Archivio mensile:aprile 2015

Allusione giusta al momento giusto

Oggi ho fatto capire a una persona quanto abbia sbagliato, senza dirglielo direttamente. Che poi l’interessato abbia carpito l’allusione non è certo, però sono stato bravo a non farmi sfuggire l’occasione. Stavamo parlando in tre, discussione sulla seconda guerra mondiale, si parlava delle atrocità della Germania nazista, del fatto che non solo la Germania all’inizio del conflitto commise barbarie sui popoli europei, ma che anche la Russia ci mise del suo ad esempio nell’invasione della Polonia. Eh si perché a un certo punto la Polonia si ritrovò i tedeschi da una parte e i russi di Stalin dall’altra, entrambi conducevano una vera e propria invasione nei territori polacchi, e si guardavano bene dal pestarsi i piedi reciprocamente grazie al patto Molotov-Ribbentrop, diciamo pure che se la sono spartita a tavolino. Per non parlare degli studi sull’eugenetica perpetrati da molti paesi, che sterminarono qualche milionata di vite umane perché ritenute indegne di essere vissute (erano semplicemente portatori di handicap o persone con disturbi psicologici). E ripeto, non solo la Germania, ma molte altre nazioni hanno commesso questi crimini. Comunque, alla fine della discussione mi sono fatto uscire dalla bocca “quando siamo in tanti a commettere nefandezze, serve sempre un capro espiatorio da incolpare…” e ho lanciato uno sguardo al diretto interessato che qualche mese prima, nel suo piccolo, aveva fatto esattamente la stessa cosa. In perfetto accordo con gli altri avevano incolpato uno solo, perché è più comodo, perché così è più facile, e se non è GIUSTO pazienza, gli conveniva e tanto bastava. Spero almeno di averlo fatto sentire una merda, di avergli fatto capire il suo errore, di avergli almeno dato uno spunto di riflessione, e se così non è stato, che volete che vi dica, io c’ho provato. Oh cazzo!!! Scusate l’imprecazione ma mi è caduto l’occhio sullo specchio che ho vicino, e mi sono accorto di avere praticamente l’acconciatura di Niccolò Fabi quando uscì Capelli, ve lo ricordate? No? Provvedo subito.

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Il folletto coatto

Nuova comitiva, che frequento sporadicamente. L’altra sera si palesa una new entry al femminile. Carina, davvero, minuta, particolarmente, un folletto in pratica, ma rimanendo vago e sobrio diciamo “con tutte le sue cosine a posto”. Non parla molto, seduta al suo posto scruta più volte il cellulare come se incrociare lo sguardo con qualcuno la mettesse in imbarazzo. Penso, probabilmente è timida. Unghie curate, abbigliamento giusto, bel sorriso, inizio a essere attratto. E’ ufficiale. Così inizio a pensare di attaccare bottone al più presto, che non si sa mai. Ma mentre sono li bel bello a lambiccarmi il cervello arriva un amico che, entrando nel locale, la chiama a gran voce appellandola in maniera a dir poco sconcia. Io mi volto verso di lei per non perdermi una smorfia e il conseguente schiaffeggiamento, e questa come se ne esce? Prende tutto il fiato che ha e gli risponde con un altro termine che lasciatemelo dire, in bocca a una ragazza così carina sta davvero male, mi ha lasciato di stucco. La serata continua e il folletto si trasforma in un coatto docg. Beve come un Hummer, sproloquia e un paio di volte quando è scoppiata a ridere credo mi abbia sputato. Finisco la mia bevuta e: “Scusatemi ragazzi domattina devo svegliarmi presto, ciao e alla prossima…”. Esco dal locale e penso a un aforisma che lessi tempo fa: La luce è più veloce del suono. Per questo motivo alcune persone sembrano brillanti fino a quando non aprono bocca.