Giorno: 7 ottobre 2017

Storie vere

Ho comprato on line tre libri, tutte storie vere ovviamente. Non so perché ma appena penso che ciò che sto leggendo è frutto di fantasia perdo subito interesse, quasi come se avessi un bisogno interno di vita vissuta. I libri che trattano di storie vere riguardano principalmente storie tristi, vissuti di persone che hanno in qualche modo dovuto soffrire e quindi imparare obbligatoriamente e più a fondo degli altri, eh si, perché la sofferenza insegna, quando stai bene semplicemente te la godi, mentre quando stai male sei costretto a reagire e ad ingegnarti per uscire da una situazione in cui non vorresti stare. E poi non lo so perché, ma l’essere umano, in generale, è attirato più dalle storie tristi e dalla sofferenza che da vicende di allegria e spensieratezza. A riprova di questo, la Divina Commedia viene amata direi universalmente e soprattutto per i canti dell’inferno che per quelli del purgatorio o del paradiso. E poi, se Barbara D’Urso ha realizzato così tanto share dando visibilità alle tragedie umane un motivo ci sarà. Quando leggo un libro in cui è descritta una storia vera l’immedesimazione è più profonda, pensando al fatto che ciò che sto leggendo è successo davvero è come se potessi fidarmi di più di ciò che sto leggendo, perché quel qualcosa, qualcuno l’ha sentito sulla propria pelle, non è immaginazione, non è fantasia ne sogno, è verità, è vita. Ricordo uno dei primi libri di questo genere che mi capitarono tra le mani, “Padre padrone” di Gavino Ledda, un libro duro, aspro, che in più di un’occasione mi ha fatto salire le lacrime agli occhi, poi fu la volta del famosissimo “Se questo è un uomo” di Primo Levi, storia agghiacciante sui campi di concentramento, poi dopo svariate letture arrivai ai più recenti tipo “Infedele” di Ayaan Hirsi Ali, biografia di una ragazzina somala che lotta per la libertà, oppure “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, il racconto del viaggio in moto attraverso l’America latina di un padre col proprio figlio autistico, e poi arrivò lei, la scrittrice della quale ho dovuto comprare l’intera bibliografia, Torey L. Hayden. Psicologa infantile specializzata in mutismo elettivo e da sempre dedita al lavoro con i bambini “problematici”, mi capitò tra le mani il suo libro più famoso “Una bambina”, descriverlo è difficile, mi limiterò ad accennarne l’inizio. Torey legge un articolo di giornale in cui una bambina di cinque anni aveva legato un bambino di tre a un palo e gli aveva dato fuoco, la bambina dopo l’accaduto è entrata a far parte della classe di Torey per bambini “speciali”. Da quando l’ho letto una volta all’anno devo rileggerlo, sia lui che il sequel “La figlia della tigre” è come se quei libri mi chiamassero… non so perché… Ed ora sono in attesa di questi tre libri che mi porteranno nel mondo e nella vita vera di altre persone, dove forse, addentrandomi in profondità, potrò imparare qualcosa anch’io.