Storie vere

Ho comprato on line tre libri, tutte storie vere ovviamente. Non so perché ma appena penso che ciò che sto leggendo è frutto di fantasia perdo subito interesse, quasi come se avessi un bisogno interno di vita vissuta. I libri che trattano di storie vere riguardano principalmente storie tristi, vissuti di persone che hanno in qualche modo dovuto soffrire e quindi imparare obbligatoriamente e più a fondo degli altri, eh si, perché la sofferenza insegna, quando stai bene semplicemente te la godi, mentre quando stai male sei costretto a reagire e ad ingegnarti per uscire da una situazione in cui non vorresti stare. E poi non lo so perché, ma l’essere umano, in generale, è attirato più dalle storie tristi e dalla sofferenza che da vicende di allegria e spensieratezza. A riprova di questo, la Divina Commedia viene amata direi universalmente e soprattutto per i canti dell’inferno che per quelli del purgatorio o del paradiso. E poi, se Barbara D’Urso ha realizzato così tanto share dando visibilità alle tragedie umane un motivo ci sarà. Quando leggo un libro in cui è descritta una storia vera l’immedesimazione è più profonda, pensando al fatto che ciò che sto leggendo è successo davvero è come se potessi fidarmi di più di ciò che sto leggendo, perché quel qualcosa, qualcuno l’ha sentito sulla propria pelle, non è immaginazione, non è fantasia ne sogno, è verità, è vita. Ricordo uno dei primi libri di questo genere che mi capitarono tra le mani, “Padre padrone” di Gavino Ledda, un libro duro, aspro, che in più di un’occasione mi ha fatto salire le lacrime agli occhi, poi fu la volta del famosissimo “Se questo è un uomo” di Primo Levi, storia agghiacciante sui campi di concentramento, poi dopo svariate letture arrivai ai più recenti tipo “Infedele” di Ayaan Hirsi Ali, biografia di una ragazzina somala che lotta per la libertà, oppure “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, il racconto del viaggio in moto attraverso l’America latina di un padre col proprio figlio autistico, e poi arrivò lei, la scrittrice della quale ho dovuto comprare l’intera bibliografia, Torey L. Hayden. Psicologa infantile specializzata in mutismo elettivo e da sempre dedita al lavoro con i bambini “problematici”, mi capitò tra le mani il suo libro più famoso “Una bambina”, descriverlo è difficile, mi limiterò ad accennarne l’inizio. Torey legge un articolo di giornale in cui una bambina di cinque anni aveva legato un bambino di tre a un palo e gli aveva dato fuoco, la bambina dopo l’accaduto è entrata a far parte della classe di Torey per bambini “speciali”. Da quando l’ho letto una volta all’anno devo rileggerlo, sia lui che il sequel “La figlia della tigre” è come se quei libri mi chiamassero… non so perché… Ed ora sono in attesa di questi tre libri che mi porteranno nel mondo e nella vita vera di altre persone, dove forse, addentrandomi in profondità, potrò imparare qualcosa anch’io.

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CRA CRA CRA CRA CRA? CRA CRA CRA! CRA!?

Pubblicato il ottobre 7, 2017, in libri, musica, pensieri, riflessioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Io quando leggo preferisco isolarmi in un altro mondo, un mondo che non esiste per poter “scappare” per un po’ dalla realtà.
    Infatti non a caso amo i libri fantasy 😂

  2. Mi sono segnato quello della Hayden.

    Se non li hai già letti, ti consiglio “Centomila gavette di ghiaccio” e la sua continuazione “Il peso dello zaino” di Giulio Bedeschi.
    Sempre sul genere, “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern.
    Infine, ma altro genere, “Nel legno e nella pietra” di Mauro Corona.

    Quattro grandi libri, fidati. 🙂

    • Mi sono segnato i primi due, per quanto riguarda Il sergente nella neve ho guardato lo spettacolo teatrale di Marco Paolini che è fantastico, magari poi mi leggo pure il libro, e di Mauro Corona ho letto lo spassoso libro intitolato “Guida poco che devi bere”, comunque Mauro è una persona che stimo molto, è una delle poche persone che non hanno problemi ad ammettere con sincerità di aver sbagliato in passato, e questo lo rende raro e prezioso. Grazie dei consigli! 🙂

      • Dopo aver letto “Centomila gavette di ghiaccio” ho rivisto totalmente la mia concezione di sforzo fisico.
        Ora, tutte le volte che una cosa mi sembra stancante, la paragono a quello che ha passato la brigata Julia e diventa immediatamente una passeggiata.

  3. Anche io intendo la lettura come la intendo tu.
    Ecco perché non mi piacciono i fantasy o i romanzi rosa dove c’è sempre uno scontato lieto fine.
    Ultimamente sono intrippata con le biografie e con i noir (hai letto qualcosa di De Giovanni o di Izzo?)
    In un libro cerco il pathos, le ombre, le inquietudini, cose insomma in cui posso riconoscermi o così lontane da me che magari un giorno saranno mie.
    Dei libri che citi ne ho letto alcuni, adesso vado a sbirciare qualcosa sugli altri.
    Buon fine settimana e buona lettura, Corvo 😘

  4. Ho letto Se questo è un uomo di Primo Levi.
    Non leggo molto e non leggo i libri verità, preferisco viaggiare su altri binari (non fantasy ma sempre collegati al genere umano, sono più per la fantascienza ‘seria’ ma non troppo. Asimov, ad esempio, lo trovo pesantissimo).
    Tornando a Primo Levi, devo dire che più che un libro sembra un racconto parlato, narrato con lucidità su quella che fu agli occhi di noi viventi qualcosa di orrendo e incomprensibile.
    E’ verità ma è una verità così scomoda per me, che rasenta la fantasia.
    Non so quanto faccia bene immergersi in tali letture.
    E’ tutto un dramma, dove guardiamo ci sono solo tenebre !

    Preferisco idealizzare l’uomo, cercando di non vedere, perchè preferisco non vedere in quanto immagino le nefandezze che sa fare, per quel poco di positivo che può ottenere dall’interazione con gli altri e con l’ignoto del mondo e dell’universo.

    Le storie che danno spunto a riflessioni su cosa siamo, che ci stiamo a fare qui, cosa vorremmo scoprire, trovarci davanti un marziano o un Alien, sono quelle che mi affascinano di più, che danno un senso di riscatto a tutto il brutto che nella realtà abbiamo intorno.

    …Mi viene in mente l’incipit del film Fargo «Quella che vedrete è una storia vera – I fatti esposti nel film sono accaduti nel 1987 nel Minnesota. Su richiesta dei superstiti, sono stati usati dei nomi fittizi. Per rispettare le vittime tutto il resto è stato fedelmente riportato».

    In realtà i fratelli Cohen (GRANDISSIMI) hanno inserito questa frase per far credere al pubblico della realtà della storia ! Come se immedesimarsi in un racconto che potrebbe essere reale fosse diverso da interpretarlo come una storia cinematografica !

    Fu di grande effetto e il film ebbe un grande successo (forse anche in parte per la ‘Bufala’ iniziale).

    Si, forse come dici tu, abbiamo bisogno di un riscontro con la realtà, con i fatti veri, forse per allontanarci da quello che sarebbe meglio sognare, immaginare… Forse perchè ci stiamo abituando a non immaginare più nulla.

    Ciao.
    Stefano.

  1. Pingback: Leggiamo ? Leggiamo ! | Fuori sincrono

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