Mese: agosto 2018

Cosa voglio?

Luca dice che gli basta un panino, finchè avrà il suo cazzo di panino da addentare si sentirà l’uomo più felice del mondo. Mary è più pragmatica, ti guarda dritto negli occhi e senza esitazione ti dice che l’unico obiettivo vero è fare soldi. Marco vive di ricordi, è un nostalgico in piena regola e non ha idea di cosa sia il futuro finchè non se lo ritrova davanti. Diana vuole una famiglia, probabilmente la sogna in stile mulino bianco, con tavola imbandita e marmocchi con aria festante, nonno che cerca di aggiustare il motorino e nonna identica alla vecchina di Ace gentile. Roberto è contento solo se c’è la gnocca, come sia la sua vita tra cinque minuti o tra dieci anni poco importa, basta che ci sia da scopare. Gigi è calcio-dipendente, togligli il campionato e la partitella di calcetto con gli amici e probabilmente si suiciderebbe in breve tempo. E io? Cosa voglio? A me basterebbe un bel piatto di serenità, con un contornino di giustizia sociale, una spruzzata di spensieratezza e un bel topping all’amore, ma qualcuno dica allo chef di andarci piano con i rompicoglioni che sono intollerante…

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Apatia

Un mio amico mi fa “che c’hai?”, me lo chiede perché in questo periodo mi vede apatico, non traspaiono emozioni sul mio viso e giustamente si preoccupa. La mia risposta è stata “niente” ma in realtà ne avrei avute di cose da dirgli, tipo: non credo a e in me né tanto meno negli altri. Non ho più voglia neanche di andare in moto e anzi, avrei pensato di venderla. Ho la vitalità di un comodino in questo periodo, e me ne starei volentieri tutto il giorno sdraiato. Se conosco qualcuno di nuovo riesco solo a vederne i difetti, una miriade di difetti. Più vado avanti e più credo che la frase di Paul Watson che fa riferimento alla nostra specie come “un gruppo di primati fuori controllo” sia perfettamente azzeccata. Non riuscirei a ridere di gusto neanche davanti al miglior comico. L’unica cosa positiva a cui penso è che mi vorrei comprare un violino solo ed esclusivamente per imparare a suonare “Impressioni di Settembre” come Mauro Pagani.

Genova… di chi è la colpa?

Come tutti credo, anch’io sono rimasto davvero scioccato da ciò che è successo a Genova. Quando ho letto la notizia su un portale d’informazione sono rimasto letteralmente di sasso per qualche istante, il mio cervello si è fatto subito un’immagine del crollo del ponte in mezzo alla città. Ricordavo di esserci passato in più di un’occasione e quindi sapevo benissimo che il ponte era sospeso sopra le case, e sinceramente pensavo che i morti sarebbero stati molti di più. Il fato ha fatto sì che la parte di ponte crollata sia caduta su alcuni capannoni fortunatamente vuoti da persone, ma diciamocela tutta, è stato un caso fortuito e di fronte a quella trentina di morti per adesso accertati, è una magra consolazione. Adesso, come in ogni italiana tragedia si contano i morti e si accusano i presunti responsabili, ma durerà poco, come diceva un bravissimo attore teatrale “in Italia l’indignazione dura meno dell’orgasmo… e dopo viene sonno…”. A chi dareste la colpa dell’accaduto? Alla Società Autostrade? Al comune di Genova? Al ministero dei trasporti? Sicuramente dopo un’attenta analisi si riuscirebbe a trovare una serie di responsabili in mezzo alla complicata rete di autorità e società che gravitano intorno a un ponte del genere, ma se vogliamo davvero andare alla radice del problema penso che la colpa sia da ricercare in altri ambiti. Vorrei far riflettere che la nostra società, e non intendo solo quella italiana, è fondata sul business, sul profitto, sui soldi insomma e semplicemente un ponte costruito una cinquantina di anni fa non genera denaro, è solamente un costo, e quindi bisogna cercare di ridurre al minimo le spese, per questo valutare se e quando farne la manutenzione. Non è una novità che crollino i ponti, o per qualche episodio di intensa pioggia vengano giù frane e smottamenti vari, o che deragli qualche treno e poi esploda incenerendo una trentina di persone e potrei continuare per ore… il motivo che ci viene dato per il quale questi avvenimenti accadono è sempre il medesimo, o non c’è stata manutenzione, o chi l’ha fatta non l’ha fatta come si deve. E invece no, la verità è che la manutenzione è solo un costo sostanzioso che in una società basata sul profitto si cerca sempre di rimandare o di cancellare, molto meglio investire su altre nuove grandi opere, che portano lavoro e fondi d’investimento e quindi tanti bei soldini per gli amici degli amici degli amici… Questa è la società in cui viviamo oggi, e mi piacerebbe molto aggiungere un bel “prendere o lasciare”, ma non posso, perché non la si può lasciare…

PS: oggi, alla fine di questo post non troverete nessuna canzone, o meglio, troverete solo il silenzio, che è l’unica vera colonna sonora che ben si addice a ciò che è accaduto. Quindi come diceva il solito attore teatrale “i silenzi andrebbero cantati…” quindi cantatelo…

Non ancora…

Uscito da lavoro m’incammino verso la vettura che mi riporterà a casa. Cammino col passo calmo di chi va a rifiatare dopo un lungo turno di lavoro. Sul lungo mare ci sono tutti, dai ragazzini in bici che ti sfiorano velocissimi alle famigliole con passeggino, qualche coppietta mano nella mano, alcuni anziani che discutono animatamente davanti a qualche bicchiere di vino probabilmente di troppo. C’è la classica afa d’agosto ma la brezza di terra riesce comunque a preparare un’aria fresca per la notte. Respiro a pieni polmoni e riconosco subito quell’aroma salmastra che tanto mi mancava quando me ne stavo oltralpe. E in questa serata afosa d’agosto i pensieri mi portano alle vicissitudini che ho affrontato in questi ultimi anni. Il cambiare spesso (troppo forse?) posto dove vivere, idem per i posti di lavoro, aver accantonato tante amicizie (deleterie? Mha… chi lo sa…), aver cercato la mia strada nonostante sguardi increduli, opinioni discutibili, consigli ambigui… Si, io l’ho fatto, lo posso dire. Io ho cambiato tutto e ricominciato da zero. Ascoltando solo me, sbagliando e riprovandoci continuamente, senza spinte, senza raccomandazioni… e adesso che le cose si stanno assestando e armonizzando indovinate un po’? Si, una parte di me vorrebbe rivoluzionare ancora! Partire per chissà dove, conoscere altra gente, imparare, stupirmi nuovamente. Ma non è ancora il tempo di una nuova rivoluzione… non ancora…