Mese: settembre 2017

L’amore

L’argomento di oggi è l’ammooorrreee! E come cantava Elio in una delle sue canzoni “ammore bellissimo dell’ammore, fammi sentire tutto tuo nettare d’ammore… e sono cinquanta di bocca e cento scopare…” Ma no non sto parlando dell’amore fisico o almeno non solo di quello, volevo fare un discorso dell’amore più ampio, più in generale, del sentimento (se lo è…), dell’emozione (se lo è pure questa…) e cercare di capire cosa davvero possa mai essere. In millemila hanno tentato invano di dare una definizione a questo strano parassita che s’impadronisce, fottendolo, di quel poco di raziocinio che contraddistingue alcuni esseri umani. Cosa mai sarà? Essendomi innamorato, in vita mia, pochissime volte, e avendo constatato che in quelle esigue occasioni, sia io che la gentile pulzella che mi accompagnava in quel preciso momento della mia vita, abbiamo fatto le più grandi cazzate dell’esistenza, e che è sempre finita in maniera a dir poco spiacevole, credo di essermi fatto un’idea dell’amore che vira verso il negativo. Così prima di dirti specificatamente la mia sull’argomento, vorrei proporti, caro/a lettore/lettrice, alcune massime di illustri pensatori che come me non è che vedano proprio di buon occhio l’amore. Partiamo con l’esplicito Charles Bukowski:

L’amore va bene per quelli che riescono a sopportare il sovraccarico psichico. È come trasportare sulle spalle un bidone pieno di spazzatura oltre un fiume di piscio in piena.

Un po’ meno esplicito ma comunque pungente zio Stephen King:

L’amore non è quello che i poeti del cazzo vogliono farvi credere. L’amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai.

La domanda fondamentale di Emilie Du Chatelet:

Esiste, forse, un sentimento più illusorio dell’amore?

La sentenza di Jean Dolent:

L’amore è una riabilitazione della schiavitù.

E come farci mancare l’opinione del mitico Dr. House

Sai quelli che dicono che non si può vivere senza amore?
L’ossigeno è più importante!

Continuiamo col partenopeo Salvatore Di Giacomo:

L’ammore è comm’a na montagna / e ce sta, ncoppa, n’arbero affatato: / rire chi saglie e chi scenne se lagna, / ca ’o frutto colorito è mmelenato!
[L’amore è come una montagna / e ci sta, in cima, un albero fatato: / ride chi sale e chi scende si lagna, / perché il frutto colorato è avvelenato!]

Il divertente aforista Giovanni Soriano:

Innamoramento: rimbecillimento acuto – fortunatamente temporaneo – causato da una forma parossistica di attrazione sessuale, rivolta in maniera esclusiva verso un particolare individuo, che colpisce prevalentemente gli adolescenti fra i tredici e i sessantasette anni d’età.

Dai sillogismi dell’amarezza di Emil Cioran:

Mescolanza di anatomia e di estasi, apoteosi dell’insolubile, alimento ideale per la bulimia della delusione, l’Amore ci guida verso bassifondi di gloria…

Per la serie chi visse sperando… Carlo Cassola:

Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… Ma che non venisse mai.

Il catastrofista Anacleto Verrecchia:

L’amore, la più tirannica e violenta delle passioni umane, viene simboleggiato da un angioletto con l’aria coglioncella e con una freccina in mano. Che errore! Dovrebbe essere invece simboleggiato dalla scala Mercalli, perché l’amore, nei gradi più alti della sua intensità, fa più danni e lascia dietro di sé più macerie di una scossa tellurica. Per fortuna non dura a lungo, altrimenti rimarremmo tutti sepolti sotto quella passione.

Con approccio scientifico Elias Canetti:

L’amore è una lebbra, una malattia che abbiamo ereditato dai protozoi.

Direi che possono bastare anche se ce ne sarebbero molti altri. E quindi dopo le opinioni di questi grandi pensatori, scrittori, filosofi ecc. cosa ne pensa il Corvo dell’amore? Caro/a lettore/lettrice preparati alla risposta fondamentale, all’assoluta verità che ti elargirò per illuminarti il cammino e spandere nel mondo “virtute e canoscenza“ (tra l’altro tutto in maniera gratuita):

L’amore è quella cosa che io personalmente boh…

E la mia definizione non è butata lì per chiudere in modo secco e enigmatico questo post, ma com’è opinione di molti filosofi l’amore scaturisce dal mondo della follia, mancando il principio di non contraddizione in tale scenario è praticamente impossibile dare una definizione specifica, logica e razionale dell’amore. E se ci sei rimasto/a male mi dispiace ma tant’è…

PS: Tanto per rimanere in tema una canzoncina recente che apostrofa l’amore come “bitch” che non ho mai capito se significa puttana o stronzo/a… sta lingua inglese a volte è un mistero…

Sempre io…

E così ho riguardato il mio spettacolo preferito, ho riletto il mio libro preferito e ascoltato nuova musica, e grazie a queste cose per la prima volta da quando sono tornato mi sento tornato. Si lo so, è pura cacofonia ma è esattamente come mi sento adesso. Perché quando te ne vai è giusto perdere qualcosa, fare spazio per qualcosa di nuovo che verrà. Così come quando torni è giusto ritrovare ciò che avevi perso e riguardarlo con occhi diversi, nuovi ma scoprire al contempo che in alcune sfaccettature di noi stessi siamo rimasti uguali, intatti, come se le esperienze non potessero arrivare a toccare alcuni angoli di noi stessi. Certe sensazioni, idee, così come alcuni dubbi o turbamenti non vengono intaccati dal tempo o dal vissuto, rimangono lì, in attesa, aspettano solamente che qualcosa le risvegli per farti capire chi sei. E tu puoi dire, si, sono tornato, sono sempre io…

Lettera a Donald e Kim

Cari presidentissimi o capi o leader o qualunque sia la vostra carica, fateci un favorone, andate a fare a chi ce l’ha più grosso da un’altra parte, possibilmente su un altro pianeta o in un altro sistema solare, che noi c’abbiamo altre cose a cui pensare al momento, e sentirsi costantemente minacciati da una guerra nucleare non è che sia proprio il massimo in termini di serenità. E poi ci abbiamo già i nostri bei grattacapi tra lavoro che non c’è, mode dello stupro, Europe varie, debiti, ladri, politici (anche se spesso gli ultimi due fenomeni si presentano contemporaneamente…), vaccini, fondamentalisti, attentati, pedofili, Vaticano (ehm… ho un déjà-vu…), grande fratello vip, pomeriggio cinque… Quindi avete capito no? Per usare una frase in un dialetto che amo molto “stamo già impicciati” per conto nostro. State facendo disastri per i quali verrete ricordati in eterno, a te Donald ti si sono inginocchiati tutti gli sportivi e non credo per pregarti, ma semplicemente perché gli hai fatto delle palle così grandi che la gravità ha vinto sulle fasce muscolari… e tu Kim, cavolo, stai affamando un popolo per giocare a soldatini, non ti sembra un po’ esagerato? Poi fateci un favore, fate una capatina dal coiffeur! Donald c’hai un toupè giallo taxi che si vede al buio, quando tira vento sembra che hai messo le dita nella presa di corrente… e te Kim ma per favore, che è quel taglio da fricchettone coi capelli a scodella, sembra che al parrucchiere gli sia scappata la mano… In definitiva fate le persone serie e smettetela di giocare con la vita della gente. Fate una cosa, giocatevela a Risiko…

E tu? Chi hai scelto di nutrire?

Non c’è niente da fare. L’essere umano deve seguire delle mode, è più forte di lui. Come avevo già scritto in un post di un po’ di tempo fa, le azioni ignobili, vigliacche e malvagie come ad esempio gli atti terroristici che hanno insanguinato l’Europa da qualche anno a questa parte mi sono sembrate spesso delle mode, assolutamente raccapriccianti e spesso commesse da elementi con grossi problemi, ma comunque mode. E adesso sembra che un’altra idea orrida stia prendendo possesso della mente degli uomini, lo stupro. Ho letto oggi dell’ennesima violenza sessuale, stavolta è toccato a una dottoressa. Non starò certo a scrivere di come si possano evitare, o magari di come si dovrebbe punire un individuo che l’ha commesso, nel primo caso non lo so proprio, anche perchè viste le dinamiche dei recenti stupri può davvero capitare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, nel secondo caso sarei davvero troppo severo, quindi meglio sorvolare. Potrei allora soffermarmi, facendo parte della categoria maschile, su cosa spinge un uomo a commettere questo atto ripugnante, ma la prima e unica risposta che mi viene in mente è non lo so. Potrei scrivere allora di un mediatore culturale che ha esordito con una frase che mi ha davvero scioccato, e cito testualmente “lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale”, c’è bisogno di commentare? Direi di no, anche se lo pagherei con la stessa moneta, per fargli capire bene la stronzata che ha scritto… Poi, passata la rabbia e l’indignazione mi calmo, respiro e penso solo, come in un’antica leggenda pellerossa, che dentro ognuno di noi c’è un lupo nero che rappresenta la malvagità e un lupo bianco che rappresenta la bontà, e chi vincerà tra i due dipende solo da noi, dal lupo che scegliamo di nutrire. Io ho già scelto, e tu?

Esistono gli eroi?

La mitologia greca e romana ci ha abituati alla figura dell’eroe, personaggi dall’indiscussa forza o astuzia spesso con poteri sovraumani, a volte erano semi-dei a volte erano individui con caratteristiche fuori dal comune. Gli eroi potevano agire sia per il bene degli altri che per se stessi, esempio lampante quello del famoso Achille che combatteva si per i Greci, ma il suo obiettivo primario era la gloria, e il desiderio che il suo nome avrebbe riecheggiato nei secoli. Nel contemporaneo invece, l’eroe di solito compie grandi e coraggiose gesta per il bene di tutti, Peter Pan ad esempio combatteva Capitan Uncino per difendere i Bimbi Sperduti, Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri ecc… Quindi oggi il significato di eroe è cambiato, oltre ad agire contro le avversità con grandi capacità e smisurato coraggio lo si deve fare per un nobile ideale. E allora mi chiedo, esistono nella vita reale gli eroi? E se si, chi sono? E che faccia hanno? Io uno credo di averlo trovato, o per meglio dire una. Lei è Irène Frachon, pneumologa a Brest nel nord-ovest drella Francia. Questa è una di quelle donne che a me piace definire « con le ovaie esagonali », del resto se esistono uomini con le palle quadrate non vedo perchè non possano esistere donne con le ovaie esagonali… Irène ha condotto una battaglia contro una multinazionale del farmaco e incredibilmente, e contro tutti i pronostici, ha vinto. Si è accorta che un medicinale per il dimagrimento aveva un effetto collaterale molto pericoloso, danneggiava una valvola cardiaca. Quindi in mezzo a mille difficoltà ha cominciato le sue ricerche, per la sua battaglia Irène ha dovuto sacrificare la sua vita quotidiana, i suoi quattro figli, il marito e ha rischiato in più di un’occasione di perdere il lavoro e di essere radiata dall’ordine dei medici (si sa, quando si va contro poteri forti cercano di metterti al tappeto nonostante tu sia un medico che cerca solamente di salvare delle vite… e scusate se è poco…). Nonostante ciò ha tenuto duro e alla fine ha vinto. Irène ha scritto un libro sulla sua battaglia ma non so se sia stato tradotto in italiano, fortunatamente per conoscere più in dettaglio la sua storia c’è un film del 2016 intitolato « 150 Milligrammi ». Irène ha salvato la vita di un sacco di persone combattendo una battaglia contro un nemico mille volte più grande di lei, ma grazie alla sua tenacia e alla sua competenza in campo medico è riuscita nel suo intento, e come dice lei stessa lo ha fatto per il bene dei suoi pazienti e per la gente in generale. Quindi si, gli eroi non sono solo una leggenda, esistono davvero.

PS : tempo fa scrissi un post sui vaccini, e ci furono diverse discussioni, quindi, dato che sono venuto a conoscenza di un altro piccolo dettaglio volevo condividerlo con voi. Trattasi di un documento direttamente dal sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco, titolo “Italia capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale”, notare luogo e data, tre anni prima degli scandali e delle famigerate pandemie di morbillo e roba varia… a questo punto è lecito sospettare che fosse tutto già deciso a tavolino… e se non vi viene almeno un dubbio vi meritate un vaccino contro l’illogicità…

Diversi approcci

Pomeriggio all’insegna del riordino, devo riorganizzare un sacco di cose sia sul piano fisico che su quello mentale. Mentre sto passando dei file dal pc portatile al fisso contemporaneamente sistemo alcuni libri che prendono polvere accumulati su una mensola in ordine sparso. Squilla il cell ed è il mio amico di scorribande motociclistiche che mi chiede, visto che ha in mente un nuovo acquisto, di accompagnarlo in una concessionaria per provare alcune moto. Decido immediatamente di finire ciò che sto facendo in serata, e accetto l’offerta, quando si parla di due ruote riesco difficilmente a tirarmi indietro. Apriamo il gas e in meno di un’ora siamo al concessionario, il tempo di firmare un paio di documenti e saliamo in sella ai nuovi articoli. Durante il giro di prova ci scambiamo le moto e parliamo dei pregi e difetti dei due modelli. E proprio grazie a queste conversazioni mi accorgo del diverso approccio che abbiamo sia nei confronti dei modelli che abbiamo appena provato sia nei confronti di qualsiasi altra cosa, o argomento. Alla fine, lui era rimasto affascinato da entrambi i mezzi, e dalle sue parole mi sembrava quasi che si volesse autoconvincere di ciò che stava dicendo, e di riflesso forse sperava che ne sarei rimasto persuaso anch’io. Ovviamente l’opera di convincimento non è giunta a segno… L’ho lasciato finire e poi con molta pacatezza ho iniziato a inanellare una quantità spropositata di difetti, che avevo riscontrato in entrambi i modelli. Alla fine è rimasto a bocca aperta e mi ha detto sconsolato “te non sei mai contento…”. Ma non è vero che non sono mai contento, è che cerco di essere realista, e reputo inutile, e talvolta dannoso, cercare di farsi piacere la merda autoconvincendosi che sia cioccolato. Lo so è una frase un po’ fortina, ma credo che renda bene l’idea. Questo modus operandi caratterizzato dall’autoconvincimento purtroppo l’ha usato anche coi sentimenti, è tornato dalla sua ex, e il fatto che ogni volta che provo a chiedergli qualcosa in tal senso e lui fa finta di nulla o glissa la dice lunga… Una relazione è come una meravigliosa scultura in vetro di Murano, e come tale va protetta e rispettata, perché se a causa dei nostri comportamenti e azioni dovesse cadere addio meraviglia… e sarà inutile, in futuro, cercare di convincersi che rincollando i pezzi possa tornare alla luce ciò che ormai più non è…

Figli? Si o no?

Una leggenda asiatica dice più o meno che un uomo, per considerarsi tale, deve in vita sua aver scritto almeno un libro, deve aver piantato almeno un albero e aver messo al mondo almeno un figlio. Il significato di tali azioni è presto detto: il libro perché devi consegnare ai posteri ciò che in vita hai appreso, l’albero perché simbolo inequivocabile di fecondità, e il figlio per perpetuare e onorare la tua famiglia. Ora, io non ho mai scritto un libro, al massimo ho scritto qualche post su questo blog, e tra l’altro non mi sentirei neanche in grado di farlo (oddio, mi si potrebbe dire che se ci sono riusciti alcuni noti calciatori ci possono davvero riuscire tutti…), non ho mai piantato un albero, se si escludono alcune piantine di peperoncino, timo, rosmarino e altre piante aromatiche che curo solo ed esclusivamente per usarle come ingredienti in cucina, ma soprattutto non ho mai fatto un figlio, e sinceramente non mi passa proprio per l’anticamera del cervello moltiplicarmi. Cosa vuol dire? Che non sono un vero uomo? Bha… Punti di vista… Comunque, caro avido lettore vorrei soffermarmi proprio sull’argomento “non voler fare figli”. Premetto subito che, a differenza dei media che, ho potuto leggere su un quotidiano, hanno timore di affrontare l’argomento che potrebbe urtare la sensibilità maschile e femminile di tutte le persone che non condividono la scelta di non procreare, io simpaticamente me ne sbatto, anche perché i suddetti mentre ci davano dentro a profusione per concepire i loro “minime”, non credo si chiedessero quanto le loro azioni avrebbero urtato la MIA sensibilità. Quindi no, io non voglio fare figli, quell’istinto che nel mezzo del cammin di nostra vita prende piede nella psiche della maggior parte degli individui e che potrebbe riassumersi nelle parole “voglia di maternità” o nel mio caso “paternità” in me non perviene. Intendiamoci, non è che non mi piacciano i bambini, ho tre bellissimi nipoti che vedo saltuariamente e con loro rido, scherzo, gioco, mi diverto e faccio lo zio, ruolo che tra l’altro mi calza a pennello e che adoro, è solo che non ne voglio di miei. I bambini a mio avviso sono molto impegnativi e così come possono dare grandi soddisfazioni possono, e devono, irrimediabilmente cambiarti la vita, volenti o nolenti al momento che metti un figlio al mondo devi rinunciare a tutti o parte dei tuoi progetti. Hanno bisogno, e diritto, a una stabilità economica che in moltissimi casi non c’è, soprattutto nell’attuale situazione economica del nostro paese e dell’Europa. Non parliamo poi del fatto che credo si debba essere portati e preparati a fare il padre o la madre, credo che un apparato riproduttivo funzionante non sia abbastanza per sentirsi in diritto di procreare, e al momento non mi sento in grado di poter far crescere, fisicamente e psicologicamente nel modo giusto, un altro individuo. Proprio quest’ultimo punto mi fa tornare alla mente un film di serie B che qualche anno fa ho visto, la pellicola demenziale in questione è “Idiocracy”. Il lungometraggio non è niente di che ma l’intro (che poi si dice Intro in un film? O è prerogativa dei pezzi musicali? Bho….) mi ha colpito in particolar modo e riporta alla mia mente ragionamenti simili che in passato avevo fatto, guardatelo cliccando qui. Insomma, in poche parole io non voglio figli e credo inoltre, che molte persone ne facciano senza ponderare adeguatamente tale scelta, magari perché presi dalla pulsione istintuale della procreazione o magari dalla passione o dall’amore, ma come diceva uno mooolto più intelligente di me “Poi la voglia svanisce e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame”…