La commessa perfetta

Sta arrivando. Ancora una volta sono chiamato a presenziare a una cerimonia. Del resto in questi ultimi due o tre anni ho presenziato a millemila matrimoni, quindi dovrò fare l’enorme sforzo di andare anche a questo. Avendo usato lo stesso vestito per svariati dei suddetti ho deciso di andare a comprare qualcosa di nuovo, ovviamente con la piena consapevolezza che nel negozio avrei trovato la solita commessa tutta in tiro e col sorrisone che come mission ha “ora faccio finta di flirtare con te e ti faccio comprare anche lo scopino del cesso”. Le conosciamo benissimo, abbronzate di dicembre, messa in piega, rossettone stile bordello, e abiti provocanti. Qualunque cosa ti provi stai decisamente bene, anche se esci dal camerino con un poncho messicano e un paio di salomon a cinque ganci… Quindi mi avvio verso il negozio pensando che dovrò assistere alla prova d’attrice della commessa. Entro e vicino alla cassa scorgo una ragazza rotondetta, capello corto, in jeans e maglietta che cerca di barcamenarsi in un mucchio di scontrini e fatture. Mi avvicino e le chiedo se può aiutarmi nella ricerca di un vestito, lei molla il mucchio cartaceo e dopo avermi fatto qualche domanda su ciò che intendevo acquistare mi porge un vestito e mi invita a provarlo. Esco dal camerino e incredibilmente è perfetto, la taglia è giusta e anche il colore non mi dispiace. Lei dal mucchio di carte mi guarda, poi si avvicina, mi sistema il colletto ma ha un’aria perplessa. Esordisce con “no, la camicia non va bene” grattandosi il mento guarda le camicie esposte e me ne porge una “prova questa!”, obbedisco. Esco nuovamente dal camerino e aveva proprio ragione, il colore è decisamente più azzeccato. Dopo tutto ciò mi dice una cosa che mi ha colpito molto “ok, credo che ci siamo, mancano solo le scarpe ma ti consiglio di non comprarle qui, fanno decisamente schifo, puoi sicuramente trovarne di meglio e a minor prezzo in altri negozi”. Ancora incredulo per le parole appena dette pago sorrido e la saluto. Riassumendo, è stata professionale e gentile, ha azzeccato la mia taglia alla prima senza che le dessi il minimo indizio, ha avuto grande gusto negli abbinamenti, mi ha fatto spendere il giusto e perdere non più di venti minuti per tutto ciò, ma soprattutto ho apprezzato davvero tanto la sua sincerità sull’argomento scarpe. Conclusione, evviva le commesse semplici, che sono li davvero per aiutarti e non solo per venderti qualcosa, nell’era del marketing trovare persone così fa davvero piacere.

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CRA CRA CRA CRA CRA? CRA CRA CRA! CRA!?

Pubblicato il settembre 23, 2015, in lavoro, musica, pensieri, riflessioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Dipende anche dai negozi, ci sono quelli dove le commesse sono praticamente delle piazziste e hanno l’obbligo di tartassare il cliente per fargli comprare anche solo un calzino

    • Esatto, dipende dal negozio, ma vedendo un aumento esponenziale dei franchising e delle grandi marche purtroppo aumentano, come dici tu, quelle che hanno l’obbligo di tartassarti per farti comprare anche solo un calzino.

  2. Dopo la cerimonia, dovresti andare dalla commessa per dirle come è andata. Così potrebbe sentirsi motivata a continuare ad essere fuori dal coro e continuare a fare il suo lavoro scrupolosamente. Io credo ne sarei felice se fossi in lei…

  3. Varrebbe lo stesso per le compagne di vita!!
    Semplici ed oneste. Ma -pare- fuori moda.
    Perdona la digressione, decisamente autoreferente.
    Mi fa piacere tu sia stato smentito da questa commessa. E spero al matrimonio tu ti riuscirai a divertire.

    • Effettivamente potrebbe valere anche per le compagne di vita… non ci avevo pensato…
      Semplice ed onesta. Sarebbe perfetta, ma temo siano già estinte tipologie di questo genere.
      E ti ringrazio per la speranza di divertimento anche se non si è del tutto avverata…
      Comunque pensavo peggio, alla fine non è andata poi così male a parte il catering nauseabondo e le intramontabili canzoni della Carrà… 😉

      • ahahahahahahah la Carrà.
        Non vorrei cantermela addosso, ma -personalmente- mi sento semplice ed onesta; semmai la difficoltà nei sentimenti -e nei rapporti (in generale), in particolari quelli sentimentali- è che richiedono tanto, tanto, tanto. Anche pazienza. Ed anche, volontà a vedere con occhi onesti, come -in fondo- sei riuscito a far tu con la commessa, nei cui confronti avevi pregiudizi. Talora, abbiamo pregiudizi anche relativamente i rapporti sentimentali.
        p.s.: in questo momento detesto il mio sentimentalismo (visto quello che non riesco ad avere…).

      • Quindi la ricetta giusta è semplicità, onestà, pazienza (abbondare pure), volontà, niente pregiudizi (dice che facciano ingrassare) il tutto condito con un filo di complicità.
        Servire caldo e accompagnato da una bottiglia di leggerezza.
        Ok, mi iscrivo a Masterchef… XD

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