio! Che dire, o sono miracolati o sono veramente fortunati oppure… E mentre penso a tutte queste ingiustizie nei confronti della gente normale mi vengono in mente parole come, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, e penso al valore di quel pezzo di carta, e a quello che è stato fatto per scriverlo, e si, mi vergogno…

Indignazione

Come tutti mi capita di indignarmi spesso, ovviamente con l’avvento di internet le notizie scomode ai signorotti che ci governano fruiscono più libere rispetto ai tempi dell’esclusiva carta stampata, e quindi anche quelle che ti provocano rabbia e indignazione ti raggiungono senza nessun ostacolo (almeno per adesso) e in tempi brevi. Le notizie che di solito m’indignano di più sono quelle relative alla politica italiana ma non disdegno di indignarmi anche per quelle estere, e pensando che ormai facciamo tutti parte di questa grande bella e “povera” Europa si può dire che anche la politica d’oltralpe ci riguardi da vicino, probabilmente molto di più di quello che pensiamo. L’indignazione mi porta spesso a cambiare l’umore delle mie giornate, e se questa viene dall’abietto comportamento di chi ci governa mi tocca ammettere che tra i tanti poteri che hanno c’è anche quello di trasformare le mie giornate, in negativo ovviamente. Quando mi capita di sentire crescere in me questo tipo di risentimento cerco come tutti di sfogarlo, faccio sport, scrivo o più semplicemente ne parlo con qualcuno finendo inevitabilmente a portare avanti una tipica conversazione con tema politica, quindi toni di voce che si alzano e rabbia che aumenta a dismisura. Ho pensato che forse questa indignazione se incanalata e trasformata potrebbe essere davvero una grande forza, non sto parlando di violenza o chissà che ma di volontà di cambiamento, una rivoluzione di ideali, lo so che probabilmente è solo un’utopia ma se ieri sera era la serata della malinconia questa probabilmente è la serata dei sogni irrealizzabili quindi prendetela per quello che è. E’ bello sognare che piano piano nella testa delle persone si insinui un’ indignazione che porta a cambiare tutto, una sorta di sessantotto ma senza esagerazioni hippie, una rivolta lucida e consapevole della gente per la gente, un peer to peer di volontà di cambiamento e di buon senso, il tutto sotto gli occhi di quei politici che ormai nessuno più ascolterebbe, lasciati soli e senza certezze come del resto adesso loro fanno con noi cittadini. Gran bel sogno no? Vi lascio con questa bella poesia di Bruno Tognolini scrittore e sceneggiatore italiano, s’intitola Rima della rabbia giusta mi ha colpito molto e volevo condividerla con chi passerà di qui, è semplice, concisa e carina come la rivoluzione di cui sogno, buona lettura.

Tu dici che la rabbia che ha ragione
E’ rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

Serata malinconica

Stasera volevo scrivere un post sul primo vero giro in moto, ne ho fatto uno di qualche ora tra le colline e volevo scrivere di com’era andata, delle sensazioni e dei posti che ho visto, dei meravigliosi paesaggi che hanno accompagnato il mio vagare motorizzato, ma non posso. Stasera ho una certa malinconia che mi avvolge, non so neanche bene di preciso da dove arrivi, so solo che c’è e che non sembra voler andare via. Non so se è stata la giornata lavorativa che può aver influenzato negativamente il mio stato d’animo, che ne so, però può darsi che sia questo. In effetti la giornata non è cominciata poi così bene, ho dovuto recarmi per lavoro in una sede di un ente pubblico per richiedere alcuni documenti, alle 9:00 precise sono entrato e ho preso il mio bel numerino e indovinate a che ore ne sono uscito? Alle 11:45. Nel frattempo mi sono sorbito la vecchina che dietro di me aveva da ridire su praticamente tutto il personale, e quella è troppo lenta, e l’altro è troppo brutto, e l’altra guarda com’è vestita, insomma una rompicoglioni di dimensioni epiche. Poi è arrivato il turno del sig. Sotuttoio che si è messo a elargire consigli a tutti i presenti dando ovviamente indicazioni sbagliate e facendo così perdere ancora più tempo agli addetti ai lavori che dovevano ovviamente rimediare. Una volta tornato in ufficio scopro tramite letterina che il mio gestore di telefonia, senza neanche avermelo chiesto, mi ha attivato un servizio internet superultramegaveloce alla modica cifra di circa € 200 come costo d’attivazione e € 40 in più al mese. Quindi via di telefonate ai vari call center per farmi disattivare una cosa che io non ho mai richiesto ne attivato, prima parlo con un operatore, che me ne passa un altro che me ne passa un altro e alla fine ci riesco. Dulcis in fundo arriva una cliente che inizia a parlarmi in dialetto napoletano stretto, anche simpatica ci mancherebbe, ma cavolo io non sono napoletano cosa vuoi che capisca. Lei inizia a parlare e la mia faccia deve aver preso quella smorfia che uno fa quando cerca di capire, bocca leggermente dischiusa e occhi che progressivamente si socchiudono, dopo circa un quarto d’ora che parlava la guardo e gli faccio “non c’ho capito niente, può ripetere?”. L’avessi mai detto, questa riparte col solito dialetto ma a voce più alta, che ne so, forse pensava non avessi sentito. Con altre domande in mezzo al racconto riesco, anche a gesti, a capire cosa voleva, ma vi giuro, è stata dura davvero. Insomma una giornatina di quelle impegnative di quelle che passi incolume solo se hai una dote che pochi hanno, la pazienza. Non è che io ne sia così ben provvisto, ma devo dire che mi sono comportato tutto sommato bene. E se stasera sono un po triste userò la poca pazienza che mi è rimasta per passare anche questa serata, e rubando le parole di un altro concludo con “ogni giorno che passa è un fratello a cui dare la mano e poi si vedrà”.

Turismo bye bye

Stasera mi è capitato dopo mesi di guardare il telegiornale, tranquilli, prometto che non lo farò più, comunque hanno fatto vedere un servizio sulle spiagge italiane in cui si vedevano praticamente solo pensionati, il giornalista faceva domande ai titolari di bar e stabilimenti balneari per sapere come stava andando la situazione vacanze. Le risposte sono state a dir poco tragiche e io che vivo in un posto di mare posso confermarlo pienamente, andando in giro non vedo altro che cartelli con scritto affittasi. Comunque in questo mare di tristezza e di pessimismo ci sono stati anche dei momenti di ilarità, le risposte dei pensionati. Uno in particolare ha risposto che lui la in spiaggia è come se andasse a lavorare, viene pagato per non fare un cazzo otto ore al giorno, e sinceramente un sorriso me l’ha strappato, forse neanche per la battuta, solo per come gli è uscita, si vedeva che gli era venuta dal cuore, probabilmente anche se percepisce la sua bella pensioncina si annoia comunque a morte, bho, mi ha dato questa impressione. La spiaggia era praticamente quasi vuota e la cosa che mi è immediatamente balzata agli occhi è che neanche i turisti stranieri si vedono più. Qualche anno fa in questo periodo venivamo letteralmente invasi da tedeschi e olandesi che venivano a passare qui sulle nostre coste le loro vacanze, e a noi potevano restarci antipatici quanto vogliamo ma a pensarci bene ci portavano diversi soldini, quindi non averli adesso è sicuramente una cosa negativa. Mi ricordo che tempo fa pensavo che anche se gli italiani avessero fatto meno vacanze avremmo comunque avuto nella manica l’asso turisti stranieri, e invece sembra proprio che questa maledetta crisi abbia colpito anche oltralpe, non si vedono più tedeschi ustionati che bevono il cappuccino mentre mangiano la pizza! Ci stiamo giocando anche la carta turismo, o forse ce la siamo già giocata, fatto sta che la crisi è partita nel duemilaotto e adesso siamo nel duemilatredici inoltrato e sinceramente non se ne vede la fine. E meno male che una volta ci raccontavano che entrare in Europa con la moneta unica sarebbe stato un arricchimento…

Presa!

Ebbene si, è mia, tecnicamente ancora no ma lo sarà presto, intanto me la sono portata a casa, e adesso riposa felice nel garage, perché è risaputo che la moto non deve dormire mai all’aperto, si rovina con l’umido della notte e cosa molto ma mooolto più importante è che lasciandola fuori le probabilità che venga ciulata aumentano esponenzialmente, quindi oggi mi sono preso una buona mezzora e ho fatto spazio nel garage per la new entry. Dopo aver fatto spazio sono andato a prenderla e lei era li, nella vetrina che mi guardava fremente di venire via con me, allora sono entrato e ho salutato il suo ex, abbiamo sistemato le ultime faccende burocratiche e poi mi ha dato un po di spiegazioni sul funzionamento e sulla manutenzione. Finito di parlare di ciò che doveva dirmi abbiamo scambiato qualche parola un po più da uomo a uomo che da compratore a venditore, del resto la burocrazia era già stata sistemata, i tempi delle trattative in cui si cerca di fare soltanto i propri interessi ormai passati, quindi la conversazione è stata molto più amichevole e intima, ho avuto la conferma di trovarmi di fronte una persona con una vera passione. In un certo senso è come se me l’avesse affidata, si è raccomandato più volte di tenerla bene, mi ha chiesto di rimanere in contatto, sembrava quasi che mi avesse affidato un essere vivente più che un mezzo. Devo dire che sono davvero stato fortunato, la moto ha pochissimi chilometri e il suo ex l’ha tenuta benissimo è praticamente nuova, quindi io non posso e non voglio essere da meno, adesso non mi resta che studiare con cura tutto ciò che riesco a trovare sulla manutenzione e la pulizia della moto. Oggi ho macinato un po di chilometri e devo dire che le sensazioni sono state molteplici, una su tutte la velocità. Io non credevo che andasse così forte! Cioè, forse mi sbaglio, non è proprio la velocità che spaventa di più ma l’accelerazione, raggiunge velocità considerevoli in un batter d’occhio e tra la spinta della moto e il vento che ti oppone resistenza devi letteralmente aggrapparti al manubrio per rimanere in sella. E poi una delle cose che veramente mi piace è il rumore, il suono del motore, a giri bassi è un ringhio, a giri alti è un urlo, non saprei descriverlo diversamente… che goduria…

La Solitudine (ma non quella della Pausini)

La solitudine viene spesso percepita dalle persone come una cosa negativa, una condizione assolutamente da evitare, una sorta di spauracchio dal quale tenersi alla larga. Se qualcuno ti chiede come hai passato Sabato sera e disgraziatamente gli rispondi “da solo” ti guardano come fossi un appestato, oppure uno strano. Sarà che a me è sempre piaciuto isolarmi dal resto del mondo, non dico sempre ma ogni tanto mi piace passare un po di tempo per conto mio, non so perché, forse è solo che in solitudine io sto davvero bene. Quando ho un po di tempo libero da passare da solo mi vengono sempre in mente mille cose da fare e spesso penso che quel tempo sia davvero poco, perché non riesco a farle tutte. La solitudine per me è un modo per ricaricarmi, per guardarmi dentro senza l’invadenza di una qualsiasi terza persona, a volte è anche un modo per fuggire dalla frenesia di questo mondo fatto di appuntamenti, lavoro e cose che “DEVI” fare. E’ come se il mio cervello a un certo punto mi dicesse “basta! Portami via!”, e si sa quando la mente decide il corpo non può far altro che assecondarla. E allora mi ritrovo a girovagare da solo, con le cuffie nelle orecchie a osservare vetrine e volti oppure a cercare una qualsiasi cianfrusaglia che mi passa per la testa in quel momento, una specie di vagabondo per passione, e spesso parto per fare una cosa e mi ritrovo a farne un’altra. Qualche giorno fa, ad esempio, mi ritrovo a vagabondare alla ricerca di plantari in lattice, ho un doloretto al piede e un amico mi ha detto che i plantari in lattice sono miracolosi, mentre cammino per i negozi scorgo una farmacia e ovviamente entro, mi metto a guardare gli scaffali e vedo una confezione di integratori di magnesio e potassio specifici per lo sport, quindi attratto da quelli mi metto a leggere la confezione, i plantari in lattice erano letteralmente scomparsi dalla mia testolina, perduti, via, andati. Poi quando si è da soli si riesce a pensare con calma e meglio anche ai propri problemi, senza nessun ficcanaso che facendo finta di essere interessato alle tue disavventure ti faccia mille domande solo per soddisfare la sua voglia di farsi i c…i tuoi. Da solo puoi pensare, sognare, giocare o semplicemente non fare niente e ascoltare il mondo che ti gira intorno, e sentirti un po più libero. Non che voglia esaltare la solitudine più del dovuto, ma ogni tanto, stare soli con se stessi forse è anche un modo per stare in compagnia di se stessi.

Meteo Bastardo

Sono nervoso, il meteo di questo maggio appena passato mi ha fatto innervosire non poco, sembrava fatto apposta per farmi arrabbiare, le poche giornate di sole le ha fatte rigorosamente infrasettimanali, esattamente nei giorni in cui lavoravo. Ma dico io, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo!!! Anche statisticamente parlando (o scrivendo? Bho…) è abbastanza improbabile che in 30 giorni i sabati e le domeniche vengano sistematicamente coperti da nuvole e tempestati di pioggia e temporali, sembra quasi che più il mio desiderio di andarmene al mare sia forte e più le nuvole si mettano d’impegno per farmi rimanere a casa. Il massimo della sfiga l’ho raggiunto qualche sabato fa, ore 14:00 circa, il tempo era abbastanza accettabile, ero veramente convinto di potercela fare, quindi mi dirigo verso la spiaggia, stendo il telo mare, mi siedo e apro il libro per leggere in santa pace col rumore delle onde in sottofondo. 5 minuti netti e una nuvola (sospetto fosse quella di Fantozzi) si piazza esattamente tra me e la nana gialla, la osservo con sguardo cattivo e la maledico imprecando quelle sette/otto volte che, dite quello che vi pare, quando ce vò ce vò, e lei che fa? Mi scarica addosso una smitragliata di pioggia mista a grandine, nel tragitto dalla spiaggia alla macchina sono riuscito a inzupparmi come un naufrago, strascicare il telo mare per terra durante la fuga riducendolo ad ammasso di fango e sabbia, rovinare la copertina del libro anch’esso inzuppato, e dulcis in fundo, causa infradito bagnate con zero grip sull’asfalto, scivolare rovinandomi un ginocchio. Entro in macchina bagnato, dolorante e con la netta sensazione di essermi scordato qualcosa, ci penso e poi un lampo mi fa capire l’enorme dimenticanza, togliendo di fretta il telo mare mi era caduto il foglio dove avevo annotato i numeri di telefono di alcuni potenziali venditori di moto. Ok, ho pensato, adesso per riprendermi da questa disavventura voglio un secchio di gelato, con tante cialde infilate a raggiera sopra a formare come una coda di pavone, una slavina di panna e una grandinata (tanto per rimanere in tema) di granella di nocciole… va bè la differenza tra desiderio e realtà è abissale, ma il gelato che mi sono mangiato tutto da solo avrebbe davvero sfamato almeno tre persone…