Archivio mensile:ottobre 2013

Acquisti on line, una droga…

Giornate uggiose si susseguono in questo autunno caldo, un autunno davvero troppo caldo, anche perchè se mi metti il cielo grigio, la pioggia a intermittenza e qualche folata di vento considerevole dovresti mettermi anche una temperatura bassa, non c’entra niente questo cavolo di caldo! Qualcuno abbassi il riscaldamento! Comunque a parte queste stranezze meteorologiche oggi ho avuto una buona notizia che se dovesse andare in porto sarebbe davvero una figata, no, meglio non dire niente, faccio appello a quella pochissima scaramanzia che da qualche parte, nei meandri della mia mente, dovrebbe esser stata conservata e non aggiungo altro, non vorrei mi saltasse tutto. Magari poi ci scrivo un post. Cambiando radicalmente e di botto argomento volevo scrivere degli acquisti on line, io sono uno di quelli che ha sempre visto poco bene l’acquisto on line, forse terrorizzato dalle storie che girano in rete di persone che sono state aggirate e truffate, insomma l’idea di immettere i miei dati e magari il numero di carta di credito in rete non mi ha mai attratto più di tanto. Ultimamente però sono stato costretto, nel senso che avevo bisogno di un prodotto particolare che ho invano cercato nei negozi, non sono riuscito a trovarlo e quindi, sotto consiglio dei vari negozianti, sono andato a cercarmelo in rete. In effetti sono bastati pochi click e voilà, prodotto trovato e a un prezzo più basso di ciò che mi aspettavo. Acquistando ho iniziato a prendere confidenza con il mondo dei negozi on line, ho scoperto come funziona paypal, cos’è e come funziona una postepay, mi sono immerso nel meraviglioso mondo di ebay e altri siti simili, insomma mi sono calato nei panni del consumatore medio del nuovo millennio. E’ stato davvero emozionante ma come quando vado a fare shopping nei negozi veri, reali, concreti insomma, è andata a finire nello stesso modo, ho speso decisamente troppo! Dopo circa un paio d’ore che te ne stai col naso incollato allo schermo, ti rendi conto che sei passato dall’osservare gli oggetti che effettivamente ti servivano a osservare oggetti di un inutilità estrema, cazzate allucinanti, alcuni non sai neanche a cosa servono, ma ormai hai fatto la postepay e senti il desiderio irrefrenabile di usarla, e così clicchi e acquisti, acquisti senza essere completamente lucido, sei come sotto effetto di stupefacenti, sei drogato di consumismo e ne vuoi ancora. E poi succede che un giorno, subito dopo pranzo, un corriere ti porta un pacco con 5 tappetini da mouse orribili, e tu gli dici che ci dev’essere un errore, che non è roba tua, e invece si, in uno di quei momenti in cui fissavi lo schermo sbavando immerso nel paradiso di ebay hai cliccato, hai acquistato i tappetini e gli hai dato pure 6 euri… ma bravo… coglione…

Luce che vieni, luce che vai.

Luce che va e viene non fa bene al mio pc! Circa un anno fa è improvvisamente andata via la luce e ho sentito un rumore strano provenire dal pc, quando l’ho riacceso ho potuto constatare che la scheda video era andata a farsi friggere, nel vero senso della parola, emanava un leggero aroma di plastica bruciata. E in questi ultimi giorni sta accadendo la stessa cosa che successe allora, la luce va e viene di continuo, per scrivere un post ci vuole mezza giornata, tre righe e riavvio, altre due e riavvio… Credo dipenda dal maltempo, qui in toscana ha fatto diversi danni, i fiumi non reggono la portata, la pioggia continua incessantemente da giorni e le previsioni non danno niente di buono, esiste la danza del sole? Se esiste quella della pioggia esisterà anche quella del sole no? Quando va via la luce le sfighe sono molteplici, perché oltre a rischiare la cottura di schede video, televisori e altro hardware c’è anche da contare il fatto che qualsiasi elettrodomestico dotato di orologio si autoresetta, quindi ogni volta ti metti a rimpostare l’ora a tutti i congegni e cosa succede? Ma certo! E’ ovvio! La luce se ne va di nuovo! In questi momenti rivolgi gli occhi al cielo e solo la tua educazione e il rispetto possono frenare l’istinto che ti porterebbe a nominare sgarbatamente i santi. E comunque ti accorgi anche quanto siamo dipendenti dall’energia elettrica, senza vaghiamo per la casa come tossici in crisi d’astinenza, zombies alla ricerca famelica di candele per avere un bagliore che ci permetta di fare l’unica cosa possiamo fare in quel momento, leggere un libro.

 

Musica prima e dopo…

Riuscite a ricordarvi il periodo intorno ai quindici anni? Io ricordo un sacco di momenti belli e spensierati in cui sregolatezza, ormoni e risate per le peggiori idiozie erano i minimi comuni denominatori. Ricordo che riuscivamo a ridere con un niente, bastava la battuta più idiota per farci sbellicare dalle risate, verrebbe da dire: “che idioti…” e non sarebbe neanche così fuori luogo come osservazione. A quindici anni è molto difficile trovare un ragazzo coscienzioso, e per certi versi credo che sia anche giusto così, è l’età del deficiente, come piace definirla a me, in questo periodo della vita il maschio deve combattere tra l’essere bambino e lo stare diventando adulto, con gli sbalzi ormonali del caso, le contraddizioni, con la voglia di dimostrare di essere ciò che ancora non siamo, e tutto ciò porta a sfogare queste frustrazioni in vari modi, c’è chi si buttava a capofitto dietro a un pallone, chi si tuffava di testa nelle droghe (purtroppo c’è anche chi sceglie la via sbagliata…), chi tentava la strada dell’arte, e poi c’era chi tentava di sfogarsi attraverso la musica. Io appartengo decisamente a quest’ultima categoria, a quindici anni avevamo messo su una specie di band, accampati nel garage di uno dei membri della band cercavamo di emulare i nostri eroi di allora, band che suonavano musiche alternative, che qualcuno definirebbe di nicchia (nella migliore delle ipotesi…). Spesso si trattava di band che suonavano musiche veloci, melodie anche carine ma contornate di chitarre distorte, doppi pedali alla gran cassa, e tanta voglia di sfogarsi. Uno dei gruppi preferiti dalla mia compagnia erano i Lag Wagon, classica band punk-surfer che in quegli anni spopolava. Essendo quasi coetanei con i membri della band credo che anche loro stessero attraversando il periodo di crescita balorda che stavamo attraversando anche noi, cosa questa che si evince chiaramente ascoltando un qualsiasi pezzo dei suddetti… Ma voglio essere più chiaro possibile, quindi ve ne posto uno di modo che possiate capire bene.

Una volta passato questo periodo dell’esistenza tocca fare i conti col fatto che poi adulto ci diventi davvero, il tempo scorre per tutti e non fa sconti a nessuno. Quindi ti ritrovi adulto, non ti vesti più da completo idiota, non te lo puoi più permettere, non sta bene andare in ufficio pantaloni larghi felpa con cappuccio e skate sotto braccio. Anche la musica che ascolti e che suoni è cambiata, basta con le chitarre distorte e tempi da velocista, rallentiamo un pò, ricerchiamo la bellezza della scelta delle note, ascoltiamo soffermando l’attenzione sull’esecuzione, sull’interpretazione del musicista, impariamo la bellezza delle pause, tutte cose, queste, a cui non facevamo caso prima. E Joey Cape, proprio come abbiamo fatto noi, ha rallentato, trasformando le sue canzoni e riarrangiandole di modo da farle diventare più soft, adatte a un altro tipo di pubblico, o forse adatte probabilmente allo stesso pubblico, semplicemente cresciuto stavolta…

Ciao Signora M. alla prossima…

L’ho sistemata in garage, sotto un lenzuolo bianco, ovviamente prima l’ho pulita per bene, lisciata e accarezzata come si fa con una vera Signora di quelle con la esse maiuscola, mi aspetterà fino allo sbocciare della prossima primavera, quando io, gli darò di nuovo voce, quella voce che mi piace tanto, quella voce che in certi momenti non è una voce ma un urlo, un acuto che mi scarica addosso una discreta dose di adrenalina, e lei da buona droga qual è mi presenta il conto in queste fredde sere d’autunno. L’astinenza da piega è una brutta bestia, ogni volta che vedi il Motogp ti sale, ogni volta che vedi un video su Youtube di un qualsiasi mezzo a due ruote ti sale, non se ne esce! Bisogna solo aspettare, questo è il mestiere dell’appassionato. La prima cosa che dovrò fare appena ritornerà la bella stagione sarà cambiargli le gomme, eh si, in tre mesi c’ho fatto quasi seimila chilometri e le gomme sono praticamente finite, me ne sono accorto quindici giorni fa quando a una banalissima e lenta curva a destra mi è partito il posteriore, ovviamente effetto catapulta classico che ha rischiato di sbalzarmi dalla moto, miracolosamente sono rimasto in sella e ho immediatamente capito che qualcosa non andava, le gomme!!! A parte qualche lievissimo inconveniente tipo quest’ultimo devo dire che mi sono tolto davvero una bella soddisfazione, la moto è bella, non c’è niente da fare, ho fatto proprio bene a comprarla. Vero è che potevo scrivere di più su di lei, sui piccoli viaggi che ho fatto insieme a lei, ho visto tanti posti e sono riuscito finalmente a godermi un po di più la mia regione che nell’entroterra offre scorci di rara bellezza. Uno mi è rimasto impresso e lo voglio raccontare, domenica mattina, è caldo ma mi metto comunque la giacca, l’aria in moto si fa sentire e alla lunga fa freddo anche d’estate, zaino con straccio per pulire la visiera del casco, un panino e una bottiglia d’acqua, occhiali da sole e cazzate varie. Parto volutamente da solo con l’idea di vagabondare, senza meta, basta che ci siano le curve. Mentre girovago per la campagna toscana vedo un indicazione per Volterra, ok, decisione fulminea, è un paio d’ore che guido, ho bisogno di rilassarmi un attimo, magari bevendo un buon succo di frutta, lo farò a Volterra. La strada per salire fino alla città è molto bella, perfetta per la moto, curve relativamente veloci intervallate da lenti tornanti, è un piacere guidare, anche se la strada è costellata di tedeschi che vanno a due all’ora impegnati nel ritrovamento di chissà quale punto d’interesse, va bè, non ho la minima intenzione di arrivare su fra due ore, via ai sorpassi, si è pericoloso lo so ma io dietro a un tedesco con la mercedes verde pisello e il coprivolante peloso non ci sto, mi rifiuto. Finiti i tornanti si inizia a salire per ritrovarci poi in una specie di piazza dove inizia la zona pedonale, quindi cavalletto, tolgo il casco e mi cade l’occhio al di là del muretto dove un fiume di persone sono sedute. Rimango di stucco, il panorama da la è da infarto, la giornata è particolarmente limpida e si vede addirittura il mare, neanche una nuvola, le colline toscane che cambiano colore con le tipiche coltivazioni, casolari contornati da alberi da frutto e prati verdi, boschi e fiumi, si vede tutto da qui ho pensato, sono rimasto li a guardare per dieci minuti, bellezza a perdita d’occhio per centottanta gradi buoni, quella vista mi aveva fatto scordare la stanchezza e la sete, e mi aveva tolto anche le parole di bocca.

Post autunnale

Giornate uggiose queste ultime, nuvole da mattina a sera e pioggia a intervalli scandiscono queste giornate autunnali, che m’invogliano continuamente a restare al calduccio con la tazza del tè sul comodino e un buon libro tra le mani. E invece no, facendo parte di quell’esercito di impossibilitati a vivere di rendita perchè manca la rendita, me ne vengo a lavoro prendendomi l’acqua nel tragitto, complice una bella folata di vento il mio ombrelluccio ha deciso di ribaltarsi al contrario, mutando la sua forma da convessa a concava ha fatto si che io tentassi di aggiustarlo, e il Macgyver che è in me è riuscito in due abili mosse a renderlo praticamente inutilizzabile… eh non mi è mai riuscito aggiustare quegli aggeggi infernali. Urge accattarsi nuovo ombrello, magari in acciaio inossidabile se lo trovo, almeno evito di distruggerlo com’ è successo a quest’ultimo. Questo clima autunnale, fatto di nuvole, pioggia e vento mi fa venir voglia di dormire, ero convinto che fosse la primavera a portare voglia di dormire ma a me è l’autunno che fa quest’effetto. Dopo l’afa estiva e le zanzare adesso possiamo goderci una sera fresca e priva di quelle bestiole tanto odiose che ci ronzano nelle orecchie nel momento esatto in cui stiamo prendendo sonno. E poi in autunno c’è il croccante di nocciole!!! Al quale è davvero impossibile resistere, lo so che fa ingrassare ma è più forte di me…

Calci nei coglioni

Oggi si parla di calci nei coglioni, visto com’è andata oggi in parlamento mi sembra un argomento più che giusto e attuale. I calci nei coglioni oggi li dovevamo dare e invece come sempre li abbiamo presi, al solito la fiducia è stata concessa e questo meraviglioso e fantasmagorico governo del FARE (fare cosa non si è ancora capito…) continuerà la sua missione (chissà quale sarà? Ma credo che di calci nei coglioni si tratti anche questa volta, e ho un piccolissimo presentimento su chi dovrà riceverli…). Va bè lasciamo perdere altrimenti rischio di avvelenarmi il sangue anche oggi e sinceramente preferirei prendermi a scudisciate da solo che mettermi a ragionare di nuovo di politica. Si parla di calci nei coglioni perchè camminando per strada oggi ho visto una scena da nove, ma anche nove e mezzo direi, praticamente una ragazzina con scatto fulmineo ha piazzato, con un invidiabile nonchalance, una ginocchiata nel sacchettino scrotale del suo amico (presumo). Lui ovviamente si è piegato in due come una graziella (la bici intendo, anche perchè spero che ormai non ci sia più nessuno che si chiami graziella…), dal colorito rosso porpora delle guance ho dedotto che fosse stato colpito con notevole precisione, il colorito mi ha fatto capire anche che il ragazzo si trovava in piena apnea. In tutto questo la signorina se la rideva allegramente, tentava tra le risate di chiedere scusa a quel povero cristo che nel frattempo aveva iniziato a contorcersi come un’ anguilla sull’asfalto. Dopo dieci minuti buoni il ragazzo riprende l’uso della parola e fa: “Non ti preoccupare, adesso è passato…”

O.o

Che cosa?

E basta?

Cioè la perdoni così, senza neanche una denuncia, o che so almeno una lettera di minacce, una testa di cavallo insanguinata appena sveglia, almeno le ruote della macchina poteva forargliele… Ragazze, voi dovete capire una cosa una volta per tutte, dal momento che in passato è capitato anche a me, dovete capire che quelle due sferette la sotto oltre che essere preziose (infatti vengono dette anche “gioielli di famiglia”) sono la cosa più dolorosa che esiste se colpite anche con poca forza, quindi sarebbe bello da parte vostra smettere di scherzarci manescamente. Voglio descrivervi cosa prova un uomo quando viene colpito li, di modo che, in futuro, possiate ricordarvi di questo post e magari in un lampo di generosità e bontà d’animo desistiate dal recarci un così grave danno. Se l’uomo ha l’enorme sfiga di accorgersi che qualcuno o qualcosa sta per colpirlo li inizia a sentire dolore ancora prima dell’impatto, non sto scherzando, provate a fare la finta di colpire a un qualsiasi individuo e poi chiedetegli di spiegarvi cos’ha sentito fisicamente, come minimo vi dirà che ha provato fastidio, perchè la paura fa si che il corpo e soprattutto i muscoli situati dall’ombelico in giù si contraggano improvvisamente per assorbire l’urto e questo vi giuro che provoca dolore anche li. Se poi questo disgraziato viene davvero colpito il dolore si divide in due parti, quello alle sfere e quello agli addominali bassi, si avete letto bene, non ho idea del perchè ma dopo una legnata nelle sfere mi ha sempre fatto male la pancia bassa, e non solo a me, tanti altri amici me l’hanno confermato, alcuni asseriscono che quello alla pancia sia addirittura più intenso di quello ai globi. Il dolore è costante nel tempo e lancinante, toglie il respiro, è come se venisse premuto il tasto off, se vieni colpito bene sei fuori combattimento per almeno un quarto d’ora, poi, dopo, inizi a riprenderti ma piano, ci vuole ancora un po di tempo per riacquistare l’uso della parola e del movimento, solo dopo circa una trentina di minuti puoi dire di essere tornato alla normalità. E se ci pensate, mezzora con un dolore di quel genere è un’eternità, potrei dire, avendolo provato, che il dolore è simile a quello che si prova quando un dottore deve rimetterti a posto una frattura scomposta senza anestesia. In definitiva signorine che state leggendo, non potreste nutrire per quelle due sferette la stessa passione che noi maschietti nutriamo per i vostri air bag? Dai un po di parcondicio no? E se proprio non potete almeno non prendetecele a calci.