My friend

Lasciando l’Italia è ovvio che abbia dovuto lasciare anche qualche amicizia, ed ero anche cosciente che probabilmente avrei conosciuto gente nuova con la quale avrei stretto qualche legame. Con i colleghi ho avuto da subito un rapporto puramente professionale, e essendo una persona abbastanza riservata non ho condiviso molti dettagli della mia vita con loro. In certi momenti mi sentivo solo è ovvio no? Poi ho conosciuto Garry. Lavorava con me poi ha cambiato ma siamo rimasti in contatto. E’ una persona dalla risata contagiosa, generoso, onesto e sensibile. Ha avuto anche una grande sfiga purtroppo, suo figlio è nato con una malformazione al cervello e non può parlare, gli avevano detto pure che non avrebbe mai camminato, ma papà Garry gli ha insegnato e incredibilmente adesso il piccoletto scorrazza senza problemi. In culo a chi diceva che non si poteva fare! Stasera io e Garry abbiamo parlato e riso tanto, poi, quando sono tornato a casa mi è arrivato un messaggio… mi ha scritto che crede di avere il cancro al colon. Ho subito chiesto come fa a esserne certo e mi ha detto che ha tutti i sintomi e che li conosce bene perché sua madre è morta proprio a causa di questo male. Lunedì farà le analisi. Non ha avuto il coraggio di dirmelo di persona, mi ha mandato un sms, e poi un altro e un altro ancora… doveva sfogarsi… gli ho detto di non preoccuparsi finchè non ne abbiamo la certezza, ma se dovesse essere combatteremo insieme… Non ci voleva, questa proprio non ci voleva…

Gente triste

Tempo fa ho scritto un post sulla meritocrazia in amicizia, in sintesi ho raccontato che certe persone con cui ho deciso di chiudere hanno tentato di rifarsi vive probabilmente spinte da semplice curiosità più che da qualche tipo di sentimento. Dicevo inoltre che non avrei risposto, infatti così feci. Stasera invece, siccome nella scala di Mohs sto tra il topazio e il corindone, ho deciso di rispondere… riassunto breve: l’amico mi racconta per messaggio tutta la sua vita degli ultimi anni e mi dice che non si è scordato dei bei momenti passati insieme e che vorrebbe passarne altri, tutto ciò con l’uso smodato di frasi sviolinate che ometto per pietà nei tuoi confronti, caro lettore. Rispondo con educazione che neanche io mi sono scordato dei bei momenti passati insieme ma che preferirei non ripeterli. A questo punto il falso amico riparte da dove aveva lasciato anni fa, facendo battute idiote, inviandomi faccine che ridono e confermandomi l’idea che mi ero fatto di lui in passato… è inutile confezionare la merda con la carta del Toblerone… rimane comunque merda… oggi qualcuno ha scritto che “certe porte una volta chiuse dovrebbero essere lasciate come tali” ecco, quel qualcuno ha ragione da vendere… spero che prima o poi mi entri in testa una volta per tutte… che tristezza…

Colleghi

Le personalità dei miei colleghi sono talmente variegate che il solo pensarci mi ha fatto venire voglia di scriverci un post. Li passerò in rassegna uno ad uno senza un ordine preciso, così come viene… Il primo è “il burlone”, per lui ogni momento è buono per farti uno dei suoi fantasmagorici scherzetti che tanto lo divertono, tipo indicare qualcosa d’inesistente per terra e ridere quando tu guardandoci non vedi ovviamente niente, oppure se gli passi accanto ti fa il solletico sui fianchi e anche in quel frangente se la ride appassionatamente, insomma è il classico cagacazzi che si diverte col nulla cosmico… Poi c’è “il maestro incazzoso”, è molto giovane ma è convinto di essere già una spanna sopra gli altri e si comporta di conseguenza, elargisce consigli non richiesti, usa atteggiamenti di superiorità, e la cosa più ilare è che s’incazza per qualsiasi sciocchezza, ha una media di una sfuriata ogni due giorni, ormai lo so e faccio come tutti gli altri, lo ignoro. Poi c’è “il super lavoratore”, non ti chiede aiuto neanche se è nella merda più totale, lui vuole assolutamente farcela da solo, testa bassa e via, una volta che lo sai basta non considerarlo, tanto lui va in automatico. Passiamo adesso al “gigante buono”, è più di due metri, e con una voce che somiglia molto alla tromba di una nave da crociera, però è buono, non farebbe male a una mosca, è forse il più piacevole e rispettoso… Non posso non nominare “Fucking”, lui ogni due parole inserisce un fucking che per i non anglofoni è l’equivalente del nostro cazzo, anche se la traduzione letterale vorrebbe fotti/fottere/fottuto e robe così. La cosa ilare è che l’ho sentito parlare nella sua lingua madre che non è l’inglese ma bensì il polacco e dice ogni due parole “curva”, quindi mi sono informato e la parola polacca è esattamente “kurwa”, che significa letteralmente prostituta, ma che in polacco viene usata come noi usiamo cazzo e come gli anglofoni usano fucking… Ci sarebbero altri simpatici colleghi da segnalare, ma li conosco ancora poco, appena approfondisco magari ci faccio un altro post… Ah dimenticavo, e poi ci sono io, ma non so ancora per quanto, ho un altro colloquio di lavoro, e se le condizioni saranno migliori leverò le tende… bha staremo a vedere…

In metro

La metropolitana è un posto strano, non è come un qualsiasi altro mezzo di trasporto dove puoi tranquillamente estraniarti magari guardando il panorama al di là del vetro, perché al di là del vetro non c’è niente da vedere, è solo una galleria buia dalla quale ogni tanto spunta una fermata. Quindi o ti metti a leggere i cartelli pubblicitari appiccicati alle pareti, ma ormai li conosci a memoria, o semplicemente guardi le persone. Volendo puoi anche metterti a ragionare su chi potrebbero essere, tipo, guardi una signora e ti metti a fantasticare sulla vita che potrebbe avere, sarà sposata? Avrà figli? Che lavoro farà? Così anche oggi, come mio solito, mi sono messo a guardare un signore tre posti più in là del mio. Vestito di tutto punto con la ventiquattrore, capello pettinato e vistoso orologio al polso, sarà un manager di una grande azienda? O magari invece è un rappresentante di orologi… e mentre immaginavo che vita potesse avere lo sguardo mi è caduto sulla ragazza che le sedeva accanto. Capelli corti biondi, e un trucco leggero che comunque le colava sulle guance, stava piangendo, in silenzio mentre osservava un punto indistinto davanti a lei. Quello che più mi ha colpito è stato il fatto che non emetteva nessun suono ma le lacrime comunque scendevano copiose sul suo viso. Ovviamente non so cosa avesse, ma non so per quale motivo ho pensato subito a un amore perso… Poi ad un tratto si è voltata e mi ha guardato. Probabilmente l’ho fissata troppo a lungo e si è giustamente sentita osservata, ma non ha distolto lo sguardo, e neanche io. Ci siamo guardati per non so quanto finchè a un certo punto ha fatto un lungo sospiro. Era un sospiro liberatorio, di quelli che si fanno quando non ne possiamo più e lasciamo andare quello che ci affligge, infatti, subito dopo le lacrime non scendevano più. A questo punto ho distolto lo sguardo perché iniziavo a sentirmi davvero troppo invadente, ma avevo voglia di non perdermi neanche una smorfia, erano vere emozioni che tracimavano da un essere umano. Nessuna falsità, nessuna recitazione, tutto vero, sulla pelle viva. Poi ho notato con la coda dell’occhio che ha preso un fazzoletto dalla tasca e si è maldestramente pulita le guance. Così ho continuato a fare finta di niente ma a questo punto ero io che mi sentivo osservato. Quindi mi sono girato e lei mi guardava, intanto la metro stava rallentando per fermarsi dopo pochi istanti. Lei ha accennato un microsorriso d’imbarazzo, come a dire so che mi hai vista piangere, io ho ricambiato… è scesa dalla metro e se n’è andata, con le guance ancora sporche di rimmel, e quel microsorriso sulle labbra…

PS: ma chi sarà e da dove verrà questo signorino qua sotto con questa strana pronuncia inglese che mi ricorda per certi versi Matisyahu… con questa barba da frate indovino… e con queste sonorità da Folk americano… bene, è italianissimo e si fa chiamare Wrongonyou ma il suo vero nome è Marco Zitelli, romano, anzi più precisamente di Grottaferrata, classe 1990, e devo dire che ha anche una bella originalità e un bel talento, e bravo er pischello!

Paesi a confronto

Tempo fa ho accennato che avrei scritto un post sui pregi che fanno, della nazione nella quale vivo, un paese più civile del nostro. Partiamo dalle burocrazia, che nella nostra amatissima Italia somiglia molto a “La casa che rende folli” nel film “Le 12 fatiche di Asterix”… comunque, appena arrivato in UK ho dovuto ottenere il NIN (National Insurance Number) ovvero una sorta di codice fiscale che ti permette di lavorare in regola, anche perché qui il lavoro in nero non è contemplato, quindi se vuoi trovarti un impiego devi ottenerlo. La procedura è stata molto semplice e veloce, ho chiamato il numero di telefono trovato sul portale internet del governo, mi hanno dato un appuntamento per 5 giorni dopo al Job Center più vicino al mio domicilio (2 km, ci sono andato tranquillamente a piedi). Entrato nel Job Center ho mostrato il numero dell’appuntamento all’uscere che mi ha fatto accomodare nella sala d’attesa, nella quale ho aspettato per ben trenta secondi abbondanti, poi una gentile signora mi ha chiamato e siamo andati nel suo ufficio, dopo aver fatto qualche fotocopia del mio passaporto e avermi fatto qualche domanda mi sorride e mi dice che il famigerato NIN mi arriverà direttamente a casa per posta (arrivato una settimana dopo), ma che posso comunque già cercare lavoro grazie a un documento provvisorio che mi consegna. Mi consegna inoltre un foglio con una miriade di siti internet che offrono lavoro divisi per settori. Ora andate all’agenzia delle entrate in Italia e fatemi sapere se i tempi d’attesa sono gli stessi, i documenti richiesti sono così pochi, la burocrazia insomma è così rapida e efficiente… Passiamo ora dalla burocrazia alla civiltà degli abitanti, parliamo delle “file”. Incredibile ma vero qui si rispettano le file, ad esempio, nell’accedere a una scala mobile di un supermercato può capitare che si formi una fila, in UK funziona che le persone formano una fila “prima” di accedere e poi una volta saliti si spostano sulla destra perché se qualcuno ha fretta può usare lo spazio a sinistra per arrivare più velocemente in cima alla scala. In Italia, la fila è stata sostituita, come spiega benissimo Marco Paolini in uno dei suoi spettacoli, da una figura geometrica chiamata “grumo fluido”, e cioè un accozzaglia di persone che si spingono per cercare di arrivare a mettere per primi il piedino sulla scala. Poi sulla scala uno sta a destra, uno a sinistra, uno al centro, che se hai fretta ti conviene farti spuntare le ali o usare un Jet Pack… Ultimo, ma non per importanza, il razzismo. In UK il razzismo non c’è, o almeno io non ho ancora trovato nessun esempio di razzismo, nè nella vita quotidiana nè nelle istituzioni. Dico questo perché nella nostra amatissima Italia di esempi ne abbiamo avuti un bel po’, con la storia dei migranti, oppure con il ministro Kyenge che si è sentita dare dell’orango da Calderoli… insomma anche secondo uno studio del Pew Research Center risalente all’anno scorso gli Italiani risultano essere i più razzisti d’Europa. Adesso mi fermo perché mi sta venendo un travasino di bile nel ricordarmi quanto siamo cafoni, disorganizzati e spesso pure sboroni. E pensare che per cultura, storia e natura potremmo essere il più bel paese del mondo…

PS: se qualcuno si sentisse offeso nella sua italianità sappia che non posso farci proprio niente, per me la realtà purtroppo è questa…

Ciao normalità!

Oggi essendo di festa ho deciso di andarmene a fare un giro in centro per comprare alcune cosette, così, come sempre, sono entrato in metro che qua si chiama subway e appena seduto mi sono messo a osservare la coppia che stava di fronte a me. Entrambi sulla quarantina, vestiti casual, nessun segno particolare insomma, due persone normali se non fosse stato per il loro sguardo e per il comportamento. Nel viso avevano un’espressione serena, di due persone rilassate che probabilmente andavano insieme in centro a fare spese. Lei a un certo punto ha piegato la testa da un lato appoggiandola sulla spalla di lui e accennando un piccolo sorriso, lui come in automatico ha appoggiato la testa sulla testa della compagna e dopo qualche secondo l’ha baciata tra i capelli. E’un niente lo so, un piccolo gesto che però mi ha messo il buon umore addosso, anche se il protagonista non ero io, anche se non l’ho vissuto in prima persona ha contagiato anche me, e per qualche istante anche per me il mondo era bello e profumava… poi è arrivata la mia fermata, sono sceso e inavvertitamente ho urtato una signora con le borse della spesa. Ho immediatamente chiesto scusa cioè sorry, lei ha bofonchiato qualcosa di incomprensibile per uno che l’inglese lo sta ancora imparando, ma giurerei sul fatto che non si trattava di lusinghe… e sono ripiombato nella solita routine mentale… Il mondo non profumava più, anzi, l’odore somigliava di più a un misto di vagone sporco e ferro e inoltre ho sentito subito l’impulso di prendere la donnina e rinviarla stile Buffon… Ciao normalità!

Cosa mi manca del cibo italiano

Stasera… mmm… forse è meglio che scriva stanotte, del resto sono esattamente le 01:16… quindi, stanotte voglio scrivere un post sulle cose della cucina italiana che mi mancano di più. La prima è il pesce, perché qui il pesce non c’è! E qualcuno dirà “ma che cavolo stai a dì Corvo, ma se si strafogano di fish & chips!” e io risponderò si, è vero, ma io intendo la varietà del pesce che abbiamo in Italia. Eh si perché qui i pesci che vanno per la maggiore sono haddock, che è lo sconosciuto eglefino simile al merluzzo, usato prevalentemente per il sopracitato fish & chips, poi il salmone, che ormai si trova in tutto il mondo, e il cod, che poi non è altro che il vero merluzzo. Si ogni tanto può capitare di vedere in qualche supermercato il bass, cioè la spigola, ma è abbastanza rara. Poi volevo aggiungere anche il problema di come viene cucinato, o fritto o al vapore, non ho visto altri modi, quindi scordati il classico pesce arrosto con patate e verdure… Non parliamo poi di cozze e vongole, le prime le ho viste una volta sola e così alla prima occhiata non mi sembrava stessero poi così bene, abituato alle nostre nere e lucenti quelle erano grigine e opache, le seconde mai trovate, ne nei menu ne nei supermercati. Poi il caffè, mi manca il rumore della moka la mattina presto e quel profumo che si spande nell’aria quando il caffè esce… Qui il caffè è solubile, sempre-costantemente-solubile, si vabbè se lo vuoi un po’ più buono vai in una caffetteria specializzata, che te lo fa quasi bevibile e per giunta lo pagherai uno sproposito. Ultima, ma non per importanza, la pasta. Qui hanno dei tipi di pasta che se sfori anche di dieci secondi la cottura diventano immangiabili… infatti spesso la mia mente sogna i paccheri di Gragnano, si, grossi, spessi, che mi facevo col sugo di triglia, roba da diventarne dipendenti… Ce ne sarebbero altre di cose che mi mancano, ma mi fermo qui, non vorrei infierire troppo. Ed è vero, loro peccano per quanto riguarda la cucina ma hanno un sacco di altri pregi che li rendono un paese molto più civile del nostro, magari un giorno ci faccio un post…

Rivoglio il mio collega!!!

S’incontrano per i corridoi e si mettono subito a parlare, ormai è un’abitudine, lei passa, sorride, saluta, e io perdo il collega… ormai è matematico… qualcuno diceva che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria… ora io non lo so se è uguale e contraria ma comunque lei arriva e lui se ne va, quindi probabilmente lo è… e quello che lo prende nel posterior sono io, che mi tocca continuare a lavorare da solo… ma che ci vuoi fare, so’ragazzi… ma anche no! C’hanno più di cinquant’anni e si so’innamorati persi! Sembrano due liceali alle prime cotte, e qui mi torna in mente una frase stupenda del Merovingio nel film Matrix (ora non mi chiedete quale dei tre perché non me lo ricordo…) “è sorprendente quanto il modello comportamentale dell’amore sia simile a quello della demenza”. E un pò vero è, si vedono e arrossiscono, cominciano a parlare già col sorrisino sulla faccia, poco dopo lui fa una battuta e scoppiano entrambi a ridere a crepapelle… o lui è uno dei migliori comici degli ultimi tempi, e non lo è, o sono completamente deficienti… sono semplicemente FALL IN LOVE, che letteralmente vuol dire caduti in amore, che credo sia l’espressione più azzeccata, perché nella caduta devono aver preso anche una bella craniata che li ha resi così smielatamente ebeti… Rivoglio il mio collega!!!

Anche in amicizia esiste la meritocrazia

Eccola, come sempre torna a tormentarmi la notte senza sonno… come si suol dire “ormai c’ho fatto il callo”… Periodicamente si ripresenta e non posso far altro che accoglierla portando tanta pazienza e ingegnandomi sul da farsi per non fissare il soffitto fino a domattina. Così eccomi a scrivere! Stasera, o per meglio dire stanotte parlerò di alcuni amici che farebbero bene a farsi gli affari loro. Chi mi legge da un po’ sa che a un certo punto della mia vita ho cambiato tutto. Si, lavoro, paese, e tra le motivazioni della mia scelta c’era anche il fattore amicizie. Mi ero stufato (anche se ricordo che al tempo, per esplicare la mia frustrazione, usavo ben altre parole…). Non stò a raccontare i particolari, ma diciamo che mi sentivo continuamente fuori posto, non eravamo più sulla stessa lunghezza d’onda. Adesso che sono alcuni anni che non frequento più certe persone, non so perché, si rifanno vive tutte insieme… Gente che mi aveva pugnalato alle spalle (in senso metaforico ovviamente, altrimenti probabilmente non lo racconterei…) mi manda addirittura gli “auguri di cuore”, ovviamente non ho risposto. Altri con cui non ho avuto particolari vicissitudini negative, ma con cui erano anni che non ci sentivamo mi riempiono di messaggi su whatsapp e soprattutto di domande, vogliono sapere dove risiedo, cosa faccio, da quanto tempo ho lasciato l’Italia… qualcuno potrebbe vederci un tenero tentativo di riavvicinamento o un amichevole interesse, ma io no, io ci vedo solo ficcanasaggine. No signori, non vi rispondo, adesso prendete ciò che meritate, nè più nè meno di ciò che vi spetta… anche in amicizia esiste la meritocrazia…

La lingua degli autoctoni

I giorni scorrono e io imparo, se pur lentamente, una lingua diversa. M’impegno abbastanza e devo dire che gli autoctoni sono per lo più gentili e cortesi, ma hanno un difettuccio che vale la pena menzionare. Quando parlo con loro può capitare (e capita spesso purtroppo…) che non capisca, quindi immediatamente piazzo lì un bel “sorry for my bad english but I’m still learning, can you repeat please?” che per i non poliglotti vuol dire “scusa per il mio pessimo inglese ma sto ancora imparando, puoi ripetere per favore?”, a questo punto loro che fanno? Mi ripetono esattamente la stessa frase alla stessa velocità con le medesime parole… ora io dico: davanti hai uno che sta cercando d’imparare la tua lingua, ti chiede di ripetere perché evidentemente non ha capito, allora caro anglofono perché non fai uso dei sinonimi? Credo che esistano in tutte le lingue, e poi cosa molto ma molto più semplice, perché non parli un pochino più lentamente? Nel mio lavoro precedente mi è capitato di avere a che fare con persone di diverse nazionalità che parlavano un italiano elementare, quindi per farmi capire meglio cercavo di spiegarmi lentamente, scandire bene le parole e usare termini semplici, è capitato anche di facilitargli la comprensione coniugando i verbi all’infinito… Ora perché sti autoctoni con me non lo fanno? A volte sembrano pure scocciati del fatto che tu non conosca la loro lingua. Come se uno dovesse saper parlare l’inglese per forza… bha… Fortunatamente ho un paio di colleghi pazienti che m’insegnano e io contraccambio insegnando loro parole scurrili in italiano… d’altra parte a loro interessano quelle, che ci vuoi fare…

PS: Per quelli che se lo stessero chiedendo la marmocchia aveva solo abbassato la guardia, nel senso che le difese immunitarie erano indebolite per via del batterio, ora sta meglio e domani probabilmente la dimettono. 😊