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Perchè correre…

Ho intensificato la corsa. Tutti i giorni mi faccio il mio sacchettino di chilometri. Scappo da chissà che per ritrovarmi esattamente al punto di partenza. Però mentre corro sto bene, respiro forte, respiro profondo e mi alleno a non mollare. A volte la fatica è davvero tanta e la mente prova a dirmi “basta, smettila, fermati” ma io non smetto, ho deciso che arriverò là! Mi scoppi pure il cuore, le mie gambe continueranno comunque a correre. Qualcuno è venuto a correre con me a volte, ma alla fine hanno mollato tutti, perché? Semplice, perché loro lo fanno per sport, come attività fisica insomma. Io no, io corro per me, per sfogarmi, per massacrarmi di fatica, per scappare, per sentire quella sensazione piacevole di endorfine che si ha dopo un grande sforzo fisico. Credo di essere un drogato. Ma chi non lo è? Una canzone molto bella dice “quando si correva per rabbia o per amore, ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce…” io credo di correre per entrambi. Alla fine della corsa bevo a piene mani acqua freschissima, cavolo è così buona, non sto parlando di acqua in bottiglia, esce da un rubinetto, in mezzo alla natura, unica testimonianza dell’opera umana in questo posto. E’ così fresca che mi sono venuti i geloni alle mani, sul serio, è che subito dopo la corsa non sento il freddo, anche a zero gradi è come se ce ne fossero venti. E il sudore, fa schifo a tutti, è risaputo, ma in quei momenti sentire sgorgare il sudore dal corpo è come rinnovarsi, lo senti cadere dalle tempie, lo percepisci inondarti i vestiti e sai che le tossine se ne stanno andando. I muscoli ti urlano basta, ma ogni volta, dopo pochi minuti che hai finito ti ringraziano. Non mi è mai piaciuta la corsa, da bambino agli allenamenti di calcio facevo di tutto per non correre, adesso faccio di tutto per il contrario. Non mi capirò mai…

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Il bimbo della pubblicità

Avete presente quella vecchia pubblicità che faceva “hai da farne di strada bimbo, se vuoi scoprire come è fatto il mondo, e con le tue scarpine Cocco (qui non si fa pubblicità) corri nel sole, e giochi alla vita, che cresce insieme a te…”. Ecco, io di questi tempi mi sento quel bimbo, eh si perché ho da farne di strada se voglio che la mia vita prenda la piega che ho scelto, e si, voglio scoprire com’è fatto il mondo, non nel senso di viaggiare ovviamente, voglio scoprire com’è fatto dentro, scoprirne i meccanismi, come gira insomma. Il primo che commenta “su se stesso” gli do fuoco col gasolio! Poi corro, non nel sole perché di solito quando vado a correre io è buio pesto, comunque corro e mi fa stare bene, mi sento vivo a ogni passo, anche se a volte il fiato manca… ma non è un problema troppo grande, basta continuare a respirare e pensare che ogni uomo ha un’autonomia di circa trenta chilometri (si avete letto bene, anche chi non è allenato può correre per trenta chilometri). E poi bisogna giocare, chi non gioca non si diverte è risaputo, chiedetelo ai bambini. L’unica cosa che non riesco a fare come il bimbo della pubblicità è crescere fisicamente, la natura mi ha fatto smettere tempo fa, quella stronza… Diciamo che punto a crescere interiormente, anche se per farlo bisogna farsi delle domande scomode, alle quali non sempre si riesce a dare una risposta.

Periodo senza medi

Questo periodo della mia vita è strano, ci sono state cose negative, che mi hanno ferito particolarmente a fondo, che non dimenticherò facilmente, ma ci sono anche progetti per il futuro. Progetti che devono essere coccolati e indirizzati come si fa con i bambini. Certezze? Eh quelle scarseggiano, ma d’altronde non si può avere tutto dalla vita. O almeno per adesso sicuramente no. In definitiva direi un periodo privo di medi. Solo alti e bassi. Tranquilli più bassi che alti. E i bassi sono stati davvero bassi… rasoterra praticamente… Pensavo che per uno spicciolo calcolo delle probabilità nell’immediato futuro dovrebbe andarmi meglio. Per la serie non può piovere per sempre, ma comunque portati un ombrello che non si sa mai, io mi do una grattatina. Ora smetto di scrivere cazzate e vado a dormire. Thò un alto, domani vado a correre di pomeriggio presto, è più di un mese che aspetto questo momento, gli orari mi costringono ad andarci col buio pesto, domani se non proprio la luce del sole gozzerò quella delle nuvole.

PS: Esempio di un pezzo che non riesco a capire se mi piace di più il remix o l’originale… dilemma…

Cambio d’abito

Ebbene si, sono dovuto passare a un negozio di sport, ho dovuto acquistare materiale per andare a correre, posso dire di aver consumato un paio di scarpe e un paio di pantaloncini. Si stanno sbriciolando, sono obiettivamente inservibili. Quindi li ho sostituiti. E qui è arrivato il problema. Provate ad entrare in un qualsiasi negozio sportivo, andate al reparto corsa e osservate le scarpe. Modelli di tutti i tipi, per qualsiasi tipo specifico di corsa, ma tutte, e dico TUTTE rigorosamente fotoniche. Il colore più tenue è il blu elettrico con i lacci arancioni fosforescenti. Come spiegarti caro produttore di scarpe da corsa, che devo correrci, non devo far atterrare gli alieni… Capisco che possano essere così vistose per motivi di sicurezza, metti che d’inverno ti capita ( e capita…) di correre al buio magari le macchine ti vedono, però, sinceramente, alcuni modelli non dico che si accendono come le lellichelli ma quasi… Caro produttore fammi il modello fotonico, ma fammi anche un modello che so bianco o nero, con quelli che ho visto ho rischiato le cornee… Il pantaloncino è stato relativamente più semplice, fortunatamente il nero va ancora di moda tra i corridori, accenno soltanto a un paio di pantaloncini rossi da uomo attillati con presa d’aria vedo non vedo inguinale, che se ti dimentichi le mutande scordati l’allungo finale a grandi falcate, potresti creare uno spettacolo di sfere semoventi a ritmo alternato che potrebbe destare nel pubblico una certa ilarità… o un certo ribrezzo…

Sweet Spring

La primavera è arrivata dolce come sempre, le nuvole se ne vanno e la nostra stella può fare beatamente il suo lavoro scaldandoci le testoline. Speriamo che non ci lessi il cervello… Comunque mentre tutti se ne vanno beatamente al mare o a mangiarsi un bel gelatone io macino chilometri in macchina per stare dietro alle mille cose di cui ho parlato anche in un post precedente. Per adesso reggo, non sono troppo stressato, vedremo l’evolversi della situazione… Nonostante tutto riesco ancora a ritagliarmi tempo per la corsa, e durante il tragitto si è aggregato un nuovo amico, andiamo spesso a correre insieme, lo conosco da poco ma ci troviamo bene, facciamo un sacco di risate e caratterialmente siamo molto simili, fa piacere. La moto mi guarda da sotto il lenzuolo e inizia seriamente ad ammiccare, vuole esser portata a spasso… A tempo debito… Prima manutenzione, ricaricare batteria, ingrassare catena, cambio gomme, controllino rapido all’olio anche se dovrebbe essere praticamente nuovo, pulizia generale, insomma almeno un mese ancora e poi si parte. Dimenticavo, forse ho trovato anche un altro amico per le gite in moto, quindi sono abbastanza emozionato, ci sarà da divertirsi! Ovviamente se non vado in esaurimento nervoso da stress lavorativo… ma è un dettaglio…

Di panettone e corsa

Da qualche giorno ho riniziato a correre. Inutile dire che durante la pausa natalizia credo di aver ingerito una quantità di calorie tale da poter fare concorrenza a una supergigante blu, inoltre ho piazzato il fondoschiena sul divano e veramente poche volte mi sono degnato di alzarlo, praticamente mi ero tramutato in un’orrenda figura mitologica con la testa di Corvo, il corpo di Homer Simpson e al posto delle gambe un divano. Comunque dicevo che ho riniziato a correre, direi che il passo c’è ancora, le gambe non hanno risentito più di tanto, diciamo che fanno il loro dovere, è il fiato… Come ormai tutti sanno durante una sessione di corsa la fatica viene percepita diversamente durante tutto l’arco dell’allenamento, alla partenza siamo ovviamente freschi quindi niente problemi, dopo un po inizia a farsi sentire, il respiro si allunga e aumenta di frequenza, è in questo momento che il corridore deve tenere duro, in gergo si dice che deve “rompere il fiato”, ora io non so cosa cavolo vuol dire in termini medici, ma so esattamente cosa si prova. Ve lo spiegherò in parole semplici, praticamente durante la prima fase della corsa la fatica si percepisce molto chiaramente, o almeno a me succede così, penso sempre di non farcela, poi probabilmente il fisico mette in atto un’ organizzazione interna perchè capisce che la testa non ha la minima intenzione di fermarsi, quindi la corsa diventa a un tratto una questione di ritmo e coordinazione respiratoria, e quando te ne rendi conto hai appena rotto il fiato e il corpo sembra essersi abituato alla fatica, facendotela percepire più lieve. Ecco, tutta questa bella pappardella per dire soltanto che causa panettoni, cioccolata e schifezze (schifezze?) varie vorrei chiedere a qualcuno se ha una mazza da baseball, o che so un martello da un quintale per rompere il mio fiato che probabilmente è diventato di ghisa e/o acciaio… Oggi credo addirittura di non averlo mai rotto, ho faticato come un disgraziato per tutta la durata della corsa, mai una tregua, il respiro sembrava quello di due aspirapolvere alternate, ero bagnato come un naufrago… Il panettone è assolutamente un’arma a doppio taglio, sappiatelo…

#3 TRE DI TRE

Rieccoci all’attesissimo appuntamento con la rubrica TRE DI TRE frutto del gemellaggio con Viaggio al Termine della notte, l’argomento di oggi è tre volte in cui ho pensato “non ce la faccio”. Quindi via al lavoro sui ricordi.

1- Il ricordo più fresco relativo al pensiero “non ce la faccio” è veramente recente, stasera praticamente. Ho cambiato posto per correre, andando la sera sono costretto a limitarmi a zone illuminate, direte voi “vacci di giorno” e c’avete pure ragione ma ormai ho preso l’abitudine ad andare la sera, va bè, insomma, stavo correndo e ad un tratto crampi al polpaccio destro, mi mancavano solo cinquecento metri alla fine e non volevo mollare, ma al terzo crampo ho davvero pensato “non ce la faccio”.

2- Un’altra volta che ho pensato non ce la faccio è stata alle superiori, professoressa fossile, completamente rincoglionita che non mi accettava la giustificazione per un assenza firmata da me, avevo già compiuto diciotto anni, dopo vari tentativi di farla ragionare penso “non ce la faccio” ho bisogno d’aiuto, opto per uscire dall’aula e andare dal Preside con lei dietro che mi ingiuriava, io tranquillo e pacato procedo per la mia strada. Gli spiego la situazione, ovviamente capisce al volo e rispiega da capo tutto alla Prof. che mi guarda con odio e mi dice che va bene. Tranquilli non ho vinto, ho avuto l’insufficienza tutto l’anno…

3- Altro giro altra corsa ma è una cazzata quindi se volete roba seria smettete di leggere, è stato prima di scrivere questo post, stavo guardando i nuovi sci Nordica Dobermann e mentre sbavavo ho pensato “non ce la faccio” a comprarmeli 

Avevo in mente di scrivere anche di una volta in cui guardando una ragazza negli occhi ho pensato “non ce la faccio”, o l’ammazzo di botte o me ne vado, ho optato per la seconda altrimenti probabilmente sarei in gatta buia adesso. Ma è roba vecchia e a me invece piace la roba antica, che abbia un valore.

Corsa sotto la pioggia

Oggi sono andato a correre, ho sfruttato la pausa pranzo, anche perchè le giornate hanno già iniziato ad accorciarsi e a me correre col buio non piace per niente. Era poco più di una settimana che non correvo, del resto negli ultimi giorni ho dovuto combattere con una specie di influenza che mi ha a dir poco spossato, e quindi dovevo per forza di cosa fare un’analisi del mio stato di forma, e devo dire che anche stavolta non è andata malaccio. Dopo i primi tre chilometri, nella parte del percorso in cui si diradano gli alberi, intorno a me ha iniziato a piovere e il maestrale ha iniziato a spingere un po di più, in quel preciso momento ho sentito vivida una sensazione di benessere, il vento e la pioggia mi rinfrescavano tutto il corpo, mentre io mi concentravo sulle sensazioni e sulla postura della corsa. Il percorso era praticamente deserto, ho incontrato solo qualche turista tedesco in bici, niente a che fare con le corse serali dell’estate, piene di gente che sembra di essere in pieno centro, ero li, solo, passo deciso e respirazione controllata, pioggia e vento come fedeli compagni di viaggio, odore di terra bagnata e salmastro, aria fresca e pulita, niente cuffie, la musica era il rumore della natura fatto di mille cinguettii e di fronde mosse dal vento, il ritmo lo davano i miei passi e la cadenza del respiro, mente vuota, eh si, perchè dopo un po che corri entra come il pilota automatico, non serve dire al tuo corpo di correre, basta lasciarlo fare, va da se (ok, questa funzione dell’essere umano entra soltanto dopo un po che corri, le prime volte la mente deve dire di correre al corpo praticamente a ogni passo), quindi mente impegnata solo ed esclusivamente a godersi il circostante, ci vuole così poco a volte per sentirsi bene… anche con i vestiti zuppi…

Sfide per forza, normalità o stupidità?

Ho ricominciato a correre per vedere di dare un colpetto a quel paio di chiletti che mi sono caricato addosso durante le ferie. Devo dire che le gambe reggono bene il carico di lavoro a cui le sottopongo e anche il fiato non si è rovinato più di tanto, in definitiva pensavo peggio, pensavo che avrei sofferto le pene dell’inferno per riprendere il passo, invece potrei quasi affermare che l’unica nota negativa sono quei due chiletti, il resto è rimasto tale e quale. In questi giorni di corsa mi sono capitati due aneddoti che mi hanno fatto pensare, il primo riguarda un uomo sulla cinquantina che ho sorpassato mentre stavo correndo. Premetto che non sono uno di quelli che fa le gare con chi gli sta intorno, semplicemente cerco di tenere costante la velocità che mi posso permettere. Insomma il cinquantenne ha un buon passo, leggermente meno veloce del mio, ha però una corsa molto scoordinata classica di chi è alle prime armi. Essendo io dietro di lui dopo un po decido di sorpassarlo e nel momento esatto in cui lo faccio lui si volta e mi lancia uno sguardo di sfida. Imperturbabile continuo la mia corsa facendo finta di non aver notato niente, ma mi rendo conto immediatamente che ha aumentato il passo convinto che io abbia accettato la sfida. Dopo circa trecento metri sento dietro di me il suo respiro che si fa molto più affannoso, mi volto e vedo un uomo distrutto che arranca per cercare di starmi dietro. Ora io mi chiedo, ma perché devi per forza ingaggiare una competizione? Io non sono un fondista ma ho vent’anni meno di te e sono circa nove mesi che vado a correre, come puoi solo pensare di riuscire a tenere il mio passo? E’ come se vedendo passare un corridore professionista mi mettessi a cercare di tenere la sua velocità, è ovvio che scoppierei dopo poco. Secondo aneddoto, stavolta sembrerebbe un mio coetaneo, mi sorpassa tutto impettito e con una corsa dai passi più corti della mia ma decisamente più frequenti, non saprei proprio dire il perché di quella corsa così rapida nel movimento, io non la farei mai, mi da l’idea di spendere tre volte più energie del necessario. Comunque se ne va velocissimo e in poco tempo non lo vedo più davanti a me, tanto che penso:”Cavolo quello si che è allenato, mi ha letteralmente sverniciato!”. Dopo un paio di chilometri vedo una sagoma con passo claudicante e mentre mi avvicino sento il classico respiro a fischio di chi non ne ha più. Anche in questo caso il signorino ha voluto fare il superuomo per poi scoppiare malamente. Non capisco proprio perché questi personaggi debbano cercare di esagerare sempre e comunque, ci sono persone che devono assolutamente imbastire una sfida, l’idea di correre per il semplice piacere di allenare il proprio corpo e di godersi un po d’aria aperta e di natura non gli passa neanche per l’anticamera del cervello, devono cimentarsi in un confronto fisico, è più forte di loro. Forse è la natura del maschio che cerca sempre la gara, il duello per dimostrare a se stesso e agli altri di essere il maschio alfa. Probabilmente sono stato creato sbagliato perché io questa smania di primeggiare proprio non ce l’ho, quasi quasi vado dalla mia creatrice a chiedergli spiegazioni, mamma perché non mi hai fatto il gene della sfida? Perché se uno tenta in tutti i modi di gareggiare io ci vedo solo un coglione che non mi lascia correre in pace? Eh mamma, rispondi!

Sull’ascella commossa

Forte preoccupazione sul fronte meteo, il ritorno di Caronte fa prevedere massime sui 40 gradi per la gioia di chi soffre il caldo ed è lontano dal mare (hihihi io ero in acqua un’ora fa). Sinceramente io non ho tutta questa preoccupazione, non ho mai sofferto molto il caldo, cioè, mi spiego meglio, lo sento se una giornata è particolarmente più calda delle altre ma non mi scombussola più di tanto la vita. Non sono uno di quelli che se alzi la temperatura di 2 gradi iniziano a sciogliersi come una candela e a formare quel bell’alone ascellare sulle camicie. E poi ho notato che se uno fa sport con regolarità il fenomeno sudorazione diminuisce notevolmente, come se il tuo corpo dicesse “mi hai fatto sudare come un disgraziato l’altro giorno quando mi hai portato a correre e adesso cascasse il mondo non sudo più! Venissero anche 60 gradi io non butto più una goccia! Tiè!”. Questa cosa della sudorazione me l’ha fatta notare qualche sera fa un amico, si chiedeva come facessi a indossare una camicia arancione senza “pezzare l’ascella”, non ho saputo rispondere, so solo che effettivamente aveva ragione, l’ascella era incredibilmente asciutta. Quindi gente, se avete problemi di sudorazione c’è il modo di far diminuire il fenomeno, lo so non è un metodo troppo comodo, purtroppo la bacchetta magica ancora non l’hanno inventata, bisogna faticare un bel po ma i risultati ci sono e sono tangibili. Tangibili nel senso che tocchi l’ascella e miracolosamente non ti schifi…