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Basta poco

Busta della spesa in una mano, confezione di acqua da sei nell’altra, oltrepasso il cancello e crack… generi alimentari vari sparsi dappertutto. Stranamente non mi rivolgo ai Santi, rimango fermo a guardare un barattolino di passata di pomodoro che piano piano rotola lontano da me. Sono stanco, nervoso, esigo una doccia e ho una gran voglia di mollare tutto li ma sento una voce dietro di me, è una donna col figlio per mano che semplicemente mi dice di aspettare due minuti. Entra in casa e esce quasi subito con una busta di tela, me la porge e mi dice di rimetterla nella cassetta della posta quando ho finito di utilizzarla.
Fermata del bus, sono perplesso, quattro bus passano di li e non so quale prendere per raggiungere la mia destinazione. Un uomo si accorge della mia perplessità, si avvicina e semplicemente mi chiede se può aiutarmi. Gli espongo il problema e me lo risolve immediatamente spiegandomi gli itinerari dettagliatamente, poi mi augura buon viaggio, saluto, ringrazio e me ne vado.
Negozio di spezie, entro e educatamente saluto, dopo un po’ che guardo la miriade di prodotti la commessa si avvicina e mi aiuta nella mia ricerca. Parliamo e scopro una gentilezza che non si trova spesso, con professionalità e sorriso sulle labbra mi prepara i prodotti e mi chiede la mail per inviarmi le ricette inerenti alle spezie che ho acquistato, esco piacevolmente sorpreso.
Le situazioni che ho appena descritto sono piccoli gesti, gentilezze che richiedono un minimo dispendio di energie ma possono aiutare, e farci vivere un pochino più serenamente. E dimenticavo… creano sorrisi… e scusate se è poco…

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E poi ti capita…

E poi ti capita di andare ad un evento e scoprire che la prenotazione era obbligatoria anche se nel depliant non c’era scritto. Quindi ti capita di innervosirti un pochino e rispondere a tono alla gentil pulzella che, all’entrata, te lo fa notare con aria di superiorità. Capita anche che la suddetta ti dica di accomodarti sulle scale in attesa che un posto si liberi, se mai accadrà. E ovviamente capita che giri i tacchi e te ne vai facendole notare con educazione e cortesia che essere gentili quando si è al pubblico dovrebbe essere la regola. E mentre te ne vai pensi che è inutile tornare a casa subito, sei in una città che non conosci, tanto vale continuare a camminare. E dopo qualche centinaio di passi ti trovi di fronte questo:

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E capita che ci rimani su quel ponte, almeno una ventina di minuti buoni, e tu lettore penserai “a fare che?”, ma è ovvio, a contemplare una bellezza che non avevi mai visto, uno scorcio magnifico. So benissimo che questa foto non rende, l’ho fatta col telefonino, di notte, e non ho mai avuto la mano ferma (fortunatamente non sono un chirurgo), ma vi assicuro che era bellissimo e l’atmosfera perfetta, anche il traffico in quel momento mi ha graziato, poche sporadiche macchine, una calma irreale. Questa città è una continua sorpresa.

Sul tram

Alla fermata mi guardo attorno, sembro essere l’unico a farlo, c’è chi spippola sullo smartphone, chi legge un libro o una rivista, chi rovista nelle proprie narici disgustandomi, ma in definitiva nessuno incrocia lo sguardo con nessuno. Ad un tratto eccolo, si ferma, apre le porte e saliamo. Mi siedo e davanti a me ci sono due ragazzini con lo zaino di scuola, non si parlano, di fianco ho una signora che gioca a un videogame sul telefono, sull’altro fianco ho una ragazza dallo sguardo spento che fissa un punto indefinito del pavimento, più in là ci sono altre persone ma la costante è una sola “silenzio”. Ad ogni fermata le persone a bordo quasi raddoppiano, ma a nessuno frega niente del prossimo, spinte, piedi calpestati e valigie sbattute addosso senza proferire parola. Poi vedo salire una signora anziana, dai suoi occhiali a culo di bottiglia cerca di scorgere un posto per sedersi ma il tram è stracolmo e nessuno sembra intenzionato a cederle il posto. Osservo le facce della gente e inorridisco, buttano un occhio su di lei e subito girano lo sguardo altrove, se ne fregano, è palese. La signora ad ogni cambio di velocità o frenata rischia la caduta, e anche se cerca di aggrapparsi al corrimano, dubito che la stretta sia così forte da non farle mollare la presa. Basta, ho visto anche troppo, è a qualche metro da me ma la chiamo più volte e la invito a sedersi al posto mio, nel frattempo dico ai presenti di spostarsi per farla passare, a questo punto incredibilmente tutti diventano gentili e si spostano lasciando un corridoio alla vecchina che finalmente riesce a sedersi (quando vengono chiamati in causa sono “costretti” a essere gentili… oibhò…). Mi sorride, mi ringrazia e iniziamo a parlare. Le dico che sono da poco in città e che vorrei visitare i posti caratteristici, così lei mi spiega meticolosamente cosa vedere e come arrivarci. Prima di scendere la saluto e lei ricambia con un gran sorriso. Questo scritto non vuole essere autocelebrativo, è che semplicemente prova che la gentilezza paga, io ho sorriso, lei ha sorriso, abbiamo parlato mentre gli altri stavano in silenzio, e se la vogliamo mettere sulla convenienza lei ha guadagnato in comodità e io in conoscenza.