Archivio mensile:ottobre 2016

Notte non sense

Ci risiamo, come al solito mi passo una lunga nottata sveglio, ormai è consuetudine, ogni tanto succede, il problema è che non riesco a trovare un senso a questa cosa. Ho provato anche a cercare tra i disturbi del sonno, ma nessuno ne sa nulla, cioè, se la cosa è ricorrente ci sono svariate patologie che potrebbero spiegare tale fenomeno, ma se succede ogni uno o due mesi nessuno sa cosa sia. Non ha senso! E vabbè, pazienza. Ne approfitto per scrivere un post, tanto di tempo hai voglia… E quindi in questa notte senza senso parliamone… E di che ti chiederai? Ma è ovvio del non avere un senso. Ci sono tante manifestazioni di robe senza senso, tipo la supercazzola! Della quale la prima testimonianza l’abbiamo avuta col celebre film “Amici Miei” di Mario Monicelli. Non ce l’ha un senso, ed è proprio quello il bello, dice un sacco di parole a caso e riesce comunque a far ridere. Geniale. Mi viene in mente anche il famosissimo grammelot (direttamente da wikipedia: è uno strumento recitativo che assembla suoni, onomatopee, parole e foni privi di significato in un discorso) del grande Dario Fo, che l’ha usato in molti dei suoi spettacoli, ne ricordo un esempio proprio in uno spezzone di “Mistero Buffo” chiamato “La fame dello Zanni”, anche questo decisamente geniale. Poi potremmo parlare del discorso che nel recente film “Alice in Wonderland” il Cappellaio fa a Alice mentre la trasporta sul cappello:

Cappellaio Matto: Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi ghiarivan foracchiando nel pedano: tutti mifri i vilosnuoppi mentre squoltian i momi radi invano.

Alice: Scusi, che cos’era?

Cappellaio Matto: Che cos’era cosa? Il ciciarampa come vira spinto, ganascia sgrami artiglio scorticante. Rifugi il ciciarampa figliol mio e il fromiante grafobrancio. La spada bigralace strinse in pugno. Stric strac trinciava il brigralacio branco. Lo lasciò morto e la sua testa mobbia a casa riportava galonfando. Si parla di te, lo sai?

Bello eh? In inglese viene chiamato “Jabberwocky” (ancora direttamente da wikipedia:  è una poesia nonsense scritta da Lewis Carroll e pubblicata nel 1871 nel romanzo “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”) ed è considerato il più illustre esempio di nonsense scritto in lingua inglese. Comunque uno dei miei preferiti, scritto da Fosco Maraini e decantato da questa fantastica bambina di nome Maddy aiutata dal suo papà (credo…), è questo qua:

Grazie dell’attenzione e al prossimo post! Sempre che la supercazzola prematurata riprenda i contatti col tarapio tapioco…

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Post senza senso

Amico: Oh ma lo sai che la Leotta le ha uscite?
Corvo: Chi?
Amico: Si dai, Diletta Leotta!
Corvo: …
Amico: Quella di Sky!
Corvo: …
Amico: Ma tu il calcio non lo guardi?
Corvo: A me piacciono le moto…
Amico: Ma tiferai per qualcuno no?
Corvo: Si, per Valentino Rossi, ma di solito tengo per tutti gli italiani, Iannone, Dovizioso, e poi mi piacciono le nuove leve in Moto 3, Bulega, Bastianini…
Amico: Intendevo nel calcio!
Corvo: Bho, non saprei…
Amico: Va bè… ci rinuncio…

Amico: Oh ma lo sai che la Buccino le ha uscite?
Corvo: Chi?
Amico: Si dai, Cristina Buccino!
Corvo: …
Amico: Quella che stava con D’Alessio!
Corvo: Gigi?
Amico: Noo, suo figlio!
Corvo: Gigi D’Alessio ha un figlio??? O.o
Amico: Dai, quella che ha fatto l’isola dei famosi!
Corvo: Bho… io l’isola dei famosi non l’ho mai vista…
Amico: Ma te dove vivi?
Corvo: A casa mia, vai tutto dritto, la terza a destra e ci sei!

PS: Ora, vorrei conoscere il diretto responsabile del neologismo “escile”, che odio tanto quanto quel deficiente totale che per primo ha abusato del “piuttosto che”, e già che siamo a dirsele ci metto dentro anche quell’intelligentone che ha permesso a una parola come “petaloso” di fare parte della lingua italiana.

PS2: Mi sa che questo post non ha senso…

Aristide e la fiducia

Domenica sera, il corvo è sdraiato semicosciente con bolla al naso stile cartone animato anni ottanta a guardare il suo filmetto inutile e il cellulare squilla. Risponde, e dall’altra parte sente una voce concitata che fa “sono Aristide (per una questione di privacy ho cambiato il nome… non si era notato vero?), ascolta sono da solo a casa e sto sotto un treno, mi devo sfogare così ho pensato di chiamarti” il mio pensiero è andato immediatamente a un altro amico in simili condizioni che, un paio di giorni prima, ho dovuto portare fino al coma etilico per instillargli un’amnesia temporanea che placasse i suoi dolori d’amore. Il corvo risponde “ok Aristide dimmi pure…” e lui infatti “temo che la mia ragazza mi tradisca” e io “ah si? E cosa te lo fa pensare?” a questo punto Aristide parte con un racconto ai limiti dello stalkeraggio compulsivo in cui lui fa appostamenti e incredibilmente non riesce a raccogliere alcuna prova di adulterio, così capisco l’antifona e gli faccio “Aristide… amico mio… sei un coglione…” e lui “ma come!? Cosa dici!?” e io “gli indizi che hai raccolto possono essere veri o potresti aver frainteso, lei può averti fatto o non averti fatto un cornino, ma ti ripeto, amico mio, la domanda è una sola… tu ti fidi di lei?” Aristide rimane in silenzio per qualche istante, se fosse un computer sullo schermo ci sarebbe scritto a caratteri cubitali bianco in sfondo nero “loading”… Alla fine con un filo di voce “No…” e io “allora di cosa stiamo parlando? Lasciala e falla finita di mangiarti il fegato no?” Ora, bisogna precisare che io conosco i miei polli, lui è uno che s’innamora facile, lei è stata una che in passato la svendeva al miglior offerente, quindi non ci vuole uno bravo per capire che probabilmente i dubbi di Aristide, erano pure fondati, ma quello che mi preme far capire a te lettore, e mi preme far ricordare a me, è che se di base non c’è fiducia la storia non ha senso. A meno che non si tratti di una storia basata su altri interessi… e a questo punto forse non si potrebbe definire neanche storia…

PS: Aristide, ovviamente, non ha seguito il mio consiglio, le ha parlato e lei, come sempre, se l’è rigirato come un calzino, e per adesso vive felice e beato… fino al prossimo dubbio, e gli toccherà risolvere il vecchio e il nuovo che, ovviamente si saranno accavallati… auguri Aristide…

Un posticino

Ci sono dei posti, ognuno ha i suoi, in cui è più facile pensare, in cui si riesce ad avere più contatto con se stessi, ad arrivare davvero nel nostro profondo. Di solito sono posti pacifici, dove regna il silenzio, un esempio potrebbe essere una scogliera poco frequentata dove si sente solo il rumore del mare, o magari la cima di una collina dove poter ammirare un bel panorama. Per quanto mi riguarda uno di questi è esattamente a queste coordinate 43° 28′ 7.9″ N, 10° 44′ 18.67″ E. Immerso nella campagna toscana c’è un piccolo laghetto artificiale che in mezzo ha un’isoletta, intorno al laghetto sono state sistemate delle pietre a forma di semicerchio e una volta all’anno, in questo luogo viene montato un palco per dare vita a un concerto tra i più belli del mondo. Il posto porta il nome di “Teatro del Silenzio” ed è stato costruito per volere di un cantante nato vicino a questo luogo magico, Andrea Bocelli. Si dice che sia stato chiamato così perché per la maggior parte dell’anno questo è un luogo silenzioso e prende voce (e che voce!) solo una volta. La curiosità di questo luogo nasce anche dal fatto che ogni anno cambia, si, perché sull’isoletta e sulle pietre a semicerchio, prima del concerto, vengono sistemate delle sculture o delle scenografie diverse che poi non vengono smontate. Pochi giorni fa infatti il Teatro si presentava così (foto scattate male da me con uno smartphone vecchio di nuova generazione, o nuovo di vecchia generazione… fate voi…):


Ma in passato, come potete vedere dalle immagini, belle, trovate su internet era diverso:

 

Quando sono qui mi siedo sull’erba e penso alla mia vita, contemplando allo stesso tempo la natura, il silenzio, e l’opera artistica dell’uomo. Questo idillio, a volte, può essere disturbato da un insetto di passaggio, che a seconda delle dimensioni produce una vera e propria fuga a gambe levate del sottoscritto che, affetto da terrore cronico per grandi insetti volanti, tenta di mettersi in salvo, o da qualche turista che deve farsi il selfie col teatro in sfondo altrimenti non ci dorme la notte. Insomma questo è davvero un posticino da vedere e da ascoltare, sia nei momenti di silenzio che in quelli di musica, quindi se vi capita di passarci vicino non fate l’errore di non fermarvi a visitarlo.