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Mia nonna e Skype

Oggi sono riuscito a contattare mia nonna tramite Skype! E’ stata un’esperienza molto divertente e confesso che in certi momenti sono letteralmente scoppiato a ridere. Ovviamente mia nonna non ha fatto tutto da sola, il download del programma e il collegamento e settaggio della webcam l’ho fatto io prima di partire per l’oltralpe, lei, insieme a mia madre ha dovuto solamente seguire le dettagliate istruzioni che io ho lasciato scritte a caratteri cubitali su un foglio A4. La chiamata è stata molto divertente per il fatto che mia nonna ha usato la stessa tecnica che le persone di una certa età usano al telefono, e cioè, più sei lontano più urlano. Credo dipenda non tanto dal fatto che le persone anziane di solito non hanno un buon udito, ma dal fatto che pensano che le parole attraversino fisicamente il filo, e quindi più ti trovi distante da loro e più loro cercheranno di spedirtele con forza, il risultato è che urlano come forsennati. Poi altra cosa veramente spassosa è che mentre parlavamo mi ripeteva “guardami negli occhi!” è ovvio che per vedere il suo viso io dovevo necessariamente guardare lo schermo, ma in questo modo a lei sembrava che non la guardassi, il risultato è che ho dovuto parlare per l’intera conversazione guardando la telecamera della web, mi sentivo uno youtuber e appena giravo lo sguardo lei mi diceva “ti ho detto di guardarmi negli occhi!” e io non potevo fare a meno di scoppiare a ridere… Per alcune nonni la tecnologia è davvero un muro invalicabile, per fortuna ci siamo noi nipoti che li aiutiamo, e diciamocela tutta, ci divertiamo un sacco a vederli alle prese con la modernità!

Mogliettina vent’anni espressa

Vado a trovare nonnina, che come tutte le donne della sua età non è che se la passi tanto bene, del resto da una ultraottantenne cosa ti vuoi aspettare, qualche acciacco mi sembra più che normale. Entro e mi accoglie la badante, una signora ucraìna che da anni si occupa di lei, io la saluto e la bacio sulle guance, ormai è di famiglia, poi mi chino per baciare nonnina ma improvvisamente mi blocco. Un “aaammmooorreee” letteralmente strillato da una sconosciuta mi ferma, è la sorella della badante che dopo lo strillo mi abbraccia con forza dicendomi a gran voce “ma come tu bello! Tu sposato? Oh ma come tu bello, aaammmorreee, tu sposato?” io preso alla sprovvista e rosso in volto attuo l’unica tattica che mi viene in mente in quel momento, la tanatosi. Per chi non lo sapesse viene usata nel regno animale da alcune specie che sentendosi in pericolo simulano uno stato di morte apparente sperando di risultare poco appetibili ai predatori. Ovviamente la tattica del morto in posizione eretta non giunge a segno, e lei continua “ma perché tu no sposato?” e io “si vede che non ho ancora trovato quella giusta…” e lei “ma come possibile aaammmorreee?” e io “d’altronde…” con d’altronde di solito si riesce a concludere qualsiasi tipo di conversazione ma lei era un osso troppo duro e infatti “io ti faccio conoscere una ragazza bella bella bella e tu sposi!” e io “guardi che tra poco parto, non mi sembra il caso” e lei “guarda che lei bella bella bella, bionda vent’anni, perfetta!” e io “signora io vent’anni ce li avevo nel duemila, sono un po troppo su di età…” lei non molla continua a insistere, e io tra un non posso e un d’altronde riesco alla fine a driblarla, complice anche la badante che accorgendosi dell’accanimento molesto cerca letteralmente di trascinare la pazza in un’altra stanza. Mi ritrovo solo con nonnina, la bacio, ci parlo per una buona mezzora poi la saluto e me ne vado. In macchina a mente fredda ho ripensato all’accaduto, e mi sono sentito un bel po triste. Negli ultimi anni molti italiani sono andati nei paesi dell’est per trovare moglie, approfittando della miseria e del bisogno di scappare di queste donne. Adesso non devi neanche spostarti, te le portano direttamente a casa… Il mondo cambia velocemente, ma non mi pare in meglio…

PS: la canzone di oggi, vista la tristezza, visto che è stata scritta intorno al duemila quando io avevo vent’anni, viste l’elezioni in America, visto che nonostante siano passati anni è ancora attualissima, penso che sia la più azzeccata, “d’altronde” non credo esistano canzoni che parlino del commercio di matrimoni con l’est europa…

“Big Mama” e mia nonna

In questo ultimo periodo ho avuto il piacere di riascoltare qualche disco di Etta James, colei che io chiamo “Big Mama” e colei che io considero la regina indiscussa del blues. A parte la carica enorme che riesce a infondermi con le sue straordinarie canzoni Big Mama mi ricorda sempre mia nonna. Probabilmente me la ricorda perché anche mia nonna era una donnona come Etta, e come lei aveva un temperamento niente male. Ricordo benissimo che quando andavo a trovarla mi dava quegli abbracci che solo le nonne come lei sapevano dare. Tra l’altro quando ero piccolo non ero neanche troppo robusto, anzi, ero un bambino abbastanza magro e ogni volta che mi vedeva mi prendeva con tutta la sua irruenza piena d’amore e mi abbracciava schiacciandomi tra le sue mega tettone. Credo che mia nonna non abbia mai sospettato di avermi fatto rischiare lo svenimento in un paio d’occasioni ma è così, del resto la mia testolina veniva letteralmente inglobata da quelle enormi mammelle e la respirazione in quel momento era realmente impossibile. Dopo le prime volte imparai il trucco, salutavo nonna a distanza di sicurezza, prendevo un bel respiro e mi gettavo a occhi chiusi nel suo abbraccio, in questo modo riuscivo a restare in apnea la in mezzo senza rischiare la sincope. Subito dopo l’abbraccio però arrivava il momento dei doni, si perché in casa di mia nonna c’era sempre qualcosa che aveva messo da parte per me, un gioco, una manciata di caramelle, o qualche soldo. L’unica cosa che non mi tornava di lei era la lingua, non riuscivo mai a capire bene cosa diceva poi mio padre mi spiegò che nonna non era molto colta e si esprimeva solo ed esclusivamente usando il dialetto, a causa di ciò io credo di aver capito meno della metà delle cose che mia nonna mi ha detto. Però una cosa la ricordo bene, prima di andare via mi prendeva la faccia tra le mani, mi guardava in silenzio per qualche attimo e con un filo di voce mi diceva che avevo gli occhi di mio nonno, suo marito che aveva perso molti anni prima, poi si commuoveva e mi salutava sorridendo con gli occhi pieni di lacrime.