Archivio mensile:agosto 2015

Romanticismo post moto

Potrei scrivere del sogno erotico fatto ieri sera con protagonista una tailandese niente male, e poi chissà il mio cervello da dove l’ha tirata fuori… bho… Oppure potrei scrivere dell’ennesimo diverbio con l’amico che crede a tutto, Dio? Alieni? Uomini e donne? Lui beve tutto, anche l’imbevibile… No stasera no, non ce la faccio… Stasera parlo di romanticismo. Una volta tanto anche l’uomo che non crede all’amore ne ha visto uno scorcio, e vuole raccontarvelo. Come sempre nei miei giri in moto succede che mi viene sete, quindi decido di fermarmi e andare a bere qualcosa. Spengo la bimba e mi accingo a togliermi il casco quando li vedo, mano nella mano con un sorriso a diecimila denti. Camminano pacati, non parlano ma guardandosi sporadicamente è come se si dicessero: “sono felice qui e adesso”. Tolgo il casco e apro la giacca. Entro nel bar e ordino. Dopo qualche minuto entrano anche loro, le facce distese, sorridenti, si mettono seduti nel tavolo accanto al mio. Continuano a non dirsi una parola, si guardano complici e sorridono, come quelle coppie che hanno appena consumato l’amore e cercano ristoro. Mi trovo a invidiarli, sono felici, è innegabile, forse come capita spesso nelle storie d’amore è una felicità illusoria e a scadenza ma, si percepisce chiaramente che in questo momento sprizzano gioia da tutti i pori. Sorrido e bevo. Il barista fa una smorfia poco felice. Mi alzo e quando vado a pagare mi scappa un: ”Vergognati”. Esco arrabbiato. Ah dimenticavo un particolare insignificante, la coppia era formata da due maschi.

PS: Stasera faccio coming out! Sono etero ma le più belle manifestazioni d’amore le ho viste tra omosessuali!

PPS: Forse perché molti avendo avuto problemi ad essere accettati, sviluppano una sensibilità maggiore… non saprei… ma tant’è…

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Volare via

Mattino presto e sto beatamente ronfando come un bebè nella sua culla. Poi d’improvviso uno squillo al cellulare mi sveglia. E’ incredibile come riesci a svegliarti velocemente oppure di botto quando sai che passerai una bella giornata. Volo giù dal letto e col sorriso sulle labbra mi lavo, colazione e poi inizia il rituale. Giacca, pantaloni, scarpe, guanti, zaino, interfono e casco. Giù in garage a controllare le ultime cosette e finalmente fuori. Contemplazione di un pezzo di acciaio che luccica al sole. Godo. Sguardo che trasla verso la fine della via, e l’unico pensiero persistente è “mi ha fatto lo squillo neanche mezzora fa, quanto cazzo ci mette ad arrivare quel cretino…”. E poi eccolo. Dalla fine della via arriva e si ferma davanti a me. Dalla visiera scura scorgo a fatica un sorriso a sedicimila denti, ricambio. Metto in moto mi allaccio il casco e via. Il primo pezzo di strada è fatta di curve lunghe, larghe, e mentre scaldiamo bene motori e gomme ci parliamo in interfono scambiandoci prese in giro e raccontandoci quello che ci è successo durante la settimana. Ridiamo spesso. Ridiamo troppo e infatti sbagliamo strada e ci ritroviamo in centro città. A mezzogiorno a combattere con gli automobilisti per cercare di scappare da quel marasma. Ai semafori, perennemente rossi, apriamo le visiere perché il caldo, tra le moto, il sole, e le giacche antivento ci fa sciogliere come candele. Ridiamo anche di questo. Non ce ne importa niente. E’ sabato e siamo in sella, non possiamo non riderne. Usciamo dalla città e inizia la salita con le curve, quelle vere, quelle che ci porteranno a destinazione, la cima dell’appennino. Appena prima della prima vera curva sento il rumorino nelle orecchie dell’interfono che si spegne. E’ come un segnale. Ha interrotto la comunicazione in interfono. Come a dire “le luci vanno giù e non si scherza più”. Settanta chilometri a rincorrersi. Tutti d’un fiato. Il panorama sarebbe anche bello ma forse è il caso di tenere gli occhi sulla strada. Voliamo via. Il rumore è un misto di vento e motore. Tutto fantastico, a parte i camper e i motociclisti “cancello”. I primi, grossi, lenti, i secondi perennemente in mezzo alla strada e con l’andatura perfetta per non divertirsi, e pure dovrebbero conoscere una delle frasi più famose dei motociclisti “o vai avanti, o mi segui, o ti togli dai coglioni!”. Poi arriviamo su, parcheggiamo e andiamo a mangiare in un ristorantino. Ci mangiamo anche le sedie, e alla cassa l’oste ci porge un conto da neanche venti Euro a testa. Prendiamo entrambi e all’unisono il biglietto da visita del ristorante. Diventerà tappa fissa. Ci sono tanti motociclisti in piazza, forse troppi, optiamo per andare a digerire su un prato all’ombra di grandi alberi. L’aria è fresca e secca, il contrario di quella in pianura, dalla quale siamo partiti. Sdraiati guardiamo le cime degli alberi e il sole filtra dai rami scaldandoci quanto basta per indurci in una specie di dormiveglia, riposiamo e c’è il tempo per le confidenze e per chiacchierare di cose più serie. Famiglia, affetti, lavoro… Poi decidiamo di alzarci, dobbiamo ripartire. Il ritorno è più lento, ci siamo già spremuti all’andata e poi, in discesa, è molto più pericoloso. Arrivati a casa scendiamo dalle moto per le ultime chiacchere prima di salutarci, e lui se ne esce con: “grazie, mi sono divertito, che ne dici se ci prendiamo una tenda e ci facciamo una full immersion motociclistica sull’appennino tra qualche week end?” e io: “Moto, familiare di Peroni gelata e rutto libero?” e lui: ”Esatto”. Ridiamo. Credo che non ci sia bisogno di scrivere che cosa ho risposto.

Limbo

Credo che il futuro cambi a seconda del punto in cui lo guardi. Ero abituato a guardarlo dal punto di vista di chi in un certo senso sa già dove andrà a parare, ed ora che stringo un pugno di sabbia che penetra le mie dita e cade a terra devo reinventarmi. Cosa accadrà dipenderà da me e dalla fortuna, sempre ammesso che esista. E allora chi vuoi diventare? Come vorrai comportarti con chi ti sta accanto? E con chi ancora non conosci? E ora in un limbo di idee, sogni, pensieri che chissà per quale strano motivo sembrano essere positivi mi ostino a non farli andare via, li coccolo, come a volte si fa con la tristezza. E mi capita anche di ricordare, come a cercare un indizio o un qualcosa nella memoria che ti indichi la via, un dettaglio, una cazzata che ti faccia capire che cosa il destino ha riservato per te. Alla fine però non arrivi a niente, serve così tanta ragione per capire chi vuoi essere, probabilmente troppa. Forse, domani smetterò di sognare e cadrò nuovamente nella mia realtà, ma per stasera no, voglio godermi questa strana sensazione, limbo ancora per una sera, con la consapevolezza che “non ho più parole di pace”. Mi serve urgentemente un viaggio adrenalinico in moto. E chiunque tu sia non dirmi “vai piano”, dimmi invece “stai attento”, questo lo posso fare.