Il racconto di Surak

C’era una volta in una galassia lontana lontana un alieno di nome Surak. Surak era un giovane scienziato addetto alla ricerca e allo studio di nuove specie intelligenti, vagava insieme alla sua equipe attraverso l’universo alla ricerca di strani, nuovi mondi, per giungere là dove nessun altro è mai giunto prima… ops no quella era una serie TV anni ‘80… insomma Surak più precisamente era addetto alla classificazione delle nuove specie, che poi, dopo il vaglio di un superiore, venivano catalogate e archiviate nell’enciclopedia galattica, praticamente la raccolta d’informazioni più scientificamente avanzata dell’intero universo. Come di consueto Surak era rientrato da una missione e si accingeva a fare rapporto al proprio superiore. La missione di ricerca, era stata effettuata nel settore 42CB213, una parte dell’universo caratterizzata dalla presenza di una galassia a spirale barrata e più precisamente a circa metà tra il centro e il margine della galassia stessa. Grazie ai potenti sensori della nave stellare che ospitava l’equipe di scienziati alieni, Surak riuscì in breve tempo a rilevare dalla superficie di un pianeta all’interno di un sistema stellare, la presenza di una moltitudine di forme di vita differenti, così concentrò l’attenzione su quel piccolo pianeta e per mesi studiò la forma di vita più intelligente presente su quel corpo celeste.
Come prima accennato Surak, di rientro dalla missione, avrebbe dovuto presentare il risultato della sua ricerca al proprio superiore ma era ansioso, gli tremavano le zampe, anche le squame avevano assunto una posizione strana sul suo dorso, era la paura che si manifestava fisicamente sul suo corpo. Non era sicuro di aver fatto un buon lavoro, ma non perché non si fosse impegnato abbastanza, semplicemente non era riuscito a capire e a inquadrare bene quella strana specie di esseri che aveva incontrato, a adesso aveva timore di non riuscire a presentare il suo lavoro con la certezza e la professionalità che lo contraddistinguevano.
Una volta apertasi la porta della stanza, Surak entrò fingendo sicurezza e salutò Neral, il suo diretto superiore. Neral era molto più vecchio di Surak, lo si poteva notare dalle dimensioni molto più grandi delle corna e dal colore più chiaro delle squame, era inoltre uno scienziato di grande fama e teneva in ampia considerazione il suo pupillo che stava accingendosi a presentare il consueto rapporto. Neral si accorse subito che qualcosa turbava Surak, e così gli disse:

“Che c’è Surak, non avrai mica visto un Gorn?” e accennò un sorriso.
Surak ricambiò il sorriso e balbettando disse:

“No Maestro, ho avuto… mmm… diciamo… qualche problemino nella classificazione della specie che abbiamo trovato su un pianeta nel settore 42CB213…”

“Qualche problemino? E che significa Surak? Non è difficile, lo dovresti sapere, o sono specie intelligenti o no, dov’è il problema?”

“E’ proprio questo il problema signore, hanno una tecnologia che li porrebbe a un livello d’intelligenza, ma nei costumi e nella cultura sono arretrati… mmm… preistorici direi…”

“Ma come è possibile Surak!? Abbiamo scandagliato miliardi di pianeti per migliaia di anni e abbiamo potuto constatare che l’avanzamento tecnologico è direttamente proporzionale all’intelligenza e al progresso culturale di ogni specie, ti starai sicuramente sbagliando!”

“Ho creduto di sbagliarmi signore, ma vede… mmm… ho ricontrollato decine di volte e il risultato è sempre il medesimo…”

“Cavolo, speravo di far presto oggi, avevo un incontro con un vecchio amico Xindi, ha fatto quindici miliardi di anni luce per incontrarmi… sarà contrariato… ma pazienza, illustrami.”

Surak deglutì e dopo qualche momento di esitazione accese il congegno olografico e fece partire le immagini.

“Vede Maestro, la specie ha già sviluppato una rudimentale tecnologia che però gli permette di lasciare il proprio pianeta e recarsi su altri corpi celesti vicini e facenti parte dello stesso sistema”

Neral si girò di scatto e guardando Surak negli occhi lo interrogò:

“Allora mi prendi in giro Surak! Questo è un segno evidente dell’intelligenza di questa specie, cosa c’è di strano?”

“Aspetti signore, mi lasci spiegare”

Surak riprese a illustrare il suo lavoro:

“Il pianeta ha tutte le caratteristiche per sviluppare la vita basata su una molecola che combina idrogeno e ossigeno, ma la specie dominante sembra non voler salvaguardare il proprio ecositema”

“Ma come è possibile?” sussurrò Neral avvicinandosi all’ologramma che raffigurava una centrale nucleare lesionata che stava sversando ettolitri di rifiuti radioattivi.

“E c’è dell’altro signore, sul pianeta sono in corso circa cinquanta conflitti… mmm… guerre insomma…”

“Cosa mi stai dicendo Surak, che specie diverse stanno lottando per l’egemonia sul pianeta?”

“No Maestro, la specie è una sola, si riuniscono in gruppi, no no, non è il termine giusto… mmm… come si dice… ah si, popoli, si riuniscono in popoli e poi si fanno la guerra tra loro”

“Non ci posso credere… si sterminano tra elementi della stessa specie e distruggono il proprio ecosistema a danno anche di altre forme di vita, ma allo stesso tempo hanno la tecnologia per salvarsi e non lo fanno…”

“Si signore, e c’è di più!”

A questo punto Surak capì di aver suscitato interesse in Neral e di non aver commesso errori, quindi partì a spiegare con la parlantina sicura e professionale che lo contraddistingueva. Illustrò al proprio superiore un innumerevole quantità di comportamenti illogici che quella strana specie adottava e che non risultavano in nessun altra specie che si potesse etichettare come intelligente. Dopo diverso tempo Neral lo fermò:

“Basta Surak… ho capito…”

Neral abbassò lo sguardo sconfitto e disse:

“Hai fatto un buon lavoro come sempre, ma il risultato è purtroppo disastroso… Non avrei mai voluto spiegarti e usare il protocollo UR235 ma non abbiamo alternative…”

Il Maestro pose la zampa sul dorso dell’allievo e disse:

“Questo protocollo è usato molto raramente e solamente in casi estremi, cioè ogniqualvolta si trovano specie destinate alla propria violenta estinzione e che porterebbero allo stesso destino altre forme di vita con cui condividono il loro pianeta… si tratta di sterminio Surak… dobbiamo sterminarli…”

Surak s’intristì, non aveva mai sentito parlare di quel protocollo, e nella sua coscienza di alieno non poteva credere alle parole del suo mentore, così, guardandolo interrogativamente aspettò le sue parole che non tardarono ad arrivare:

“Hai scelto un nome per la specie Surak? Devo inviare la richiesta alla nave che li sterminerà e devo scrivere un resoconto sull’enciclopedia galattica…”

“Non saprei signore… loro si fanno chiamare Umani…”

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Pubblicato il gennaio 26, 2018, in blog, diario, musica, pensieri, racconti, riflessioni con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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