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E poi ti capita…

E poi ti capita di andare ad un evento e scoprire che la prenotazione era obbligatoria anche se nel depliant non c’era scritto. Quindi ti capita di innervosirti un pochino e rispondere a tono alla gentil pulzella che, all’entrata, te lo fa notare con aria di superiorità. Capita anche che la suddetta ti dica di accomodarti sulle scale in attesa che un posto si liberi, se mai accadrà. E ovviamente capita che giri i tacchi e te ne vai facendole notare con educazione e cortesia che essere gentili quando si è al pubblico dovrebbe essere la regola. E mentre te ne vai pensi che è inutile tornare a casa subito, sei in una città che non conosci, tanto vale continuare a camminare. E dopo qualche centinaio di passi ti trovi di fronte questo:

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E capita che ci rimani su quel ponte, almeno una ventina di minuti buoni, e tu lettore penserai “a fare che?”, ma è ovvio, a contemplare una bellezza che non avevi mai visto, uno scorcio magnifico. So benissimo che questa foto non rende, l’ho fatta col telefonino, di notte, e non ho mai avuto la mano ferma (fortunatamente non sono un chirurgo), ma vi assicuro che era bellissimo e l’atmosfera perfetta, anche il traffico in quel momento mi ha graziato, poche sporadiche macchine, una calma irreale. Questa città è una continua sorpresa.

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#4 TRE DI TRE + Considerazioni varie ed eventuali su tutto quanto

Cominciamo col dire che sono vivo, si è diverso tempo che manco da wordpress, un po perchè ho avuto seri problemi con la connessione e un po perchè quando uno perde l’ispirazione c’è poco da fare, non servono a niente i tre plum cake come nella vecchia pubblicità, che poi tre so tanti, probabilmente tre plum cake più che all’ispirazione contribuiscono alla cartuccera di ammassi adiposi intorno al giro vita con cui ogni uomo che sorpassa i trenta deve avere a che fare. Poi devo ammettere che ho saltato un appuntamento attesissimo, non ho mantenuto la parola data a una persona con la quale mi scuso, quindi Crisalide se leggi queste parole sappi che sono desolato, mi cospargo il capo di cenere, rimedierò subito. Infatti partirò subito con la fantasmagorica rubrica TRE DI TRE, che doveva uscire giovedì e invece esce ora perchè il sottoscritto ha fatto i pezzi… comunque ciancio alle bande e via con l’argomento di oggi: tre volte in cui signora rabbia ti ha tirato per i capelli.

1- Trovare momenti in cui mi sono arrabbiato in vita mia è molto facile, come direbbe una blogger che conosco “a te te rode sempre un po er c…”, ebbene si, la mia mente critica è sempre in fermento e quasi mai pienamente d’accordo con qualcuno. Comunque senza indugio racconterò di una volta alle medie in cui ho passato la bellezza di 2 ore piegato su un disegno tecnico che non riusciva a nessuno in classe, dopo infiniti tentativi ero riuscito a portarlo a termine ma non avevo fatto i conti con un compagnuccio giocherellone che inavvertitamente rovesciò il vasetto della china sul mio foglio. Credo che il mio volto abbia passato in rassegna tutti i colori caldi dell’arcobaleno partendo ovviamente dal rosa, poi mi sono girato verso il compagnuccio e l’ho lievemente minacciato di morte, ma lievemente…

2- Altro giro altra corsa, una volta in cui la rabbia mi ha tirato per i capelli è successa mentre mi trovavo in fila alle poste, carnaio assoluto, odori molesti da parte dei presenti, mentre mi sorbisco questo girone infernale uno a cui avevo visto chiaramente il numerino per la fila fa il furbo, e cerca di far finta di averne un altro che precedentemente era stato chiamato senza successo (ho spiegato decisamente male, ma con un po di fantasia si capisce dai…). A questo punto la mia rabbia mi ha spronato a battere la manina sulla spalla del maleducato e a sputtanarlo davanti a tutti e lui sapete come ha risposto alla mia arringa? “Eh va bè, che sarà mai, ci ho provato…” a queste parole hanno iniziato a prudermi le mani, ma come sempre mi sono controllato e ho chiuso con un “sei un coglione, sparisci…”.

3- Ultimo, ma non per importanza, racconto di quando la rabbia mi ha tirato i capelli è sicuramente quando ho comprato la mia prima macchina, dopo il giro di routine, tutto soddisfatto, la parcheggio sotto casa e al mio ritorno… angolo posteriore sinistro graffiato… credo di aver assunto la stessa espressione di Giovanni quando trova la macchina rigata nel film Così è la vita. Secchiate di rabbia!

Ok credo di aver ottemperato ai miei doveri per quanto riguarda la rubrica TRE DI TRE, però credo che continuerò a scrivere per un pochino, del resto sono stato via per qualche giorno ed è successo di tutto, dalla morte di Mandela (per il quale avevo scritto un post tempo fa) che ricordo davvero con tanto affetto perché è una delle pochissime persone che davvero si possono definire UOMO (vedete non ho usato neanche il passato, l’idea che sia morto non mi entra proprio in testa…), a quella cavolo di legge sui diritti d’autore che sta davvero minacciando la libertà di espressione di noi (e sottolineo NOI perché riguarda anche NOI Blogger, informatevi!) naviganti della rete, a questo cavolo di governo che casualmente si sono accorti essere incostituzionale, esattamente come la legge elettorale che lo ha reso possibile e cioè il Porcellum, all’ennesima abolizione fittizia del finanziamento pubblico ai partiti, a Renzi nuovo segretario del PD che conserva comunque il doppio incarico tanto per gradire e ci ha già fatto capire che per quanto riguarda la politica bancocentrica, oppure che so, le province, non muoverà un dito, insomma, è successo di tutto ma di roba positiva neanche l’ombra, ma sono io che sono pessimista o è questo paese che fa realmente cagare? Bha… staremo a vedere. Vedete, a ripensare a queste cose sono rientrato nel baratro del non scrittore, l’ispirazione se n’è andata di nuovo, quindi penso che andrò a cercarla, volerò alto per avere più campo visivo e una volta individuata mi lancerò in picchiata per ghermire la preda… ma i corvi sono ispirazionivori? Bho, io mangio di tutto…

Luce che vieni, luce che vai.

Luce che va e viene non fa bene al mio pc! Circa un anno fa è improvvisamente andata via la luce e ho sentito un rumore strano provenire dal pc, quando l’ho riacceso ho potuto constatare che la scheda video era andata a farsi friggere, nel vero senso della parola, emanava un leggero aroma di plastica bruciata. E in questi ultimi giorni sta accadendo la stessa cosa che successe allora, la luce va e viene di continuo, per scrivere un post ci vuole mezza giornata, tre righe e riavvio, altre due e riavvio… Credo dipenda dal maltempo, qui in toscana ha fatto diversi danni, i fiumi non reggono la portata, la pioggia continua incessantemente da giorni e le previsioni non danno niente di buono, esiste la danza del sole? Se esiste quella della pioggia esisterà anche quella del sole no? Quando va via la luce le sfighe sono molteplici, perché oltre a rischiare la cottura di schede video, televisori e altro hardware c’è anche da contare il fatto che qualsiasi elettrodomestico dotato di orologio si autoresetta, quindi ogni volta ti metti a rimpostare l’ora a tutti i congegni e cosa succede? Ma certo! E’ ovvio! La luce se ne va di nuovo! In questi momenti rivolgi gli occhi al cielo e solo la tua educazione e il rispetto possono frenare l’istinto che ti porterebbe a nominare sgarbatamente i santi. E comunque ti accorgi anche quanto siamo dipendenti dall’energia elettrica, senza vaghiamo per la casa come tossici in crisi d’astinenza, zombies alla ricerca famelica di candele per avere un bagliore che ci permetta di fare l’unica cosa possiamo fare in quel momento, leggere un libro.

 

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Periodo un po strano, non so se sia la fine dell’estate che mi mette questa specie di senso di malinconia addosso, sarà che sono andato in libreria e non ho trovato neanche un titolo che attirasse la mia attenzione ( si lo so, sono pignolo e ho dei gusti particolari…), sarà che ho preso un paio di chiletti e mi sento un po in colpa, sarà che dormo poco e male, insomma diciamo che il morale non è molto alto. Il tram tram lavorativo è ricominciato con una notevole mole di lavoro arretrato, quindi in mezzo a questo periodo veramente poco idilliaco sarò costretto a rimboccarmi le maniche e mettermi in pari. A pensarci bene la cosa non mi dispiace neanche più di tanto, può darsi che una bella full immersion lavorativa mi scuota quel tanto che basta per scrollarmi di dosso questa sensazione di malinconia. Nei periodi come questo mi da fastidio tutto, anche le cose più stupide, ad esempio qualche attimo fa un’auto ha clacsonato fuori dall’ufficio, quel suono mi ha procurato immediatamente la nevrosi, adesso vorrei uscire fuori bazooka alla mano e detonare chi ha avuto la malaugurata idea di poggiare la mano su quel maledetto clacson. Dite che dovrei calmarmi? Dite che sto esagerando? Eh che ve devo dì, in questi giorni butta male, il corvo è bianco fuori e nero dentro… Forse è meglio se smetto di scrivere e mi rimetto a lavoro…

L’odioso ronzio delle zanzare

E un post va dedicato anche a loro, alle protagoniste indiscusse di ogni estate italiana che si rispetti “le zanzare”. Questo infimo insetto che non manca mai di rovinarci uno dei momenti più belli della nostra vita, quel momento in cui non sei ne completamente cosciente ne addormentato, il momento dolcissimo del dormiveglia, quell’istante in cui senti Morfeo che ti invita a lasciarti andare e tu sei come in trans, in quel preciso secondo la stronzissima decide di passarti proprio li, vicino all’orecchio, provocandoti l’uscita brusca da quel paradiso mentale e conseguentemente regalandoti la consapevolezza di fare subito qualcosa per far si che non si ripeta l’accaduto. Perché non crederai mica che si tratti di un episodio sporadico o casuale, no, la zanzara sembra quasi che ci abbia rimesso l’orologio, appena socchiudi gli occhiucci e tenti di riprendere sonno lei ripassa con quell’inconfondibile ronzio, e a questo punto il tuo fastidio diventa vera e propria incazzatura. Personalmente al secondo passaggio mi alzo, accendo qualsiasi luce perché voglio e devo avere la piena visione del circostante, la stanza diventa il campo di battaglia, opuscoli, giornali o magliette le usuali armi, e così do vita alla guerra contro l’insetto più odioso della storia del mondo. In piedi sul letto sono praticamente immobile, una specie di predatore che aspetta il momento giusto per sferrare l’attacco mortale, attendo che la stronza faccia la sua mossa. Al momento dell’avvistamento aspetto che si posi, anche addosso a me volendo, troppo rischioso cercare di colpire un bersaglio in movimento, meglio attendere e fargli credere di non essere in pericolo. Quando il bersaglio è fermo scatta la trappola e bam! Con gesto fulmineo uccido la bestia, ma quello veramente sconfitto se ci penso bene sono io, sono sveglissimo in piena notte, per riaddormentarmi mi ci vorrà almeno un’oretta, sul muro c’è una strisciata di sangue che verrà via solo alla prossima imbiancatura previa secchiata di napalm, e avendo acceso tutte le luci con la finestra aperta probabilmente oltre alle sue sorelline nella stanza saranno entrate tre falene un coleottero e se mi è andata particolarmente male anche un pipistrello… Perché non mi decido mai a comprarmi un antizanzare?

Indignazione

Come tutti mi capita di indignarmi spesso, ovviamente con l’avvento di internet le notizie scomode ai signorotti che ci governano fruiscono più libere rispetto ai tempi dell’esclusiva carta stampata, e quindi anche quelle che ti provocano rabbia e indignazione ti raggiungono senza nessun ostacolo (almeno per adesso) e in tempi brevi. Le notizie che di solito m’indignano di più sono quelle relative alla politica italiana ma non disdegno di indignarmi anche per quelle estere, e pensando che ormai facciamo tutti parte di questa grande bella e “povera” Europa si può dire che anche la politica d’oltralpe ci riguardi da vicino, probabilmente molto di più di quello che pensiamo. L’indignazione mi porta spesso a cambiare l’umore delle mie giornate, e se questa viene dall’abietto comportamento di chi ci governa mi tocca ammettere che tra i tanti poteri che hanno c’è anche quello di trasformare le mie giornate, in negativo ovviamente. Quando mi capita di sentire crescere in me questo tipo di risentimento cerco come tutti di sfogarlo, faccio sport, scrivo o più semplicemente ne parlo con qualcuno finendo inevitabilmente a portare avanti una tipica conversazione con tema politica, quindi toni di voce che si alzano e rabbia che aumenta a dismisura. Ho pensato che forse questa indignazione se incanalata e trasformata potrebbe essere davvero una grande forza, non sto parlando di violenza o chissà che ma di volontà di cambiamento, una rivoluzione di ideali, lo so che probabilmente è solo un’utopia ma se ieri sera era la serata della malinconia questa probabilmente è la serata dei sogni irrealizzabili quindi prendetela per quello che è. E’ bello sognare che piano piano nella testa delle persone si insinui un’ indignazione che porta a cambiare tutto, una sorta di sessantotto ma senza esagerazioni hippie, una rivolta lucida e consapevole della gente per la gente, un peer to peer di volontà di cambiamento e di buon senso, il tutto sotto gli occhi di quei politici che ormai nessuno più ascolterebbe, lasciati soli e senza certezze come del resto adesso loro fanno con noi cittadini. Gran bel sogno no? Vi lascio con questa bella poesia di Bruno Tognolini scrittore e sceneggiatore italiano, s’intitola Rima della rabbia giusta mi ha colpito molto e volevo condividerla con chi passerà di qui, è semplice, concisa e carina come la rivoluzione di cui sogno, buona lettura.

Tu dici che la rabbia che ha ragione
E’ rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

Meteo Bastardo

Sono nervoso, il meteo di questo maggio appena passato mi ha fatto innervosire non poco, sembrava fatto apposta per farmi arrabbiare, le poche giornate di sole le ha fatte rigorosamente infrasettimanali, esattamente nei giorni in cui lavoravo. Ma dico io, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo!!! Anche statisticamente parlando (o scrivendo? Bho…) è abbastanza improbabile che in 30 giorni i sabati e le domeniche vengano sistematicamente coperti da nuvole e tempestati di pioggia e temporali, sembra quasi che più il mio desiderio di andarmene al mare sia forte e più le nuvole si mettano d’impegno per farmi rimanere a casa. Il massimo della sfiga l’ho raggiunto qualche sabato fa, ore 14:00 circa, il tempo era abbastanza accettabile, ero veramente convinto di potercela fare, quindi mi dirigo verso la spiaggia, stendo il telo mare, mi siedo e apro il libro per leggere in santa pace col rumore delle onde in sottofondo. 5 minuti netti e una nuvola (sospetto fosse quella di Fantozzi) si piazza esattamente tra me e la nana gialla, la osservo con sguardo cattivo e la maledico imprecando quelle sette/otto volte che, dite quello che vi pare, quando ce vò ce vò, e lei che fa? Mi scarica addosso una smitragliata di pioggia mista a grandine, nel tragitto dalla spiaggia alla macchina sono riuscito a inzupparmi come un naufrago, strascicare il telo mare per terra durante la fuga riducendolo ad ammasso di fango e sabbia, rovinare la copertina del libro anch’esso inzuppato, e dulcis in fundo, causa infradito bagnate con zero grip sull’asfalto, scivolare rovinandomi un ginocchio. Entro in macchina bagnato, dolorante e con la netta sensazione di essermi scordato qualcosa, ci penso e poi un lampo mi fa capire l’enorme dimenticanza, togliendo di fretta il telo mare mi era caduto il foglio dove avevo annotato i numeri di telefono di alcuni potenziali venditori di moto. Ok, ho pensato, adesso per riprendermi da questa disavventura voglio un secchio di gelato, con tante cialde infilate a raggiera sopra a formare come una coda di pavone, una slavina di panna e una grandinata (tanto per rimanere in tema) di granella di nocciole… va bè la differenza tra desiderio e realtà è abissale, ma il gelato che mi sono mangiato tutto da solo avrebbe davvero sfamato almeno tre persone…

Umorismo di bassa lega

In questi giorni sono successi alcuni episodi spiacevoli che mi hanno fatto un po pensare. E’ successo che è passata una collega a salutarmi e a parlarmi di alcune cose di lavoro, una persona molto educata e che io reputavo intelligente e di buon senso, durante la conversazione, per cercare di farmi capire a chi si riferisse, esordisce con un:”dai quello li con un occhio torto, ahahahah, come fai a non averlo presente…”. La mia reazione a tali parole deve esser stata abbastanza negativa, nel senso che non devo aver fatto una bellissima faccia, infatti mi sono accorto che anche la sua meschina risata è stata letteralmente bloccata dalla mia reazione, subito dopo c’è stato un attimo di silenzio assordante. Ora mi chiedo, ma come si può ridere sui difetti fisici delle persone, è un tipo di ironia questa che mi ha sempre fatto incazzare. La sera dello stesso giorno con degli amici andiamo a cena fuori, essendo persone che conosco da poco tempo mi raccontano un po della loro comitiva, ridendo e scherzando iniziano a parlare di un loro amico che da come viene descritto capisco che deve essere una persona con qualche lieve ritardo mentale, anche in questo caso la maggior parte delle persone ne ridono, in alcuni casi anche in modo sguaiato, a crepapelle, rimango basito, dopo alcuni attimi in cui cercavano, invano ovviamente, di coinvolgermi con la loro ilarità di bassa lega riesco a deviare la conversazione verso nuovi e diversi argomenti, del resto se avessi continuato con quel tipo di conversazione avrei rovinato la cena, raramente riesco a ridere sui difetti altrui, soprattutto se questi difetti creano al diretto interessato delle sofferenze interiori. Se scavo a fondo nel mio passato ricordo di aver riso una volta su alcune battute idiote che riguardavano difetti fisici altrui, ma ricordo perfettamente di esser stato poco più che bambino, da quando ho messo un minimo di sale in zucca non mi passa neanche per l’anticamera del cervello. E invece a una grossa percentuale di persone adulte, che sembrerebbero veramente intelligenti e di buon senso tutto questo suscita grande ilarità, forse è la capacità di immedesimazione che manca a molte persone, non riescono a mettersi nei panni degli altri e quindi non capiscono quanto irrispettoso e degradante sia scherzare su certi argomenti. A volte mi sento a disagio mentre tutti se la ridono allegramente e io rimango serio e impassibile, ma su certi argomenti proprio non riesco a divertirmi, anzi m’incazzo e basta, sento il desiderio irrefrenabile di alzarmi dalla sedia e levarmi dai cogl…..

Rompipalle

In un post precedente esprimevo il desiderio di tornare a incazzarmi perché sentivo in me una sorta di apatia per la vita stessa, prontamente un cliente oggi ha provveduto a farmi imbestialire. L’altra settimana questo cliente mi chiede un appuntamento di lavoro fuori dal mio normale orario, nascondendo il mio disappunto per una tale richiesta sorrido e rispondo che non c’è problema, del resto in momenti di crisi come questo non è che si può fare tanto i “choosy” (nooo, mi sono infornerito!). L’appuntamento era per oggi alle 14:30. Quindi stamattina mi sveglio e di buon ora mi reco a lavoro, devo sbrigare diverse faccende e voglio ritagliarmi un’oretta di tempo per andare a correre, ormai ho preso la buona abitudine di fare un po di sport e non voglio mollare, quindi durante la mattinata lavoro sodo, insomma, mi faccio l’originale CULO. Finito il dovere me ne vado a correre e poi doccia e pranzo. Subito dopo pranzo, quindi esattamente all’inizio del mio sacrosanto fancazzismo settimanale, devo alzare le chiappe dal divano perché il rompipalle ha deciso di parlare di lavoro di sabato pomeriggio alle 14:30. Mi alzo scoglionatissimo dal mio giaciglio e mi reco all’appuntamento. Siccome ho avuto una buona educazione mi presento con 5 minuti di anticipo, mi piace essere puntuale sempre, chi non è puntuale per me ha poco rispetto del prossimo, chiamatemi pignolo ma per me è così e basta. Passano i 5 minuti e inizio a pensare che questo tizio non è assolutamente come me, cerco anche di fare autocritica pensando che probabilmente i miei paletti mentali sono troppo rigidi, quindi faccio finta di niente e inizio a giocherellare con le chiavi in attesa del rompipalle. Altri 5 minuti se ne vanno e all’orizzonte nessuno. La nevrosi inizia a impossessarsi di me, il pensiero che sia un deficiente totale inizia a farsi strada nella mia testolina, e so benissimo che sarà molto difficile farlo andare via. Dal giocherellare con le chiavi passo a contare le cicche per terra, brutto segno. Se ne vanno altri 10 minuti e io sono ancora li, ho letto tutto quello che c’era da leggere, dalle insegne dei negozi ai volantini per terra alle cartacce delle caramelle, le vene delle mie tempie stanno pericolosamente gonfiandosi, pessimo segno. Altri 10 minuti, basta! La mia attesa finisce qui, l’incazzatura è a un buon livello, direi un buon 7 e mezzo, tento la carta telefonata e spero che mi risponda dicendo che ha preso un Tir contromano e si stia recando all’ospedale per farsi ricucire, invece il rompipalle ha il cellulare staccato. Sono tornato a casa, come desideravo adesso mi girano i gioielli e penso che forse quell’apatia, quel piattume emotivo di cui mi lamentavo non era così male.

Anestetizzato

E’ un po di tempo che non pubblico nessun post e qualcuno si chiederà il perchè (probabilmente nessuno, però era brutto brutto scrivere “nessuno si chiederà il perchè”), la risposta è molto semplice, NON LO SO. Ammetto sinceramente di non sapere il motivo di questo blocco dello scrittore che ho avuto in questo breve periodo di tempo. E’ una fase strana del mio vivere quella di questi ultimi tempi, sono come anestetizzato, fatico a provare emozioni di qualsiasi genere, dalle positive alle negative, me ne rendo conto sempre di più. Per carattere sono uno che si indigna molto per le ingiustizie, mi arrabbio e reagisco, se necessario, anche quando il diretto interessato non sono io, ma ultimamente sto perdendo quella rabbia che mi spinge, che mi guida nel combattere e nell’interessarmi delle cose. Per fare un esempio, in questi giorni, la società della rete gas chiude (chiude nel senso che “sigilla col piombo”) senza preavviso il rubinetto accanto al contatore del gas dei miei nonni. Dopo qualche giorno arriva una lettera nella quale la suddetta società dice di aver avuto l’ordine di chiusura dalla mia società di fornitura di gas di cui non faccio il nome, ma la conosciamo bene tutti. Chiamo il fornitore, mi risponde un call center, spiego la situazione e loro mi dicono che i miei nonni non risultano più loro clienti dall’anno scorso, riesco a persuadere il ragazzo del call center che mi dice che i miei nonni sono passati a un altro fornitore, cosa assolutamente non vera perchè li ho istruiti a non firmare MAI NIENTE se non in mia presenza. Chiamo il presunto nuovo fornitore che simpaticamente mi dice che i miei nonni non risultano loro clienti. Alla fine, come mi è già capitato in passato, ho optato per la soluzione “AVVOCATO”. Vedremo l’evolversi della situazione. Però il fatto che veramente mi ha fatto pensare è che tutta questa situazione, pur colpendo direttamente persone a me molto care, l’ho affrontata diversamente da come mi capitava di affrontare queste vicende in passato, senza l’indignazione rabbiosa che mi contraddistingue, quasi come se fossi abituato a questi pessimi risvolti. In passato ho già combattuto con questi colossi, che siano fornitori di energia o di telefonia o di qualsiasi altro servizio, hanno tutti la stessa struttura studiata appositamente per essere al servizio dell’azienda stessa e del suo fatturato, i diritti del consumatore probabilmente, e ormai per esperienza posso dire evidentemente, non vengono neanche presi in considerazione. In definitiva mi sento completamente anestetizzato dalle ingiustizie che subiamo in questo paese, che siano grandi o piccole mi suscitano poco o niente, sono insensibile, privo di qualsivoglia emozione, elettroemozionegramma piatto. Spero tanto che sia una cosa momentanea, voglio tornare a incazzarmi!