In metro

La metropolitana è un posto strano, non è come un qualsiasi altro mezzo di trasporto dove puoi tranquillamente estraniarti magari guardando il panorama al di là del vetro, perché al di là del vetro non c’è niente da vedere, è solo una galleria buia dalla quale ogni tanto spunta una fermata. Quindi o ti metti a leggere i cartelli pubblicitari appiccicati alle pareti, ma ormai li conosci a memoria, o semplicemente guardi le persone. Volendo puoi anche metterti a ragionare su chi potrebbero essere, tipo, guardi una signora e ti metti a fantasticare sulla vita che potrebbe avere, sarà sposata? Avrà figli? Che lavoro farà? Così anche oggi, come mio solito, mi sono messo a guardare un signore tre posti più in là del mio. Vestito di tutto punto con la ventiquattrore, capello pettinato e vistoso orologio al polso, sarà un manager di una grande azienda? O magari invece è un rappresentante di orologi… e mentre immaginavo che vita potesse avere lo sguardo mi è caduto sulla ragazza che le sedeva accanto. Capelli corti biondi, e un trucco leggero che comunque le colava sulle guance, stava piangendo, in silenzio mentre osservava un punto indistinto davanti a lei. Quello che più mi ha colpito è stato il fatto che non emetteva nessun suono ma le lacrime comunque scendevano copiose sul suo viso. Ovviamente non so cosa avesse, ma non so per quale motivo ho pensato subito a un amore perso… Poi ad un tratto si è voltata e mi ha guardato. Probabilmente l’ho fissata troppo a lungo e si è giustamente sentita osservata, ma non ha distolto lo sguardo, e neanche io. Ci siamo guardati per non so quanto finchè a un certo punto ha fatto un lungo sospiro. Era un sospiro liberatorio, di quelli che si fanno quando non ne possiamo più e lasciamo andare quello che ci affligge, infatti, subito dopo le lacrime non scendevano più. A questo punto ho distolto lo sguardo perché iniziavo a sentirmi davvero troppo invadente, ma avevo voglia di non perdermi neanche una smorfia, erano vere emozioni che tracimavano da un essere umano. Nessuna falsità, nessuna recitazione, tutto vero, sulla pelle viva. Poi ho notato con la coda dell’occhio che ha preso un fazzoletto dalla tasca e si è maldestramente pulita le guance. Così ho continuato a fare finta di niente ma a questo punto ero io che mi sentivo osservato. Quindi mi sono girato e lei mi guardava, intanto la metro stava rallentando per fermarsi dopo pochi istanti. Lei ha accennato un microsorriso d’imbarazzo, come a dire so che mi hai vista piangere, io ho ricambiato… è scesa dalla metro e se n’è andata, con le guance ancora sporche di rimmel, e quel microsorriso sulle labbra…

PS: ma chi sarà e da dove verrà questo signorino qua sotto con questa strana pronuncia inglese che mi ricorda per certi versi Matisyahu… con questa barba da frate indovino… e con queste sonorità da Folk americano… bene, è italianissimo e si fa chiamare Wrongonyou ma il suo vero nome è Marco Zitelli, romano, anzi più precisamente di Grottaferrata, classe 1990, e devo dire che ha anche una bella originalità e un bel talento, e bravo er pischello!

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CRA CRA CRA CRA CRA? CRA CRA CRA! CRA!?

Pubblicato il aprile 6, 2017, in metro, musica, pensieri, riflessioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. E’ capitato anche a me una volta in metropolitana di vedere una scena simile. Una donna che piangeva ed io mi sono sentita di darle un gesto di affetto prima di scendere. Anche se tutto velocemente, sono un po’ timida e non mi piace troppo farmi vedere. Bellissimo questo tuo post Corvetto. E’ bello quando due anime e due occhi si incontrano. Ciao!

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