Giorno: 27 ottobre 2017

Racconto metaforico

Ho trovato per caso questa breve storia raccontata dall’autore, credo sia un estratto del libro che ha scritto. Mi ha colpito molto perché, a mio avviso, metaforicamente racconta lo stato d’animo di molte persone, e a volte anche il mio, e non vorrei (o forse vorrei…) che qualcuno a forza di sentirsi preso per il culo e di essere abbandonato a se stesso possa fare qualcosa di brutto. Dal libro di Aldo Galeazzi intitolato “Re Solo”.

Il traguardo è lontano e la vittoria non m’interessa.
In questa corsa di cani porto il numero nove, nessun piazzamento quest’anno, le zampe non girano più come dovrebbero e nella scodella mi toccano le ossa già scarnificate.
La mia quotazione è alta stasera, mi danno sessantaquattro contro uno, nessuna possibilità, se scommettete su di me sono soldi buttati via.
Il traguardo è lontano e la vittoria non m’interessa.
E’ probabile che sia l’ultima volta che vedo la pista poi toccherà alla siringa mettere a posto le cose e farmi chiudere gli occhi fino alla resurrezione di Cristo.
Una signora grassa mi ha strizzato l’occhio e ha fatto correre il marito a puntare su di me, non saranno certo le sue chiappe flaccide a farmi fare l’eroe del giorno, le sorprese in questo gioco non esistono.
Siamo sulla griglia di partenza, questi bastardi drogati marci si faranno scoppiare occhi e cuore intanto che inseguono una volpe di plastica che li fa correre sulla pista dei desideri degli altri. A me, non danno più neanche le bombe, no, non ne vale la pena.
Alla prima curva ho otto lunghezze di vantaggio sul gruppo, dieci sul favorito.
Sul rettilineo opposto al traguardo ho sei lunghezze e posso amministrare.
Sono sulla seconda curva, che prendo larga, vicino alle tribune.
Ottocento metri dall’arrivo, dritta finale, è da lì che salto sulla tribuna centrale, credo di essermi rotto una caviglia sullo steccato ma, ugualmente, sono riuscito ad addentare la faccia di uno degli inservienti.
Immagino le bestemmie della cicciona intanto che il sangue m’inonda la gola.
No amico, finchè non verranno ad abbattermi non mollerò la presa, non c’entri niente tu, neanch’io c’entravo niente, ci hanno incastrati tutti e due, e non c’è proprio nessun ufficio reclami per questo genere di cose.
Forse tu un giorno potrai tornare a vendere lattine scadenti in questo Luna Park per poveracci straccioni, ma io… io ho finito la corsa.
Lo starter non mi vedrà più ringhiare contro la rete metallica.
Sai che quando ti sparano le mandibole rimangono bloccate?