Mese: settembre 2019

Come lo scarico?

Conosco questo ragazzo da quando avevamo quattro anni, ci conoscemmo grazie al fatto che abitavamo l’uno davanti all’altro e come tutti i bambini di quell’età eravamo felici di poter giocare insieme. Abbiamo condiviso intere giornate fino all’età di dodici anni, fino a quando la mia famiglia decise di cambiare casa. A quel punto le nostre vite si divisero, scuole diverse, sport diversi, e inevitabilmente, non abitando più vicini, compagnie diverse. Le cose sono andate così fino all’età di circa venticinque anni quando le nostre due compagnie di amici casualmente iniziarono a frequentarsi, così anche io e lui riniziammo a vederci spesso. Tra l’altro è stato lui a farmi conoscere una delle mie ex (mannaggia a lui…) proprio in quel periodo. Poi dopo qualche annetto, nuovamente, inevitabilmente e naturalmente le nostre vite si sono divise, un po’ a causa della vita che spesso ti allontana per cause di forza maggiore come lavoro, studi eccetera, e un po’ perchè ad essere sinceri questo grande feeling tra noi due non c’è mai stato, complice anche il fatto che pur essendo una persona simpatica e piacevole ha un paio di difettini enormi che non mi permettono di instaurare un qualsiasi tipo di legame, è assolutamente superficiale e inaffidabile. Ieri sera mi arriva un messaggio vocale da un numero sconosciuto. Lo ascolto e scopro che è lui, si è fatto dare il numero da qualcuno (che se scopro chi è lo deflagro!) e come tutti gli amici di vecchia data esordisce con “Oh non ti sei fatto più sentire!” al quale avrei dovuto rispondere “ho cambiato città in cui vivere tre volte, di cui due all’estero, sai com’è, tenevo che fa”, dopo questo bel luogo comune m’invita a incontrarci in data da decidersi per una cena. Ora, io non lo vedo da quasi dieci anni, lui è una persona a cui non racconterei niente perchè consapevole che nei giorni seguenti ci sarebbero i cartelloni con la mia faccia e l’intera conversazione tra noi due affissi in tutta la città, la sua superficialità è agghiacciante, la sua profondità non supera quella della ciotola del cane, sinceramente non vedo nessun motivo per il quale organizzare un qualsiasi tentativo di rimpatriata… come lo scarico? Che gli rispondo?

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Sempre più convinto…

Qualche giorno fa ho dovuto, mio malgrado, accompagnare mio nipote agli allenamenti di calcio e appena tornato a casa mi sono convinto ancor di più di ciò che già sapevo. La mia convinzione è semplice “io non ho e non vorrò mai avere figli”. Chiariamoci, io non ce l’ho con chi ne ha, penso che ognuno debba sentirsi libero di farne quanti ne vuole (va bè poi ci sarebbe il discorso che se ne fai tanti dovresti essere anche in grado di garantirgli una buona istruzione e una vita decorosa, ma questo aspetto lo tratteremo un’altra volta… forse…), come io voglio sentirmi libero di non farne. I bambini sono impegnativi, troppo, e siamo sinceri una volta per tutte, ammettetelo genitori, i bambini rompono i coglioni. Vi racconto questa splendida giornata col mio nipotino di quattro anni. Vado a prenderlo a casa e appena entrato in macchina in meno di cinque secondi, premendo tutti i tasti e toccando tutte le levette che adocchiava è riuscito a azionare il tergicristalli, accendere la ventola a modalità uragano, chiudere le portiere, spostarmi uno specchietto retrovisore, azionare i fari fendinebbia e entrare nel menù per cambiare ora e data… A quel punto ho dovuto bloccargli le mani e minacciarlo di non portarlo agli allenamenti se non avesse immediatamente smesso. Nel tragitto fino al campetto ha cantato (male…), urlato parole senza senso, e dimenandosi come un tarantolato ha sbattuto la testolina contro la portiera, innescando quindi il pianto più fastidioso che orecchio umano abbia udito nella storia. Arrivati al campetto ovviamente ha visto un pallone e ha immediatamente smesso di piangere mutando il suo comportamento da disperato a ansioso di uscire dalla macchina, così tanto ansioso che appena ho aperto le portiere è praticamente saltato giù dall’auto e correndo è entrato in campo insieme ai compagni, un’orda di nanetti scriteriati e fuori controllo come lui… Mi sono accomodato quindi sulla tribunetta per assistere all’allenamento, che più che un allenamento sembrava di guardare un documentario su come distruggere la psiche di un allenatore in una sola sessione. L’allenatore li ha messi seduti davanti a se per spiegargli l’esercizio e, dopo due secondi scarsi che aveva iniziato a parlare, vi giuro, non lo cacava nessuno, qualche nano si picchiava con quello accanto, qualche altro mangiava l’erba, altri cercavano di catturare insetti… Ovviamente poco dopo ha desistito e ha semplicemente calciato una palla in mezzo al mucchio di bimbi i quali hanno iniziato a rincorrerla e picchiarsi fra se per mantenerne il possesso. In tutto ciò il povero allenatore ha dovuto costantemente sedare risse e richiamare quelli che cercavano di scappare fuori dal campo. Nel mentre i bimbi in campo si allenavano (cioè si picchiavano…) io ero seduto sulla tribunetta con alcune delle mamme dei nanetti e i loro altri figlioletti, tipo una bambina che, non chiedetemi perchè, faceva su e giù i gradini in continuazione oppure un altro nanetto, direi quasi gnomo, che a fatica camminava, ma riusciva lo stesso a mettersi in pericolo ogni dieci secondi. A un certo punto ho sentito un fischio prolungato, l’allenatore aveva fischiato la fine dell’allenamento e, credetemi, era distrutto, fisicamente e psicologicamente, non mi sorprenderebbe se tentasse il suicidio in questi giorni. Così, sono andato a riprendere il mio nanetto che non voleva venir via nonostante l’allenamento fosse terminato, così ho dovuto rincorrerlo, placcarlo, immobilizzarlo e ficcarlo in macchina a forza. Dentro la macchina ha riniziato con i suoi strilletti senza senso, le sue canzoncine stupide, e il dimenarsi come un tarantolato, con la differenza che aveva le scarpe sporche e quindi mi ha inondato la macchina di terra e erba… Una volta tornati a casa l’ho rimmobilizzato e portato dentro. Ho guardato mia sorella che se la rideva e con l’educazione che mi contraddistingue ho detto “non chiedermi mai più una cosa del genere”. Un giorno cari genitori mi spiegherete come fate a sopportare queste cose quotidianamente, io non ce la posso fare.

Io ne ho viste cose che voi umani #5

Ho visto datori di lavoro che non fanno che ripetere “ma tu lo sai chi sono io?” (no, mi interessa quanto sapere se in Nuova Guinea in questo momento stia piovendo o no…), oppure “ma lo sai con chi stai parlando?” (che è la stessa cosa di prima… quindi avrà la stessa risposta di prima…), solo ed esclusivamente per cercare di intimorire l’interlocutore e risultando invece sempre più sboroni e arroganti a chi li ascolta…
Ho visto donne che per mestiere fanno le mogli, nel senso che cercano un disperato, lo ammaliano, lo sposano e poi gli tolgono tutto ciò che possono prima di passare al prossimo disperato…
Ho visto donne lasciare il proprio figlio alla madre per mesi perchè a loro detta lavorano troppo e non ce la fanno a stargli dietro adeguatamente (ma pensarci prima di sfornarlo no?)
Ho sentito uomini che mi dicono di fidanzarmi perchè altrimenti chi ci pensa alla casa o a me quando sarò vecchio, come se il rapporto con una donna dovesse essere una specie di contratto con una colf/futura badante…
E tutte queste cose, fortunatamente, giustamente, irrimediabilmente, andranno perdute, nel tempo, come lacrime nella pioggia…