Mese: maggio 2020

Scegli il casco giusto

La mia passione per le due ruote è cominciata che ero davvero piccolo, avevo si e no quattro anni e nel parcheggio di un grande magazzino, dopo l’acquisto della mia prima biciclettina senza ruotine laterali, mi accingevo a sperimentare per la prima volta l’equilibrio coadiuvato da mio padre che, come tutti i padri hanno fatto almeno una volta nella vita, mi reggeva il sellino per non farmi cadere. Non fece in tempo a dire “prova a pedalare” che scattai sfuggendogli di mano, lui incredulo vide che non c’era bisogno di nessun consiglio o insegnamento, ero perfettamente padrone del mezzo, e dentro di me ero anche assolutamente galvanizzato, avevo trovato il mio mondo. Crescendo, come tutti i ragazzini, sperimentai vari tipi di mezzi a due ruote fino ad arrivare a compiere i fatidici quattordici anni, età che avevo aspettato con trepidazione perchè sarei potuto montare in sella a qualcosa di motorizzato. Da quel giorno però si presentò un problema inaspettato, l’utilizzo di un oggetto creato per la protezione, il casco. A quel tempo ero un fan sfegatato del Motomondiale e ammirando centauri come Loris Capirossi, Mick Doohan, Kevin Schwantz e Valentino Rossi che vinceva le sue prime gare in 125, fortunatamente mi convinsi a comprare un casco integrale come i miei idoli. Il casco per chi sale sulle due ruote non è importante, è fondamentale. Dopo la prudenza è l’accessorio che ha più probabilità di diminuire i danni da cadute e talvolta ha anche la capacità di salvarti la vita, proprio perchè protegge una delle parti del corpo più importanti, la testa. Nel corso degli anni i caschi si sono evoluti ma possiamo dire che il primo esemplare di questo strumento è risalente agli anni sessanta, il famoso casco “Cromwell”, detto anche a scodella, un casco che diciamocela tutta, portarlo o non portarlo non faceva molta differenza, protezioni particolari non ne aveva, fasciava una piccola parte della testa e l’omologazione non esisteva, era praticamente inutile. Nel corso degli anni i caschi sono diventati variegati in quanto a tipologie, ad oggi per esempio possiamo dire di averne cinque principali i “Jet”, i “Demi-Jet”, gli “Integrali”, i “Modulari” e i “Cross”. Per facilitare la comprensione anche ai non addetti ai lavori ridurrò queste tipologie in sole due categorie, quelli “Aperti” (Jet e Demi-jet) e quelli “Chiusi” (Integrali, Modulari e Cross). Quelli aperti forniscono una protezione più o meno parziale della calotta cranica in base al modello, ma la caratteristica che li accomuna è proprio quella di essere aperti sulla parte frontale, quindi, a parte delle opzionali visiere in plastica fine, non abbiamo nessuna particolare protezione per eventuali urti sul viso. I caschi aperti, nonostante le minime protezioni, sono i più usati dagli scooteristi e dai motociclisti da città, si ritiene siano più comodi, più freschi e più leggeri, e per tutti questi motivi probabilmente i caschi aperti sono quelli che hanno un maggior mercato. Al contrario, quelli chiusi, sono caschi provvisti di mentoniera e sono completamente chiusi sulla parte frontale, a parte l’apertura dedicata alla visione, offrono una protezione per l’intera testa. Questa categoria di caschi viene usata principalmente dai motociclisti da pista, dai motociclisti viaggiatori e da chiunque abbia capito davvero che cosa sia una moto e quali pericoli si corrono usando un mezzo a due ruote, purtroppo è anche la categoria col minor mercato, erroneamente i caschi chiusi vengono considerati pesanti, scomodi e troppo caldi per i periodi estivi. Inutile dire che è un pensiero sbagliato, la tecnologia odierna permette anche ai caschi chiusi di avere un’ottima circolazione d’aria all’interno del casco, inoltre i materiali di nuova generazione permettono di realizzare oggetti sicuri e veramente leggeri. Dopo la spiegazione delle tipologie vorrei esprimere il mio pensiero più schiettamente, guardiamoci in faccia e parliamoci chiaro, i caschi aperti non servono a un cazzo. Il novanta per cento degli incidenti in città sono urti che sbalzano in avanti chi guida le due ruote, quindi si presume che la protezione maggiore dovrebbe essere sul viso, invece no, sul viso non c’è proprio niente, i caschi aperti non offrono nessuna protezione per il viso, e questo fa si che, spesso e volentieri, chi li usa si ritrovi con fratture agli zigomi, al naso e alle ossa del viso in generale. Ho voluto scrivere questo post perchè questa storia dei caschi aperti l’ho sempre avuta in testa, e poi, recentemente un ragazzino amico di famiglia ha avuto un brutto incidente con lo scooter, ovviamente usava un casco aperto e com’è facile prevedere ha avuto gravi danni, tanto che giorni dopo la terapia intensiva verrà operato al reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale. Un consiglio spassionato da uno che le due ruote le ha guidate tutte, fatevi un favore, se dovete comprare un casco compratelo chiuso e accertatevi che sia omologato. E in fine come dice il grande Nico Cereghini, “Casco ben allacciato, luci accese anche di giorno e prudenza, SEMPRE!”.

Solo una parola… sconforto…

Ieri sera mi sono sentito davvero sconfortato, era tanto tempo che non mi sentivo così, del resto noi italiani ormai siamo abbastanza abituati a vivere nel paese dell’assurdo, abbiamo sviluppato, ormai da anni, una sorta di rassegnazione mista a menefreghismo per poter sopravvivere psicologicamente a ciò che ci circonda. In questi giorni, per esempio, si parla un sacco della ragazza che è stata liberata dopo un anno e mezzo di prigionia, c’è chi la condanna per il suo nuovo credo religioso e per i vestiti che indossava al suo ritorno, c’è invece chi sostiene che tutto è bene quel che finisce bene. Inutile dire che per me si sbagliano, a me non interessa come si veste o in cosa crede, e nel mio piccolo sono pure felice che stia bene, il problema è un altro, il problema è come l’Italia si è comportata per liberarla. Il problema è il riscatto, e non per la quantità di denaro, ma per ciò che rappresenta un riscatto. Il riscatto è una resa, è un piegare la testa a un rapitore, a un malfattore, e per come la vedo io non è accettabile. Ricordo in passato, e credo ci sia pure una legge a riguardo ma non ne sono sicuro, che quando qualcuno veniva sequestrato immediatamente scattava il congelamento dei conti correnti della famiglia del rapito. E credo sia più che giusto in quanto pagando un riscatto non solo si finanziano eventuali altri rapimenti, ma si lascia passare il messaggio che in futuro pagheremo nuovamente, regalando a questa pratica orrenda una pubblicità degna delle migliori multinazionali. Poi c’è la notizia del ragazzo di Ravanusa sottoposto a TSO, una roba che rasenta la fantascienza. Il ragazzo in questione, esasperato come tanti altri ne ho visti in questi mesi, ha semplicemente preso un megafono e girando in macchina cercava di far passare il suo messaggio senza violenza di alcun tipo, ora, si può essere d’accordo o meno col messaggio in questione, ma mai mi sarei aspettato di vedere quello che gli hanno fatto. Carabinieri e medici si sono sentiti in dovere, ma soprattutto hanno creduto di avere il diritto di gettarlo a terra e sedarlo, non contenti lo hanno tenuto cinque giorni legato mani e piedi a un letto d’ospedale e sedato praticamente ventiquattro ore su ventiquattro. Alla faccia della libertà di parola. Ciliegina sulla torta è stato il fatto che non solo non l’hanno mai fatto vedere ai genitori o al fratello, ma neanche glie lo hanno fatto sentire telefonicamente. Praticamente sequestrato. Di tutto questo i principali giornali italiani non hanno dato notizia, silenzio assoluto, ho dovuto apprenderlo casualmente su un video di youtube. Poi c’è il discorso economia, che in pratica sta costringendo milioni di italiani alla fame. Si fanno tanti discorsi e chiacchiere ma la realtà è molto semplice, se tu Stato chiudi tutte le attività commerciali per qualsiasi motivo devi, e ripeto DEVI, avere una copertura economica che consenta a chi chiude di sopravvivere. Se non ce l’hai non puoi farlo, perchè distruggi te stesso. Ed è esattamente ciò che sta succedendo, basta guardare i dati. La recessione che in questi anni abbiamo sopportato è niente in confronto a ciò che viviamo, e mi si permetta, a ciò che ci faranno vivere nel prossimo futuro. Vogliamo parlare adesso di come abbiamo affrontato il virus? Del fatto che ci mettiamo in mano all’OMS per farci dire come comportarci? Un’organizzazione finanziata per la maggior parte da privati, in pratica un’azienda, che ci spiega come dovremmo fare, cosa dovremmo comprare, cosa dovremmo assumere per difenderci, e giura che non lo fa per profitto, ma per il nostro bene… Si… Ok… aspetta che me la bevo… Questo è una parte dello scenario che stiamo vivendo, ed è per questo che ieri sera mi sono sentito sconfortato, nonostante abbia, come tutti gli italiani, questa specie di rassegnazione mista a menefreghismo che purtroppo o per fortuna ultimamente non fa più effetto.

Ok è tutto chiaro…

Finalmente, da domani potremo andare a gozzare un po’ d’arietta fuori dalle nostre abitazioni, infatti pare che nessuno potrà impedirci di uscire anche se l’autocertificazione sarà comunque obbligatoria, che poi se non ce l’avete non c’è problema, potrete tranquillamente richiederla al pubblico ufficiale che dopo avervela consegnata vi spiegherà anche come riempirla, perchè anche questo è tutt’altro che scontato, tipo chi volesse andare a trovare la/il ganza/o (amante in dialetto toscano) deve prima capire se è o meno un “affetto stabile”. Per capirlo c’è un apposito modulo in cui si risponde a domande tipo “quante volte hai tradito tua/tuo moglie/marito con la/il ganza/o?” oppure “quando incontri la/il ganza/o vi limitate al dialogo o ci date dentro di brutto subito fregandovene del loco in cui vi trovate?”, sono domande importanti perchè oltre a capire se si tratti davvero di affetto stabile aiuta anche a comprendere se avete intenzione anche solo di sfiorarvi, in tal caso sappiate che c’è un vigile con la mannaia che vi taglia istantaneamente il braccino appena provate ad avvicinarvi. Potete in alternativa bocciare l’idea di incontrare la/il ganza/o e darvi alle passeggiate in centro, sappiate che i negozi saranno chiusi quindi ciaone shopping, ciaone caffettino al bar, ciaone quasi tutto insomma, nessuno però vi vieta di ammirare le saracinesche chiuse, dice che abbiano un fascino particolare. Si può andare a passeggiare sul mare, e considerando che quasi tutti sceglieranno ciò è facile aspettarsi assembramenti a tutto spiano, le forze dell’ordine credo si stiano già sfregando le manine per il numero di verbali che porteranno a casina la sera. Ma parliamo adesso del virus che siccome non ne parla mai nessuno… insomma questo Covid-19 non lo capisce nessuno, chi dice che è poco più di una banale influenza, chi dice che è la piaga del secolo, per le diagnosi non va meglio, chi dice che provoca polmonite interstiziale, per la quale è consigliato trattamento con l’ausilio di respiratore, chi dice che sia trombosi venosa per la quale il respiratore serve come a una tartaruga servirebbe un cavalletto laterale, per le cure poi ci sono millemila medici che adottano le terapie più disparate, chi col plasma, chi con la clorochina (non chiedetemi cos’è perchè lo ignoro), chi con la terapia per l’Ebola, chi con le terapie da HIV, insomma anche qui la chiarezza la fa da padrona. Vogliamo parlare poi del turbinio di ordinanze e contrordinanze tra Stato Regioni e Comuni? Io domani non so cosa farò, lo Stato mi dice una cosa, la Regione un’altra e il Sindaco un’altra ancora… A me viene solo voglia di mandarli tutti aff….