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Influenza e sogni

Babba bia… Raffreddore, tosse e mal di gola… Il corvo se ne sta nel suo nido immobile, con quel freddino nelle ossa tipico di quelle noiose due o tre linee di febbre che ti costringono a letto. Ma che ci vuoi fare, l’estate se n’è andata e adesso dobbiamo riabituarci al freddo, alle influenze, al raffreddore cronico e ai piedi freddi, unico pensiero positivo è che col freddo viene la neve e con la neve si tirano fuori scarponi e sci, che sono sinonimi di week and sulle piste, cioccolate calde, risate in seggiovia, cadute rovinose, liquore al mirtillo e un sacco di altre cose che si possono sperimentare andando a sciare. E dopo questo bel discorso mi rendo immediatamente conto che sto vaneggiando, eh si, perché mancano almeno ancora tre mesi alla prima neve. Questo periodo è sicuramente il più brutto dell’anno, le vacanze sono lontane anni luce e i prossimi mesi saranno vissuti all’insegna del duro lavoro, una via crucis di circa 100 giorni che divide il corvo da una delle cose che lo divertono di più. E va bè, lamentarsi non farà sicuramente scorrere il tempo più velocemente quindi tanto vale mettersi l’anima in pace e tirare avanti. Mi chiedo cosa aspettino gli scienziati a inventare la macchina del tempo: “Salve Sig. Scienziato, io vorrei arrivare istantaneamente al 26 Dicembre please…” che bello sarebbe, il giorno di Natale è già passato quindi non sei costretto in famiglia, hai qualche giorno di ferie e nessun obbligo, che fai? Fai una breve telefonata al tuo amico “Prepara tutto, tra mezz’ora passo a prenderti.” Lo passi a prendere e lui si fa trovare davanti casa sci in mano e sorriso a sedicimila denti, sale in macchina alza lo stereo si gira verso di me e dice: “Andiamooooo!!!!”

Inciampa-cadi-rialzati

Si, ho buttato via un sabato. Non avrei voluto ma è capitato. Mi sono recato a una fiera e nonostante mi avessero avvisato che probabilmente avrebbe fatto schifo ci sono voluto andare lo stesso constatando di persona che effettivamente faceva davvero schifo. Va bè, d’altra parte quando uno si intestardisce, soprattutto se quell’uno sono io, è giusto che ci sbatta la testa forte MA FORTE. E questo è un po il leitmotiv della mia vita, nel senso che da quando ho memoria ho sempre dovuto (e per certi versi voluto) sbatterci la craniata per capire a fondo le cose (Non ridere lettore, che anche tu sei un po come me!). In un certo senso mi sento un discreto incassatore (Dai Rocky non fa male!). Forse è anche per questo che il nome del Blog è INCIAMPI, devo ammettere che di inciampi con conseguenti cadute, talvolta rovinose, ne sono successi e alcuni acciacchi dovuti a tali capitomboli purtroppo me li porto ancora dietro, ma non mi scoraggio, le ferite di guerra vanno esposte come trofei, mi ricordano che ogni volta malgrado la botta fosse violenta e il livido persistente nel tempo mi sono sempre rialzato. Mi capita anche di pensare che arrivati a una certa età si riesca a sentire meno dolore, si spera che l’età e l’esperienza riescano a costruire una sorta di corazza, ma alcune volte, o forse sarebbe meglio dire per alcuni tipi di colpi e cadute, la corazza non difende, si viene trafitti dalla sofferenza come se la protezione che con tanta fatica credevamo di aver costruito non ci fosse, e in effetti probabilmente non è mai esistita, era solo illusoria. Spesso si pensa di essere cresciuti, e fieri della nostra condizione di adulti si promette a noi stessi di non ricadere nei soliti errori, e quando poi ci si ricade ci diamo degli stupidi per poi rigiurare di non ripetere lo sbaglio. Un cane che si morde la coda. Un loop di illusioni e di promesse che ci facciamo e che con tutta probabilità non riusciremo a mantenere. Ma tuttavia non mi sento di condannare tale atteggiamento, siamo umani, cerchiamo soltanto la strada per stare bene, per la serenità, e per trovarla saremmo disposti a cambiare radicalmente noi stessi, o a costruirci addosso chissà quale protezione, e in quel momento siamo convintissimi di poterci riuscire. In seguito la nostra indole naturale ci fa capire che certi aspetti caratteriali non si possono proprio cambiare, non si può tradire a lungo la nostra natura, da se stessi è risaputo che è impossibile scappare. Il dolore così come la gioia e la felicità fa parte della vita, ed è un ospite indesiderato con il quale bisogna volenti o nolenti fare i conti, se ignorato all’inizio è capace di ripresentarsi più forte di prima in seguito, si può solo guardarlo dritto in faccia e affrontarlo. E quindi mi chiedo se non sia il caso di sorridere a noi stessi, volersi un po più di bene e accettarsi per quello che si è, senza rancore, senza smania di cambiamento, adottare l’idea che nella vita si inciampa, si cade e ci si rialza. Il dolore deve essere conservato, elaborato e trasformato, prendendoci il nostro tempo, tutto quello che ci serve, per tornare a guardare con occhi sereni tutto ciò che vogliamo vedere.

Conato di ottimismo, chissà dove lo conservavo, misteri…

Il tizio qua sotto mi fa notevolmente irritare, suona troppo bene, e ciò mi secca, mi infastidisce, sarà invidia?