Archivi Blog

Un paio di domandine sulla beneficenza

In questi giorni non ho potuto fare a meno di notare come le pubblicità delle associazioni di beneficenza per i paesi più poveri (ho inserito volutamente il “più” perchè di questo passo anche noi, tra non molto, saremo annoverati tra i paesi poveri secondo me) imperversino su quotidiani, in internet e sulla TV. Si lo ammetto, per una sera ho guardato la TV, ero a casa di mia sorella e insieme a mio cognato dopo cena ci siamo semi-appisolati davanti a Discovery Channel, prometto di non farlo più, perdonatemi. Durante l’oretta che sono stato davanti alla SCATOLA LUMINOSA RINCOGLIONENTE, a parte sentirmi rincoglionito, ho notato che l’invadenza di tali pubblicità era abbastanza intollerabile e quindi mi è sembrata alquanto sospetta, subito  mi è tornato alla mente un libro che ho letto qualche anno fa, di cui non ricordo il titolo, che trattava proprio di questo argomento. Il libro cercava di spiegare come vengono utilizzati i soldi donati in beneficenza, ovviamente spiegava che non tutti possono essere impiegati per l’effettivo aiuto della persona o del gruppo di persone che s’intendono aiutare, naturalmente una parte servono per coprire i costi logistici delle associazioni, e alla fine dei conti, il massimo che effettivamente arriva a destinazione, nel migliore dei casi, non supera il 30% della donazione. Per non parlare delle false associazioni che sfruttano la sofferenza delle altre persone da una parte, e il buon cuore dall’altra, per lucrare avidamente, e nel libro si sosteneva che fossero la maggior parte. Ora, io non dico che alla luce dei fatti sia sbagliato fare beneficenza, però un paio di domandine mi sorgono spontanee, non è forse meglio, sapendo come effettivamente vengono usati i soldi delle donazioni, se ogni volta che sentiamo l’impulso di aiutare chi non è fortunato come noi, andare a portare il nostro aiuto direttamente a chi ne ha bisogno? Lungi da me sostenere di prendere un aereo e andare in Africa ma semplicemente mandare dei soldi direttamente alla persona che vogliamo aiutare, senza mediazioni, cercando quindi di diminuire le mani tra cui passano, perché come sappiamo fin troppo bene noi italiani quando i soldi fanno troppi passaggi di mano diminuiscono drasticamente. Altra domandina che mi viene in mente verte invece sul patriottismo, che raramente fa parte del mio essere ma ogni tanto si fa vivo e a me non dispiace assecondarlo di tanto in tanto, nel senso che penso che di gente che ha davvero bisogno d’aiuto ne abbiamo tantissima anche noi qui in Italia, da italiano quale sono dovrei preoccuparmi di quella prima di andare a preoccuparmi della gente che vive a decine di migliaia di chilometri da me no? Con questo non voglio fare razzismo, dico solo che forse è inutile cercare di aiutare una persona a migliaia di chilometri se lascio morire di fame chi mi sta accanto. E poi non capisco proprio perchè per la beneficenza serva il portafogli (travestito da cuore) dei telespettatori e per gli F35 servano i soldi pubblici. In Italia non abbiamo solo il problema di distribuzione della ricchezza abbiamo un problema di distribuzione dei soldi in qualunque modo vengano usati. Che tristezza, ma come facciamo a sopportare ancora? Che soglia di sopportazione abbiamo?

Altro post altra musica. Questa è un orchestra che fa musica hiphop, se non fantastici assolutamente originali.