Archivio mensile:aprile 2017

Mia nonna e Skype

Oggi sono riuscito a contattare mia nonna tramite Skype! E’ stata un’esperienza molto divertente e confesso che in certi momenti sono letteralmente scoppiato a ridere. Ovviamente mia nonna non ha fatto tutto da sola, il download del programma e il collegamento e settaggio della webcam l’ho fatto io prima di partire per l’oltralpe, lei, insieme a mia madre ha dovuto solamente seguire le dettagliate istruzioni che io ho lasciato scritte a caratteri cubitali su un foglio A4. La chiamata è stata molto divertente per il fatto che mia nonna ha usato la stessa tecnica che le persone di una certa età usano al telefono, e cioè, più sei lontano più urlano. Credo dipenda non tanto dal fatto che le persone anziane di solito non hanno un buon udito, ma dal fatto che pensano che le parole attraversino fisicamente il filo, e quindi più ti trovi distante da loro e più loro cercheranno di spedirtele con forza, il risultato è che urlano come forsennati. Poi altra cosa veramente spassosa è che mentre parlavamo mi ripeteva “guardami negli occhi!” è ovvio che per vedere il suo viso io dovevo necessariamente guardare lo schermo, ma in questo modo a lei sembrava che non la guardassi, il risultato è che ho dovuto parlare per l’intera conversazione guardando la telecamera della web, mi sentivo uno youtuber e appena giravo lo sguardo lei mi diceva “ti ho detto di guardarmi negli occhi!” e io non potevo fare a meno di scoppiare a ridere… Per alcune nonni la tecnologia è davvero un muro invalicabile, per fortuna ci siamo noi nipoti che li aiutiamo, e diciamocela tutta, ci divertiamo un sacco a vederli alle prese con la modernità!

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My friend

Lasciando l’Italia è ovvio che abbia dovuto lasciare anche qualche amicizia, ed ero anche cosciente che probabilmente avrei conosciuto gente nuova con la quale avrei stretto qualche legame. Con i colleghi ho avuto da subito un rapporto puramente professionale, e essendo una persona abbastanza riservata non ho condiviso molti dettagli della mia vita con loro. In certi momenti mi sentivo solo è ovvio no? Poi ho conosciuto Garry. Lavorava con me poi ha cambiato ma siamo rimasti in contatto. E’ una persona dalla risata contagiosa, generoso, onesto e sensibile. Ha avuto anche una grande sfiga purtroppo, suo figlio è nato con una malformazione al cervello e non può parlare, gli avevano detto pure che non avrebbe mai camminato, ma papà Garry gli ha insegnato e incredibilmente adesso il piccoletto scorrazza senza problemi. In culo a chi diceva che non si poteva fare! Stasera io e Garry abbiamo parlato e riso tanto, poi, quando sono tornato a casa mi è arrivato un messaggio… mi ha scritto che crede di avere il cancro al colon. Ho subito chiesto come fa a esserne certo e mi ha detto che ha tutti i sintomi e che li conosce bene perché sua madre è morta proprio a causa di questo male. Lunedì farà le analisi. Non ha avuto il coraggio di dirmelo di persona, mi ha mandato un sms, e poi un altro e un altro ancora… doveva sfogarsi… gli ho detto di non preoccuparsi finchè non ne abbiamo la certezza, ma se dovesse essere combatteremo insieme… Non ci voleva, questa proprio non ci voleva…

Gente triste

Tempo fa ho scritto un post sulla meritocrazia in amicizia, in sintesi ho raccontato che certe persone con cui ho deciso di chiudere hanno tentato di rifarsi vive probabilmente spinte da semplice curiosità più che da qualche tipo di sentimento. Dicevo inoltre che non avrei risposto, infatti così feci. Stasera invece, siccome nella scala di Mohs sto tra il topazio e il corindone, ho deciso di rispondere… riassunto breve: l’amico mi racconta per messaggio tutta la sua vita degli ultimi anni e mi dice che non si è scordato dei bei momenti passati insieme e che vorrebbe passarne altri, tutto ciò con l’uso smodato di frasi sviolinate che ometto per pietà nei tuoi confronti, caro lettore. Rispondo con educazione che neanche io mi sono scordato dei bei momenti passati insieme ma che preferirei non ripeterli. A questo punto il falso amico riparte da dove aveva lasciato anni fa, facendo battute idiote, inviandomi faccine che ridono e confermandomi l’idea che mi ero fatto di lui in passato… è inutile confezionare la merda con la carta del Toblerone… rimane comunque merda… oggi qualcuno ha scritto che “certe porte una volta chiuse dovrebbero essere lasciate come tali” ecco, quel qualcuno ha ragione da vendere… spero che prima o poi mi entri in testa una volta per tutte… che tristezza…

Colleghi

Le personalità dei miei colleghi sono talmente variegate che il solo pensarci mi ha fatto venire voglia di scriverci un post. Li passerò in rassegna uno ad uno senza un ordine preciso, così come viene… Il primo è “il burlone”, per lui ogni momento è buono per farti uno dei suoi fantasmagorici scherzetti che tanto lo divertono, tipo indicare qualcosa d’inesistente per terra e ridere quando tu guardandoci non vedi ovviamente niente, oppure se gli passi accanto ti fa il solletico sui fianchi e anche in quel frangente se la ride appassionatamente, insomma è il classico cagacazzi che si diverte col nulla cosmico… Poi c’è “il maestro incazzoso”, è molto giovane ma è convinto di essere già una spanna sopra gli altri e si comporta di conseguenza, elargisce consigli non richiesti, usa atteggiamenti di superiorità, e la cosa più ilare è che s’incazza per qualsiasi sciocchezza, ha una media di una sfuriata ogni due giorni, ormai lo so e faccio come tutti gli altri, lo ignoro. Poi c’è “il super lavoratore”, non ti chiede aiuto neanche se è nella merda più totale, lui vuole assolutamente farcela da solo, testa bassa e via, una volta che lo sai basta non considerarlo, tanto lui va in automatico. Passiamo adesso al “gigante buono”, è più di due metri, e con una voce che somiglia molto alla tromba di una nave da crociera, però è buono, non farebbe male a una mosca, è forse il più piacevole e rispettoso… Non posso non nominare “Fucking”, lui ogni due parole inserisce un fucking che per i non anglofoni è l’equivalente del nostro cazzo, anche se la traduzione letterale vorrebbe fotti/fottere/fottuto e robe così. La cosa ilare è che l’ho sentito parlare nella sua lingua madre che non è l’inglese ma bensì il polacco e dice ogni due parole “curva”, quindi mi sono informato e la parola polacca è esattamente “kurwa”, che significa letteralmente prostituta, ma che in polacco viene usata come noi usiamo cazzo e come gli anglofoni usano fucking… Ci sarebbero altri simpatici colleghi da segnalare, ma li conosco ancora poco, appena approfondisco magari ci faccio un altro post… Ah dimenticavo, e poi ci sono io, ma non so ancora per quanto, ho un altro colloquio di lavoro, e se le condizioni saranno migliori leverò le tende… bha staremo a vedere…

In metro

La metropolitana è un posto strano, non è come un qualsiasi altro mezzo di trasporto dove puoi tranquillamente estraniarti magari guardando il panorama al di là del vetro, perché al di là del vetro non c’è niente da vedere, è solo una galleria buia dalla quale ogni tanto spunta una fermata. Quindi o ti metti a leggere i cartelli pubblicitari appiccicati alle pareti, ma ormai li conosci a memoria, o semplicemente guardi le persone. Volendo puoi anche metterti a ragionare su chi potrebbero essere, tipo, guardi una signora e ti metti a fantasticare sulla vita che potrebbe avere, sarà sposata? Avrà figli? Che lavoro farà? Così anche oggi, come mio solito, mi sono messo a guardare un signore tre posti più in là del mio. Vestito di tutto punto con la ventiquattrore, capello pettinato e vistoso orologio al polso, sarà un manager di una grande azienda? O magari invece è un rappresentante di orologi… e mentre immaginavo che vita potesse avere lo sguardo mi è caduto sulla ragazza che le sedeva accanto. Capelli corti biondi, e un trucco leggero che comunque le colava sulle guance, stava piangendo, in silenzio mentre osservava un punto indistinto davanti a lei. Quello che più mi ha colpito è stato il fatto che non emetteva nessun suono ma le lacrime comunque scendevano copiose sul suo viso. Ovviamente non so cosa avesse, ma non so per quale motivo ho pensato subito a un amore perso… Poi ad un tratto si è voltata e mi ha guardato. Probabilmente l’ho fissata troppo a lungo e si è giustamente sentita osservata, ma non ha distolto lo sguardo, e neanche io. Ci siamo guardati per non so quanto finchè a un certo punto ha fatto un lungo sospiro. Era un sospiro liberatorio, di quelli che si fanno quando non ne possiamo più e lasciamo andare quello che ci affligge, infatti, subito dopo le lacrime non scendevano più. A questo punto ho distolto lo sguardo perché iniziavo a sentirmi davvero troppo invadente, ma avevo voglia di non perdermi neanche una smorfia, erano vere emozioni che tracimavano da un essere umano. Nessuna falsità, nessuna recitazione, tutto vero, sulla pelle viva. Poi ho notato con la coda dell’occhio che ha preso un fazzoletto dalla tasca e si è maldestramente pulita le guance. Così ho continuato a fare finta di niente ma a questo punto ero io che mi sentivo osservato. Quindi mi sono girato e lei mi guardava, intanto la metro stava rallentando per fermarsi dopo pochi istanti. Lei ha accennato un microsorriso d’imbarazzo, come a dire so che mi hai vista piangere, io ho ricambiato… è scesa dalla metro e se n’è andata, con le guance ancora sporche di rimmel, e quel microsorriso sulle labbra…

PS: ma chi sarà e da dove verrà questo signorino qua sotto con questa strana pronuncia inglese che mi ricorda per certi versi Matisyahu… con questa barba da frate indovino… e con queste sonorità da Folk americano… bene, è italianissimo e si fa chiamare Wrongonyou ma il suo vero nome è Marco Zitelli, romano, anzi più precisamente di Grottaferrata, classe 1990, e devo dire che ha anche una bella originalità e un bel talento, e bravo er pischello!

Paesi a confronto

Tempo fa ho accennato che avrei scritto un post sui pregi che fanno, della nazione nella quale vivo, un paese più civile del nostro. Partiamo dalle burocrazia, che nella nostra amatissima Italia somiglia molto a “La casa che rende folli” nel film “Le 12 fatiche di Asterix”… comunque, appena arrivato in UK ho dovuto ottenere il NIN (National Insurance Number) ovvero una sorta di codice fiscale che ti permette di lavorare in regola, anche perché qui il lavoro in nero non è contemplato, quindi se vuoi trovarti un impiego devi ottenerlo. La procedura è stata molto semplice e veloce, ho chiamato il numero di telefono trovato sul portale internet del governo, mi hanno dato un appuntamento per 5 giorni dopo al Job Center più vicino al mio domicilio (2 km, ci sono andato tranquillamente a piedi). Entrato nel Job Center ho mostrato il numero dell’appuntamento all’uscere che mi ha fatto accomodare nella sala d’attesa, nella quale ho aspettato per ben trenta secondi abbondanti, poi una gentile signora mi ha chiamato e siamo andati nel suo ufficio, dopo aver fatto qualche fotocopia del mio passaporto e avermi fatto qualche domanda mi sorride e mi dice che il famigerato NIN mi arriverà direttamente a casa per posta (arrivato una settimana dopo), ma che posso comunque già cercare lavoro grazie a un documento provvisorio che mi consegna. Mi consegna inoltre un foglio con una miriade di siti internet che offrono lavoro divisi per settori. Ora andate all’agenzia delle entrate in Italia e fatemi sapere se i tempi d’attesa sono gli stessi, i documenti richiesti sono così pochi, la burocrazia insomma è così rapida e efficiente… Passiamo ora dalla burocrazia alla civiltà degli abitanti, parliamo delle “file”. Incredibile ma vero qui si rispettano le file, ad esempio, nell’accedere a una scala mobile di un supermercato può capitare che si formi una fila, in UK funziona che le persone formano una fila “prima” di accedere e poi una volta saliti si spostano sulla destra perché se qualcuno ha fretta può usare lo spazio a sinistra per arrivare più velocemente in cima alla scala. In Italia, la fila è stata sostituita, come spiega benissimo Marco Paolini in uno dei suoi spettacoli, da una figura geometrica chiamata “grumo fluido”, e cioè un accozzaglia di persone che si spingono per cercare di arrivare a mettere per primi il piedino sulla scala. Poi sulla scala uno sta a destra, uno a sinistra, uno al centro, che se hai fretta ti conviene farti spuntare le ali o usare un Jet Pack… Ultimo, ma non per importanza, il razzismo. In UK il razzismo non c’è, o almeno io non ho ancora trovato nessun esempio di razzismo, nè nella vita quotidiana nè nelle istituzioni. Dico questo perché nella nostra amatissima Italia di esempi ne abbiamo avuti un bel po’, con la storia dei migranti, oppure con il ministro Kyenge che si è sentita dare dell’orango da Calderoli… insomma anche secondo uno studio del Pew Research Center risalente all’anno scorso gli Italiani risultano essere i più razzisti d’Europa. Adesso mi fermo perché mi sta venendo un travasino di bile nel ricordarmi quanto siamo cafoni, disorganizzati e spesso pure sboroni. E pensare che per cultura, storia e natura potremmo essere il più bel paese del mondo…

PS: se qualcuno si sentisse offeso nella sua italianità sappia che non posso farci proprio niente, per me la realtà purtroppo è questa…