Esistono gli eroi?

La mitologia greca e romana ci ha abituati alla figura dell’eroe, personaggi dall’indiscussa forza o astuzia spesso con poteri sovraumani, a volte erano semi-dei a volte erano individui con caratteristiche fuori dal comune. Gli eroi potevano agire sia per il bene degli altri che per se stessi, esempio lampante quello del famoso Achille che combatteva si per i Greci, ma il suo obiettivo primario era la gloria, e il desiderio che il suo nome avrebbe riecheggiato nei secoli. Nel contemporaneo invece, l’eroe di solito compie grandi e coraggiose gesta per il bene di tutti, Peter Pan ad esempio combatteva Capitan Uncino per difendere i Bimbi Sperduti, Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri ecc… Quindi oggi il significato di eroe è cambiato, oltre ad agire contro le avversità con grandi capacità e smisurato coraggio lo si deve fare per un nobile ideale. E allora mi chiedo, esistono nella vita reale gli eroi? E se si, chi sono? E che faccia hanno? Io uno credo di averlo trovato, o per meglio dire una. Lei è Irène Frachon, pneumologa a Brest nel nord-ovest drella Francia. Questa è una di quelle donne che a me piace definire « con le ovaie esagonali », del resto se esistono uomini con le palle quadrate non vedo perchè non possano esistere donne con le ovaie esagonali… Irène ha condotto una battaglia contro una multinazionale del farmaco e incredibilmente, e contro tutti i pronostici, ha vinto. Si è accorta che un medicinale per il dimagrimento aveva un effetto collaterale molto pericoloso, danneggiava una valvola cardiaca. Quindi in mezzo a mille difficoltà ha cominciato le sue ricerche, per la sua battaglia Irène ha dovuto sacrificare la sua vita quotidiana, i suoi quattro figli, il marito e ha rischiato in più di un’occasione di perdere il lavoro e di essere radiata dall’ordine dei medici (si sa, quando si va contro poteri forti cercano di metterti al tappeto nonostante tu sia un medico che cerca solamente di salvare delle vite… e scusate se è poco…). Nonostante ciò ha tenuto duro e alla fine ha vinto. Irène ha scritto un libro sulla sua battaglia ma non so se sia stato tradotto in italiano, fortunatamente per conoscere più in dettaglio la sua storia c’è un film del 2016 intitolato « 150 Milligrammi ». Irène ha salvato la vita di un sacco di persone combattendo una battaglia contro un nemico mille volte più grande di lei, ma grazie alla sua tenacia e alla sua competenza in campo medico è riuscita nel suo intento, e come dice lei stessa lo ha fatto per il bene dei suoi pazienti e per la gente in generale. Quindi si, gli eroi non sono solo una leggenda, esistono davvero.

PS : tempo fa scrissi un post sui vaccini, e ci furono diverse discussioni, quindi, dato che sono venuto a conoscenza di un altro piccolo dettaglio volevo condividerlo con voi. Trattasi di un documento direttamente dal sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco, titolo “Italia capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale”, notare luogo e data, tre anni prima degli scandali e delle famigerate pandemie di morbillo e roba varia… a questo punto è lecito sospettare che fosse tutto già deciso a tavolino… e se non vi viene almeno un dubbio vi meritate un vaccino contro l’illogicità…

Annunci

Diversi approcci

Pomeriggio all’insegna del riordino, devo riorganizzare un sacco di cose sia sul piano fisico che su quello mentale. Mentre sto passando dei file dal pc portatile al fisso contemporaneamente sistemo alcuni libri che prendono polvere accumulati su una mensola in ordine sparso. Squilla il cell ed è il mio amico di scorribande motociclistiche che mi chiede, visto che ha in mente un nuovo acquisto, di accompagnarlo in una concessionaria per provare alcune moto. Decido immediatamente di finire ciò che sto facendo in serata, e accetto l’offerta, quando si parla di due ruote riesco difficilmente a tirarmi indietro. Apriamo il gas e in meno di un’ora siamo al concessionario, il tempo di firmare un paio di documenti e saliamo in sella ai nuovi articoli. Durante il giro di prova ci scambiamo le moto e parliamo dei pregi e difetti dei due modelli. E proprio grazie a queste conversazioni mi accorgo del diverso approccio che abbiamo sia nei confronti dei modelli che abbiamo appena provato sia nei confronti di qualsiasi altra cosa, o argomento. Alla fine, lui era rimasto affascinato da entrambi i mezzi, e dalle sue parole mi sembrava quasi che si volesse autoconvincere di ciò che stava dicendo, e di riflesso forse sperava che ne sarei rimasto persuaso anch’io. Ovviamente l’opera di convincimento non è giunta a segno… L’ho lasciato finire e poi con molta pacatezza ho iniziato a inanellare una quantità spropositata di difetti, che avevo riscontrato in entrambi i modelli. Alla fine è rimasto a bocca aperta e mi ha detto sconsolato “te non sei mai contento…”. Ma non è vero che non sono mai contento, è che cerco di essere realista, e reputo inutile, e talvolta dannoso, cercare di farsi piacere la merda autoconvincendosi che sia cioccolato. Lo so è una frase un po’ fortina, ma credo che renda bene l’idea. Questo modus operandi caratterizzato dall’autoconvincimento purtroppo l’ha usato anche coi sentimenti, è tornato dalla sua ex, e il fatto che ogni volta che provo a chiedergli qualcosa in tal senso e lui fa finta di nulla o glissa la dice lunga… Una relazione è come una meravigliosa scultura in vetro di Murano, e come tale va protetta e rispettata, perché se a causa dei nostri comportamenti e azioni dovesse cadere addio meraviglia… e sarà inutile, in futuro, cercare di convincersi che rincollando i pezzi possa tornare alla luce ciò che ormai più non è…

Figli? Si o no?

Una leggenda asiatica dice più o meno che un uomo, per considerarsi tale, deve in vita sua aver scritto almeno un libro, deve aver piantato almeno un albero e aver messo al mondo almeno un figlio. Il significato di tali azioni è presto detto: il libro perché devi consegnare ai posteri ciò che in vita hai appreso, l’albero perché simbolo inequivocabile di fecondità, e il figlio per perpetuare e onorare la tua famiglia. Ora, io non ho mai scritto un libro, al massimo ho scritto qualche post su questo blog, e tra l’altro non mi sentirei neanche in grado di farlo (oddio, mi si potrebbe dire che se ci sono riusciti alcuni noti calciatori ci possono davvero riuscire tutti…), non ho mai piantato un albero, se si escludono alcune piantine di peperoncino, timo, rosmarino e altre piante aromatiche che curo solo ed esclusivamente per usarle come ingredienti in cucina, ma soprattutto non ho mai fatto un figlio, e sinceramente non mi passa proprio per l’anticamera del cervello moltiplicarmi. Cosa vuol dire? Che non sono un vero uomo? Bha… Punti di vista… Comunque, caro avido lettore vorrei soffermarmi proprio sull’argomento “non voler fare figli”. Premetto subito che, a differenza dei media che, ho potuto leggere su un quotidiano, hanno timore di affrontare l’argomento che potrebbe urtare la sensibilità maschile e femminile di tutte le persone che non condividono la scelta di non procreare, io simpaticamente me ne sbatto, anche perché i suddetti mentre ci davano dentro a profusione per concepire i loro “minime”, non credo si chiedessero quanto le loro azioni avrebbero urtato la MIA sensibilità. Quindi no, io non voglio fare figli, quell’istinto che nel mezzo del cammin di nostra vita prende piede nella psiche della maggior parte degli individui e che potrebbe riassumersi nelle parole “voglia di maternità” o nel mio caso “paternità” in me non perviene. Intendiamoci, non è che non mi piacciano i bambini, ho tre bellissimi nipoti che vedo saltuariamente e con loro rido, scherzo, gioco, mi diverto e faccio lo zio, ruolo che tra l’altro mi calza a pennello e che adoro, è solo che non ne voglio di miei. I bambini a mio avviso sono molto impegnativi e così come possono dare grandi soddisfazioni possono, e devono, irrimediabilmente cambiarti la vita, volenti o nolenti al momento che metti un figlio al mondo devi rinunciare a tutti o parte dei tuoi progetti. Hanno bisogno, e diritto, a una stabilità economica che in moltissimi casi non c’è, soprattutto nell’attuale situazione economica del nostro paese e dell’Europa. Non parliamo poi del fatto che credo si debba essere portati e preparati a fare il padre o la madre, credo che un apparato riproduttivo funzionante non sia abbastanza per sentirsi in diritto di procreare, e al momento non mi sento in grado di poter far crescere, fisicamente e psicologicamente nel modo giusto, un altro individuo. Proprio quest’ultimo punto mi fa tornare alla mente un film di serie B che qualche anno fa ho visto, la pellicola demenziale in questione è “Idiocracy”. Il lungometraggio non è niente di che ma l’intro (che poi si dice Intro in un film? O è prerogativa dei pezzi musicali? Bho….) mi ha colpito in particolar modo e riporta alla mia mente ragionamenti simili che in passato avevo fatto, guardatelo cliccando qui. Insomma, in poche parole io non voglio figli e credo inoltre, che molte persone ne facciano senza ponderare adeguatamente tale scelta, magari perché presi dalla pulsione istintuale della procreazione o magari dalla passione o dall’amore, ma come diceva uno mooolto più intelligente di me “Poi la voglia svanisce e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame”…

Tornare

Un vento di scirocco che toglie il respiro, che appiccica i vestiti, una notte di lampi che sembra abbiano voglia di non smettere d’illuminare il cielo, pensieri che vagano da un invito a una cena a cui non voglio andare, a un amico che sta provando a riallacciare un rapporto malato che inevitabilmente lo porterà a soffrire. Ritrovarsi dopo un’esperienza di vita in questa strana serata, alla solita tastiera, mi ha fatto venire voglia di ricominciare a scrivere, e così eccomi qua a pestare sui tasti come ai vecchi tempi. Per un attimo mi chiedo se e quanto durerà, ma in fondo chissenefrega, se scrivere può servire a sfogarmi o ad alleggerirmi l’esistenza ben venga. E oltre alla solita tastiera, ho ritrovato lei, la mia bambina, er piezz’e core, la mia moto. Poco dopo il mio arrivo ho fatto lo zaino e me ne sono andato per qualche giorno con lei a farmi un po’di curve per le campagne laziali. Bellissimo, sono stato benissimo, e una sera, a cena con un amico mi è capitata una cosa che non mi succedeva da tempo immemore, nel raccontarci aneddoti di vita divertenti e complice un vinello particolarmente buono, ci siamo messi a ridere fino alle lacrime. Era veramente un sacco di tempo che non mi capitava di ridere così tanto, ma d’altronde quando sei stato tutto il giorno a fare ciò che più ti piace e finisci la giornata con un amico, col quale sei in sintonia, a mangiare e bere bene, le risate a crepapelle scattano automatiche. Poi non posso non menzionare anche un’altra signorina che ho rincontrato volentieri, un’altra compagna di giochi, la mia chitarra. Per prima cosa l’ho pulita e poi dopo averla accordata a dovere ho provato qualche giro di accordi e qualche arpeggio scoprendo con tanta tristezza di essere arrugginito, no, di più, le mie dita sono come completamente ossidate. Una roba brutta brutta da sentire… urge esercizio ripetuto… Ovviamente ci sono stati anche gli incontri con i parenti, ma forse ne parlerò in un altro post…

PS: nel video bambina che riprende il padre che canta in macchina… che bravo!

E’ venuto il tempo di andare

E’ il momento di smettere di scrivere. E qualcuno, forse, si starà chiedendo “ma che cavolo dice questo qua?”. Mi spiego meglio. Era da un po’ di tempo che meditavo di smettere di scrivere su questo blog, non sento più quello stimolo che ti porta a vomitare su una tastiera tutto quello che ti passa per la testa, è come quando uno scrittore perde l’ispirazione. Non so più cosa scrivere, e credo che anche la qualità dei miei post sia scaduta col tempo, quindi senza stare a girarci troppo intorno vado dritto al punto, questo blog non verrà più aggiornato fino a data da destinarsi. Potrebbe essere un mese, un anno o per sempre. Ringrazio tutti coloro che hanno letto i miei post e condiviso un po’ di tempo e pensieri con me, adesso è venuto il tempo di andare…

Una bella strizzata

Passeggiata sul lungo fiume, brezza tiepida e odore di erba tagliata, uno in bici suona il campanello per avvisare che sta per passare, un cane porta a spasso il padrone che rimane attaccato con la mano al guinzaglio come un esperto kitesurfer, due ragazzini si baciano appassionatamente su una colonna da ormeggio verniciata come un’amanita muscaria, all’entrata dell’Hotel a cui passo davanti c’è una ragazza vestita da gran sera che si sistema il trucco troppo vistoso, i colori della sera oggi danno sul rosa e man mano che si alza lo sguardo dall’orizzonte diventano freddi, viola, blu, in acqua il riflesso della luna che danza al ritmo delle onde sembra quasi avere forma di donna. E in questa serata ho avuto un po’ di nostalgia, per la prima volta dopo diversi mesi l’ho sentita, chiara, netta, prima nella pancia, poi nella gola e poi fin quasi agli occhi. Ma no, non era per il mio paese, che poi mio… non lo è mai stato… ma per quelle faccette innocenti che hanno i miei nipoti, e dovrà passare ancora tanto tempo prima che possa darvi una bella strizzata…

Sti benedetti vaccini…

Questa storia dei vaccini ha rotto i coglioni! Parliamone! Allora premetto subito che io non sono un medico e neanche uno scienziato, ma come ogni individuo mi faccio un’idea in base a ciò che leggo e/o vedo e/o sento. Quindi sono andato a documentarmi un pochino su questa benedetta storia dei vaccini, alcuni dicono che fanno male, altri dicono che non vaccinarsi è da criminali, non parliamo poi della questione patria potestà che poi dobbiamo ragionare di diritti e non sono neanche un avvocato… Insomma in rete miriadi di informazioni contrastanti, veramente agli antipodi in certi casi. Quindi come farsi un’opinione? Chi ha torto? Chi ha ragione? Poi ho trovato un video interessante, a parlare è il Dott. Stefano Montanari, famoso in tutto il mondo, e famosa anche sua moglie la Dott.sa Antonietta Gatti che insieme sono stati i primi scopritori delle nanoparticelle, che poi sono risultate a dir poco dannose per l’organismo umano. Insomma, di fronte abbiamo un luminare che ci spiega cosa sono i vaccini, come funzionano, cosa c’è dentro e soprattutto cerca di fare chiarezza su un argomento del quale tutti parlano, anzi a mio avviso ciarlano, ma che nessuno o quasi conosce approfonditamente. Non sperate che vi dica la mia posizione a riguardo, io non voglio e non devo convincere nessuno, semplicemente mi piace informarmi. Se avete piacere guardatevi il video, altrimenti no, affari vostri.

Bye bye Nicky

Sono rientrato a casa stasera e mentre spippolavo su internet ho visto il seguente titolo “Nicky Hayden non ce l’ha fatta, è morto oggi”. Il mondo del motociclismo, purtroppo, periodicamente ci regala tragedie, sta nell’ordine delle cose. Fare il pilota di moto è un lavoro tanto bello quanto pericoloso e questo i centauri lo sanno, conoscono perfettamente i rischi ma li affrontano con coraggio e determinazione gara dopo gara. Abbiamo dovuto salutare un sacco di piloti per incidenti fatali, Luis Salom l’anno scorso, il nostro Marco Simoncelli nel 2011, e ancora Tomizawa, Kato e tanti altri del passato più remoto, gente del calibro di Jarno Saarinen o Renzo Pasolini… e oggi è toccato a Nicky Hayden. Ma la cosa strana è che non è morto mentre faceva la cosa che gli piaceva di più, e cioè sfrecciare a trecento all’ora su un circuito, no, è morto in bici, mentre faceva una sgambata d’allenamento su una strada vicino a Misano. Non ha rispettato lo stop a un incrocio dicono, una macchina è sopraggiunta e l’ha sbalzato dalla bici. Sono cose che succedono, d’altronde si dice così no? Si, però non è una consolazione e perdere un centauro come lui fa comunque male. Bye bye Nicky…

News dall’oltralpe

Mi sono tolto un peso non da poco. Il mattone che avevo sul petto in questi giorni finalmente se n’è andato per far spazio a un po’ di serenità. Per quelli che seguono questo blog si, la notizia è quella che pensate, le analisi del mio amico sono negative, evvaiii! Anche se prima di stappare lo spumante sarebbe meglio sapere cos’è che provoca quei sintomi, ma la notizia che non si tratta di cancro ha comunque alleggerito non poco le mie e le giornate di Garry. Nel nuovo posto di lavoro mi ci trovo benissimo, gente cordiale e ritmi non troppo frenetici, se le cose continuano ad andare così potrei quasi asserire di aver trovato la mia dimensione. Però, ora che ci ripenso, prima di cantare vittoria è il caso di far passare ancora un po’ di tempo, sono italiano e so benissimo che basta che ti cada la saponetta che qualcuno si precipita e arriva da dietro con cattive intenzioni… quindi forse è meglio continuare a muoversi spalle al muro, così, tanto per essere sicuri di non avere brutte sorprese…

Change!

Clima ballerino in quel dell’oltralpe, giorni di sole e caldo intervallati a giorni più freddi di pioggia e vento e spesso anche nel corso di una sola giornata il tempo può variare di molto, vestirsi a strati e ombrello sempre pronto sono, per me, ormai diventati un must. E così com’è cambiato il tempo anche il Corvo ha fatto i suoi cambiamenti, perché ho cambiato lavoro! Ebbene si, ho ricevuto un’offerta che non potevo davvero rifiutare, ne guadagno in soldi e in salute mentale, dove lavoravo prima c’erano alcune persone delle quali avrei fatto volentieri a meno, e senza contare il fatto che adesso ho un ruolo più importante. E qui caro lettore ti chiederai “e dove sta la pecca?”, e dammi tempo di arrivarci no? Proprio così, il tempo per arrivarci è la pecca. Ho calcolato che se i mezzi s’incastrano alla perfezione da quando varco la porta di casa a quando arrivo a lavoro ci metto cinquanta minuti, se perdo una metro o un treno siamo sull’oretta. Tutto ciò significa che perdo quasi due ore di viaggio al giorno, e ciò succederà per altri due mesi, fino a che deciderò o di traslocare o di comprarmi quello che io definisco “scassone” ovvero una macchina usata a poco prezzo che mi consenta di muovermi su quattro ruote, ma che alla quale non puoi chiedere di più… Non le puoi chiedere di essere alla moda, non le puoi chiedere di essere nuova, non le puoi chiedere che tutto funzioni correttamente, non le puoi chiedere un impianto musicale decente, insomma una di quelle classiche macchine che fanno schifo e che poi finisci per affezionartene, quelle che poi gli dai anche il nome… tipo “la vecchia Betsy”