Archivio mensile:ottobre 2017

Sogno pomeridiano

Come spesso mi accade stanotte non ho chiuso occhio, o per essere più precisi ho dormito un’ora e mezza, che purtroppo è un lasso di tempo che non è minimamente sufficiente al fabbisogno giornaliero di cui tutti necessitiamo. Ho ripiegato quindi sulla classica pennichella pomeridiana, e come tutti coloro che si appisolano felici sul divano tra me e me ho pensato “chiudo gli occhi solo cinque minuti”. Ovviamente questi bastardi dei cinque minuti, approfittando della mia momentanea perdita di coscienza, hanno deciso moltiplicarsi fino a diventare due ore, del resto è noto che quando il gatto dorme i topi ballano. Ciò che invece mi ha lasciato sbigottito al risveglio è stato il ricordo dell’allucinante sogno nel quale sono stato catapultato durante la pennichella. Ormai è noto che i sogni facciano parte della parte folle della nostra psiche, in un sogno si può essere donna o uomo, essere umano o animale, viaggiare istantaneamente da un capo all’altro del mondo, ritrovarsi da un momento all’altro in un’altra epoca, insomma l’unico limite è la nostra stessa fantasia, che purtroppo, nella maggior parte dei casi sfugge al nostro controllo. Può capitare invece, che alcune volte si riesca a controllare il sogno che stiamo vivendo, ed è ciò che fortunatamente sono riuscito a fare proprio oggi. Il sogno non era particolarmente fantasioso, stavo semplicemente camminando su una spiaggia, ero da solo e guardavo una nave all’orizzonte, improvvisamente, e non so proprio spiegare come, mi sono reso conto di essere in un sogno, ho subito avuto come la consapevolezza di poterlo controllare e ho fatto la prima cosa che mi è venuta in mente e cioè volare. Mi sono staccato da terra lentamente, e poi, piano piano sono riuscito ad acquisire velocità. Riuscivo a volare tra le nuvole o sul pelo dell’acqua e istintivamente mi sono diretto verso la nave che avevo visto in precedenza. Sono atterrato sulla nave e ho notato che qualcuno appena avvistatomi è scappato dentro una porta, così l’ho rincorso e appena ho aperto la porta sono caduto come in una voragine buia. Mentre precipitavo mi rendevo conto di non aver più la capacità di volare e l’unica cosa che riuscivo a pensare e che ovviamente mi terrorizzava era l’atterraggio. Quindi precipitando di schiena mi sono voltato per vedere dove mi sarei schiantato ed erano degli scogli scuri. Terrorizzato e impotente ho aspettato il momento dell’impatto e quando è giunto mi sono svegliato. Lo smartphone stava suonando, ho risposto all’amico che mi stava chiamando con “mi hai appena salvato la vita”…

Annunci

Racconto metaforico

Ho trovato per caso questa breve storia raccontata dall’autore, credo sia un estratto del libro che ha scritto. Mi ha colpito molto perché, a mio avviso, metaforicamente racconta lo stato d’animo di molte persone, e a volte anche il mio, e non vorrei (o forse vorrei…) che qualcuno a forza di sentirsi preso per il culo e di essere abbandonato a se stesso possa fare qualcosa di brutto. Dal libro di Aldo Galeazzi intitolato “Re Solo”.

Il traguardo è lontano e la vittoria non m’interessa.
In questa corsa di cani porto il numero nove, nessun piazzamento quest’anno, le zampe non girano più come dovrebbero e nella scodella mi toccano le ossa già scarnificate.
La mia quotazione è alta stasera, mi danno sessantaquattro contro uno, nessuna possibilità, se scommettete su di me sono soldi buttati via.
Il traguardo è lontano e la vittoria non m’interessa.
E’ probabile che sia l’ultima volta che vedo la pista poi toccherà alla siringa mettere a posto le cose e farmi chiudere gli occhi fino alla resurrezione di Cristo.
Una signora grassa mi ha strizzato l’occhio e ha fatto correre il marito a puntare su di me, non saranno certo le sue chiappe flaccide a farmi fare l’eroe del giorno, le sorprese in questo gioco non esistono.
Siamo sulla griglia di partenza, questi bastardi drogati marci si faranno scoppiare occhi e cuore intanto che inseguono una volpe di plastica che li fa correre sulla pista dei desideri degli altri. A me, non danno più neanche le bombe, no, non ne vale la pena.
Alla prima curva ho otto lunghezze di vantaggio sul gruppo, dieci sul favorito.
Sul rettilineo opposto al traguardo ho sei lunghezze e posso amministrare.
Sono sulla seconda curva, che prendo larga, vicino alle tribune.
Ottocento metri dall’arrivo, dritta finale, è da lì che salto sulla tribuna centrale, credo di essermi rotto una caviglia sullo steccato ma, ugualmente, sono riuscito ad addentare la faccia di uno degli inservienti.
Immagino le bestemmie della cicciona intanto che il sangue m’inonda la gola.
No amico, finchè non verranno ad abbattermi non mollerò la presa, non c’entri niente tu, neanch’io c’entravo niente, ci hanno incastrati tutti e due, e non c’è proprio nessun ufficio reclami per questo genere di cose.
Forse tu un giorno potrai tornare a vendere lattine scadenti in questo Luna Park per poveracci straccioni, ma io… io ho finito la corsa.
Lo starter non mi vedrà più ringhiare contro la rete metallica.
Sai che quando ti sparano le mandibole rimangono bloccate?

Spreco

Dovevo fare un regalo per un amico e sapendo, fortunatamente, già cosa comprare mi sono diretto verso il negozio di elettronica e computer più vicino. L’articolo di cui necessitava il mio amico era una mini chiavetta usb da caricare di musica e mettere in macchina, quindi scelgo dall’ampia scelta che il negozio offriva, pago e m’incammino verso casa. Durante il tragitto qualche strano pensiero su ciò che avevo appena acquistato mi balena nel cervello, così estraggo la confezione dalla busta e mi metto ad osservarla. L’involucro è di plastica trasparente e dura, delle dimensioni di una cover per i film o per videogame, dentro oltre all’articolo c’è un altro pezzo di carta/cartone dove sono descritte in dettaglio le specifiche del prodotto. Ora, l’articolo è lungo si e no 2 cm, largo 1 e mezzo e non può essere alto più di qualche millimetro, perché fargli un packaging che potrebbe contenerne 50? Rimetto l’articolo nella busta e cerco di scordarmi questi strani pensieri. Essendo ancora convalescente da una influenza decido di fare un salto in farmacia e consigliato dal farmacista acquisto un mucolitico, torno a casa e decido di prendere la pastiglia appena comprata, apro la confezione e nel blister c’è lo spazio per una quindicina di compresse ma effettivamente ce ne sono solo sette, questo fa si che anche la scatola che deve contenere il blister sia molto più grande del dovuto. Il mio cervello fa anche un’altra associazione mentre tengo in mano la bottiglia di plastica dell’acqua presa per mandare giù la pastiglia, infatti mi riporta alla mente quando da piccolo insieme a mio nonno conservavo le bottiglie di vetro dell’acqua nelle cassette perché una volta alla settimana passava il signore che veniva a prendere i vuoti e ci portava i pieni, che bello, zero spreco, mondo più pulito e quel signore dopo aver salutato mio nonno mi regalava sempre una caramella al limone… Ora quel servizio non lo fanno più, l’acqua te la vai a prendere da solo al supermercato, il mondo è più sporco e pieno di plastica, le caramelle non te le regala nessuno, e nonno mi manca anche se fortunatamente se n’è andato prima di vedere questo schifo…

Stupri? Noi non c’entriamo niente!

Questo post nasce dalla mia personale necessità di comunicare al mondo femminile che gran parte di noi maschietti non c’entra niente con tutte queste notizie di stupri e violenze varie. Si, è vero, nel novantanove per cento dei casi se si parla di stupro è commesso da un uomo ai danni di una donna, idem se parliamo di violenze sessuali anche solo verbali. Ci sono alcuni di noi che quando camminate per strada vi fanno degli apprezzamenti usando frasi indicibili o fischiandovi, ma vi prego, ignorateli, sono solo degli imbecilli e purtroppo, la madre degli stronzi è sempre incinta e ovviamente è una donna, quindi potreste dare un po’ di colpa anche a lei… Poi ci sono quelli che cercano di ricattarvi, chiedono sesso in cambio di posizioni lavorative, e questi, vi prego, mandateli affareinculo e poi denunciateli… Poi ci sono gli stupratori, categoria con la quale più di tutte le altre spero non avrete mai a che fare, ma se dovesse succedere mirate alle palle e colpite con tutta la forza che avete in corpo, e poi denunciate, è importante che queste bestie vengano catturate e rinchiuse (anche se la legge spesso li tiene in gabbia troppo poco…). E in fine ci siamo noi, tutti noi altri, quelli a cui le donne piacciono davvero, e non ci passerebbe mai neanche nell’anticamera del cervello di usarvi violenza. Siamo quelli che cercano di farvi sorridere, quelli che magari vi portano un fiore (e non dite che non vi piacciono i fiori che tanto lo sappiamo che vi fanno piacere…), alcuni di noi ci mettono una vita a chiedervi di uscire a causa della timidezza, altri si buttano dopo dieci secondi che vi conosciamo, a volte vi guardiamo con l’aria da pesce lesso e altre volte con lo sguardo da latin lover, alcuni di noi fanno i misteriosi altri sono un libro aperto, ma la cosa che ci accomuna è che ci piacete donne. Ci piacete per un sacco di motivi, che vanno dal vostro fondo schiena a come girate il caffè, da come ci baciate a come ci insultate (soprattutto quando schizziamo la tavoletta del water…), insomma, non metteteci al pari di quegli esseri violenti, noi siamo i veri uomini.

PS: video diverso dal solito, il mitico Sgrilli che ci parla dei chitarristi da spiaggia, categoria alla quale purtroppo appartengo…

Io ne ho viste cose che voi umani…

Ho visto mariti che chiedono il permesso per andare un paio d’ore con gli amici a mangiare una pizza, non dicono “amore vado due orette a mangiare una pizza con gli amici” chiedono “amore POSSO andare due orette a mangiare una pizza con gli amici?”…
Ho visto mariti che alle dieci di sera crollano dal sonno e seduti sul letto, a occhi chiusi, alzano le braccia di modo che la moglie possa sfilargli il maglione e mettergli il pijama, poi li ho visti sdraiarsi di modo che la moglie possa sfilargli i pantaloni e mettergli quelli del pijama…
Ho visto donne, alle quali dei motori non frega praticamente niente, che alla domenica seguono, per non so quale masochistica ragione, il marito a cui piacciono le moto. Le ho viste farsi più di sessanta chilometri di curve dietro al marito che guidava come un pazzo, e poi le ho viste scendere da quella moto e vomitarsi anche le palle degli occhi…
Ho visto donne che perdonano tradimenti reiterati, e rimangono tutta la settimana da sole con quattro figli perché lui, per sfizio, ha deciso di andare a lavorare più lontano…
E tutte queste cose, rimangono a occupare non so quanti megabit nel mio cervello…
Che spreco di spazio…

PS: il Merovingio disse “è sorprendente quanto il modello comportamentale dell’amore sia simile a quello della demenza”… riflettere…

Tecnologia buttami via

Probabilmente dovrò segnare sul calendario la data di oggi e chiamare questo giorno come “tecnologia buttami via”. E’ partito tutto stamattina presto, quando ho deciso di fare un po’ di focaccia, quindi dopo aver preparato l’impasto l’ho messo a lievitare nel forno alla minima temperatura. Finito il tempo di lievitazione l’ho stesa su una teglia e poi mi sono diretto nuovamente al forno per impostare la temperatura di cottura e il display del mio amato forno recitava “F 06”… Ho pensato subito di rispondergli “Acqua…” e contraccambiare con un A 01 perché di solito lo stronzo che mette una nave in piedi nell’angolo c’è sempre, poi invece ho optato per andare a leggere il libretto d’istruzioni il quale mi diceva che ogni messaggio che parte con F è un errore, e l’unica cosa da fare è chiamare il tecnico. Ora io avevo la focaccia da cuocere, non potevo certo aspettare giorni per la visita del tecnico, quindi avendo visto che i tasti del forno non rispondevano ai comandi ho avuto la brillante idea di staccargli la spina, per tentare un “spegnilo e riaccendilo” che con i computer spesso funziona. Problemino non di poco conto è che la spina è dietro al forno che è incastonato nei mobili della cucina, ho pensato quindi, o mi armo di cacciaviti e mi metto a smontare la cucina o tolgo la corrente. Quindi prima di premere il generale della corrente di casa mi assicuro di spegnere il computer, perché spegnersi senza la giusta procedura non è che giovi poi molto al cpu… Lo stronzo ovviamente mi dice che prima di spengersi vuole assolutamente aggiornarsi… quindi osservo per svariati minuti la scrittina che indica lo stato di avanzamento dell’aggiornamento col nervosismo che aumenta e che sento bussare nelle tempie. Finalmente si spenge, quindi vado a staccare la corrente e subito dopo la riattacco. Fortunatamente il forno funziona, finalmente metto a cuocere la focaccia. Nel frattempo penso che dovrei trasferire delle foto dallo smartphone al cpu così collego il cell e mi metto a trasferire, dopo tre secondi mi appare un messaggio che m’informa dell’impossibilità del trasferimento perché il cavo risulta scollegato o non funzionante. Capisco l’antifona e riattuo la tecnica del “spegnilo e riaccendilo” con la variazione “staccalo e riattaccalo” e lui dopo aver trasferito appena dieci foto mi dà lo stesso messaggio. Finisco l’operazione con circa venti o trenta stacca e riattacca. Finito ciò decido di dare uno sguardo alle notizie su qualche giornale on line e mi accorgo che internet non funziona, probabilmente quando ho tolto la corrente il router non ne è stato troppo felice. Quindi vado davanti al router e lo guardo perplesso… lui risponde con un alternarsi di lucine verdi che invece dovrebbero rimanere fisse, sicuramente sta cercando di dirmi qualcosa, ma io non conosco la sua lingua, alla fine, vedendo il lampeggio penso che potrebbe trattarsi anche di un semplice codice Morse, ma io non ho voglia di accertarmene, quindi per la terza volta consecutiva riapplico la tecnica del “spegnilo e riaccendilo”. Finalmente riparte e io posso navigare in santa pace. Alla fine di tutto ciò penso che la tecnologia sicuramente ci aiuta a vivere con più comodità, sempre che non ti si rivolti contro…

Storie vere

Ho comprato on line tre libri, tutte storie vere ovviamente. Non so perché ma appena penso che ciò che sto leggendo è frutto di fantasia perdo subito interesse, quasi come se avessi un bisogno interno di vita vissuta. I libri che trattano di storie vere riguardano principalmente storie tristi, vissuti di persone che hanno in qualche modo dovuto soffrire e quindi imparare obbligatoriamente e più a fondo degli altri, eh si, perché la sofferenza insegna, quando stai bene semplicemente te la godi, mentre quando stai male sei costretto a reagire e ad ingegnarti per uscire da una situazione in cui non vorresti stare. E poi non lo so perché, ma l’essere umano, in generale, è attirato più dalle storie tristi e dalla sofferenza che da vicende di allegria e spensieratezza. A riprova di questo, la Divina Commedia viene amata direi universalmente e soprattutto per i canti dell’inferno che per quelli del purgatorio o del paradiso. E poi, se Barbara D’Urso ha realizzato così tanto share dando visibilità alle tragedie umane un motivo ci sarà. Quando leggo un libro in cui è descritta una storia vera l’immedesimazione è più profonda, pensando al fatto che ciò che sto leggendo è successo davvero è come se potessi fidarmi di più di ciò che sto leggendo, perché quel qualcosa, qualcuno l’ha sentito sulla propria pelle, non è immaginazione, non è fantasia ne sogno, è verità, è vita. Ricordo uno dei primi libri di questo genere che mi capitarono tra le mani, “Padre padrone” di Gavino Ledda, un libro duro, aspro, che in più di un’occasione mi ha fatto salire le lacrime agli occhi, poi fu la volta del famosissimo “Se questo è un uomo” di Primo Levi, storia agghiacciante sui campi di concentramento, poi dopo svariate letture arrivai ai più recenti tipo “Infedele” di Ayaan Hirsi Ali, biografia di una ragazzina somala che lotta per la libertà, oppure “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, il racconto del viaggio in moto attraverso l’America latina di un padre col proprio figlio autistico, e poi arrivò lei, la scrittrice della quale ho dovuto comprare l’intera bibliografia, Torey L. Hayden. Psicologa infantile specializzata in mutismo elettivo e da sempre dedita al lavoro con i bambini “problematici”, mi capitò tra le mani il suo libro più famoso “Una bambina”, descriverlo è difficile, mi limiterò ad accennarne l’inizio. Torey legge un articolo di giornale in cui una bambina di cinque anni aveva legato un bambino di tre a un palo e gli aveva dato fuoco, la bambina dopo l’accaduto è entrata a far parte della classe di Torey per bambini “speciali”. Da quando l’ho letto una volta all’anno devo rileggerlo, sia lui che il sequel “La figlia della tigre” è come se quei libri mi chiamassero… non so perché… Ed ora sono in attesa di questi tre libri che mi porteranno nel mondo e nella vita vera di altre persone, dove forse, addentrandomi in profondità, potrò imparare qualcosa anch’io.

I discutibili videoclip delle banche

Sul web in questi giorni stanno circolando dei video che sono diventati virali in pochissimo tempo, sto parlando di quella specie di spot di una banca in cui una direttrice presenta la propria filiale con tanto di canzoncina finale, e della parodia di una canzone di San Remo che s’intitola Bancarius Karma. Dalle notizie sui vari quotidiani on line si capisce che i suddetti video erano stati creati per un contest dettato dalla dirigenza della banca e quindi interno all’azienda, pertanto non sarebbero mai dovuti divenire pubblici, anche se poi, purtroppo, lo sono diventati. In men che non si dica il popolo del web ha invaso con commenti poco positivi i suddetti video, e siccome il web non è mai nè ragionevole nè comprensivo nei confronti del prossimo, spesso i commenti sono sfociati in vere e propri insulti. Ora, io capisco che si debba tutelare e difendere i produttori dei video e che non è giusto accanirsi contro di loro, ma è più forte di me, devo dire la mia. Innanzitutto se vuoi produrre un video in cui “ci metti la faccia” devi accettare il fatto che vivi nell’era dei social network, e quindi se consegni quel video a terze parti, anche se facenti parte della tua stessa azienda, rischi che queste per un qualsiasi motivo commettano la leggerezza di postarlo sul web. Non è una certezza, ma è molto probabile, visto anche il contenuto del video. E parliamo proprio di questo, del contenuto del video, anche perché in un articolo di un noto quotidiano si difendono (o meglio, si cercano di difendere…) i realizzatori del video sostenendo che non sono dei creativi pubblicitari. Ora, neanch’io sono un creativo, ma per fare un minimo di critica a questo video basta il buon senso e un minimo d’occhio. All’inizio del primo video assistiamo a più di tre secondi di assoluto silenzio in cui la direttrice ci guarda con un sorriso imbalsamato, cosa che secondo me crea solo gelo e imbarazzo in chi guarda. Subito dopo passa alla presentazione di sè e del suo Staff, sinceramente mi ricorda un alunno delle elementari che ripete la poesia a memoria, quindi niente interpretazione e tempi “televisivi” completamente errati, per non parlare della ripetizione senza senso della parola “anzi”. Il video, dopo l’ormai famoso gesto del “ci metto la faccia” si conclude con una terribile canzoncina cantata a cappella (a cappella? Direi più a… SSHHH! Corvo contieniti…) che ascoltandola ho provato imbarazzo io per loro… Del secondo video, che è una parodia di una canzone di San Remo ho poco da commentare, interpretazione stonata, balletto orripilante, sorrisi inesistenti e la solita e immancabile sensazione d’imbarazzo. Ora, cari direttori di filiali, se il vostro superiore vi chiede un video di presentazione della filiale date retta a un cretino che non è neanche un creativo, andate su Youtube, cercate uno di questi ragazzi sui 18/20 anni che sono appassionati di video making che non hanno troppi iscritti e quindi staranno cercando di farsi le ossa, ce ne sono solo qualche migliaio, mettetevi d’accordo sul budget (che vi assicuro esiguo), fatevi consigliare da loro (che ce ne sono di davvero bravi e preparati) e create insieme un vidoclip, non dico professionale, ma quantomeno serio, con un testo sensato senza ripetizioni, un montaggio degno, e una qualità video e audio almeno sufficienti. Potrete poi stare tranquilli che la vostra clip non diventerà un mostro del web e che nessuno vi prenderà in giro.

I babbi natale dell’incazzatura

Nel quotidiano siamo tutti costretti a convivere con persone che, diciamocela tutta, non è che caratterialmente parlando s’incastrino così bene con noi, ma purtroppo la convivenza o il lavoro o il semplice svago ci portano comunque ad averci a che fare. Una categoria che veramente non sopporto sono quelle persone che ti scelgono come sfogatoio personale. Mi spiego meglio, tutti periodicamente, chi più chi meno, accumuliamo stress e rabbia, credo sia nella natura umana e soprattutto conseguenza del vivere quotidiano dei nostri tempi, e così come lo incameriamo dobbiamo sfogarlo. C’è chi si sfoga facendo sport, chi canta, chi balla, chi dipinge, chi scolpisce, insomma ognuno ha il suo modo, e poi c’è una categoria di persone che per liberarsi dello stress e della rabbia accumulata ha bisogno di scaricarla addosso a qualcun altro, io uso chiamarli “i babbi natale dell’incazzatura”. Lo scenario è sempre il solito, tu ti stai facendo i cavoli tuoi e loro silenti arrivano, con una semplice battutina a mezza voce t’instillano il seme del giramento di palle al quale tu, data la tua indole pacifica, non dai peso e pensi erroneamente che sia finita li. E invece no, babbino continua a piccole dosi a scaricarti la sua rabbia repressa addosso, in questo modo lui si sfoga e si svuota e tu che prima eri tranquillo a poco a poco ti fai carico della rabbia che lui ti ha passato. Le tue risposte a tale atteggiamento saranno dettate da ragionamenti logici ma con lui non funzioneranno, babbino non c’è sul campo del raziocinio, negherà l’evidenza, cambierà discorso, insomma farà di tutto per non darti ragione, perché quello che a lui interessa non è discutere di qualcosa ma regalarti il suo nervosismo. Di solito babbino si ferma un attimo prima dell’irreparabile, esattamente quando tu hai tirato fuori completamente gli artigli, messo ben indietro le orecchie, e sei a un attimo dal balzo dritto alla giugulare, in quel momento lui si bloccherà per poi andarsene. La sua missione è finita, lui si è sfogato ed è tranquillo, tu invece hai i muscoli tesi e ti stai guardando intorno in cerca di una preda da sbranare con estrema ferocia… ecco, io le persone così le odio…