Tag: indignazione

La zuppetta di cane

Tempo fa, in una delle rare occasioni che mi vedono accendere il televisore ho visto un servizio di un famoso programma televisivo in cui l’inviata raccontava come in paesi asiatici si usi mangiare cani per una particolare festa. Il servizio era incentrato sull’evidenziare quanto i poveri canidi soffrissero nell’essere brutalmente uccisi e poi cucinati per la soddisfazione del palato di alcune persone che ancora oggi gradiscono questo particolare piatto. Alla fine del servizio si esortavano i telespettatori a sostenere alcune associazioni che lottano per fermare tale barbarie nei confronti di questi innocenti esserini. Ora, io non sono uno che usa uccidere cani per farci la zuppetta, ma pensando bene a come noi occidentali trattiamo quelli che “noi” abbiamo deciso essere animali sacrificabili per la soddisfazione delle nostre papille gustative, mi pare abbastanza egoista e saccente pensare di avere il dovere, ma soprattutto credere di essere in diritto, di andare da culture diverse dalla nostra a insegnargli come dovrebbero vivere. Questo tra l’altro è un modo di comportarsi usuale tra le culture cristiane e occidentali, che pensano di essere le più civili e le uniche portatrici di verità, quando palesemente non è così. Tanto per essere chiari e limpidi su come trattiamo gli animali che ripeto “noi” abbiamo deciso essere quelli destinati all’industria alimentare vorrei consigliare la visione di un documentario che analizza l’impatto dell’uomo sulle altre specie, tutte, nessuna esclusa, senza differenze (questo è il link al documentario intitolato Earthlings). Concludo col dire che è inutile demonizzare gli altri quando noi stessi facciamo peggio senza accorgercene, e forti del fatto che solo alcune specie hanno l’onore di farci da amichetti del cuore, andiamo a rompere le scatole a popoli che hanno ben altre abitudini da millenni.

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Padri coglioni

Oggi, caro lettore, toccheremo un argomento particolare, e lo faremo perché mi sono letteralmente sconquassato il sacchettino cutaneo contenente le gonadi di sentire alcuni discorsi o assistere a determinati comportamenti, che vengono fuori da convinzioni astruse e informazioni a dir poco insufficienti. Mi riferisco a quei comportamenti, convinzioni e ciance che certe persone adottano subito dopo la nascita di un bebè, e più precisamente a quelle che hanno a che fare col sesso del nascituro. Ho potuto constatare, e in più di un’occasione, che molti padri non accettano subito di buon grado il fatto che il bebè sia femmina. Ricordo infatti, un signore amico di famiglia che al momento della nascita del proprio bebè, avendo scelto di non sapere il sesso prima, e ritrovandosi per l’appunto con una bella femminuccia, se ne andò dall’ospedale lasciando, per ore, la moglie da sola, praticamente lo stesso comportamento di un bambino di cinque anni che vede negarsi il balocco tanto agognato. Voglio sperare che il suo assentarsi fosse dovuto alla corsa a casa per andare a prendere quel poco di cervello che aveva dimenticato chissà dove. Per fare un altro esempio pochi giorni fa, un’amica infermiera, mi ha raccontato di un altro signore che ha addirittura incolpato la moglie di non avergli fatto il maschio rimproverandola ad alta voce in mezzo alla corsia dell’ospedale… roba da matti… Ora, dato che mi pare chiaro che alcuni maschietti non siano troppo informati vediamo di fare chiarezza. Il sesso del nascituro tecnicamente è il risultato della fusione tra i cromosomi femminili XX dell’ovulo femminile e dei cromosomi XX o XY degli spermatozoi maschili, questo, com’è evidente, fa capire che la responsabilità del sesso della nuova forma di vita che si andrà a creare è solo ed esclusivamente dello spermatozoo che andrà a fecondare l’ovulo. Se fosse per le donne ci ritroveremmo con un mondo di matriosche! Chiaro!!?? Quindi, cari padri padroni di sta ceppa, se volete prendervela con qualcuno dovete prendervela con quelle sferette che vi ritrovate tra le gambe, e non con quella povera crista che come minimo è reduce da ore di dolori travaglio e di parto! Quella ha fatto uscire un cocomero da un buco grande come una pallina da golf, non ha bisogno e di certo non ha voglia di sopportare le vostre cazzate!

PS: scusate lo sfogo, ma questi ragionamenti proprio non li sopporto, soprattutto perché infangano il nome di noi maschietti che non siamo tutti teste di cazzo…

Affetto imbarazzante e scuse…

E anche quest’anno il Natale è passato portandosi appresso tutti i propositi di bontà, generosità, altruismo e magnanimità, da ora possiamo tornare a essere quegli stronzi, cinici e egoisti che siamo sempre stati. Un senso di liberazione… A proposito, in questi giorni di festa e di forzata bontà mi sono capitati due episodi che non saprei proprio come definire. In pratica, un parente con cui ho pochissimi rapporti a causa di un passato in cui ci siamo scannati su diversi argomenti e dal quale sono stato ingiustamente incolpato di varie vicissitudini spiacevoli, mi ha salutato in maniera, a dir poco, esageratamente calorosa con un abbraccio fraterno del quale assolutamente non sentivo alcun bisogno. Inutile dire che in quell’abbraccio sono rimasto rigido e congelato come un branzino appena tirato fuori dal freezer, e anche se lui presume che questo gesto di affetto incondizionato sia la sua fonte di perdono, mi dispiace ma, anche no, non lo è, per me rimane lo stesso viscido personaggio che è sempre stato, e per questo lo tratterò come ho sempre fatto, ignorandolo. Cosa molto simile è successa su un gruppo whatsapp di alcuni amici. Come tutti gli anni ci scambiamo gli auguri di Natale, anche se, a dirla tutta, è più un’abitudine che una cosa davvero sentita in quanto non ci vediamo praticamente mai, quindi dopo aver scritto il mio augurio generalizzato arriva il commento di un elemento del suddetto gruppo rivolto personalmente a me. Nel testo scrive che fa gli auguri a tutti ma soprattutto a me perché a sua detta è una vita che non ci vediamo. A parte il fatto che se non ci vediamo da una vita probabilmente c’è un motivo, e poi, visto che anche lui, dopo una vita di favori che ho dovuto fargli in quanto amico di famiglia, e dopo aver chiaramente percepito di dare fastidio quando per una volta ho chiesto io un favore, non vedo il presupposto per riappacificarsi e far finta che il passato non sia mai accaduto. Questi tipi di persone mi fanno davvero imbestialire, la maggior parte della loro esistenza la passano a trattare di merda gli altri e poi, solo perché è Natale fanno gli amiconi con effusioni d’affetto a dir poco esagerate e non solo fuori luogo, ma estremamente imbarazzanti per chi le riceve. E poi si scordano pressoché sempre di chiedere scusa, che a mio avviso è il gesto più semplice e bello che un essere umano possa fare verso un altro al quale ha recato danno. E badate bene, le scuse non si possono chiedere così, sbrigativamente, no, bisogna seguire certe regole precise. Le regole, come diceva il grande Randy Pausch, sono essenzialmente tre: 1- Mi dispiace, 2- Era colpa mia, 3- Cosa posso fare per rimediare? L’ultima le persone tendono spesso a tralasciarla… A dire la verità tendono a tralasciarle tutte e tre, ma nel fortunatissimo caso che qualche anima pia voglia sinceramente chiederti scusa è quasi matematicamente certo che si scorderà la terza parte. Detto ciò, è chiaro e evidente che per vivere un po’ più serenamente basterebbe poco, ma mi dispiace, se le persone sono così egoiste o presuntuose e pensano di essere perdonate grazie a una sporadica e imbarazzante manifestazione di affetto, con me hanno sbagliato indirizzo. E non è questione di essere troppo duri, ma di essere giusti.

Effettivamente se ne sentiva la mancanza…

Era davvero passato troppo tempo dall’ultimo attentato terroristico, quindi Martedì sera, al mercatino di Natale di Strasburgo un baldo giovine ha deciso di aprire il fuoco sulle persone intente a comprare regali per i propri cari, ricordandoci che forse mettere in dubbio il luogo comune “a Natale siamo tutti più buoni” non è poi una cosa così sbagliata. E non sarebbe, a mio avviso, una cosa così sbagliata mettere in dubbio anche l’operato delle forze dell’ordine, perché se è vero che era stato condannato venti volte per reati minori, era già stato in carcere una volta per aggressione, un’altra per furto con scasso, schedato come radicalizzato islamico ed era conosciuto anche dalle autorità Tedesche e Svizzere, mi spiace ma qualche dubbio mi viene. Com’è che questo con tutti questi precedenti e prove tangibili di essere affiliato a organizzazioni terroristiche è riuscito a procurarsi un fucile e a sparare dentro un mercatino? Scusate ma chi lo deve controllare un elemento così? La responsabilità è sicuramente di chi commette il reato ma cavolo, lasciare libero di agire un elemento di questo genere è proprio da imbecilli. Ma chi l’ha addestrata l’intelligence europea, Topo Gigio?

Genova… di chi è la colpa?

Come tutti credo, anch’io sono rimasto davvero scioccato da ciò che è successo a Genova. Quando ho letto la notizia su un portale d’informazione sono rimasto letteralmente di sasso per qualche istante, il mio cervello si è fatto subito un’immagine del crollo del ponte in mezzo alla città. Ricordavo di esserci passato in più di un’occasione e quindi sapevo benissimo che il ponte era sospeso sopra le case, e sinceramente pensavo che i morti sarebbero stati molti di più. Il fato ha fatto sì che la parte di ponte crollata sia caduta su alcuni capannoni fortunatamente vuoti da persone, ma diciamocela tutta, è stato un caso fortuito e di fronte a quella trentina di morti per adesso accertati, è una magra consolazione. Adesso, come in ogni italiana tragedia si contano i morti e si accusano i presunti responsabili, ma durerà poco, come diceva un bravissimo attore teatrale “in Italia l’indignazione dura meno dell’orgasmo… e dopo viene sonno…”. A chi dareste la colpa dell’accaduto? Alla Società Autostrade? Al comune di Genova? Al ministero dei trasporti? Sicuramente dopo un’attenta analisi si riuscirebbe a trovare una serie di responsabili in mezzo alla complicata rete di autorità e società che gravitano intorno a un ponte del genere, ma se vogliamo davvero andare alla radice del problema penso che la colpa sia da ricercare in altri ambiti. Vorrei far riflettere che la nostra società, e non intendo solo quella italiana, è fondata sul business, sul profitto, sui soldi insomma e semplicemente un ponte costruito una cinquantina di anni fa non genera denaro, è solamente un costo, e quindi bisogna cercare di ridurre al minimo le spese, per questo valutare se e quando farne la manutenzione. Non è una novità che crollino i ponti, o per qualche episodio di intensa pioggia vengano giù frane e smottamenti vari, o che deragli qualche treno e poi esploda incenerendo una trentina di persone e potrei continuare per ore… il motivo che ci viene dato per il quale questi avvenimenti accadono è sempre il medesimo, o non c’è stata manutenzione, o chi l’ha fatta non l’ha fatta come si deve. E invece no, la verità è che la manutenzione è solo un costo sostanzioso che in una società basata sul profitto si cerca sempre di rimandare o di cancellare, molto meglio investire su altre nuove grandi opere, che portano lavoro e fondi d’investimento e quindi tanti bei soldini per gli amici degli amici degli amici… Questa è la società in cui viviamo oggi, e mi piacerebbe molto aggiungere un bel “prendere o lasciare”, ma non posso, perché non la si può lasciare…

PS: oggi, alla fine di questo post non troverete nessuna canzone, o meglio, troverete solo il silenzio, che è l’unica vera colonna sonora che ben si addice a ciò che è accaduto. Quindi come diceva il solito attore teatrale “i silenzi andrebbero cantati…” quindi cantatelo…

Bile, sempre bile, fortissimamente bile!

Mi è appena arrivato il messaggino di notifica di ricarica che mi informa che alla modica cifra di € 10,71 potrò continuare a usufruire dei fantasmagorici servizi di telefonia del mio gestore. Ora, questa cifretta che sembrerebbe anche innocua nasconde una delle più grosse prese per il culo che i nostri cari provider ci hanno rifilato negli ultimi anni col beneplacito delle autorità. Ma andiamo con ordine, tornato dall’oltralpe alcuni mesi fa mi sono recato in un negozio di una famosa azienda di telefonia perché promotrice di un’offerta che reputavo conveniente per le mie esigenze. Quindi, dopo aver fatto il contrattino che prevedeva un tot di minuti di chiamate, un tot di sms e un tot di giga di traffico internet, il tutto alla modica cifra di € 10,00 mensili, faccio la mia prima ricarica di € 20,00 che mi sarebbe bastata quindi per due mesi. Qualche mese più tardi i provider, tutti insieme, decidono allegramente, e senza chiedere il consenso ai clienti, quindi, probabilmente, con quella specie di supercazzola burocratica chiamata “modifica unilaterale del contratto” che odio al pari di una manata di sabbia nelle mutande, di passare dalla fatturazione mensile a quella a 28 giorni. Il giochino fa sì che le fatture in capo a un anno diventino da 12 a 13, quindi il provider offrendo lo stesso servizio, e non muovendo quindi un dito, incassa una fatturazione in più all’anno. Che brave personcine… Tutto ciò non va molto giù alle autorità competenti che in qualche mese riescono a obbligare i provider a tornare alla vecchia fatturazione mensile. E qui però, succede una cosina che ha del magico, i provider tornano si alla fatturazione mensile, ma la calcolano sul totale annuo della fatturazione a 28 giorni… perfetto, e l’inculata è servita… e la cosa più bella e rincuorante è che le autorità competenti non dicono un cazzo… ma che bello, ma che paese civile… Quindi i miei cari € 20,00 non mi bastano più per due mesi, e voi direte “certo Corvo che braccine corte che hai” e io vi risponderò “probabile” ma essendo stronzo Q.B. e pignolo il giusto facciamoci una bottarella di conti. Secondo i dati pubblicati da AGCOM relativi al secondo trimestre 2017, i clienti possessori di una linea mobile in Italia sono circa 98,9 milioni. I provider più importanti hanno circa il 30% a testa delle linee mobili, quindi diciamo che gestiscono 30 milioni di clienti per uno. Ora ammettiamo che tutti i clienti abbiano il mio stesso contratto (anche se ci sono persone che fanno mestieri in cui lo smartphone viene usato praticamente tutto il giorno, quindi spendono di più, ma per semplicità di calcolo facciamo finta che non esistano), quindi tutti avranno subito una maggiorazione di circa € 0,71. Moltiplicando questi spiccioletti per 30 milioni di clienti e poi per 12 mesi arriviamo a una cifretta interessante che è di € 255600000,00 all’anno, i vecchi 500 miliardi del vecchio conio, che ogni provider incassa in più senza aver mosso un dito. Geniale, questo si che è fare impresa. E un sentito ringraziamento alle autorità competenti e perché no, anche alle associazioni dei consumatori che in un recente servizio ci hanno informati che tenendo i finestrini chiusi si può risparmiare un centilitro di carburante ogni 300 km, ora sto più tranquillo… andate AFFANCULOOO!

Lovely gift today…

Stamattina, leggendo i miei soliti quotidiani online mi sono imbattuto in un video particolare, il titolo è “The ocean currents brought us in a lovely gift today…” che tradotto significa “le correnti oceaniche ci hanno portato un bel regalo oggi…” (clicca qui per vederlo). Nel video si vede un subacqueo che nuota letteralmente in un mare di rifiuti. Tutto ciò è successo a Bali (Indonesia) nell’arcipelago delle isole della Sonda, uno dei posti più belli al mondo dove potersi immergere per ammirare un animale a dir poco elegante e maestoso, la Manta Gigante.

Ora, per chi non lo sapesse questi banchi di plastica non sono una novità, è dalla seconda metà degli anni ’80 che sappiamo dell’esistenza di questi veri e propri continenti di plastica, il più famoso è il Pacific Trash Vortex con un estensione stimata tra i 700.000 km² e i 10 milioni di km², in pratica va da una grandezza simile alla Spagna a una simile agli Stati Uniti d’America. In poche parole tutti i rifiuti, principalmente plastici, trasportati dalle correnti finiscono in alcuni punti degli oceani e li rimangono, formando questi veri e propri continenti di rifiuti. Ora, io non sono un chimico, ma non credo ci voglia uno scienziato per capire che tutta questa spazzatura, lasciata lì a marcire, ha e avrà un terribile impatto sull’ecosistema, per non parlare del fatto che entrerà sicuramente nel ciclo alimentare della fauna e di conseguenza anche nel nostro. Vorrei sapere perché ogni volta che i nostri rappresentanti, e intendo dei governi di tutto il mondo, si riuniscono per stilare trattati internazionali in materia ambientale (che poi regolarmente non rispettano…), non parlano mai di questo fenomeno dei vortici di plastica. Ma si, facciamo finta di niente… come sempre…

PS: notare la Manta Gigante che nel video nuota sul fondo per non mangiarsi la plastica… orribile…