Archivio mensile:novembre 2016

Fino a qui tutto bene

Ieri sera mi sono guardato un filmetto che mi ha fatto tornare alla mente momenti di vita piacevoli ma passati da tempo. Il periodo a cui mi riferisco è quello dell’università, quel periodo della vita in cui sei giovane e pieno di speranze, che si, se non sei completamente idiota, in breve riuscirai a capire che molte lo rimarranno (soprattutto in Italia). Comunque il film s’intitola “Fino qui tutto bene”, cliccaci sopra per vedere il trailer. Il film prende spunto, oltre che dalla vita di un qualunque giovane universitario, da un documentario che fu realizzato alcuni anni prima proprio dallo stesso regista che poi ha diretto il film. Il documentario s’intitola “L’uva migliore” aricliccaci sopra se vuoi vedere il documentario. Il titolo l’uva migliore viene preso dalla dichiarazione di uno studente, presumo di Agraria, il quale asserisce che la vite dà il meglio di se nel momento in cui viene messa in difficoltà, in sofferenza insomma, metafora per far capire che probabilmente anche lo studente universitario dei giorni nostri ha lo stesso destino dell’uva, se poi una volta finito il percorso di studi sarà il migliore è ancora tutto da dimostrare. Comunque entrambi le creazioni del regista Roan Johnson sono davvero carine e piene di spunti di riflessione, e poi anch’io da buon toscano ho vissuto per un periodo la città di Pisa, e guardarla ha sempre un fascino particolare, anche quando sono anni che non la frequenti più, con Piazza dei Miracoli affollata di turisti, con l’Arno che placido scorre in mezzo alla città, con migliaia di studenti da tutta Italia che zaino in spalla cercano di crearsi un futuro. Quanti ricordi…

Domenica da copertina e thè

Oggi è la classica domenica da copertina e thè, perché a volte ci vuole, non c’è niente da fare. Perché a volte capita di uscire il sabato sera con un amico, e dato che vicino a casa hanno aperto un nuovo localino dove servono birre particolari, decidi di provare. Appena entrato nel locale pensi “ma si, ma facciamoci un paio di birrette, chi se ne frega, tanto non devo neanche guidare…” e quindi parlando del più e del meno ordini la prima, birra scura non troppo amara con un discreto tasso alcolico. La sorseggi delicatamente cercando di sentirne tutti gli aromi, intanto contempli la soave musichetta che a basso volume esce dalle casse, un piccolo paradiso, stai bene, sei sereno e tutto va come deve andare. La serata va avanti, e passi alla birretta numero due, stavolta chiara con un IBU (grado di amarezza) più alto, grado alcolico praticamente il medesimo. Le parole tue e del tuo interlocutore iniziano ad essere intervallate da delle risate, segno evidente che l’alcol contenuto nelle bevande entrando in circolo sta facendo a pieno il suo dovere. Il locale si sta riempiendo e la musica inizia a essere più alta e con disinvoltura ordini la terza birra, perché la seconda te la sei tracannata senza neanche accorgertene. Cos’hai nel bicchiere questa volta è praticamente impossibile saperlo, la musica era alta, il barista ha pronunciato un qualcosa ma dal labiale non hai capito un benemerito, e prima che tu potessi sincerarti del contenuto del bicchiere quel briccone del tuo amico incita al brindisi alla goccia. Ora, il brindisi alla goccia a te non è mai piaciuto, hai sempre pensato che se non le assapori le cose, non ha senso mandarle giù, però tant’è che l’hai fatto, qualche volgare sorsata e la pinta era vuota. Avresti voluto e dovuto smettere a questo punto, lo sapevi benissimo, e invece no… c’è stata pure la quarta, anche l’identità di questa è sconosciuta, ma l’unico indizio, e cioè le parole del barista “però, reggete voi due… ora ve lo do io il colpo di grazia…”, porta a una birra dal grado alcolico estremo. Tutto questo per dire che oggi è da copertina e thè, perché non hai più vent’anni, quando mangiavi pane e bulloni e digerivi tranquillo, quando anche se alzavi il gomito la sera, alla mattina andavi a giocare a pallone fresco come una rosa… no, non è più così…

PS: la canzone di oggi è diversa dalle altre, perché ogni tanto, come ci vuole la domenica da copertina e thè, ci vuole anche la canzone meno seria… 🙂

E poi ti capita…

E poi ti capita, mentre parli del più e del meno, di entrare in un discorso del quale non vuoi parlare, perché hai fatto una promessa, perché non vuoi creare scompiglio, perché è meglio così. Ma la persona che hai davanti t’incalza e chiede, e vuole sapere cosa sai. E allora può capitare di dire che non ne vuoi parlare, anche se dentro fremi e vorresti esattamente il contrario. Vorresti metterti davanti a quella persona e dirgli “sai… io so tutto”, vedere come sgrana gli occhi e s’imbarazza “si, hai capito bene, so cosa, come e quando”, goderti il silenzio che ne seguirebbe “e lo so da tanto tempo” vedere dalle smorfie come cerca il modo di salvarsi “quindi, da oggi, puoi anche smettere di mentirmi” poi gireresti i tacchi e te ne andresti. Ma non puoi farlo, e tutto rimane così… statico… nel limbo…

Quivi, secondo che per ascoltare,

non avea pianto mai che di sospiri,

che l’aura etterna facevan tremare;

Mogliettina vent’anni espressa

Vado a trovare nonnina, che come tutte le donne della sua età non è che se la passi tanto bene, del resto da una ultraottantenne cosa ti vuoi aspettare, qualche acciacco mi sembra più che normale. Entro e mi accoglie la badante, una signora ucraìna che da anni si occupa di lei, io la saluto e la bacio sulle guance, ormai è di famiglia, poi mi chino per baciare nonnina ma improvvisamente mi blocco. Un “aaammmooorreee” letteralmente strillato da una sconosciuta mi ferma, è la sorella della badante che dopo lo strillo mi abbraccia con forza dicendomi a gran voce “ma come tu bello! Tu sposato? Oh ma come tu bello, aaammmorreee, tu sposato?” io preso alla sprovvista e rosso in volto attuo l’unica tattica che mi viene in mente in quel momento, la tanatosi. Per chi non lo sapesse viene usata nel regno animale da alcune specie che sentendosi in pericolo simulano uno stato di morte apparente sperando di risultare poco appetibili ai predatori. Ovviamente la tattica del morto in posizione eretta non giunge a segno, e lei continua “ma perché tu no sposato?” e io “si vede che non ho ancora trovato quella giusta…” e lei “ma come possibile aaammmorreee?” e io “d’altronde…” con d’altronde di solito si riesce a concludere qualsiasi tipo di conversazione ma lei era un osso troppo duro e infatti “io ti faccio conoscere una ragazza bella bella bella e tu sposi!” e io “guardi che tra poco parto, non mi sembra il caso” e lei “guarda che lei bella bella bella, bionda vent’anni, perfetta!” e io “signora io vent’anni ce li avevo nel duemila, sono un po troppo su di età…” lei non molla continua a insistere, e io tra un non posso e un d’altronde riesco alla fine a driblarla, complice anche la badante che accorgendosi dell’accanimento molesto cerca letteralmente di trascinare la pazza in un’altra stanza. Mi ritrovo solo con nonnina, la bacio, ci parlo per una buona mezzora poi la saluto e me ne vado. In macchina a mente fredda ho ripensato all’accaduto, e mi sono sentito un bel po triste. Negli ultimi anni molti italiani sono andati nei paesi dell’est per trovare moglie, approfittando della miseria e del bisogno di scappare di queste donne. Adesso non devi neanche spostarti, te le portano direttamente a casa… Il mondo cambia velocemente, ma non mi pare in meglio…

PS: la canzone di oggi, vista la tristezza, visto che è stata scritta intorno al duemila quando io avevo vent’anni, viste l’elezioni in America, visto che nonostante siano passati anni è ancora attualissima, penso che sia la più azzeccata, “d’altronde” non credo esistano canzoni che parlino del commercio di matrimoni con l’est europa…

Fatti miei

Lei è un’amica. L’ho conosciuta tanto tempo fa perché casualmente, a quei tempi, frequentavamo le stesse compagnie. C’è subito stato un certo feeling tra noi, ridevamo alle stesse battute, stesso interesse in quanto a hobbies, è capitato anche di parlarci in confidenza, insomma un bel rapporto di amicizia. Nel corso del tempo ci siamo allontanati, ovviamente ognuno di noi è dovuto andar dietro alla propria vita, al proprio lavoro, e infatti fortunatamente lei ha trovato impiego in un’altra città, ha trovato quello che dice essere l’amore con la A maiuscola e così via. Il fatto è che ogni anno mi chiama e mi fa una sorta di terzo grado. All’inizio pensavo che lo facesse per amicizia, è ovvio che se sei legato a una persona ti fa piacere sentirla ogni tanto per sincerarti che stia bene e sia serena, ma una sola chiamata all’anno in cui mi propini una serie infinita di domande, spesso pure insistenti, non la capisco. Più che di amicizia mi sa di “ficcanasaggine”, come se fosse curiosa di cosa faccio, chi frequento, quando, come e perché. E pensare che tutto ciò se lo deve sorbire uno che non usa social network perché pensa che la privacy sia una cosa preziosa, uno che fondamentalmente si fa i cavoletti suoi cercando di non essere troppo invadente in qualsiasi circostanza. A volte penso se non sono io a sbagliare e a farmi troppo i fatti miei…