Mese: febbraio 2018

Ubuntu

Se, incontrando una qualsiasi persona per strada esordissi con la parola “Ubuntu”, probabilmente il soggetto in questione mi guarderebbe storto, come si guarda un pazzo che farnetica parole a casaccio. Se la stessa parola la dicessi a uno che s’intende di informatica quasi certamente mi risponderebbe “no grazie, preferisco Mac OS”, perché penserebbe che mi riferisca al sistema operativo. Se invece la dicessi a qualcuno che conosce la lingua Bantu, originaria dei territori sub-sahariani, probabilmente sorriderebbe. Per spiegare meglio che cosa vuol dire Ubuntu voglio raccontarvi una storia che trovai tempo fa su un blog del quale purtroppo ho perso le tracce, ma fortunatamente, e come faccio spesso quando trovo qualcosa che mi colpisce, la salvai:

Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana.
Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.
Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.
Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero
“UBUNTU, come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”
UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire:
“Io sono perché noi siamo”

Ubuntu è una filosofia, un’etica, un modo di comportarsi, in pratica è un’idea, una regola di vita basata sulla compassione e sul rispetto dell’altro. L’Ubuntu è stato anche annoverato tra i principi fondamentali fondanti la nuova repubblica del sud-Africa, infatti anche il mito Nelson Mandela e altri premi Nobel ne traevano ispirazione per le azioni contro l’Apartheid. Forse, visti i tempi, sarebbe il caso di ricordarci di quell’uomo e delle idee che lo hanno spinto a essere chi era e a fare ciò che ha fatto.

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Non può piovere per sempre… potrebbe anche iniziare a grandinare…

Elezioni vicine cari Blogger e cari sconosciuti che passate di qui… Sappiate che la scusa “non è stato eletto da nessuno” dal quattro di Marzo in poi non sarà più utilizzabile, quindi, quando le cose andranno di merda (e lo faranno, più di quanto stanno già andando) non ci sarà nessun capro espiatorio da tirare in ballo, sarà solo ed esclusivamente colpa nostra. A parte che dal mio modestissimo punto di vista un bel pezzo di colpa è già nostra, perché come dice il grande V di V per Vendetta “se cercate il colpevole, non c’è che da guardarsi allo specchio”, ammettiamolo, abbiamo lasciato che passassero sotto i nostri nasi, senza muovere un dito, uno smisurato numero di nefandezze. Detto questo non venitemi a chiedere consigli su chi votare perché proprio non lo so, è probabile che entrerò dentro quella stanza, mi avvicinerò al Presidente di seggio e con voce calma e pacata gli dirò “vorrei annullare il mio voto”. In questo modo potrò sentirmi in pace con la mia coscienza, nel senso, io a votare ci sono andato, il mio dovere l’ho fatto, il mio diritto l’ho esercitato, quindi sono a posto. Da quando ho votato la prima volta ho sempre avuto lo stesso stato d’animo e all’entrata del seggio mi passavano per la testa i medesimi pensieri, e cioè “chi potrebbe fare meno danni se vincesse?”, e credo di non averci neanche azzeccato alcune volte. Quando ne parlo alcuni mi dicono di non essere troppo pessimista, che “non può piovere per sempre”, che poi dire una cosa del genere a un Corvo sembra proprio una presa in giro, comunque io rispondo “è vero, potrebbe anche iniziare a grandinare…”.

E poi impari a non sopportare…

Non sono una persona facile, una volta forse lo ero, riuscivo a digerire un sacco di cose, diciamo che le relazioni interpersonali che fossero di lavoro, d’amicizia o d’amore riuscivo a gestirle abbastanza bene, riuscivo a passare sopra a un sacco di piccole cosette spiacevoli e lo facevo per il quieto vivere, per non appesantire i rapporti, per non complicarli insomma. Poi questo magnifico prototipo di esistenza che tutti si ostinano a chiamare vita e che io definirei più limbo insensato, attraverso l’esperienza mi ha insegnato che essere troppo morbidi è deleterio, per sè stessi soprattutto ma anche per gli altri. Quindi dopo questa sequela di esperienze negative, ma che forse così negative poi non erano, ho imparato cosa e soprattutto chi davvero non sopporto. Non sopporto chi spreca, soprattutto se si tratta di cibo o d’acqua. Non sopporto chi mente. Non sopporto chi nega l’evidenza, e questa particolare specie di essere umano oltre a non sopportarla mi provoca un fortissimo prurito alle mani. Non sopporto chi non mantiene le promesse, di qualsiasi genere siano, chi non mantiene la parola data o è un bambino o è semplicemente un disonesto. Non sopporto le prime donne, maschi o femmine che siano, ogni tanto bisognerebbe ricordargli che non ce l’hanno d’oro, e comunque, anche se fosse, a tanti piace l’argento. Non sopporto chi mi fa rischiare la vita guidando con lo sguardo sul cellulare, caro autista almeno quando guidi potresti evitare di controllare le foto della smandrappata di turno su facebook? Non sopporto chi puzza, hanno inventato il sapone e sarebbe d’uopo usarlo almeno quelle tre/quattro volte a settimana, per sè stessi ma soprattutto per rispetto del prossimo che spesso deve forzatamente convivere con effluvi nauseabondi. Non sopporto gli approfittatori, quelli che sfruttano la loro posizione privilegiata per metterlo dove non batte il sole a chi è più debole, per me sono solo omuncoli o donnette di poco conto. Non sopporto i leccaculo, c’è bisogno di spiegare chi sono? Non penso, comunque come diceva un comico “un dubbio mi assale, si consumerà prima la lingua del servo o il culo del padrone?”. E poi non sopporto chi bara, qualsiasi sia il gioco, qualsiasi sia l’interazione, la relazione… In pratica credo che tutto questo post si possa riassumere con “semplicemente non sopporto e non ho intenzione di sopportare chi non ha rispetto, punto”.

Siamo fottuti…

Circa due mesi fa, spippolando su ebay ho notato che era in vendita a poco prezzo un kit per preparare il sushi. Il kit era formato da una palettina in legno e da una specie di piccola stuoia anch’essa realizzata in legno e rilegata con del comune spago. E’ ovvio che il materiale sia costato pochissimo al produttore e quindi potrebbe giustificare ampiamente il basso prezzo, ma quello che mi sconcerta di più è che tutto ciò lo potevi acquistare con spedizione gratuita direttamente dal produttore a Hong Kong per la modica cifra di € 1,28.

Ho pensato che se i cinesi riescono a produrre e spedire dalla Cina un oggetto del genere a un simile prezzo come possiamo anche solo pensare di poter fare un qualche tipo di concorrenza, è impossibile, con lo stesso prezzo noi ci compriamo appena il packaging. Quindi ho dedotto e sperato che sarebbe potuta essere una truffa, e dato l’esiguo prezzo ho voluto sincerarmene direttamente acquistando. Devo ammettere che mi sono augurato per più di due mesi che non arrivasse mai, e invece oggi è arrivato… direttamente da Hong Kong, a € 1,28 comprese spese di spedizione… siamo fottuti…

Omaggio a Gregory Corso

MATRIMONIO

Gregory-Corso-fotografato-da-Allen-Ginsberg-1956

Devo sposarmi? Devo essere buono?
Far colpo vestito di velluto e cappuccio da Faust sulla ragazza che abita accanto?
Portarla al cimitero invece che al cinema
dirle tutto su lupi mannari vasche da bagno e clarinetti biforcuti
poi desiderarla e baciarla e tutti i preliminari
e lei che arriva solo fino a un certo punto e io capisco perché
e non mi arrabbio dicendo Devi sentire! È bello sentire!
Invece la prendo tra le braccia mi appoggio a una vecchia tomba contorta
E corteggio lei la notte intera le costellazioni nel cielo –

Quando mi presenta ai suoi genitori
schiena dritta, capelli finalmente ravviati, strangolato da una cravatta,
devo sedere a ginocchia unite sul loro sofà da 3º grado
e non domandare Dov’è il bagno?
Come sentirmi se non come sono,
pensando spesso al sapone Flash Gordon –
O come dev’essere orribile per un giovanotto
seduto davanti a una famiglia e la famiglia che pensa
Non l’abbiamo mai visto! Vuole la nostra Mery Lou!
Dopo il tè e i dolci fatti in casa mi chiedono Come ti guadagni la vita?
Devo dirglielo? Gli sarei simpatico, dopo?
Direbbero Va bene sposatevi, perdiamo una figlia
ma guadagniamo un figlio –
E devo domandare allora Dov’è il bagno?

Dio, e il matrimonio! Tutta la famiglia e i suoi amici
e solo un pugno dei miei, tutti scrocconi e barbuti
che aspettano soltanto cibi e bevande –
E il prete! Mi guarda quasi mi masturbassi
nel chiedermi Vuoi questa donna per tua legittima sposa?
E io tremante che dire direi Torta Colla!
Bacio la sposa tutti quegli arrapati giù manate sulla schiena
È tutta tua, ragazzo! Ah-ah-ah!
E nei loro occhi si vede qualche oscena luna di miele in atto –
Poi tutto quell’assurdo riso e lattine che sbattono e scarpe
Cascate del Niagara! Orde di noi! Mariti! Mogli! Cioccolatini!
Tutti che affollano alberghi accoglienti
Tutti a fare la stessa cosa stanotte
L’impiegato indifferente che sa cosa sta per succedere
Gli idioti nella hall che lo sanno
Il fattorino dell’ascensore che lo sa fischiettando
Il portiere ammiccante che lo sa
Tutti lo sanno! Mi vien quasi voglia di non fare niente!
Stare alzato tutta la notte! Fissare negli occhi quell’impiegato d’albergo!
Gridando: Io nego la luna di miele! Io nego la luna di miele!
correndo aggressivo in quegli appartamenti quasi eccitati
urlando Pancia Radio! Zappa gatto!
Oh vivrei a Niagara per sempre! in una buia caverna sotto le Cascate
mi siederei il pazzo Lunatoredimiele
e escogitar modi per rompere matrimoni, fustigatore di bigamia
santo del divorzio –

Ma devo sposarmi essere buono
Che bello sarebbe tornare a casa da lei
e sedermi vicino al fuoco mentre lei in cuicna
col grembiule giovane e bella vuole un mio figlio
e così felice per me da far bruciare il roast-beef
e viene a piangere da me e io mi alzo dalla grande sedia di padre
e dico Denti Natale! Cervelli radiosi! Mela sorda!
Dio che marito sarei! Sì, devo sposarmi!
Tanto da fare! per esempio entrare in casa di Mr. Jones a tarda notte
e coprirgli le mazze da golf di libri norvegesi 1920
o appendere una foto di Rimbaud alla falciatrice
o incollare francobolli di Tannu Tuva su tutto lo steccato di cinta
o quando viene la Signora Kindhead per la colletta del Fondo della Comunità
afferrarla e dirle Ci sono presagi sinistri nel cielo!
E quando il sindaco viene a chiedermi il voto dirgli
Quando li farai smettere di uccidere balene!
E quando viene il lattaio lasciargli un appunto nella bottiglia
Polvere di pinguino, portami polvere di pinguino, voglio polvere di pinguino –

Eppure se dovessi sposarmi e fosse il Connecticut e la neve
e lei partorisse un bambino e io non potessi dormire, esausto,
in piedi la notte, il capo su una muta finestra, il passato alle spalle,
trovandomi tremante nella situazione più solita
consapevole di responsabilità non rametto sporco né minestra di moneta Romana
O cosa sarebbe!
Certo gli darei per capezzolo un Tacito di gomma
Per sonaglio un sacco di dischi rotti di Bach
Attaccherei Della Francesca intorno alla culla
Cucirei l’alfabeto greco sul suo bavaglino
E per il suo passaggino costruirei un Partenone senza tetto

No, non credo che sarei quel tipo di padre
niente campagna niente neve niente muta finestra
ma rovente puzzolente isterica New York City
sette piani di scale, scarafaggi e topi sui muri
una grassa moglie reichiana che strilla da sulle patate Trovati un posto!

E cinque bambini mocciosi innamorati di Batman
E i vicini sdentati e forforosi
come quelle masse stracciate del 18º secolo
tutti che vogliono entrare e guardare la TV
Il padrone vuole l’affitto
Drogheria Gas Blue Cross & Electric Knights of Columbus
Impossibile sdraiarsi a sognare neve del Telefono, parcheggio fantasma –

No! Non devo sposarmi non devo sposarmi mai!
Ma – e Se fossi sposato a una bella donna sofisticata
alta a pallida in un vestito nero elegante e lunghi guanti neri
con un bocchino in mano e un bicchiere nell’altra
e vivessimo in una penthouse con un’enorme finestra
da cui vedere tutta New York e anche oltre nelle giornate serene
Non non riesco ad immaginarmi sposato a quel piacevole sogno prigione –

Ma e l’amore? Dimentico l’amore
non che sia incapace di amore
è solo che l’amore per me è strano come portare scarpe –
non ho mai voluto sposare una ragazza che somigliasse a mia madre
E Ingrid Bergman mi è sempre stata impossibile
E forse adesso c’è una ragazza ma è già sposata
E non mi piacciono gli uomini e…
ma ci deve essere qualcuno!
Perché e se a 60 anni non sono sposato,
tutto solo in una camera ammobiliata con macchie di piscio nelle mutande
e tutti gli altri sposati! Tutto l’universo sposato all’infuori di me!

Ah, eppure so bene che se ci fosse una donna possibile come io sono possibile
allora il matrimonio sarebbe possibile –
Come LEI nel suo solitario fasto esotico aspetta l’amante egiziano
così come aspetto io – privo di 2000 anni e del bagno della vita.