Mese: gennaio 2019

La zuppetta di cane

Tempo fa, in una delle rare occasioni che mi vedono accendere il televisore ho visto un servizio di un famoso programma televisivo in cui l’inviata raccontava come in paesi asiatici si usi mangiare cani per una particolare festa. Il servizio era incentrato sull’evidenziare quanto i poveri canidi soffrissero nell’essere brutalmente uccisi e poi cucinati per la soddisfazione del palato di alcune persone che ancora oggi gradiscono questo particolare piatto. Alla fine del servizio si esortavano i telespettatori a sostenere alcune associazioni che lottano per fermare tale barbarie nei confronti di questi innocenti esserini. Ora, io non sono uno che usa uccidere cani per farci la zuppetta, ma pensando bene a come noi occidentali trattiamo quelli che “noi” abbiamo deciso essere animali sacrificabili per la soddisfazione delle nostre papille gustative, mi pare abbastanza egoista e saccente pensare di avere il dovere, ma soprattutto credere di essere in diritto, di andare da culture diverse dalla nostra a insegnargli come dovrebbero vivere. Questo tra l’altro è un modo di comportarsi usuale tra le culture cristiane e occidentali, che pensano di essere le più civili e le uniche portatrici di verità, quando palesemente non è così. Tanto per essere chiari e limpidi su come trattiamo gli animali che ripeto “noi” abbiamo deciso essere quelli destinati all’industria alimentare vorrei consigliare la visione di un documentario che analizza l’impatto dell’uomo sulle altre specie, tutte, nessuna esclusa, senza differenze (questo è il link al documentario intitolato Earthlings). Concludo col dire che è inutile demonizzare gli altri quando noi stessi facciamo peggio senza accorgercene, e forti del fatto che solo alcune specie hanno l’onore di farci da amichetti del cuore, andiamo a rompere le scatole a popoli che hanno ben altre abitudini da millenni.

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Il Principe della supercazzola – Come diventarlo in poche semplici mosse

Un paio di giorni fa, spippolando allegramente sul web sono incappato su un articolo che inizialmente ho pensato fosse uno scherzo. Si, pensavo fosse uno di quei classici articoli in cui si racconta qualcosa in modo surreale per poi dire “tranquilli, stavo scherzando”. E invece, andando avanti con la lettura ciò non è avvenuto, era serio. L’articolo in questione è questo, ma vi avverto, potrebbe risvegliare in voi i più sopiti istinti omicidi, o magari suscitare solo indignazione o nausea, insomma cercate di assumerlo con cautela, respirando profondamente e contando fino a millemila a ogni capoverso. All’inizio dell’articolo l’autore accosta La canzone dell’amore perduto a Summertime sadness di Lana Del Rey, scrivendo che la prima è una “noia suina” mentre la seconda è una canzone dal ritmo caustico. Si signori, ha voluto partire col botto sparando una delle più grosse cazzate che abbia mai sentito, accostando due generi diversi per giunta di epoche diverse, come accostare una Cadillac del ’40 a una Fiat Punto del ’95 (e lascio a voi capire chi è la Punto e chi la Cadillac…), come puoi anche solo pensare di metterle in relazione? Ma continuiamo perché questo è solo l’inizio ed è qui che ho pensato “ma guarda sto simpatico coglione, starà sicuramente scherzando…”. No. Non scherzava anzi, subito dopo rincara la dose. Infatti fa un altro dei suoi deliranti accostamenti dicendo che Il bombarolo è musicalmente stritolata da There is a Light that never goes out degli Smiths. Ancora una volta accosta due arrangiamenti completamente diversi sotto qualsiasi punto di vista, dagli strumenti usati, al ritmo, al genere. Per non parlare del testo, infatti le due canzoni non hanno in comune neanche l’argomento trattato, inizio a pensare che il giornalista peschi canzoni a caso dalla propria collezione musicale (discutibile tra l’altro…). Subito dopo si capisce che vive una mezza presa di coscienza, infatti testualmente “Esempi strampalati? Può darsi” no no, tranquillo, lo sono, senza può darsi, però, purtroppo, subito dopo riparte nel delirio. Infatti asserisce che “le parole, in musica, non vanno mai sole, anzi, la musica è preponderante” (come a sminuire la musica di De Andrè…) cosa assolutamente non vera perché basti pensare a generi come il Blues, o il Soul in cui spesso la musica è composta da pochi accordi suonati in loop per tutta la canzone, e il grosso della canzone viene dal messaggio del testo e dalla voce del cantante, faccio qualche piccolo esempio: Etta James, Otis Redding ecc… E comunque, gran parte delle canzoni di De Andrè hanno un arrangiamento davvero complesso e ricercato, in quanto realizzato con strumenti quasi introvabili, frutto di numerose ricerche e di studio dell’antico panorama musicale proprio del Mediterraneo e addirittura, in alcuni casi, del Medioevo, inoltre, tali strumenti, venivano poi suonati da musicisti di prim’ordine come ad esempio Mauro Pagani, Massimo Bubola e la PFM che probabilmente il giornalista non conosce. A questo punto, l’autore, decide di scrivere la più grande, immensa, sconfinata castroneria che orecchio umano abbia mai udito, e cioè che “le canzoni di De André non sono poesie, sono solo canzonette”, infatti caro autore le pubblicano anche sui libri di letteratura delle scuole così, a buffo… E a riprova di questo ricordo tale Fernanda Pivano, traduttrice, critica musicale, scrittrice e vera giornalista, a differenza di qualcuno, che alla morte di Faber disse “l’Italia ha perso il suo più grande poeta”. Poi accusa De Andrè di copiare Georges Brassens e (probabilmente non sapendo che De Andrè non lo copiava ma lo traduceva e anche molto bene e fedelmente a mio modo di vedere) invece di altri poeti gettando di riflesso merda anche sul povero cantautore francese. Complimentoni, due piccioni con una fava, e se vogliamo essere puntigliosi diciamo che anche la sua amata There is a Light that never goes out degli Smiths non è proprio originalissima, in quanto è ispirata e parzialmente copiata dalla cover dei Rolling Stones di una canzone di Marvin Gaye, pensa un po’. Poi fa altri accostamenti che non menziono perché è praticamente inutile, è chiaro che se uno si riferisce a canzoni come Rimini dicendo che è “pretestuosa”, e a Hotel Supramonte dicendo che è “patetica” (ricordo che la suddetta canzone è il racconto dei giorni di prigionia che De Andrè ha subito insieme alla moglie dopo il rapimento avvenuto nella sua casa in Sardegna vicino a Tempio Pausania) non è degno neanche di commento. In seguito ha da ridire anche su altre canzoni come Crêuza de mä o Smisurata preghiera sempre accostandole a altri scrittori o poeti che secondo lui sarebbero migliori (ma poi perché???). Conclude poi che “non è vero che le canzonette pop siano più stupide di quelle volgarmente colte, da enogastronomi del chitarra+voce (ma è una supercazzola?), del moralismo schitarrato, della ballata con la puzza sotto il naso, al contrario” e qui parte con un’illogica altra serie di canzoni a casaccio mettendo insieme autori e band completamente diversi, nell’ordine: Radiohead, Nick Cave, Paolo Conte, Battiato e Battisti, facendoli così erroneamente convolare a nozze nell’Olimpo del Pop. Che dire… Un genio… Sinceramente non avevo mai sentito nessuno inanellare una combo così interminabile di stronzate una dietro l’altra, veramente, roba da far impallidire perfino il mitico Ugo Tognazzi, Re indiscusso della supercazzola… Comunque, dopo aver letto l’articolo sono passato oltre col sorrisino di chi rimane incredulo e stupefatto, e in pochissimo tempo mi sono dimenticato di lui. Casualmente stamattina mi cade l’occhio su un altro articolo, questo. Si signori, è ancora lui, questa volta si stupisce che il popolo del web lo abbia subissato di commenti poco lusinghieri sui propri profili social, ma guarda, chi l’avrebbe mai detto… Sinceramente mi aspettavo una colletta spontanea da parte degli utenti per l’acquisto del più grande palloncino mai prodotto, così da creare un mega gavettone di piscio da guinness, da consegnargli direttamente all’uscita del posto di lavoro, ma invece il popolo mi ha stupito, sono stati davvero magnanimi e gentili a ricoprirlo di soli insulti. In questo nuovo articolo, parte infamando direttamente gli italiani, scrivendo che i lettori dell’ecumene Italia sono disinvoltamente frustrati. Bravo, altra bella partenza col botto, i lettori ne saranno entusiasti! Poi dice che la sua era una specie di provocazione risvegliando il genere della “stroncatura”, che bisogna ogni tanto rimettere in discussione i miti, che lui i dischi di De Andrè ce li ha conficcati nel cruscotto della macchina, insomma sembra in un certo senso abbandonare lo sproloquio iniziale e tornare a una sorta di lucidità, cercando per certi versi di chiarire con toni pacati l’accaduto. Ma poi no, non ce la fa, è più forte di lui, ci ripensa, e calca la mano un’altra volta ripetendo nuovamente che per lui quelle di De Andrè sono solo canzonette. Fantastico… Accantonate le buone intenzioni riparte in pompa magna relazionandolo addirittura anche a Heidegger, un filosofo! Che dire… Grazie… Grazie infinite Brullo, non mi divertivo così da anni, dopo Tognazzi il principe della supercazzola sei tu! Spero vivamente che tu abbia scritto questi articoli per ragioni di semplice marketing, che sicuramente avranno sortito dei bei numeri sui social, perché se disgraziatamente pensi davvero ciò che hai scritto non mi rimane che dirti che il tuo panorama culturale musicale è esattamente come il tuo cognome… Brullo. E cioè spoglio, arido, misero…

PS: Segue la canzone di un vero talento il suo nome è “The Andrè”, artista che imita lo stile e la voce di Faber e riarrangia le canzoni Trap più in voga del momento, non può non strappare una risata!

Prezzi in Italia

Negli ultimi anni il cosiddetto “e-commerce” sta ritagliandosi una fetta sempre più grande del mercato delle vendite, del resto con l’ampliarsi a macchia d’olio della connessione internet e dei servizi legati ad essa non c’era che da aspettarselo. Nonostante l’Italia in questo campo sia considerata un paese immaturo, nel senso che messa a confronto con UK, Germania e Francia impallidisce per le percentuali di vendite online, è innegabile che anche qui da noi l’e-commerce stia prendendo sempre più piede. Quello che però mi è balzato all’occhio, e credo che in qualche modo influisca anche sulla pigrizia del nostro mercato digitale, sono i prezzi. Essendo tuttora e da molti anni un cliente e-bay ho potuto constatare che i prezzi della maggior parte degli oggetti messi in vendita su questo portale, e mi riferisco solo a quelli di merce venduta da negozi italiani, sono a dir poco alti. Infatti spessissimo, i primi risultati delle ricerche di qualsiasi oggetto, se ordinate per prezzo crescente, sono (esclusa la Cina che ormai si sta mangiando qualsiasi tipo di concorrenza… ma questo è un altro discorso…) UK, Germania, Francia, Spagna e poi alla fine arriviamo noi… in grande ritardo e con dei prezzi da mani nei capelli… A riprova di questo vorrei citare il caso di uno youtuber americano, sto parlando di Bryan del canale Tech Yes City, vero e proprio cacciatore d’affari nel campo della tecnologia. Bryan da ormai qualche anno ha l’abitudine di postare video in cui si reca in un paese, anche straniero al suo, in cerca dei migliori affari, infatti dopo i video in Giappone, in Thailandia, in Vietnam, in Austria, in America ecc… è giunto anche qui in Italia e indovinate un po’? E’dovuto tornarsene a casa con le pive nel sacco… si… in Italia il famoso PC part hunt non ha funzionato… nessun prezzo poteva essere considerato un affare, tanto che Bryan in Italia non ha comprato niente. Ora, io non so perché questo succeda, o meglio me lo immagino ma non ho prove concrete al riguardo, ma se vogliamo fare anche una minima concorrenza a tutte le realtà sopracitate è il caso di abbassare i prezzi, altrimenti da noi l’e-commerce ma anche il mercato non si svilupperanno mai al ritmo dei nostri diretti concorrenti, e la recessione che inevitabilmente stiamo vivendo non avrà mai fine.

Padri coglioni

Oggi, caro lettore, toccheremo un argomento particolare, e lo faremo perché mi sono letteralmente sconquassato il sacchettino cutaneo contenente le gonadi di sentire alcuni discorsi o assistere a determinati comportamenti, che vengono fuori da convinzioni astruse e informazioni a dir poco insufficienti. Mi riferisco a quei comportamenti, convinzioni e ciance che certe persone adottano subito dopo la nascita di un bebè, e più precisamente a quelle che hanno a che fare col sesso del nascituro. Ho potuto constatare, e in più di un’occasione, che molti padri non accettano subito di buon grado il fatto che il bebè sia femmina. Ricordo infatti, un signore amico di famiglia che al momento della nascita del proprio bebè, avendo scelto di non sapere il sesso prima, e ritrovandosi per l’appunto con una bella femminuccia, se ne andò dall’ospedale lasciando, per ore, la moglie da sola, praticamente lo stesso comportamento di un bambino di cinque anni che vede negarsi il balocco tanto agognato. Voglio sperare che il suo assentarsi fosse dovuto alla corsa a casa per andare a prendere quel poco di cervello che aveva dimenticato chissà dove. Per fare un altro esempio pochi giorni fa, un’amica infermiera, mi ha raccontato di un altro signore che ha addirittura incolpato la moglie di non avergli fatto il maschio rimproverandola ad alta voce in mezzo alla corsia dell’ospedale… roba da matti… Ora, dato che mi pare chiaro che alcuni maschietti non siano troppo informati vediamo di fare chiarezza. Il sesso del nascituro tecnicamente è il risultato della fusione tra i cromosomi femminili XX dell’ovulo femminile e dei cromosomi XX o XY degli spermatozoi maschili, questo, com’è evidente, fa capire che la responsabilità del sesso della nuova forma di vita che si andrà a creare è solo ed esclusivamente dello spermatozoo che andrà a fecondare l’ovulo. Se fosse per le donne ci ritroveremmo con un mondo di matriosche! Chiaro!!?? Quindi, cari padri padroni di sta ceppa, se volete prendervela con qualcuno dovete prendervela con quelle sferette che vi ritrovate tra le gambe, e non con quella povera crista che come minimo è reduce da ore di dolori travaglio e di parto! Quella ha fatto uscire un cocomero da un buco grande come una pallina da golf, non ha bisogno e di certo non ha voglia di sopportare le vostre cazzate!

PS: scusate lo sfogo, ma questi ragionamenti proprio non li sopporto, soprattutto perché infangano il nome di noi maschietti che non siamo tutti teste di cazzo…

Questa strana specie di Hobbit…

Oggi ho avuto l’ennesima riprova e conferma del mio pensiero sugli infanti: “io non ne voglio e non ne vorrò mai!”. Specifico che spesso ho a che fare con questa specie di Hobbit completamente fuori controllo e con una punta di follia, del resto sono uno zio di ben tre nipoti che vanno da quattro a tredici anni quindi so di cosa parlo. Come dicevo oggi ho avuto un’esperienza a dir poco traumatizzante, il tutto si è svolto all’interno di una cartoleria. Entro nella cartoleria con la mia chiavetta usb in mano per farmi stampare un file, appena aperta la porta mi si presenta davanti agli occhi questa situazione: orda di bambini inferociti sparsi per il negozio, numero genitori due entrambi padri, commessa in panico totale. Nello specifico: un Hobbit stava girando l’espositore dei biglietti di compleanno a velocità supersonica, credo tentasse di fargli prendere il volo, ovviamente nel farlo i biglietti volteggiavano per tutto il negozio, l’Hobbit numero due piangeva come se gli avessero giustiziato la madre trenta secondi prima, l’Hobbit numero tre svuotava il dispenser delle penne rosse per poi tentare goffamente di mischiarle ai dispenser delle penne nere e blu, l’Hobbit numero quattro correva tra gli scaffali che Bolt scansate, l’Hobbit numero cinque tentava di scavalcare il bancone senza motivi apparenti, in tutto ciò la commessa con una mano cercava di respingere l’Hobbit scavalcatore e con l’altra provava a non far cadere la merce dal bancone, un padre tentava il placcaggio dell’Hobbit corridore, e l’altro padre tentava di far smettere di urlare l’Hobbit disperato. In tutto ciò io, come in altre occasioni, ho optato per la tanatosi, e cioè immobilizzandomi mi son finto morto per non destare interesse nei presenti, al fine di essere ignorato. Purtroppo il mio comportamento non ha prodotto i risultati previsti, e l’Hobbit corridore, driblato il padre mi ha raggiunto, e così, senza nessun motivo, e con una velocità di esecuzione impressionante, mi ha sfilato di mano la chiavetta usb tentando la fuga. Con scatto repentino sono uscito dalla tanatosi e ho bloccato la corsa dell’indemoniato afferrandolo per il cappuccio della giacca, successivamente l’ho scambiato per la mia penna usb col proprio padre. In tutto questo marasma gli occhi della commessa si sono incrociati coi miei e l’espressione di lei mi suggeriva pressappoco questo: “Se hai un’arma semiautomatica tirala fuori adesso e crivellali di colpi, si, anche i padri…”. Nel giro di una decina di minuti fortunatamente i padri e gli Hobbit se ne sono andati, e io ho potuto essere servito in tutta tranquillità. Con la commessa ci siamo parlati dell’accaduto e entrambi eravamo d’accordo sul fatto che i bambini devono essere educati dai propri genitori, non si può lasciarli liberi di agire a loro piacimento, devono capire che per ogni azione prodotta in questo mondo esiste una reazione uguale e contraria. E cioè, se rompi i coglioni e ti comporti da folle, facendo danni, ti becchi due sani CALCI IN CULO, che scusatemi ma non hanno mai fatto male a nessuno.

La truffatrice

Come ho scritto nell’ultimo post, giorni fa ho messo in vendita la mia amata bambina con le ruote creando annunci sui principali siti web che trattano auto e moto usate. Come chiunque altro che, come me, cerca di vendere ho pensato che sarebbe davvero una situazione troppo fortunata trovare un compratore nel giro di pochi giorni, e invece proprio il giorno successivo alla messa on line dell’annuncio mi contatta una ragazza che chiede se la moto è ancora disponibile. Incredulo rispondo alla mail affermativamente e aspetto le classiche frasi di rito tipo “il prezzo è trattabile?” oppure “ci sono graffi sulla carrozzeria?” o ancora “quando posso venire a vederla?” e invece no, l’unica cosa che mi chiede la suddetta ragazza sono i miei dati per procedere col bonifico, mi informa inoltre, in un italiano sconclusionato, di risiedere all’estero e che provvederà lei stessa a mandare un incaricato a prelevare la moto direttamente a casa mia. A questo punto capisco l’antifona, e mi rendo conto di esser stato contattato dalla classica truffatrice. Infatti è ormai un classico, e si possono trovare decine di siti che lo spiegano, avere a che fare con la truffa “della Costa d’Avorio”. In pratica il truffatore ti contatta tramite mail, di solito dice di essere francese, e in alcuni casi ti allega pure una fotocopia di un documento d’identità, ti informa di essere interessato a acquistare ma che purtroppo non può venire di persona perché all’estero (in Costa d’Avorio) per lavoro, e quindi vuole i tuoi dati per procedere col bonifico assicurandoti che verrà un incaricato a prelevare il veicolo. Se ci caschi gli dai i tuoi dati, lui ti spedisce un documento fittizio che dovrebbe, secondo lui, provare l’effettiva partenza dei soldi dal suo conto al tuo. Il giorno seguente ti avvisa che per una strana legge africana i soldi che ti ha mandato devono essere “sbloccati” tramite il pagamento di una somma (nell’ordine di qualche centinaio di Euro) che tu dovrai versare tramite circuiti in cui il tracciamento è praticamente impossibile. A volte, se il truffato è proprio sprovveduto la tiritera dello “sblocco” viene riproposta più volte. Ora, essendomi accorto di ciò ho risposto con un secco “l’unico pagamento accettato è l’assegno bancario dopo incontro faccia a faccia” sperando che la truffatrice demordesse dal continuare a inviarmi mail. Ma lei, incurante delle mie risposte, e sono state almeno quattro in cui le spiegavo ogni volta la stessa cosa, continuava a insistere per avere i miei dati e procedere al bonifico. Così ho ceduto, gli ho dato i dati, tutti i dati che chiedeva e quindi: Nome, Cognome, Codice Iban, Codice Bic/Swift, Nome della banca, Indirizzo della banca, addirittura numeri di telefono fisso e mobile… si, tutti fittizi ovviamente… e mi ha pure risposto ok, tutto a posto… aspetto in gloria il documento che prova l’avvenuto bonifico… ho deciso che starò al gioco il più possibile, così, per divertimento…

Ciao bimba…

Ognuno di noi ha un oggetto al quale è particolarmente affezionato, c’è chi si affeziona a un particolare gioiello, chi a un indumento, chi alla propria casa, ma una cosa li accomuna tutti, il cuore di ognuno di loro perderà uno o due battiti quando volenti o nolenti dovranno distaccarsi da quell’oggetto. Nel mio caso trattasi di una moto, LA MIA MOTO. Compagna di mille avventure, colei che mi ha accompagnato in un sacco di viaggi, colei che ho usato come valvola di sfogo in svariate occasioni, colei che ho usato come tranquillante in svariate altre. Comunque, come in qualsiasi altra relazione tra un uomo e una donna (perché sappiatelo, la moto è donna!) non sono sempre state rose e fiori. Ricordo quando mi ha lasciato a piedi in una strada collinare praticamente deserta e ha preteso che la riaccendessi a spinta sudando sette (settecento…) camicie. Ricordo anche quella volta che ha preteso un ricovero durato mesi nel quale sia io che il meccanico non riuscivamo a capire per quale motivo si rifiutasse di partire… E nonostante tutto questo gli ho sempre voluto bene, anche quando, con lo sguardo al cielo, mi faceva sproloquiare al firmamento. Ricordo inoltre, le mille volte in cui con pazienza e olio di gomito l’ho pulita con la meticolosità e la precisione di un orologiaio svizzero. E ora è giunto il momento di separarci. Col cuore in mano e la lacrimuccia ho compilato l’annuncio che tanto ho procrastinato, ho caricato le foto, e ho aggiunto i miei contatti. Adesso non resta che aspettare, e tu troverai qualcun altro, uguale no, non credo io, ma questa volta abbassi gli occhi e dici, noi resteremo sempre buoni amici, ma quali buoni amici maledetti, io un amico lo perdono, mentre a te, ti amo… (ogni riferimento alla canzone di Grignani è tristemente voluto…)