Categoria: amore

Punti di vista

Lui è un amico, se si può considerare amico uno con cui andavi in giro a quattordici anni e adesso vedi più o meno un paio di volte l’anno. Lei è sua moglie, ed è un’amica solo ed esclusivamente per il fatto che lui è un amico. Lui è uno che è sempre stato attento alla propria immagine, direi quasi maniacalmente attento, si allena come se dovesse fare chissà quale record olimpico ma lo fa solamente per risultare più bello. Lei, come lui, è una fissata con l’aspetto esteriore, niente allenamenti per lei, il suo settore è la cosmesi, da un hobby ha creato una professione, l’aspetto esteriore è diletto e mestiere. Quando avevo ancora un profilo Facebook non potevo non notare la loro smania di protagonismo, foto su foto di loro due al mare, in montagna, al parco, al bar, ovunque… Ovviamente nelle foto rispecchiano la coppia ideale, sorridenti, amorevoli, due piccioncini assolutamente perfetti e bellissimi. Stasera però, tornando a casa, mi cade l’occhio all’interno di un ristorante del centro. Avete presente quei ristoranti che grazie a delle vetrate enormi riesci a vedere l’interno? Ecco, mi cade l’occhio su un tavolo con due persone, mi avvicino per vedere meglio perché c’era qualcosa di familiare, erano proprio loro. Non stavano mangiando, ognuno con la testa china sul proprio smartphone, poi all’improvviso si scambiano due parole e dall’espressione seria e quasi annoiata dei due appare per magia un sorriso che io amo definire “da televendita”. Si saranno detti qualcosa di carino? Una romanticheria per riempire l’attesa? Un ti amo prepasto? No, semplicemente uno ha chiesto all’altra la posa per il selfie al ristorante nel quale è obbligatorio risultare assolutamente belli, felici e contenti, si, proprio come nelle favole. Subito dopo lo scatto sono però ripiombati sul proprio smartphone con la testa china e lo stesso ghigno annoiato e in silenzio… Ho sorriso, e mi sono di nuovo incamminato verso casa pensando che essere single non è poi così male…

Annunci

Quel “quasi”…

Se penso obiettivamente alla mia situazione attuale non posso proprio dire di essere messo male. Ho tutto (o quasi) quello che una persona “normale” cerca di ottenere. Ho un tetto sulla testa, un’auto decente, qualche soldo da parte, una moto a cui tengo più che a me stesso, uno strumento musicale che suono sempre troppo poco e un lavoro che ho appena cambiato ma che mi ha portato stimoli nuovi. Se poi vogliamo dare un’occhiata agli affetti ho due genitori alla mano, una sorella che picchierei sonoramente a giorni alterni, nipoti educati e affettuosi, una nonna malconcia ma che tiene duro come solo le donne di un tempo sanno fare, insomma, non mi manca niente o meglio, quasi niente. Lo ammetto, quel “quasi” mi fa davvero paura. Quel “quasi” ha il potere di farmi sembrare niente tutto ciò che ho. Quel “quasi” m’intristisce le giornate e mi cancella i colori. Per quel “quasi” dovrei rinunciare a una bella fetta di libertà, ma purtroppo o per fortuna, io sono uno a cui piace un sacco la libertà. Per quel “quasi” dovrei essere capace di scendere nuovamente a compromessi, ma ho già dato in passato, e adesso, appena sento anche solo l’odore di qualcosa che somigli a una transazione fuggo a grandi falcate. Si, ho paura di quel “quasi”, ma forse anche quel “quasi” ha paura di me…

Andrà tutto a puttane

Stasera sono andato a casa del mio amico, il fido compagno di escursioni motorizzate. Ci teneva tantissimo che andassi proprio stasera a cena da lui, voleva presentarmi la sua nuova fiamma, del resto ci conosciamo da una vita e come sempre vuole il mio parere, che come sempre non ascolterà ribadendo le solite musate amorose. Quindi entro in casa e mi si presenta davanti agli occhi una ragazza ben vestita, sorridente, curata, e dalle movenze eleganti. Dopo i convenevoli ci sediamo e conversando del più e del meno cominciamo a mangiare. Dentro di me penso “vuoi vedere che sta volta l’ha trovata normale?” quindi dopo un po’, avendo esaurito gli argomenti di rito della serie “cosa fai nella vita” oppure “che musica ascolti” robe così, gli faccio una domanda un pochino più profonda, insomma qualcosa che vada oltre la profondità di una ciotola del cane… “Cos’è che t’ispira? Cosa ti piace veramente?” e lei, così, a bruciapelo “l’Astrologia”. Io giuro, che il mio istinto mi ha ordinato di cercare immediatamente con lo sguardo la via d’uscita più vicina… poi la ragione mi ha fatto desistere e ho semplicemente finto interesse… dopo qualche minuto ho fatto un’altra terribile scoperta, non so per quale motivo (del resto non ascoltavo più…) ha iniziato a parlare di quel programma… si, proprio di quello… Uomini e Donne… e in quel preciso istante il mio corpo ha agito indipendentemente da me. Ha spento il cervello e ha acceso l’orchite… I miei coglioni dopo aver raddoppiato il loro volume hanno costituito un comitato autonomo e hanno avviato la procedura di secessione. Ho cercato di dare un paio di occhiate a lui, di quelle che inequivocabilmente suggeriscono “ti rendi conto di cosa sta parlando questa deficiente?”, ma lui niente, neanche mi guardava, era risucchiato in quel turbinio di emozioni che la gente si ostina a chiamare amore, e che somiglia più a una demenza senile fortunatamente temporanea. Ho concluso la cena e poco dopo me ne sono andato lasciandoli nel loro brodo di giuggiole… e di demenza… Come sempre tra qualche tempo lui si sveglierà, e come sempre, andrà tutto a puttane… Houston tutto regolare…

Amore e probabilità

Spippolando allegramente sul web mi sono imbattuto su delle discussioni che vertevano sulla probabilità di trovare il partner ideale. Ora, leggendo si capiva che la discussione era incentrata su alcuni calcoli matematici che qualche studioso deve aver fatto proprio su questo argomento, quindi, essendo curioso come una scimmia (anche se sono un corvo…) ho deciso di cercare informazioni più approfondite. Secondo Peter Backus, accademico dell’Università di Warwick, che ha applicato l’equazione di Drake (ma chi è sto Backus? Bho… ma soprattutto chi è questo Drake??? Mistero…) alla probabilità di fidanzarsi a Londra nel 2010 sembrerebbe che la possibilità di trovare un partner ideale sia una su 285.000 cioè una percentuale dello 0,000003. Secondo invece Rachel Riley dell’università di Bath (anche lei chissà chi è…), trovare l’anima gemella è matematicamente possibile una volta su 582 cioè una percentuale dello 0,001. Ora, io non so quali criteri abbiano scelto e quali calcoli abbiano fatto i due sopracitati matematici, studiosi o scienziati o che so io… ma mi pare che sia indubbio che tra i due risultati ci sia una forbice un po’ troppo ampia per prenderli come buoni no? Se invece pensiamo che esista una sola persona con cui stare “bene” su circa sette miliardi che siamo sul globo la probabilità espressa in percentuale è dello 0,0000000001. Insomma, comunque calcoliamo ci rendiamo subito conto che trovare un partner ideale è maledettamente difficile. Quindi se come me, vi ritrovate a più di trent’anni ancora single non disperatevi, la matematica ci insegna che la nostra condizione non è completamente sfigata per colpa nostra, è completamente sfigata matematicamente… E chi è accoppiato o ha avuto un culo enorme e ha beccato quell’ unica probabilità su millemila o semplicemente si è accontentato e si fa andar bene quel che passava il convento in quel momento. Ma poi c’è un’altra domanda che mi sorge spontanea subito dopo aver scritto e calcolato questo post, ma si può davvero ridurre a un calcolo matematico un sentimento che nasce dalla follia?

Tradimento

Ieri ho avuto una conversazione con un collega che mi ha fatto pensare. In pratica lui è arrivato a lavoro visibilmente turbato, dopo un po’ di tempo che lavoravamo, anche se siamo colleghi da pochissimo tempo, mi sono permesso di chiedergli cosa avesse e lui dopo alcuni giri di parole si è aperto e mi ha confessato di essere stato lasciato dalla propria compagna e che, proprio per questo motivo adesso è anche fuori di casa. Ovviamente ho cercato subito di consolarlo, e non conoscendolo approfonditamente ho dovuto, mio malgrado, usare le classiche frasi fatte del tipo “cerca di non pensarci” oppure “coraggio, son cose che capitano”, ma a un certo punto lui esordisce con “è colpa mia”. Quest’ultima frase mi suona un po’ strana e chiedo “in che senso?” e lui “ho fatto una cazzata…”, in pratica mi spiega che l’ha tradita e lei di tutta risposta, dopo averlo scoperto, lo ha cacciato dalla casa in cui convivevano. Lasciamo perdere il fatto che secondo me la signorina in questione ha fatto benissimo a toglierselo di casa, ma quello che mi fa pensare è che adesso lui fa la parte del povero canino bastonato. Questo comportamento umano davvero non lo concepisco, anche perché sapeva benissimo a cosa andava incontro tradendo la sua compagna, quindi non vedo il motivo di tanto piagnucolare. E poi secondo il mio modesto avviso se hai bisogno di tradire la persona con cui stai vuol dire che il rapporto doveva essere già chiuso da tempo, ma questo è un altro discorso. Ovviamente, conoscendolo da poco, mi sono limitato ad ascoltarlo e a spiattellare altre frasi fatte tipo “tranquillo, passerà”, ma avrei tanto voluto dirgli “scommetto che mentre ci davi dentro con l’amante non piagnucolavi, la tua ex ha fatto bene a buttarti fuori di casa e smetti di fare la vittima che è un ruolo che proprio non ti si addice, coglione…”

Il chiodo fisso

Avere un amico con quel chiodo fisso (e si, sto parlando proprio di “quella cosa”) può essere divertente ma anche davvero pesante da sopportare. Vi racconterò un po’ del mio amico col chiodo fisso, e per privacy e comodità lo chiameremo “Rocco” (come avrei potuto chiamarlo diversamente…). Rocco è una persona normale, come ce ne sono tante, lavora, ha una relazione stabile con “Cerva” (eh si… il contesto impone questo nome…), saltuariamente gioca a calcetto, e poi ha una fissazione profonda e viscerale per l’altro sesso. A parte in età adolescenziale, Rocco non ha mai avuto coinvolgimento sentimentale con una donna, nel senso che lui la donna la vede solo ed esclusivamente come oggetto sessuale. E’ talmente ossessionato da questa cosa che deve sfogarla anche con gli amici riempiendo la chat whatsapp del gruppo con foto di donne nude, filmati hard, e vignette divertenti sempre e solo a sfondo sessuale. Non parliamo poi delle cene tra amici, a volte spero di non trovarmelo accanto, perché dopo aver commentato ogni essere vivente di sesso femminile del locale, inizia a raccontarti di tutti i suoi tentativi di entrare nelle mutande altrui, e a volte può essere anche divertente come passatempo, ma alla lunga diventa pesantuccio. Inutile cercare con Rocco di passare ad altri argomenti di conversazione, riuscirebbe a girare a sfondo sessuale qualsiasi tipo di dialogo. Come detto in precedenza Rocco ha anche una compagna che, innamoratissima di lui, non si accorge, o non vuole accorgersi, delle continue scappatelle che il nostro protagonista si concede ogni volta che ne ha l’occasione. Non conosco benissimo Cerva, ma sembrerebbe una ragazza qualunque, in cerca di una relazione “normale” (che poi, cosa sia la normalità non l’ho ancora ben capito… ma questo è un altro discorso…), ma purtroppo per lei, il suo destino è segnato, l’impalcatura di corna che dovrà portarsi dietro sarà in costante aumento finchè continuerà a stare con lui. Più che la, consapevole o no, cecità di Cerva, quello che mi fa riflettere è cosa spinga Rocco ad avere una relazione con lei. Ora, voglio dire, se sei un sesso dipendente e hai bisogno di sfogare la tua bramosia con qualsiasi essere femminile che incontri, perché avere una compagna fissa? Oltre che una cattiveria nei confronti di Cerva, che magari vorrebbe una relazione un filino più normale e magari priva di tradimenti, tecnicamente la vedo come un errore che non può che portare scontento a entrambi. Mi spiego, lui cercherà costantemente di assecondare la smodata pulsione sessuale che lo contraddistingue con chiunque, quindi dovrà cercare, con sotterfugi, imbrogli e menzogne di tenere nascosto a lei le proprie scappatelle, cosa che, devo ammettere, gli riesce anche particolarmente bene. E questo è difficile oltre che faticoso. Lei vivrà col continuo sentore di palchi di corna che le crescono costantemente in testa, quindi che sia consapevole o no sarà condannata a soffrire. Ora, se si lasciassero lei potrebbe cercare una persona in grado di darle ciò che chiede, e lui sarebbe libero di provarci con chiunque senza doversi nascondere. Va bè, adesso da buon Corvo me ne torno sul mio ramo, ma sinceramente mi viene particolarmente difficile capire questi esseri umani…

Io ne ho viste cose che voi umani…

Ho visto mariti che chiedono il permesso per andare un paio d’ore con gli amici a mangiare una pizza, non dicono “amore vado due orette a mangiare una pizza con gli amici” chiedono “amore POSSO andare due orette a mangiare una pizza con gli amici?”…
Ho visto mariti che alle dieci di sera crollano dal sonno e seduti sul letto, a occhi chiusi, alzano le braccia di modo che la moglie possa sfilargli il maglione e mettergli il pijama, poi li ho visti sdraiarsi di modo che la moglie possa sfilargli i pantaloni e mettergli quelli del pijama…
Ho visto donne, alle quali dei motori non frega praticamente niente, che alla domenica seguono, per non so quale masochistica ragione, il marito a cui piacciono le moto. Le ho viste farsi più di sessanta chilometri di curve dietro al marito che guidava come un pazzo, e poi le ho viste scendere da quella moto e vomitarsi anche le palle degli occhi…
Ho visto donne che perdonano tradimenti reiterati, e rimangono tutta la settimana da sole con quattro figli perché lui, per sfizio, ha deciso di andare a lavorare più lontano…
E tutte queste cose, rimangono a occupare non so quanti megabit nel mio cervello…
Che spreco di spazio…

PS: il Merovingio disse “è sorprendente quanto il modello comportamentale dell’amore sia simile a quello della demenza”… riflettere…