Archivio mensile:febbraio 2016

Torna e riparti

Devo tornare per qualche giorno al mio paese (che te ridi lettore? Ho detto al mio paese non a quel paese… e poi a quel paese mi ci hanno già mandato… niente di che…). E questo mi suscita pensieri e emozioni contrastanti, da un lato ho voglia di rivedere e riabbracciare persone care, ma dall’altro devo dire che questa città non ti molla molto facilmente. Sarà che ancora non sono riuscito a vedere tutto quello che voglio vedere, sarà che mi sto facendo nuove amicizie, sarà che da solo ho imparato a viverci… bho… E poi, caro lettore, ormai lo sai, io quando chiudo do otto mandate e sprango, non sono certo uno che torna sui suoi passi (lo ero un tempo, ma sai come si dice, lezione imparata…). Però stavolta mi toccherà tornare, niente di particolarmente lungo, un paio di giorni, il tempo di fare una bella cena sostanziosa, baciare ripetutamente i miei nipoti, vedere un paio di amici e si ritorna. E’ strano, il mio viaggio è appena iniziato e già devo tornare, per poi ripartire.

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Basta poco

Busta della spesa in una mano, confezione di acqua da sei nell’altra, oltrepasso il cancello e crack… generi alimentari vari sparsi dappertutto. Stranamente non mi rivolgo ai Santi, rimango fermo a guardare un barattolino di passata di pomodoro che piano piano rotola lontano da me. Sono stanco, nervoso, esigo una doccia e ho una gran voglia di mollare tutto li ma sento una voce dietro di me, è una donna col figlio per mano che semplicemente mi dice di aspettare due minuti. Entra in casa e esce quasi subito con una busta di tela, me la porge e mi dice di rimetterla nella cassetta della posta quando ho finito di utilizzarla.
Fermata del bus, sono perplesso, quattro bus passano di li e non so quale prendere per raggiungere la mia destinazione. Un uomo si accorge della mia perplessità, si avvicina e semplicemente mi chiede se può aiutarmi. Gli espongo il problema e me lo risolve immediatamente spiegandomi gli itinerari dettagliatamente, poi mi augura buon viaggio, saluto, ringrazio e me ne vado.
Negozio di spezie, entro e educatamente saluto, dopo un po’ che guardo la miriade di prodotti la commessa si avvicina e mi aiuta nella mia ricerca. Parliamo e scopro una gentilezza che non si trova spesso, con professionalità e sorriso sulle labbra mi prepara i prodotti e mi chiede la mail per inviarmi le ricette inerenti alle spezie che ho acquistato, esco piacevolmente sorpreso.
Le situazioni che ho appena descritto sono piccoli gesti, gentilezze che richiedono un minimo dispendio di energie ma possono aiutare, e farci vivere un pochino più serenamente. E dimenticavo… creano sorrisi… e scusate se è poco…

E poi ti capita…

E poi ti capita di andare ad un evento e scoprire che la prenotazione era obbligatoria anche se nel depliant non c’era scritto. Quindi ti capita di innervosirti un pochino e rispondere a tono alla gentil pulzella che, all’entrata, te lo fa notare con aria di superiorità. Capita anche che la suddetta ti dica di accomodarti sulle scale in attesa che un posto si liberi, se mai accadrà. E ovviamente capita che giri i tacchi e te ne vai facendole notare con educazione e cortesia che essere gentili quando si è al pubblico dovrebbe essere la regola. E mentre te ne vai pensi che è inutile tornare a casa subito, sei in una città che non conosci, tanto vale continuare a camminare. E dopo qualche centinaio di passi ti trovi di fronte questo:

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E capita che ci rimani su quel ponte, almeno una ventina di minuti buoni, e tu lettore penserai “a fare che?”, ma è ovvio, a contemplare una bellezza che non avevi mai visto, uno scorcio magnifico. So benissimo che questa foto non rende, l’ho fatta col telefonino, di notte, e non ho mai avuto la mano ferma (fortunatamente non sono un chirurgo), ma vi assicuro che era bellissimo e l’atmosfera perfetta, anche il traffico in quel momento mi ha graziato, poche sporadiche macchine, una calma irreale. Questa città è una continua sorpresa.