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Madre! Ma anche no…

Chi segue questo blog sa che a volte mi piace consigliare la visione di qualche film o documentario che mi è particolarmente piaciuto, oggi invece voglio fare il contrario, e cioè sconsigliare la visione di una pellicola che mi ha davvero sconcertato in senso negativo. Il film di cui parlerò è “Madre!” (potrei spoilerare parte della trama quindi chi volesse visionarlo non legga oltre, ma sinceramente, vogliatevi bene e non guardatelo). La storia è molto semplice, è la vita di una coppia, lei casalinga incinta, lui scrittore in piena crisi d’ispirazione. Partiamo col dire che il film è delirante nel vero senso della parola, i dialoghi sono scritti con i piedi, se uno chiede “come stai?” l’altro potrebbe rispondere tranquillamente “si, la marmellata è di ciliegie”, gli attori hanno reazioni contorte e non credibili, succedono cose che vanno oltre il surreale, basti pensare che a un certo punto all’interno della casa scoppiano manifestazioni di sette sataniche e addirittura una guerra con tanto di militari in divisa e scoppi di bombe di vario genere, la casa viene letteralmente presa d’assalto da centinaia di persone che escono fuori dal nulla. Tutta questa accozzaglia di vicissitudini è messa in atto per radere al suolo la casa di modo che nella scena finale, assolutamente telefonata, si possa capire che ci troviamo di fronte all’ennesima storia in loop fondata sul mito dell’Uroboro, e cioè sulla natura ciclica delle cose. Ora, non è che il mito dell’Uroboro sia brutto ma mi sembra che già sia stato usato abbastanza nel cinema, ricordo ad esempio un grandissimo “L’esercito delle dodici scimmie” (con un Brad Pitt nella parte del terrorista psicopatico da Oscar), oppure anche la famosa web serie Freaks, insomma roba fritta e rifritta. Bisogna dire anche che lo sceneggiatore e in questo caso anche regista Darren Aronofsky aveva già dato prova di essere uno avvezzo al delirio con un altro film a mio avviso senza senso e inguardabile, e cioè “The Fountain – L’albero della vita”. Sinceramente pensavo che dopo una roba del genere si sarebbe fermato, invece ho scoperto che è anche produttore quindi potrebbe continuare all’infinito, pertanto la palla passa a noi spettatori che dobbiamo fermarlo e fargli capire che dovrebbe esimersi dal creare tali oscenità.

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La tartaruga rossa

Saltuariamente su questo blog menziono film che mi hanno particolarmente colpito e oggi mi sento non solo di consigliarvi la visione di un film d’animazione a mio avviso molto bello, ma anche di rendere omaggio a una delle case produttrici che l’hanno ideato e realizzato. Sto parlando di quei geni dello “Studio Ghibli”. La famosa casa di produzione è nota soprattutto per aver prodotto i lavori di un maestro dell’animazione giapponese “Hayao Miyazaki”, ma devo dire che ogni volta che tirano fuori un prodotto fanno centro, che sia stato fatto dal maestro o no. Infatti il film di cui voglio parlarvi non è di Miyazaki ma è il frutto di una collaborazione tra diverse società tra cui lo Studio Ghibli. La pellicola in questione s’intitola “La tartaruga rossa”, ed è la storia di un naufrago che viene trasportato dai flutti in tempesta su un’isola deserta, nella quale farà un incontro con una tartaruga marina di colore rosso. Non dirò altro della trama per non spoilerare a chi non l’avesse visto, m’interessa però dire che la scelta dei colori pastello e il tratto del disegno così semplice ne fanno un piccolo capolavoro assolutamente originale rispetto a ciò che siamo abituati a vedere in quanto a animazione. coverlgAltro segno distintivo non di poco conto è che il film è muto. All’orecchio arrivano solo i suoni della natura, e le urla di dolore o le grida di gioia, non esiste il linguaggio parlato. Nonostante ciò lo spettatore riesce non solo a capire perfettamente cosa stia succedendo ma riesce a sentire anche nitidamente le sensazioni e le emozioni che i personaggi provano durante la loro esistenza sull’isola. La tartaruga rossa è un film che parla di vita, violenza, gioia, dolore, amore, abbandono e lo fa senza spiegarti niente e senza richiedere allo spettatore una particolare attenzione, basta guardare lo schermo e si entra in connessione con i personaggi senza neanche accorgersene. Avverto comunque che c’è anche del surreale, quindi per la visione bisogna essere aperti mentalmente a vicissitudini inspiegabili, senza voler per forza cercare una spiegazione a tutto ciò che accade. A mio avviso questa semplice e poetica pellicola dimostra che a volte basta poco per fare una vera e propria opera d’arte cinematografica.

Forse è l’ultimo capitolo

Spippolando come mio solito in rete sono venuto a conoscenza del fantastico e oserei dire mirabolante nuovo cinepanettone di Natale. Quest’anno signori ci siamo superati, eh si, perché non hanno deciso di rifilarci il consueto filmetto con i soliti tre/quattro attori che ormai conosciamo bene che si sfidano a colpi di flatulenze e turpiloqui, no, quest’anno hanno deciso di farne una raccolta. Che culo… Stò parlando di Super Vacanze di Natale. I siti specializzati hanno deciso di classificarlo come film, ma diciamocela tutta, essendo composto principalmente da spezzoni di altri cinepanettoni dovrebbe essere chiamato col proprio nome, e cioè un mero montaggio. Chi lo andrà a vedere (e io non sarò tra questi) potrà gustarsi le gag di svariati film del genere, infatti il mix partirà da Vacanze di Natale del 1983 per finire a Natale a Londra del 2016. Chi si è incaricato di questo grandioso progetto è Paolo Ruffini, che, devo ammettere, in alcuni suoi lavori ho anche apprezzato, tipo i doppiaggi del Nido del Cuculo, oppure lo spettacolo omonimo che ho anche avuto l’occasione di vedere dal vivo, ho apprezzato le sue conduzioni a MTV agli albori della sua carriera, mi è piaciuto il personaggio interpretato nel film “C’è chi dice no” del 2011, ma sinceramente, le interpretazioni in questi filmucci di Natale e i lavori da regista, vedi “Fuga di cervelli” o “Tutto molto bello”, direi che poteva tranquillamente risparmiarseli. L’unica cosa che c’è da sperare è che questo ennesimo cinepanettone, anzi Supercinepanettone, sia l’ultimo capitolo e quindi, forse, finalmente, dopo trentacinque anni, ce li siamo tolti dai cog…..

Mostriciattoli

Halloween è passato, ho avuto anche il piacere di sentir suonare il campanello ieri sera e ritrovarmi davanti un’orda di mostriciattoli affamati di zuccheri. Li ho approvvigionati e subito dopo li ho visti sgattaiolare verso il successivo campanello. Mi hanno messo allegria. Così mi è venuto in mente di scrivere un post su questa festa americana (o almeno credo) che negli ultimi anni abbiamo fatto nostra. Sinceramente non mi ricordo di averla mai festeggiata, credo si sia conosciuta molto recentemente, ai miei tempi (si lo so, ai miei tempi fa vecchio di brutto brutto brutto…) si vedeva solo nei film americani, tipo ET, quando gli mettono il lenzuolo in testa e lo portano in giro… Ora invece tutti, grandi e piccini amano travestirsi da mostro, strega, zombie ecc. Lo faranno per esorcizzare la paura? Io credo lo facciano puramente per trovare una scusa per festeggiare, e non ci vedo niente di male in questo, anzi, se una volta l’anno dei mostriciattoli mi bussano alla porta per chiedermi le caramelle sono contento di consegnargli le leccornie e vederli felici. Comunque per restare in tema consiglio vivamente l’ascolto di questa soundtrack del film “Solo gli amanti sopravvivono”, a mio parere uno dei migliori film di sempre sui vampiri, e io lo so, mi piace il cinema horror… anche se alla fine questo film non è horror… va bè è bello, guardatelo…

PS: se a qualcuno venisse in mente “questa soundtrack è ansiosa!!!”, bhè si, è la colonna sonora di un film sui vampiri che t’aspettavi?

La sindrome del lieto fine

Possibile che il 99,99% dei film che vediamo abbiano il lieto fine? E spesso non si tratta di un lieto fine qualsiasi, no no, è di quelli supersmielati che ti provocano un picco dell’indice glicemico che se sei un diabetico rischi ogni volta il coma. Mettiamo che il protagonista sia un lui, stai pur certo che alla fine del film ha conquistato la donna che voleva, la quale è sicuramente una strafiga che ha occhi solo per lui, ha fatto i soldi oppure è diventato un mezzo eroe nazionale, e la scena finale con musica strappalacrime ti fa intendere che “vissero tutti felici e contenti”. Ora io non dico che dovrebbero finire sempre male, ma il cinema secondo il mio modesto avviso, come anche altre forme d’arte dovrebbe rispecchiare un minimo la realtà in cui viviamo, e quest’ultima mi pare tutto tranne che rosea. Del resto non l’ho mica detto io che in una società decadente, l’arte, se veritiera, deve anch’essa riflettere il declino. Quindi suggerisco agli addetti ai lavori di far finire male qualche film, secondo me farebbero anche scalpore, immaginiamo due amici che s’incontrano e uno fa all’altro: “sai, ieri sera ho visto un film che alla fine il protagonista non è riuscito a salvare la sua amata, è morto lui e lei, il cattivo ha trionfato e ha messo in schiavitù l’intera razza umana”. Chiunque sarebbe incuriosito e vorrebbe vederlo no? E se proprio il finale tragico non dovesse piacere almeno la scrittina in fondo “e vissero felici e contenti… per un paio d’anni, poi come il resto del mondo iniziarono a litigare e adesso stanno affrontando la separazione per vie legali…” sarebbe più simpatico, educativo e reale.