Giorno: 2 dicembre 2018

La vita quando ci si mette è proprio bastarda…

Roberta è una donna come tante, niente di speciale a parte il fatto che ha ereditato una simpatia spropositata dal suo papà, se te la ritrovi nella tua combriccola è uno spasso, riuscirebbe a strappare una grassa risata anche al più compassato dei caratteri. La vita di Roberta scorre tranquilla tra alti e bassi come quella di chiunque altro fino ai trent’anni, perché a quell’età la sorte decide di farle lo sgambetto, il primo di una lunga serie. Un brutto male si prende il suo papà, quel signore simpatico che quando eravamo piccoli ci faceva sempre ridere, ricordo che spesso era l’addetto al trasporto della combriccola di noi mocciosi che, all’età di undici/dodici anni, volevamo andare alle varie fiere di paese, feste di carnevale, e chi più ne ha più ne metta. Roberta, nonostante il suo grande ottimismo e la sua simpatia accusa il colpo, la tristezza le mangia un po’ di quella serenità che fino a quel momento aveva caratterizzato la sua vita, d’altronde come avrebbe potuto non essere così… Passato qualche tempo Roberta e il suo ragazzo decidono di convolare a nozze, bella cerimonia, gran bel viaggio di nozze e al ritorno una casetta che avevano appena comprato insieme, ma come accennato precedentemente la sorte ha voluto cambiare le carte più di una volta nella sua vita. Infatti, alcuni giorni dopo il ritorno dal viaggio, il suo ragazzo, o forse sarebbe meglio dire suo marito, le dice che deve parlarle, la fa sedere in soggiorno, la guarda dritto negli occhi e le confessa di avere una relazione da diversi mesi con un’altra persona, si scusa, prende le sue valigie preparate in precedenza e sparisce per sempre dalla sua vita, lasciandola lì, seduta in soggiorno con le lacrime che le rigano il viso. Roberta non se la passa bene, è al limite della depressione, ma anche se le cose sono andate come non dovevano cerca come può di ricucire i brandelli della propria vita. Se non che, tempo dopo, la sorte gli fa un altro regalino dei suoi, decide che è arrivato il momento di toglierle anche il lavoro, l’azienda per cui lavorava chiude e lei si ritrova a passare da un lavoretto all’altro per sbarcare con enorme difficoltà il lunario. Come dite? Se è finita qui? Ma certo che no, giorni fa incontro un amico che mi informa che anche la madre di Roberta se n’è andata poco tempo fa, complicazioni di una patologia che si portava dietro da anni. Ieri sera mi chiama un amico invitandomi a bere qualcosa a casa sua, così, abitando relativamente vicini decido di andarci a piedi e farmi una bella passeggiata. Mentre cammino osservo le vetrine chiuse dei negozi, ci sono coppiette di ragazzini che passeggiano mano nella mano, un signore anziano scopa per terra davanti al suo portone, un gruppetto di adolescenti fanno casino davanti all’entrata di un locale, in fondo alla via vedo una ragazza in bici che viene verso di me, quando è abbastanza vicina i nostri sguardi s’incrociano e anche se non ci vediamo da tanto tempo ci riconosciamo, è Roberta, e mentre ci scambiamo un ciao veloce le guardo il viso. La bocca accenna un sorriso non credibile, una specie di smorfia forzata che simula cortesia non riuscendoci, ma sono gli occhi che in un microsecondo mi trasmettono il suo vero stato d’animo, sono tristi, cerchiati come quelli di chi ha pianto tutto quello che c’era da piangere, e sfuggono lo sguardo degli altri per non essere scoperti, per cercare di non far trapelare la verità, che Roberta è in ginocchio adesso, ancora una volta la sorte ha voluto calcare la mano, con chi fondamentalmente non lo merita neanche un po’.