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Un posticino

Ci sono dei posti, ognuno ha i suoi, in cui è più facile pensare, in cui si riesce ad avere più contatto con se stessi, ad arrivare davvero nel nostro profondo. Di solito sono posti pacifici, dove regna il silenzio, un esempio potrebbe essere una scogliera poco frequentata dove si sente solo il rumore del mare, o magari la cima di una collina dove poter ammirare un bel panorama. Per quanto mi riguarda uno di questi è esattamente a queste coordinate 43° 28′ 7.9″ N, 10° 44′ 18.67″ E. Immerso nella campagna toscana c’è un piccolo laghetto artificiale che in mezzo ha un’isoletta, intorno al laghetto sono state sistemate delle pietre a forma di semicerchio e una volta all’anno, in questo luogo viene montato un palco per dare vita a un concerto tra i più belli del mondo. Il posto porta il nome di “Teatro del Silenzio” ed è stato costruito per volere di un cantante nato vicino a questo luogo magico, Andrea Bocelli. Si dice che sia stato chiamato così perché per la maggior parte dell’anno questo è un luogo silenzioso e prende voce (e che voce!) solo una volta. La curiosità di questo luogo nasce anche dal fatto che ogni anno cambia, si, perché sull’isoletta e sulle pietre a semicerchio, prima del concerto, vengono sistemate delle sculture o delle scenografie diverse che poi non vengono smontate. Pochi giorni fa infatti il Teatro si presentava così (foto scattate male da me con uno smartphone vecchio di nuova generazione, o nuovo di vecchia generazione… fate voi…):


Ma in passato, come potete vedere dalle immagini, belle, trovate su internet era diverso:

 

Quando sono qui mi siedo sull’erba e penso alla mia vita, contemplando allo stesso tempo la natura, il silenzio, e l’opera artistica dell’uomo. Questo idillio, a volte, può essere disturbato da un insetto di passaggio, che a seconda delle dimensioni produce una vera e propria fuga a gambe levate del sottoscritto che, affetto da terrore cronico per grandi insetti volanti, tenta di mettersi in salvo, o da qualche turista che deve farsi il selfie col teatro in sfondo altrimenti non ci dorme la notte. Insomma questo è davvero un posticino da vedere e da ascoltare, sia nei momenti di silenzio che in quelli di musica, quindi se vi capita di passarci vicino non fate l’errore di non fermarvi a visitarlo.

Un fotografo, un uomo

Premetto subito che io non sono un esperto di fotografia, anzi, ne so proprio poco. So che esiste qualcosa chiamato ISO che ha a che fare con la luce, so che si può scegliere di far aprire il diaframma di più o di meno, probabilmente si può scegliere anche il tempo d’apertura, ma come settare tutto ciò per me è un mistero. Non parliamo poi dello sviluppare una foto, in questo caso encefalogramma piatto, anzi concavo. Premesso ciò volevo parlare di un documentario che ha come protagonista la fotografia di uno dei più grandi fotografi della storia, da alcuni considerato il più grande, Sebastião Salgado. sebastiao_salgado_ritratto1Il documentario s’intitola “Il sale della terra”, e ripercorre la vita di Salgado durante gli innumerevoli viaggi in giro per il mondo, nei quali ha scattato migliaia di fotografie. Non posso parlare ovviamente della tecnica, a parte il fatto che tutte le fotografie che ho visto di lui non sono a colori, non spiega il perché nel documentario, e allora mi sono dato una spiegazione da solo. Probabilmente lo fa perché i colori non esistono, è noto che sono solo un’invenzione del nostro cervello. Quest’opera non solo mi ha colpito, mi ha proprio commosso, per la crudità di alcune immagini, per la sensibilità di quest’uomo, per il rapporto con la propria moglie, per i pensieri che egli stesso esprime durante tutto il documentario, per la sublime arte che trasuda da ogni immagine. E adesso chiudo il post. Perché non si può spiegare, perché a volte le parole non sono abbastanza, non bastano. Guardatelo, punto.