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“Big Mama” e mia nonna

In questo ultimo periodo ho avuto il piacere di riascoltare qualche disco di Etta James, colei che io chiamo “Big Mama” e colei che io considero la regina indiscussa del blues. A parte la carica enorme che riesce a infondermi con le sue straordinarie canzoni Big Mama mi ricorda sempre mia nonna. Probabilmente me la ricorda perché anche mia nonna era una donnona come Etta, e come lei aveva un temperamento niente male. Ricordo benissimo che quando andavo a trovarla mi dava quegli abbracci che solo le nonne come lei sapevano dare. Tra l’altro quando ero piccolo non ero neanche troppo robusto, anzi, ero un bambino abbastanza magro e ogni volta che mi vedeva mi prendeva con tutta la sua irruenza piena d’amore e mi abbracciava schiacciandomi tra le sue mega tettone. Credo che mia nonna non abbia mai sospettato di avermi fatto rischiare lo svenimento in un paio d’occasioni ma è così, del resto la mia testolina veniva letteralmente inglobata da quelle enormi mammelle e la respirazione in quel momento era realmente impossibile. Dopo le prime volte imparai il trucco, salutavo nonna a distanza di sicurezza, prendevo un bel respiro e mi gettavo a occhi chiusi nel suo abbraccio, in questo modo riuscivo a restare in apnea la in mezzo senza rischiare la sincope. Subito dopo l’abbraccio però arrivava il momento dei doni, si perché in casa di mia nonna c’era sempre qualcosa che aveva messo da parte per me, un gioco, una manciata di caramelle, o qualche soldo. L’unica cosa che non mi tornava di lei era la lingua, non riuscivo mai a capire bene cosa diceva poi mio padre mi spiegò che nonna non era molto colta e si esprimeva solo ed esclusivamente usando il dialetto, a causa di ciò io credo di aver capito meno della metà delle cose che mia nonna mi ha detto. Però una cosa la ricordo bene, prima di andare via mi prendeva la faccia tra le mani, mi guardava in silenzio per qualche attimo e con un filo di voce mi diceva che avevo gli occhi di mio nonno, suo marito che aveva perso molti anni prima, poi si commuoveva e mi salutava sorridendo con gli occhi pieni di lacrime.

Pensieri di bambino

Periodo di lavoro intenso, ma non quel lavoro che ti fa dire “mi faccio un mazzo tanto ma in questi periodi ce ne fosse”, no, quel lavoro intenso che ti fa dire “ma chi me lo fa fare di farmi un mazzo così per pochi spiccioli?”. Comunque davvero, in questo periodo vietato lamentarsi, mi guardo intorno e ogni poco esce qualcuno che ha perso il lavoro o è in gravi difficoltà economiche quindi diciamo che per ora le cose vanno benino. La soddisfazione più grande degli ultimi giorni è stata sicuramente quando sono andato a prendere mia nipote convalescente da una brutta influenza con vomito annesso. L’ho prelevata da casa che stava sul divano a guardare i cartoni con la faccia spenta, mi sono avvicinato con un sorrisone a trecentottantadue denti e mi sono seduto accanto a lei, lei mi ha notato ma continuava a tenere la faccia triste, come tutti i bambini doveva tenerla per sottolineare la sua condizione di convalescente e di persona annoiata, quindi ho piegato la testa vicino al suo orecchio e le ho detto:”ho parlato con mamma e mi ha detto che posso portarti fuori, se non hai nausea direi che sarebbe bello andare a mangiarci un bel gelato”. Avrei voluto avere una macchina fotografica per immortalare il suo viso che si accendeva di gioia, con scatto repentino mi è saltata al collo sbaciucchiandomi le guance. Dopo qualche minuto di festeggiamento a baci sono riuscito a staccarmela di dosso e a farla vestire per andare fuori. Abbiamo passeggiato molto, a noi non piace raggiungere i posti in macchina, se possiamo evitiamo i mezzi di trasporto e ci facciamo una bella passeggiata nella quale parliamo di tutto, lei mi chiede un sacco di cose, è incuriosita da qualsiasi cosa, e quando le spiego ciò che penso mi ascolta in silenzio con molta attenzione, a volte nei suoi silenzi le dico che mi sembra di sentire il suo cervello che carica come un computer e lei ride. Dopo il gelato siamo passati in un parchetto con le altalene e ovviamente ha voluto andarci su per una mezzoretta. Io non sono uno di quegli zii che mollano il bambino sui giochi e si fanno i fatti loro, io cerco di interagire, di giocare con lei, e infatti mentre andiamo sull’altalena uno accanto all’altra vedo che lei chiude gli occhi, quindi mi incuriosisco e le chiedo molto semplicemente:”perchè chiudi gli occhi mentre vai in altalena?” e lei altrettanto semplicemente mi risponde:”perchè quando vado in altalena mi piace chiudere gli occhi e pensare alla natura” e io subito “cioè?” e lei “si chiudo gli occhi e penso ai prati verdi, ai boschi, al cielo e ora che ci penso vedo anche delle casette di legno con il giardino”. E questa è la forza dei bambini, una forza che noi adulti abbiamo perso e non riacquisteremo mai se non con grande consapevolezza e grande sforzo, e cioè che loro, i bambini, riescono a essere felici e contenti semplicemente dondolandosi su un’altalena e a occhi chiusi pensare a cose tanto belle quanto semplici. Gli basta poco, a noi invece non ci basta mai, bramiamo qualsiasi cazzata, dal sesso sfrenato alle superflue cose materiali, insicuri e bisognosi di sempre più conferme, più ci penso e più credo che l’essere umano crescendo non progredisce, regredisce, per rubare una frase a uno molto più intelligente di me direi che sembriamo “una massa di cinghiali laureati in matematica pura”. Quindi dopo tutto ciò, non mi resta che dire: voglio tornare bambino!

Ps: si consiglia di ascoltare il pezzo seguente solo a chi ci capisce qualcosa di musica, per tutti gli altri non ascoltatelo, non vi piacerà.