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News dall’oltralpe

Mi sono tolto un peso non da poco. Il mattone che avevo sul petto in questi giorni finalmente se n’è andato per far spazio a un po’ di serenità. Per quelli che seguono questo blog si, la notizia è quella che pensate, le analisi del mio amico sono negative, evvaiii! Anche se prima di stappare lo spumante sarebbe meglio sapere cos’è che provoca quei sintomi, ma la notizia che non si tratta di cancro ha comunque alleggerito non poco le mie e le giornate di Garry. Nel nuovo posto di lavoro mi ci trovo benissimo, gente cordiale e ritmi non troppo frenetici, se le cose continuano ad andare così potrei quasi asserire di aver trovato la mia dimensione. Però, ora che ci ripenso, prima di cantare vittoria è il caso di far passare ancora un po’ di tempo, sono italiano e so benissimo che basta che ti cada la saponetta che qualcuno si precipita e arriva da dietro con cattive intenzioni… quindi forse è meglio continuare a muoversi spalle al muro, così, tanto per essere sicuri di non avere brutte sorprese…

Fucking mate

Mi aveva detto che sarebbe andato a fare le analisi, invece quel coglione anzi quel fucking mate non c’è ancora andato. Quindi oggi, al mio milionesimo messaggio su quando andrà mi ha inviato una foto di lui all’ospedale che aspetta di vedere il medico, mi ha detto inoltre che lunedì ha prenotato le analisi del sangue. A breve quindi sapremo se e con chi dovremo combattere… Le giornate di sole in un paese che è abituato a essere grigio sono più belle, o forse chi ci vive le apprezza di più per la loro rarità, il fatto è che un tramonto bellissimo e senza nuvole è un peccato doverlo condividere con la preoccupazione di un possibile male, anche se questo male non tocca te direttamente… Si dovrebbe poterlo vivere con serenità, senza troppi pensieri negativi… Ok lo ammetto, stasera sto un po’ giù, sono in ansia per quei cavolo di risultati delle analisi del mio amico… Mi ci vorrebbe una frase del cazzo tipo “tranquillo, andrà tutto bene” o un abbraccio sincero… e invece qui ci sono solo io e una cazzo di falena che è appena entrata… la stronza…

My friend

Lasciando l’Italia è ovvio che abbia dovuto lasciare anche qualche amicizia, ed ero anche cosciente che probabilmente avrei conosciuto gente nuova con la quale avrei stretto qualche legame. Con i colleghi ho avuto da subito un rapporto puramente professionale, e essendo una persona abbastanza riservata non ho condiviso molti dettagli della mia vita con loro. In certi momenti mi sentivo solo è ovvio no? Poi ho conosciuto Garry. Lavorava con me poi ha cambiato ma siamo rimasti in contatto. E’ una persona dalla risata contagiosa, generoso, onesto e sensibile. Ha avuto anche una grande sfiga purtroppo, suo figlio è nato con una malformazione al cervello e non può parlare, gli avevano detto pure che non avrebbe mai camminato, ma papà Garry gli ha insegnato e incredibilmente adesso il piccoletto scorrazza senza problemi. In culo a chi diceva che non si poteva fare! Stasera io e Garry abbiamo parlato e riso tanto, poi, quando sono tornato a casa mi è arrivato un messaggio… mi ha scritto che crede di avere il cancro al colon. Ho subito chiesto come fa a esserne certo e mi ha detto che ha tutti i sintomi e che li conosce bene perché sua madre è morta proprio a causa di questo male. Lunedì farà le analisi. Non ha avuto il coraggio di dirmelo di persona, mi ha mandato un sms, e poi un altro e un altro ancora… doveva sfogarsi… gli ho detto di non preoccuparsi finchè non ne abbiamo la certezza, ma se dovesse essere combatteremo insieme… Non ci voleva, questa proprio non ci voleva…

Gente triste

Tempo fa ho scritto un post sulla meritocrazia in amicizia, in sintesi ho raccontato che certe persone con cui ho deciso di chiudere hanno tentato di rifarsi vive probabilmente spinte da semplice curiosità più che da qualche tipo di sentimento. Dicevo inoltre che non avrei risposto, infatti così feci. Stasera invece, siccome nella scala di Mohs sto tra il topazio e il corindone, ho deciso di rispondere… riassunto breve: l’amico mi racconta per messaggio tutta la sua vita degli ultimi anni e mi dice che non si è scordato dei bei momenti passati insieme e che vorrebbe passarne altri, tutto ciò con l’uso smodato di frasi sviolinate che ometto per pietà nei tuoi confronti, caro lettore. Rispondo con educazione che neanche io mi sono scordato dei bei momenti passati insieme ma che preferirei non ripeterli. A questo punto il falso amico riparte da dove aveva lasciato anni fa, facendo battute idiote, inviandomi faccine che ridono e confermandomi l’idea che mi ero fatto di lui in passato… è inutile confezionare la merda con la carta del Toblerone… rimane comunque merda… oggi qualcuno ha scritto che “certe porte una volta chiuse dovrebbero essere lasciate come tali” ecco, quel qualcuno ha ragione da vendere… spero che prima o poi mi entri in testa una volta per tutte… che tristezza…

Anche in amicizia esiste la meritocrazia

Eccola, come sempre torna a tormentarmi la notte senza sonno… come si suol dire “ormai c’ho fatto il callo”… Periodicamente si ripresenta e non posso far altro che accoglierla portando tanta pazienza e ingegnandomi sul da farsi per non fissare il soffitto fino a domattina. Così eccomi a scrivere! Stasera, o per meglio dire stanotte parlerò di alcuni amici che farebbero bene a farsi gli affari loro. Chi mi legge da un po’ sa che a un certo punto della mia vita ho cambiato tutto. Si, lavoro, paese, e tra le motivazioni della mia scelta c’era anche il fattore amicizie. Mi ero stufato (anche se ricordo che al tempo, per esplicare la mia frustrazione, usavo ben altre parole…). Non stò a raccontare i particolari, ma diciamo che mi sentivo continuamente fuori posto, non eravamo più sulla stessa lunghezza d’onda. Adesso che sono alcuni anni che non frequento più certe persone, non so perché, si rifanno vive tutte insieme… Gente che mi aveva pugnalato alle spalle (in senso metaforico ovviamente, altrimenti probabilmente non lo racconterei…) mi manda addirittura gli “auguri di cuore”, ovviamente non ho risposto. Altri con cui non ho avuto particolari vicissitudini negative, ma con cui erano anni che non ci sentivamo mi riempiono di messaggi su whatsapp e soprattutto di domande, vogliono sapere dove risiedo, cosa faccio, da quanto tempo ho lasciato l’Italia… qualcuno potrebbe vederci un tenero tentativo di riavvicinamento o un amichevole interesse, ma io no, io ci vedo solo ficcanasaggine. No signori, non vi rispondo, adesso prendete ciò che meritate, nè più nè meno di ciò che vi spetta… anche in amicizia esiste la meritocrazia…

Fatti miei

Lei è un’amica. L’ho conosciuta tanto tempo fa perché casualmente, a quei tempi, frequentavamo le stesse compagnie. C’è subito stato un certo feeling tra noi, ridevamo alle stesse battute, stesso interesse in quanto a hobbies, è capitato anche di parlarci in confidenza, insomma un bel rapporto di amicizia. Nel corso del tempo ci siamo allontanati, ovviamente ognuno di noi è dovuto andar dietro alla propria vita, al proprio lavoro, e infatti fortunatamente lei ha trovato impiego in un’altra città, ha trovato quello che dice essere l’amore con la A maiuscola e così via. Il fatto è che ogni anno mi chiama e mi fa una sorta di terzo grado. All’inizio pensavo che lo facesse per amicizia, è ovvio che se sei legato a una persona ti fa piacere sentirla ogni tanto per sincerarti che stia bene e sia serena, ma una sola chiamata all’anno in cui mi propini una serie infinita di domande, spesso pure insistenti, non la capisco. Più che di amicizia mi sa di “ficcanasaggine”, come se fosse curiosa di cosa faccio, chi frequento, quando, come e perché. E pensare che tutto ciò se lo deve sorbire uno che non usa social network perché pensa che la privacy sia una cosa preziosa, uno che fondamentalmente si fa i cavoletti suoi cercando di non essere troppo invadente in qualsiasi circostanza. A volte penso se non sono io a sbagliare e a farmi troppo i fatti miei…

Volare via

Mattino presto e sto beatamente ronfando come un bebè nella sua culla. Poi d’improvviso uno squillo al cellulare mi sveglia. E’ incredibile come riesci a svegliarti velocemente oppure di botto quando sai che passerai una bella giornata. Volo giù dal letto e col sorriso sulle labbra mi lavo, colazione e poi inizia il rituale. Giacca, pantaloni, scarpe, guanti, zaino, interfono e casco. Giù in garage a controllare le ultime cosette e finalmente fuori. Contemplazione di un pezzo di acciaio che luccica al sole. Godo. Sguardo che trasla verso la fine della via, e l’unico pensiero persistente è “mi ha fatto lo squillo neanche mezzora fa, quanto cazzo ci mette ad arrivare quel cretino…”. E poi eccolo. Dalla fine della via arriva e si ferma davanti a me. Dalla visiera scura scorgo a fatica un sorriso a sedicimila denti, ricambio. Metto in moto mi allaccio il casco e via. Il primo pezzo di strada è fatta di curve lunghe, larghe, e mentre scaldiamo bene motori e gomme ci parliamo in interfono scambiandoci prese in giro e raccontandoci quello che ci è successo durante la settimana. Ridiamo spesso. Ridiamo troppo e infatti sbagliamo strada e ci ritroviamo in centro città. A mezzogiorno a combattere con gli automobilisti per cercare di scappare da quel marasma. Ai semafori, perennemente rossi, apriamo le visiere perché il caldo, tra le moto, il sole, e le giacche antivento ci fa sciogliere come candele. Ridiamo anche di questo. Non ce ne importa niente. E’ sabato e siamo in sella, non possiamo non riderne. Usciamo dalla città e inizia la salita con le curve, quelle vere, quelle che ci porteranno a destinazione, la cima dell’appennino. Appena prima della prima vera curva sento il rumorino nelle orecchie dell’interfono che si spegne. E’ come un segnale. Ha interrotto la comunicazione in interfono. Come a dire “le luci vanno giù e non si scherza più”. Settanta chilometri a rincorrersi. Tutti d’un fiato. Il panorama sarebbe anche bello ma forse è il caso di tenere gli occhi sulla strada. Voliamo via. Il rumore è un misto di vento e motore. Tutto fantastico, a parte i camper e i motociclisti “cancello”. I primi, grossi, lenti, i secondi perennemente in mezzo alla strada e con l’andatura perfetta per non divertirsi, e pure dovrebbero conoscere una delle frasi più famose dei motociclisti “o vai avanti, o mi segui, o ti togli dai coglioni!”. Poi arriviamo su, parcheggiamo e andiamo a mangiare in un ristorantino. Ci mangiamo anche le sedie, e alla cassa l’oste ci porge un conto da neanche venti Euro a testa. Prendiamo entrambi e all’unisono il biglietto da visita del ristorante. Diventerà tappa fissa. Ci sono tanti motociclisti in piazza, forse troppi, optiamo per andare a digerire su un prato all’ombra di grandi alberi. L’aria è fresca e secca, il contrario di quella in pianura, dalla quale siamo partiti. Sdraiati guardiamo le cime degli alberi e il sole filtra dai rami scaldandoci quanto basta per indurci in una specie di dormiveglia, riposiamo e c’è il tempo per le confidenze e per chiacchierare di cose più serie. Famiglia, affetti, lavoro… Poi decidiamo di alzarci, dobbiamo ripartire. Il ritorno è più lento, ci siamo già spremuti all’andata e poi, in discesa, è molto più pericoloso. Arrivati a casa scendiamo dalle moto per le ultime chiacchere prima di salutarci, e lui se ne esce con: “grazie, mi sono divertito, che ne dici se ci prendiamo una tenda e ci facciamo una full immersion motociclistica sull’appennino tra qualche week end?” e io: “Moto, familiare di Peroni gelata e rutto libero?” e lui: ”Esatto”. Ridiamo. Credo che non ci sia bisogno di scrivere che cosa ho risposto.

Birretta

Non avevo molta voglia di uscire stasera, vedere le solite facce era un’idea che mi nauseava, ma l’alternativa era starsene a guardare l’ennesimo film dato che il libro che leggevo in questo periodo l’ho ormai terminato da giorni. Poi mi si è accesa una lampadina, c’è un localino che è aperto da poco proprio a due passi da casa mia, e allora ho pensato, mi vesto decentemente, e mi vado a bere una birra. Dopo la breve camminata arrivo al locale e scruto i tavolini di legno in stile trattoria di campagna che si trovano davanti, poi lo sguardo si ferma su una testa piena di ricci, il proprietario della stessa si volta, mi guarda ed esordisce con “anche te testa importante vedo…”. E’ Filippo, un amico che non vedo da una vita. Non gli rispondo neanche, sorrido e mi siedo, contemporaneamente lui si volta chiama la cameriera e mi ordina una birra, poi mi guarda e mi dice “dai, facciamo la conta per chi inizia per primo a parlare delle proprie sfighe”. Attimo di silenzio e poi fragorosa risata di entrambi. Abbiamo parlato, riso e bevuto per due ore mentre il locale si riempiva di ragazzini di non più di diciotto anni, e anche questa cosa ha suscitato in noi ilarità dato che abbiamo passato i trenta da qualche anno. Dopo esserci raccontati in breve le nostre vite e sfighe ci siamo salutati promettendoci di rivederci al più presto e sapendo bene tutti e due che probabilmente non accadrà. Nel ritorno a piedi verso casa pensavo che a volte le serate più belle sono quelle semplici uscite dalle quali non ti aspetti niente, quelle in cui per caso trovi qualcuno col tuo stesso identico umore, con cui fare due chiacchiere, raccontarti la vita e riderci un po’ su, nonostante tutto.

Puffo Brontolone

Ho voglia di scrivere, non so precisamente di cosa, potrei parlare del viaggio in macchina con un amico durante il quale abbiamo parlato principalmente di politica ma potrei tranquillamente evitare, dirò solo che è schierato politicamente verso un partito che esiste sin dalla notte dei tempi o forse prima, indi dopo una mezzora buona cercando di farlo ragionare per logica ho optato per le seguenti quattro azioni eseguite in quest’ordine: 1 infilato una mano su per il mio naso 2 afferrato il mio cervello 3 abbassato il finestrino 4 l’ho lanciato fuori… Non mi serviva più… Non volevo mi servisse più… Ma deve essere rimasto comunque qualcosa perché le mie orecchie hanno continuato ad ascoltare, e ho candidamente sentito che crede a qualsiasi cosa la massa gli proponga. In ordine sparso: alieni, magia nera, poteri occulti, voodoo e cazzate varie. Quindi ho capito e mettendomi l’anima in pace mi sono detto: mi trovo davanti (anzi accanto) a un credulone, lo lascio sfogare e mi godo il panorama… Però gli voglio bene, alla fine è un bravo ragazzo. Altrimenti potrei raccontarvi della mia banca, perché la mia banca è differente, maddechè! Mi consigliano un’ operazioncina facile facile, sono loro cliente da sempre praticamente, è sempre andato tutto bene, mi fido, et voilà perso un migliaio di Euro dall’oggi al domani. Quindi dovrò fare visita al mio avvocato che sicuramente mi dirà: con le banche non si vince, rassegnati… Dulcis in fundo mi sono ammalato ma mi è toccato andare a lavorare ugualmente. Potrei aggiungere qualche altra sfighetta qua e la, tipo che mi è caduto un barattolo di vernice sulla scarpa, aperto ovviamente, oppure che per aprirne un altro mi sono aperto io, si, il dito indice della mano destra per precisione, oppure che stasera a cena ho inavvertitamente urtato con forza il piatto, che con effetto catapulta ha letteralmente sparato in aria il suo contenuto che è poi ricaduto in ogni dove, anche sulla mia testa. Ho dovuto rifare la doccia e ricambiarmi completamente. Mi sento tantissimo Puffo Brontolone… IO ODIOOOO!!!!

Senza sapore, senza odore.

E’ stato bello rivedere qualche vecchio amico, vedere come siamo cambiati tutti, qualcuno ha famiglia, qualcuno no e qualcuno addirittura forse… comunque sorvoliamo gli affetti, sono cose complicate e ognuno ha i suoi simpatici scheletrini nell’armadio, meglio lasciarli li dove stanno. Siamo cresciuti, tutti, nessuno escluso, alcuni anche troppo. Iniziamo a parlare del più e del meno, le parole vertono sul lavoro e poco altro, nessuno si azzarda a dare profondità al discorso, ci sono ancora alcuni rancori non risolti che covano sotto la cenere. La serata è condita di sorrisi di cortesia, parole vuote, sguardi ambigui… Là in mezzo ci sono anch’io, me ne sto zitto, in disparte, assisto alla recita e mi chiedo soltanto quanto questo show debba andare avanti, sogno che qualcuno si alzi e sbotti, magari anch’io, qualcuno che semplicemente dica “ma che cazzo stiamo facendo?”. Invece no, non me lo posso permettere, non sono tra i diretti interessati alla diatriba. Mangio una tartina e non riesco a sentirne il sapore, vedo che ha sopra spalmata una crema di non so che, ma sia dalla vista che dall’odore non riesco davvero a capire di cosa si tratta. Alzo gli occhi e vedo questa serata, che è esattamente come questa tartina che ho in mano, senza sapore, senza odore, una serata inutile, una serata che, a malincuore, cercherò di non ripetere…