Sano o non sano di mente?

Pensieri strani mi passano per la testa in questi giorni, scaturiti molto probabilmente da episodi squallidi a cui ho assistito nei confronti di una persona con problemi psicologici. A parte il fatto che sono straconvinto che di persone psicologicamente sane ne esistano ben poche, e io sicuramente non faccio parte di queste, volevo esprimere la mia perplessità sull’argomento sano di mente/non sano di mente perché il confine credo sia sottile. Questa persona è in evidente sovrappeso, questo suo stato è dovuto all’uso massiccio di psicofarmaci e a un alimentazione assolutamente esagerata e sbagliata, questi “sintomi” se così si possono chiamare sono a loro volta dovuti alla perdita prematura di alcune persone care. Per gli addetti ai lavori probabilmente suonerà come la storia più banale del mondo, uno perde delle persone care, non regge al dolore ed entra in depressione, e da li disordini alimentari, psicofarmaci, e chi più ne ha più ne metta. Viene considerato da tutti quello matto, viene spesso evitato, mai coinvolto, e spesso deriso per il suo aspetto fisico. Allora io sposto l’attenzione su chi deride, su chi evita, su chi non coinvolge, e non posso non pensare che si tratti di personaggi realmente malati, con una forma di sadismo che istintivamente punirei con pene corporali. A volte prendo uno di questi individui e gli spiego che siamo davanti semplicemente a una persona che ha sofferto molto, con un passato al quale noi cosiddetti “normali” probabilmente non avremmo resistito, e allora vedi che lo osservano in maniera diversa, non fanno slanci di generosità come dovrebbero secondo me, ma quantomeno vedi che ci pensano, non ridono più, forse addirittura cercano di immedesimarsi. Quindi tutto ciò per chiedermi e chiedervi: chi è normale, e chi malato? Chi è il sano? Chi è il non sano? Per fare un altro esempio di più pubblico dominio potrei raccontare delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, tranquilli non dei giorni e delle vittime del disastro, dei giorni dopo e di coloro che materialmente hanno lanciato le bombe. Gli equipaggi degli aerei che hanno sganciato Little Boy e Fat Man sono tornati a casa, o come si suol dire in patria, accolti come eroi, decorati, per l’opinione pubblica avevano risolto il conflitto contro il Giappone e evitato che la guerra si protraesse più a lungo con il risparmio di moltissime vite. Alcuni di loro sono ancora vivi, rilasciano interviste e vivono vite normali. Tranne uno, tornato a casa ha immediatamente appeso la divisa al chiodo, devoluto la propria pensione alle vittime della guerra. Poco tempo dopo ha iniziato a manifestare episodi di depressione, quindi ricoveri ospedalieri e un paio di tentativi di suicidio, il terzo credo riuscito. Allora non posso fare a meno di chiedermi se davvero possa essere considerato un disturbato, un non sano di mente, oppure se semplicemente è tornato a casa e si è accorto di ciò che aveva fatto, centinaia di migliaia di vite letteralmente smaterializzate in un battito di ciglia, centinaia di migliaia di feriti, generazioni future compromesse dalla radioattività, pezzi di mondo in cui un filo d’erba commestibile potremmo rivederlo fra centinaia d’anni. Ripeto, per i documenti degli ospedali e per la gente era ed è un depresso, con problemi psicologici, un non sano di mente, per me i non sani, i malati sono coloro che dopo aver fatto tutto ciò riescono a dormire, a guardare in faccia i loro figli, a baciare le proprie mogli, a vivere insomma.

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CRA CRA CRA CRA CRA? CRA CRA CRA! CRA!?

Pubblicato il febbraio 5, 2015, in musica, pensieri, riflessioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Per me il confine non è sottile: non esiste. Tutti in determinate circostanze potremmo ritrovarci in una situazione del genere e tutti abbiamo un punto di rottura. Chi deride, chi esclude non si rende conto che sta deridendo e escludendo se stesso. Una bellissima riflessione la tua.

  2. Secondo me questo confine non esiste. Ognuno vive al sua vita, facendo le sue scelte e vivendo le proprie felicità e disgrazie e quindi di conseguenza assume un determinato tipo di comportamento. le cose veramente importanti, quelle di cui abbiamo disperato bisogno e che mancano sono la gentilezza e il rispetto. Per me, non esistono persone sane o non sane di mente.

    • Credo che il tuo pensiero sia molto vicino a quello qui sotto di kalest… Forse davvero non esistono persone sane e non sane di mente, forse esistono solo storie che provocano stati emotivi diversi… 🙂

  3. La malattia mentale, se così si può ancora definire, non è qualcosa di biologico. Non è un virus o un batterio. E a parte gli effetti mentali che possono portare alcune malattie fisiche (come il cancro al cervello o l’alzheimer), quelle che noi chiamiamo malattie sono semplicemente la forma mentis di qualcuno che, in base a come ha vissuto, o a cosa gli è successo, è ormai incapace di relazionarsi, in qualche modo, al mondo esterno. Questo può portare alla sociopatia, o al bisogno compulsivo, o all’ossessione, o ancora a problemi di personalità che però non hanno nulla a che fare con la malattia intesa come l’uomo occidentale è abituato a immaginarla.
    La questione principale che mi ha personalmente portato ad avere problemi quando ho lavorato in una comunità psichiatrica, è rendermi conto che dietro a tutte quelle facce c’era una storia. Ed al contrario di un malato “normale” dietro il quale puoi incolpare un agente esterno o interno, un esserino insomma fisico e presente, era quella stessa storia, il più delle volte, il nocciolo del problema: la causa stessa della malattia.
    Sono tutte riflessioni che gli “Omini” (perché veri uomini non sono), quelle persone vissute tutta la vita nell’agio e nella mancanza di rispetto, nell’illusione di superiorità, non possono capire. E non capiranno mai.
    A volte vengono ripagati della stessa moneta: improvvisamente gli capita un problema, per gli altri superabile, ma per loro insormontabile, che li porta ad ammalarsi a loro volta.
    ma spesso queste persone meschine vanno avanti, grazie al loro agio. e così ci muoiono felici, infine. nell’agio.

  4. Grazie per la tua riflessione..fantastica! Se ognuno di noi al posto di giudicare le persone “diverse” cercasse prima di comprenderle, di immedesimarsi in ciò che possono aver vissuto allora l’idea di malattia mentale sparirebbe, così come sparirebbero i pregiudizi e le emarginazioni. Perchè ognuno di noi infine è la somma di ciò che ha vissuto e di COME l’ha vissuto come i bombardieri di cui parli tu… stessa esperienza, reazioni diverse…
    Aprendoci però alla comprensione per le altre persone possiamo eliminare il muro di ostilità che ci divide… e dall’altra parte chi prima era in depressione potrà iniziare a sentirsi compreso e amato…

    • Aprirsi alla comprensione credo sia il punto, la meta, la missione… spesso però siamo pieni di preconcetti oppure semplicemente seguiamo la corrente, il flusso di pensieri del branco intendo, senza fermarci a pensare col nostro cervello, senza usare un minimo di buonsenso. Potremmo ma non lo facciamo. E’ pigrizia? Mancanza d’iniziativa? O perchè facendolo non ci uniformiamo a chi ci sta intorno e questo ci spaventa? Proprio non lo so…

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