Tag: depressione

La vita quando ci si mette è proprio bastarda…

Roberta è una donna come tante, niente di speciale a parte il fatto che ha ereditato una simpatia spropositata dal suo papà, se te la ritrovi nella tua combriccola è uno spasso, riuscirebbe a strappare una grassa risata anche al più compassato dei caratteri. La vita di Roberta scorre tranquilla tra alti e bassi come quella di chiunque altro fino ai trent’anni, perché a quell’età la sorte decide di farle lo sgambetto, il primo di una lunga serie. Un brutto male si prende il suo papà, quel signore simpatico che quando eravamo piccoli ci faceva sempre ridere, ricordo che spesso era l’addetto al trasporto della combriccola di noi mocciosi che, all’età di undici/dodici anni, volevamo andare alle varie fiere di paese, feste di carnevale, e chi più ne ha più ne metta. Roberta, nonostante il suo grande ottimismo e la sua simpatia accusa il colpo, la tristezza le mangia un po’ di quella serenità che fino a quel momento aveva caratterizzato la sua vita, d’altronde come avrebbe potuto non essere così… Passato qualche tempo Roberta e il suo ragazzo decidono di convolare a nozze, bella cerimonia, gran bel viaggio di nozze e al ritorno una casetta che avevano appena comprato insieme, ma come accennato precedentemente la sorte ha voluto cambiare le carte più di una volta nella sua vita. Infatti, alcuni giorni dopo il ritorno dal viaggio, il suo ragazzo, o forse sarebbe meglio dire suo marito, le dice che deve parlarle, la fa sedere in soggiorno, la guarda dritto negli occhi e le confessa di avere una relazione da diversi mesi con un’altra persona, si scusa, prende le sue valigie preparate in precedenza e sparisce per sempre dalla sua vita, lasciandola lì, seduta in soggiorno con le lacrime che le rigano il viso. Roberta non se la passa bene, è al limite della depressione, ma anche se le cose sono andate come non dovevano cerca come può di ricucire i brandelli della propria vita. Se non che, tempo dopo, la sorte gli fa un altro regalino dei suoi, decide che è arrivato il momento di toglierle anche il lavoro, l’azienda per cui lavorava chiude e lei si ritrova a passare da un lavoretto all’altro per sbarcare con enorme difficoltà il lunario. Come dite? Se è finita qui? Ma certo che no, giorni fa incontro un amico che mi informa che anche la madre di Roberta se n’è andata poco tempo fa, complicazioni di una patologia che si portava dietro da anni. Ieri sera mi chiama un amico invitandomi a bere qualcosa a casa sua, così, abitando relativamente vicini decido di andarci a piedi e farmi una bella passeggiata. Mentre cammino osservo le vetrine chiuse dei negozi, ci sono coppiette di ragazzini che passeggiano mano nella mano, un signore anziano scopa per terra davanti al suo portone, un gruppetto di adolescenti fanno casino davanti all’entrata di un locale, in fondo alla via vedo una ragazza in bici che viene verso di me, quando è abbastanza vicina i nostri sguardi s’incrociano e anche se non ci vediamo da tanto tempo ci riconosciamo, è Roberta, e mentre ci scambiamo un ciao veloce le guardo il viso. La bocca accenna un sorriso non credibile, una specie di smorfia forzata che simula cortesia non riuscendoci, ma sono gli occhi che in un microsecondo mi trasmettono il suo vero stato d’animo, sono tristi, cerchiati come quelli di chi ha pianto tutto quello che c’era da piangere, e sfuggono lo sguardo degli altri per non essere scoperti, per cercare di non far trapelare la verità, che Roberta è in ginocchio adesso, ancora una volta la sorte ha voluto calcare la mano, con chi fondamentalmente non lo merita neanche un po’.

Error 404

Come un computer che richiede un certo file a un server e si becca la classica schermata “Error 404”, così io interrogo il mio cervello e inevitabilmente succede la medesima cosa. E’segno evidente che c’è qualcosina che non va. Potrei raccontare delle sfighe che ultimamente si divertono a condire la mia vita ma sinceramente, sarebbero interessanti quanto l’ennesimo scialbo racconto di uno scrittore in crisi d’ispirazione. Potrei allora puntare su un bel post ripieno d’indignazione sulla politica e sulla situazione attuale del paese, ma sinceramente, buttare bile su bile servirebbe solo a fare scopa, e non stò giocando a carte… E’ che non ho stimoli, o forse ce li avrei, ma sono io che non reagisco più. Tutto mi scorre vicino e io mi sento come se fossi al di là di un vetro opaco, i rumori ovattati, i contorni sfuocati. Anche le cose belle non mi smuovono più. Qualche giorno fa mi trovavo qui…

…seduto sulle scale del duomo di San Gimignano in una delle piazze più antiche e belle d’Italia. Mi reco spesso in questa meravigliosa cittadina, un po’ perché la strada per arrivarci sembra una splendida pista immersa nella campagna, e un po’ perché si riesce a respirare l’aria della vera Toscana, quella dei borghi medievali, che pare che girando l’angolo tu possa incontrare un cavaliere a cavallo con armatura e spadone… e poi, se sai dove andare, puoi trovare dei salumi tipici accompagnati da un vino che come dicono dalle mie parti “leva di sentimento”… Nonostante fossi li, avessi appena cavalcato il mio destriero d’acciaio, e fosse una splendida giornata d’estate, ero come svuotato, non sentivo niente, come in una bolla che m’isolava dal circostante. I turisti sorridevano e contemplavano le bellezze architettoniche, alcuni bambini giocavano sorridenti e io, mi sono accorto di avere lo sguardo a terra. In mezzo a tutta quella vita e bellezza io contemplavo un cazzo di gradino di pietra… è ovvio che c’è qualcosina che non va… Error 404…

Sfavataggine

E’ da un paio di giorni che mi porto dietro una sfavataggine (c’è chi la chiama scazzo, fastidio, sconforto, ma dalle mie parte si dice sfavataggine che viene da sfavato cioè una specie di annoiato, depresso e sconfortato…) abbastanza pesante, non credo ci sia un unico motivo per il quale questa sensazione di disagio sia sorta, credo sia un accozzaglia di fattori che tutti insieme riescono a smuovermi quella specie di mezza depressione che fa parte del mio essere e che negli ultimi anni sono riuscito a tenere a bada così bene. I motivi dello sfavamento sono molteplici, si va dal reclamo che ho inoltrato mesi fa alla mia compagnia telefonica che tarda ad essere accettato nonostante abbia spedito (a mie cure e spese ovviamente) tutta la documentazione ben tre volte, passando per un datore di lavoro che mi dice una cosa che io prendo per buona e poi cambia versione ogni settimana, poi ho avuto la brillante idea di aprire un conto on-line e per registrarmi sto passando una trafila di storie assurde che mi porto dietro da dieci giorni almeno, poi il mio meccanico prende tempo e la cosa mi fa innervosire, insomma, un accozzaglia di piccole cose che però, dopo un po’ sfavano, non c’è nulla da fare… E quando sono sfavato divento intrattabile, non perché diventi irritabile anzi, il contrario, rispondo a monosillabi, mi trascino in giro e faccio tutto quello che sono abituato a fare mettendoci il doppio del tempo, mangio poco, parlo meno e tendo a isolarmi… e poi di punto in bianco la voglia irrefrenabile di mandare pacatamente tutti affanculo… Guarirò mai da questa condizione?

Di depressione e ispirazione

Quando ti accorgi che il tuo ritmo circadiano invece di somigliare a una marcetta da banda di paese carina e regolare è più simile a uno spartito di una canzone punk, quando mangiare una nocciolina di troppo ti provoca la sovraproduzione di quei sette o otto litri di succhi gastrici, quando cerchi conforto nel tuo strumento musicale ma ti ritrovi a suonare alle due di notte “the blower’s daughter” di Damien Rice, bhè, quando tutto ciò accade vuol dire che una puntina di depressione probabilmente ce l’hai… Non mi soffermerò sui motivi più profondi che spingono una persona ad essere depressa, ognuno ha i suoi, e poi il più delle volte neanche sono poi così interessanti e alle persone, di solito, sentire o leggere di uno che si lamenta non interessa. Potrei allora fare una bella lista di azioni dirette per vincere la depressione, ma volete davvero la verità? Dalla depressione non si guarisce, si può imparare a ignorarla, si può imbrogliare la propria mente sostituendo abitudini negative con altre positive, si può perfino credere di aver vinto la battaglia, ma non è così, quell’ombra è sempre lì, accanto a te, ovunque tu vada. L’unica cosa davvero saggia da fare allora è conviverci. Come dice la mitica Geppi Cucciari “se non riesci a uscire dal tunnel… Arredalo!”. A parte gli scherzi, l’unica soluzione è trovare l’ispirazione, si, come uno scrittore che deve iniziare il suo libro, come un musicista davanti al pentagramma in cerca di una melodia. Trovare qualcosa che ti ispiri e riesca portarti un po’ più in superficie a prendere una boccata d’aria. Io stasera l’ho trovata l’ispirazione. Cercando qualche video relativo alla mia passione ho scoperto Di.Di., cos’è? Guardate coi vostri occhi e poi ditemi se guardandoli non vi sentite ispirati. VIDEO 1, VIDEO 2.