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Quel “quasi”…

Se penso obiettivamente alla mia situazione attuale non posso proprio dire di essere messo male. Ho tutto (o quasi) quello che una persona “normale” cerca di ottenere. Ho un tetto sulla testa, un’auto decente, qualche soldo da parte, una moto a cui tengo più che a me stesso, uno strumento musicale che suono sempre troppo poco e un lavoro che ho appena cambiato ma che mi ha portato stimoli nuovi. Se poi vogliamo dare un’occhiata agli affetti ho due genitori alla mano, una sorella che picchierei sonoramente a giorni alterni, nipoti educati e affettuosi, una nonna malconcia ma che tiene duro come solo le donne di un tempo sanno fare, insomma, non mi manca niente o meglio, quasi niente. Lo ammetto, quel “quasi” mi fa davvero paura. Quel “quasi” ha il potere di farmi sembrare niente tutto ciò che ho. Quel “quasi” m’intristisce le giornate e mi cancella i colori. Per quel “quasi” dovrei rinunciare a una bella fetta di libertà, ma purtroppo o per fortuna, io sono uno a cui piace un sacco la libertà. Per quel “quasi” dovrei essere capace di scendere nuovamente a compromessi, ma ho già dato in passato, e adesso, appena sento anche solo l’odore di qualcosa che somigli a una transazione fuggo a grandi falcate. Si, ho paura di quel “quasi”, ma forse anche quel “quasi” ha paura di me…

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Andrà tutto a puttane

Stasera sono andato a casa del mio amico, il fido compagno di escursioni motorizzate. Ci teneva tantissimo che andassi proprio stasera a cena da lui, voleva presentarmi la sua nuova fiamma, del resto ci conosciamo da una vita e come sempre vuole il mio parere, che come sempre non ascolterà ribadendo le solite musate amorose. Quindi entro in casa e mi si presenta davanti agli occhi una ragazza ben vestita, sorridente, curata, e dalle movenze eleganti. Dopo i convenevoli ci sediamo e conversando del più e del meno cominciamo a mangiare. Dentro di me penso “vuoi vedere che sta volta l’ha trovata normale?” quindi dopo un po’, avendo esaurito gli argomenti di rito della serie “cosa fai nella vita” oppure “che musica ascolti” robe così, gli faccio una domanda un pochino più profonda, insomma qualcosa che vada oltre la profondità di una ciotola del cane… “Cos’è che t’ispira? Cosa ti piace veramente?” e lei, così, a bruciapelo “l’Astrologia”. Io giuro, che il mio istinto mi ha ordinato di cercare immediatamente con lo sguardo la via d’uscita più vicina… poi la ragione mi ha fatto desistere e ho semplicemente finto interesse… dopo qualche minuto ho fatto un’altra terribile scoperta, non so per quale motivo (del resto non ascoltavo più…) ha iniziato a parlare di quel programma… si, proprio di quello… Uomini e Donne… e in quel preciso istante il mio corpo ha agito indipendentemente da me. Ha spento il cervello e ha acceso l’orchite… I miei coglioni dopo aver raddoppiato il loro volume hanno costituito un comitato autonomo e hanno avviato la procedura di secessione. Ho cercato di dare un paio di occhiate a lui, di quelle che inequivocabilmente suggeriscono “ti rendi conto di cosa sta parlando questa deficiente?”, ma lui niente, neanche mi guardava, era risucchiato in quel turbinio di emozioni che la gente si ostina a chiamare amore, e che somiglia più a una demenza senile fortunatamente temporanea. Ho concluso la cena e poco dopo me ne sono andato lasciandoli nel loro brodo di giuggiole… e di demenza… Come sempre tra qualche tempo lui si sveglierà, e come sempre, andrà tutto a puttane… Houston tutto regolare…

Amore e probabilità

Spippolando allegramente sul web mi sono imbattuto su delle discussioni che vertevano sulla probabilità di trovare il partner ideale. Ora, leggendo si capiva che la discussione era incentrata su alcuni calcoli matematici che qualche studioso deve aver fatto proprio su questo argomento, quindi, essendo curioso come una scimmia (anche se sono un corvo…) ho deciso di cercare informazioni più approfondite. Secondo Peter Backus, accademico dell’Università di Warwick, che ha applicato l’equazione di Drake (ma chi è sto Backus? Bho… ma soprattutto chi è questo Drake??? Mistero…) alla probabilità di fidanzarsi a Londra nel 2010 sembrerebbe che la possibilità di trovare un partner ideale sia una su 285.000 cioè una percentuale dello 0,000003. Secondo invece Rachel Riley dell’università di Bath (anche lei chissà chi è…), trovare l’anima gemella è matematicamente possibile una volta su 582 cioè una percentuale dello 0,001. Ora, io non so quali criteri abbiano scelto e quali calcoli abbiano fatto i due sopracitati matematici, studiosi o scienziati o che so io… ma mi pare che sia indubbio che tra i due risultati ci sia una forbice un po’ troppo ampia per prenderli come buoni no? Se invece pensiamo che esista una sola persona con cui stare “bene” su circa sette miliardi che siamo sul globo la probabilità espressa in percentuale è dello 0,0000000001. Insomma, comunque calcoliamo ci rendiamo subito conto che trovare un partner ideale è maledettamente difficile. Quindi se come me, vi ritrovate a più di trent’anni ancora single non disperatevi, la matematica ci insegna che la nostra condizione non è completamente sfigata per colpa nostra, è completamente sfigata matematicamente… E chi è accoppiato o ha avuto un culo enorme e ha beccato quell’ unica probabilità su millemila o semplicemente si è accontentato e si fa andar bene quel che passava il convento in quel momento. Ma poi c’è un’altra domanda che mi sorge spontanea subito dopo aver scritto e calcolato questo post, ma si può davvero ridurre a un calcolo matematico un sentimento che nasce dalla follia?

Tradimento

Ieri ho avuto una conversazione con un collega che mi ha fatto pensare. In pratica lui è arrivato a lavoro visibilmente turbato, dopo un po’ di tempo che lavoravamo, anche se siamo colleghi da pochissimo tempo, mi sono permesso di chiedergli cosa avesse e lui dopo alcuni giri di parole si è aperto e mi ha confessato di essere stato lasciato dalla propria compagna e che, proprio per questo motivo adesso è anche fuori di casa. Ovviamente ho cercato subito di consolarlo, e non conoscendolo approfonditamente ho dovuto, mio malgrado, usare le classiche frasi fatte del tipo “cerca di non pensarci” oppure “coraggio, son cose che capitano”, ma a un certo punto lui esordisce con “è colpa mia”. Quest’ultima frase mi suona un po’ strana e chiedo “in che senso?” e lui “ho fatto una cazzata…”, in pratica mi spiega che l’ha tradita e lei di tutta risposta, dopo averlo scoperto, lo ha cacciato dalla casa in cui convivevano. Lasciamo perdere il fatto che secondo me la signorina in questione ha fatto benissimo a toglierselo di casa, ma quello che mi fa pensare è che adesso lui fa la parte del povero canino bastonato. Questo comportamento umano davvero non lo concepisco, anche perché sapeva benissimo a cosa andava incontro tradendo la sua compagna, quindi non vedo il motivo di tanto piagnucolare. E poi secondo il mio modesto avviso se hai bisogno di tradire la persona con cui stai vuol dire che il rapporto doveva essere già chiuso da tempo, ma questo è un altro discorso. Ovviamente, conoscendolo da poco, mi sono limitato ad ascoltarlo e a spiattellare altre frasi fatte tipo “tranquillo, passerà”, ma avrei tanto voluto dirgli “scommetto che mentre ci davi dentro con l’amante non piagnucolavi, la tua ex ha fatto bene a buttarti fuori di casa e smetti di fare la vittima che è un ruolo che proprio non ti si addice, coglione…”

Il chiodo fisso

Avere un amico con quel chiodo fisso (e si, sto parlando proprio di “quella cosa”) può essere divertente ma anche davvero pesante da sopportare. Vi racconterò un po’ del mio amico col chiodo fisso, e per privacy e comodità lo chiameremo “Rocco” (come avrei potuto chiamarlo diversamente…). Rocco è una persona normale, come ce ne sono tante, lavora, ha una relazione stabile con “Cerva” (eh si… il contesto impone questo nome…), saltuariamente gioca a calcetto, e poi ha una fissazione profonda e viscerale per l’altro sesso. A parte in età adolescenziale, Rocco non ha mai avuto coinvolgimento sentimentale con una donna, nel senso che lui la donna la vede solo ed esclusivamente come oggetto sessuale. E’ talmente ossessionato da questa cosa che deve sfogarla anche con gli amici riempiendo la chat whatsapp del gruppo con foto di donne nude, filmati hard, e vignette divertenti sempre e solo a sfondo sessuale. Non parliamo poi delle cene tra amici, a volte spero di non trovarmelo accanto, perché dopo aver commentato ogni essere vivente di sesso femminile del locale, inizia a raccontarti di tutti i suoi tentativi di entrare nelle mutande altrui, e a volte può essere anche divertente come passatempo, ma alla lunga diventa pesantuccio. Inutile cercare con Rocco di passare ad altri argomenti di conversazione, riuscirebbe a girare a sfondo sessuale qualsiasi tipo di dialogo. Come detto in precedenza Rocco ha anche una compagna che, innamoratissima di lui, non si accorge, o non vuole accorgersi, delle continue scappatelle che il nostro protagonista si concede ogni volta che ne ha l’occasione. Non conosco benissimo Cerva, ma sembrerebbe una ragazza qualunque, in cerca di una relazione “normale” (che poi, cosa sia la normalità non l’ho ancora ben capito… ma questo è un altro discorso…), ma purtroppo per lei, il suo destino è segnato, l’impalcatura di corna che dovrà portarsi dietro sarà in costante aumento finchè continuerà a stare con lui. Più che la, consapevole o no, cecità di Cerva, quello che mi fa riflettere è cosa spinga Rocco ad avere una relazione con lei. Ora, voglio dire, se sei un sesso dipendente e hai bisogno di sfogare la tua bramosia con qualsiasi essere femminile che incontri, perché avere una compagna fissa? Oltre che una cattiveria nei confronti di Cerva, che magari vorrebbe una relazione un filino più normale e magari priva di tradimenti, tecnicamente la vedo come un errore che non può che portare scontento a entrambi. Mi spiego, lui cercherà costantemente di assecondare la smodata pulsione sessuale che lo contraddistingue con chiunque, quindi dovrà cercare, con sotterfugi, imbrogli e menzogne di tenere nascosto a lei le proprie scappatelle, cosa che, devo ammettere, gli riesce anche particolarmente bene. E questo è difficile oltre che faticoso. Lei vivrà col continuo sentore di palchi di corna che le crescono costantemente in testa, quindi che sia consapevole o no sarà condannata a soffrire. Ora, se si lasciassero lei potrebbe cercare una persona in grado di darle ciò che chiede, e lui sarebbe libero di provarci con chiunque senza doversi nascondere. Va bè, adesso da buon Corvo me ne torno sul mio ramo, ma sinceramente mi viene particolarmente difficile capire questi esseri umani…

Io ne ho viste cose che voi umani…

Ho visto mariti che chiedono il permesso per andare un paio d’ore con gli amici a mangiare una pizza, non dicono “amore vado due orette a mangiare una pizza con gli amici” chiedono “amore POSSO andare due orette a mangiare una pizza con gli amici?”…
Ho visto mariti che alle dieci di sera crollano dal sonno e seduti sul letto, a occhi chiusi, alzano le braccia di modo che la moglie possa sfilargli il maglione e mettergli il pijama, poi li ho visti sdraiarsi di modo che la moglie possa sfilargli i pantaloni e mettergli quelli del pijama…
Ho visto donne, alle quali dei motori non frega praticamente niente, che alla domenica seguono, per non so quale masochistica ragione, il marito a cui piacciono le moto. Le ho viste farsi più di sessanta chilometri di curve dietro al marito che guidava come un pazzo, e poi le ho viste scendere da quella moto e vomitarsi anche le palle degli occhi…
Ho visto donne che perdonano tradimenti reiterati, e rimangono tutta la settimana da sole con quattro figli perché lui, per sfizio, ha deciso di andare a lavorare più lontano…
E tutte queste cose, rimangono a occupare non so quanti megabit nel mio cervello…
Che spreco di spazio…

PS: il Merovingio disse “è sorprendente quanto il modello comportamentale dell’amore sia simile a quello della demenza”… riflettere…

L’amore

L’argomento di oggi è l’ammooorrreee! E come cantava Elio in una delle sue canzoni “ammore bellissimo dell’ammore, fammi sentire tutto tuo nettare d’ammore… e sono cinquanta di bocca e cento scopare…” Ma no non sto parlando dell’amore fisico o almeno non solo di quello, volevo fare un discorso dell’amore più ampio, più in generale, del sentimento (se lo è…), dell’emozione (se lo è pure questa…) e cercare di capire cosa davvero possa mai essere. In millemila hanno tentato invano di dare una definizione a questo strano parassita che s’impadronisce, fottendolo, di quel poco di raziocinio che contraddistingue alcuni esseri umani. Cosa mai sarà? Essendomi innamorato, in vita mia, pochissime volte, e avendo constatato che in quelle esigue occasioni, sia io che la gentile pulzella che mi accompagnava in quel preciso momento della mia vita, abbiamo fatto le più grandi cazzate dell’esistenza, e che è sempre finita in maniera a dir poco spiacevole, credo di essermi fatto un’idea dell’amore che vira verso il negativo. Così prima di dirti specificatamente la mia sull’argomento, vorrei proporti, caro/a lettore/lettrice, alcune massime di illustri pensatori che come me non è che vedano proprio di buon occhio l’amore. Partiamo con l’esplicito Charles Bukowski:

L’amore va bene per quelli che riescono a sopportare il sovraccarico psichico. È come trasportare sulle spalle un bidone pieno di spazzatura oltre un fiume di piscio in piena.

Un po’ meno esplicito ma comunque pungente zio Stephen King:

L’amore non è quello che i poeti del cazzo vogliono farvi credere. L’amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai.

La domanda fondamentale di Emilie Du Chatelet:

Esiste, forse, un sentimento più illusorio dell’amore?

La sentenza di Jean Dolent:

L’amore è una riabilitazione della schiavitù.

E come farci mancare l’opinione del mitico Dr. House

Sai quelli che dicono che non si può vivere senza amore?
L’ossigeno è più importante!

Continuiamo col partenopeo Salvatore Di Giacomo:

L’ammore è comm’a na montagna / e ce sta, ncoppa, n’arbero affatato: / rire chi saglie e chi scenne se lagna, / ca ’o frutto colorito è mmelenato!
[L’amore è come una montagna / e ci sta, in cima, un albero fatato: / ride chi sale e chi scende si lagna, / perché il frutto colorato è avvelenato!]

Il divertente aforista Giovanni Soriano:

Innamoramento: rimbecillimento acuto – fortunatamente temporaneo – causato da una forma parossistica di attrazione sessuale, rivolta in maniera esclusiva verso un particolare individuo, che colpisce prevalentemente gli adolescenti fra i tredici e i sessantasette anni d’età.

Dai sillogismi dell’amarezza di Emil Cioran:

Mescolanza di anatomia e di estasi, apoteosi dell’insolubile, alimento ideale per la bulimia della delusione, l’Amore ci guida verso bassifondi di gloria…

Per la serie chi visse sperando… Carlo Cassola:

Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… Ma che non venisse mai.

Il catastrofista Anacleto Verrecchia:

L’amore, la più tirannica e violenta delle passioni umane, viene simboleggiato da un angioletto con l’aria coglioncella e con una freccina in mano. Che errore! Dovrebbe essere invece simboleggiato dalla scala Mercalli, perché l’amore, nei gradi più alti della sua intensità, fa più danni e lascia dietro di sé più macerie di una scossa tellurica. Per fortuna non dura a lungo, altrimenti rimarremmo tutti sepolti sotto quella passione.

Con approccio scientifico Elias Canetti:

L’amore è una lebbra, una malattia che abbiamo ereditato dai protozoi.

Direi che possono bastare anche se ce ne sarebbero molti altri. E quindi dopo le opinioni di questi grandi pensatori, scrittori, filosofi ecc. cosa ne pensa il Corvo dell’amore? Caro/a lettore/lettrice preparati alla risposta fondamentale, all’assoluta verità che ti elargirò per illuminarti il cammino e spandere nel mondo “virtute e canoscenza“ (tra l’altro tutto in maniera gratuita):

L’amore è quella cosa che io personalmente boh…

E la mia definizione non è butata lì per chiudere in modo secco e enigmatico questo post, ma com’è opinione di molti filosofi l’amore scaturisce dal mondo della follia, mancando il principio di non contraddizione in tale scenario è praticamente impossibile dare una definizione specifica, logica e razionale dell’amore. E se ci sei rimasto/a male mi dispiace ma tant’è…

PS: Tanto per rimanere in tema una canzoncina recente che apostrofa l’amore come “bitch” che non ho mai capito se significa puttana o stronzo/a… sta lingua inglese a volte è un mistero…

Diversi approcci

Pomeriggio all’insegna del riordino, devo riorganizzare un sacco di cose sia sul piano fisico che su quello mentale. Mentre sto passando dei file dal pc portatile al fisso contemporaneamente sistemo alcuni libri che prendono polvere accumulati su una mensola in ordine sparso. Squilla il cell ed è il mio amico di scorribande motociclistiche che mi chiede, visto che ha in mente un nuovo acquisto, di accompagnarlo in una concessionaria per provare alcune moto. Decido immediatamente di finire ciò che sto facendo in serata, e accetto l’offerta, quando si parla di due ruote riesco difficilmente a tirarmi indietro. Apriamo il gas e in meno di un’ora siamo al concessionario, il tempo di firmare un paio di documenti e saliamo in sella ai nuovi articoli. Durante il giro di prova ci scambiamo le moto e parliamo dei pregi e difetti dei due modelli. E proprio grazie a queste conversazioni mi accorgo del diverso approccio che abbiamo sia nei confronti dei modelli che abbiamo appena provato sia nei confronti di qualsiasi altra cosa, o argomento. Alla fine, lui era rimasto affascinato da entrambi i mezzi, e dalle sue parole mi sembrava quasi che si volesse autoconvincere di ciò che stava dicendo, e di riflesso forse sperava che ne sarei rimasto persuaso anch’io. Ovviamente l’opera di convincimento non è giunta a segno… L’ho lasciato finire e poi con molta pacatezza ho iniziato a inanellare una quantità spropositata di difetti, che avevo riscontrato in entrambi i modelli. Alla fine è rimasto a bocca aperta e mi ha detto sconsolato “te non sei mai contento…”. Ma non è vero che non sono mai contento, è che cerco di essere realista, e reputo inutile, e talvolta dannoso, cercare di farsi piacere la merda autoconvincendosi che sia cioccolato. Lo so è una frase un po’ fortina, ma credo che renda bene l’idea. Questo modus operandi caratterizzato dall’autoconvincimento purtroppo l’ha usato anche coi sentimenti, è tornato dalla sua ex, e il fatto che ogni volta che provo a chiedergli qualcosa in tal senso e lui fa finta di nulla o glissa la dice lunga… Una relazione è come una meravigliosa scultura in vetro di Murano, e come tale va protetta e rispettata, perché se a causa dei nostri comportamenti e azioni dovesse cadere addio meraviglia… e sarà inutile, in futuro, cercare di convincersi che rincollando i pezzi possa tornare alla luce ciò che ormai più non è…

Rivoglio il mio collega!!!

S’incontrano per i corridoi e si mettono subito a parlare, ormai è un’abitudine, lei passa, sorride, saluta, e io perdo il collega… ormai è matematico… qualcuno diceva che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria… ora io non lo so se è uguale e contraria ma comunque lei arriva e lui se ne va, quindi probabilmente lo è… e quello che lo prende nel posterior sono io, che mi tocca continuare a lavorare da solo… ma che ci vuoi fare, so’ragazzi… ma anche no! C’hanno più di cinquant’anni e si so’innamorati persi! Sembrano due liceali alle prime cotte, e qui mi torna in mente una frase stupenda del Merovingio nel film Matrix (ora non mi chiedete quale dei tre perché non me lo ricordo…) “è sorprendente quanto il modello comportamentale dell’amore sia simile a quello della demenza”. E un pò vero è, si vedono e arrossiscono, cominciano a parlare già col sorrisino sulla faccia, poco dopo lui fa una battuta e scoppiano entrambi a ridere a crepapelle… o lui è uno dei migliori comici degli ultimi tempi, e non lo è, o sono completamente deficienti… sono semplicemente FALL IN LOVE, che letteralmente vuol dire caduti in amore, che credo sia l’espressione più azzeccata, perché nella caduta devono aver preso anche una bella craniata che li ha resi così smielatamente ebeti… Rivoglio il mio collega!!!

Aristide e la fiducia

Domenica sera, il corvo è sdraiato semicosciente con bolla al naso stile cartone animato anni ottanta a guardare il suo filmetto inutile e il cellulare squilla. Risponde, e dall’altra parte sente una voce concitata che fa “sono Aristide (per una questione di privacy ho cambiato il nome… non si era notato vero?), ascolta sono da solo a casa e sto sotto un treno, mi devo sfogare così ho pensato di chiamarti” il mio pensiero è andato immediatamente a un altro amico in simili condizioni che, un paio di giorni prima, ho dovuto portare fino al coma etilico per instillargli un’amnesia temporanea che placasse i suoi dolori d’amore. Il corvo risponde “ok Aristide dimmi pure…” e lui infatti “temo che la mia ragazza mi tradisca” e io “ah si? E cosa te lo fa pensare?” a questo punto Aristide parte con un racconto ai limiti dello stalkeraggio compulsivo in cui lui fa appostamenti e incredibilmente non riesce a raccogliere alcuna prova di adulterio, così capisco l’antifona e gli faccio “Aristide… amico mio… sei un coglione…” e lui “ma come!? Cosa dici!?” e io “gli indizi che hai raccolto possono essere veri o potresti aver frainteso, lei può averti fatto o non averti fatto un cornino, ma ti ripeto, amico mio, la domanda è una sola… tu ti fidi di lei?” Aristide rimane in silenzio per qualche istante, se fosse un computer sullo schermo ci sarebbe scritto a caratteri cubitali bianco in sfondo nero “loading”… Alla fine con un filo di voce “No…” e io “allora di cosa stiamo parlando? Lasciala e falla finita di mangiarti il fegato no?” Ora, bisogna precisare che io conosco i miei polli, lui è uno che s’innamora facile, lei è stata una che in passato la svendeva al miglior offerente, quindi non ci vuole uno bravo per capire che probabilmente i dubbi di Aristide, erano pure fondati, ma quello che mi preme far capire a te lettore, e mi preme far ricordare a me, è che se di base non c’è fiducia la storia non ha senso. A meno che non si tratti di una storia basata su altri interessi… e a questo punto forse non si potrebbe definire neanche storia…

PS: Aristide, ovviamente, non ha seguito il mio consiglio, le ha parlato e lei, come sempre, se l’è rigirato come un calzino, e per adesso vive felice e beato… fino al prossimo dubbio, e gli toccherà risolvere il vecchio e il nuovo che, ovviamente si saranno accavallati… auguri Aristide…