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L’amour

La vedo dormire, il lenzuolo ne traccia proprio un profilo sinuoso, curve su curve.

Riposa serena, immobile, come se tutta la vita che riesce a darmi in un momento fosse svanita.

Leggero faccio sfilare via il lenzuolo, voglio ammirarla in tutta la sua bellezza, nuda che più nuda non si può.

E lei continua a dormire, sembra che niente possa disturbare il dolce torpore in cui si trova.

Con gli occhi cerco le imperfezioni, del resto bisogna innamorarsi anche dei difetti no?

Con gesto lieve l’accarezzo, ed è liscia come seta, la mia mano si muove sul suo corpo lentamente, scivola lieve su di lei che imperturbabile continua il suo sonno.

Poi d’improvviso qualcosa mi dice che non ho fatto abbastanza per lei, l’ho trascurata, io che avevo giurato di averne cura per sempre, che l’avrei amata e rispettata finchè morte non ci avrebbe separato! Come ho potuto!!!

Va bè dai, mi sono scordato di pulire i collettori, domani mi ci metto, ora rimetto il lenzuolo, bacio al cupolino, chiudo il garage e me la squaglio… Notte moto…

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Ozio filosofico

Giorni di grandi pensieri filosofici questi, m’interrogo su argomenti d’importanza vitale per il futuro della razza umana, dilemmi esistenziali che se non risolti potrebbero seriamente mettere a rischio l’intera esistenza tipo:

ci va l’uvetta nel castagnaccio?

Oppure

Dove avrò messo lo spazzolino nuovo che ho comprato?

In pochi riescono a capire davvero l’importanza di dare una risposta a questi quesiti. In questo primo dì di novembre credo che continuerò nella mia ricerca filosofica sdraiato sul divano sonnecchiando…

Post inutile… pazienza…

Ciao Signora M. alla prossima…

L’ho sistemata in garage, sotto un lenzuolo bianco, ovviamente prima l’ho pulita per bene, lisciata e accarezzata come si fa con una vera Signora di quelle con la esse maiuscola, mi aspetterà fino allo sbocciare della prossima primavera, quando io, gli darò di nuovo voce, quella voce che mi piace tanto, quella voce che in certi momenti non è una voce ma un urlo, un acuto che mi scarica addosso una discreta dose di adrenalina, e lei da buona droga qual è mi presenta il conto in queste fredde sere d’autunno. L’astinenza da piega è una brutta bestia, ogni volta che vedi il Motogp ti sale, ogni volta che vedi un video su Youtube di un qualsiasi mezzo a due ruote ti sale, non se ne esce! Bisogna solo aspettare, questo è il mestiere dell’appassionato. La prima cosa che dovrò fare appena ritornerà la bella stagione sarà cambiargli le gomme, eh si, in tre mesi c’ho fatto quasi seimila chilometri e le gomme sono praticamente finite, me ne sono accorto quindici giorni fa quando a una banalissima e lenta curva a destra mi è partito il posteriore, ovviamente effetto catapulta classico che ha rischiato di sbalzarmi dalla moto, miracolosamente sono rimasto in sella e ho immediatamente capito che qualcosa non andava, le gomme!!! A parte qualche lievissimo inconveniente tipo quest’ultimo devo dire che mi sono tolto davvero una bella soddisfazione, la moto è bella, non c’è niente da fare, ho fatto proprio bene a comprarla. Vero è che potevo scrivere di più su di lei, sui piccoli viaggi che ho fatto insieme a lei, ho visto tanti posti e sono riuscito finalmente a godermi un po di più la mia regione che nell’entroterra offre scorci di rara bellezza. Uno mi è rimasto impresso e lo voglio raccontare, domenica mattina, è caldo ma mi metto comunque la giacca, l’aria in moto si fa sentire e alla lunga fa freddo anche d’estate, zaino con straccio per pulire la visiera del casco, un panino e una bottiglia d’acqua, occhiali da sole e cazzate varie. Parto volutamente da solo con l’idea di vagabondare, senza meta, basta che ci siano le curve. Mentre girovago per la campagna toscana vedo un indicazione per Volterra, ok, decisione fulminea, è un paio d’ore che guido, ho bisogno di rilassarmi un attimo, magari bevendo un buon succo di frutta, lo farò a Volterra. La strada per salire fino alla città è molto bella, perfetta per la moto, curve relativamente veloci intervallate da lenti tornanti, è un piacere guidare, anche se la strada è costellata di tedeschi che vanno a due all’ora impegnati nel ritrovamento di chissà quale punto d’interesse, va bè, non ho la minima intenzione di arrivare su fra due ore, via ai sorpassi, si è pericoloso lo so ma io dietro a un tedesco con la mercedes verde pisello e il coprivolante peloso non ci sto, mi rifiuto. Finiti i tornanti si inizia a salire per ritrovarci poi in una specie di piazza dove inizia la zona pedonale, quindi cavalletto, tolgo il casco e mi cade l’occhio al di là del muretto dove un fiume di persone sono sedute. Rimango di stucco, il panorama da la è da infarto, la giornata è particolarmente limpida e si vede addirittura il mare, neanche una nuvola, le colline toscane che cambiano colore con le tipiche coltivazioni, casolari contornati da alberi da frutto e prati verdi, boschi e fiumi, si vede tutto da qui ho pensato, sono rimasto li a guardare per dieci minuti, bellezza a perdita d’occhio per centottanta gradi buoni, quella vista mi aveva fatto scordare la stanchezza e la sete, e mi aveva tolto anche le parole di bocca.

Influenza e sogni

Babba bia… Raffreddore, tosse e mal di gola… Il corvo se ne sta nel suo nido immobile, con quel freddino nelle ossa tipico di quelle noiose due o tre linee di febbre che ti costringono a letto. Ma che ci vuoi fare, l’estate se n’è andata e adesso dobbiamo riabituarci al freddo, alle influenze, al raffreddore cronico e ai piedi freddi, unico pensiero positivo è che col freddo viene la neve e con la neve si tirano fuori scarponi e sci, che sono sinonimi di week and sulle piste, cioccolate calde, risate in seggiovia, cadute rovinose, liquore al mirtillo e un sacco di altre cose che si possono sperimentare andando a sciare. E dopo questo bel discorso mi rendo immediatamente conto che sto vaneggiando, eh si, perché mancano almeno ancora tre mesi alla prima neve. Questo periodo è sicuramente il più brutto dell’anno, le vacanze sono lontane anni luce e i prossimi mesi saranno vissuti all’insegna del duro lavoro, una via crucis di circa 100 giorni che divide il corvo da una delle cose che lo divertono di più. E va bè, lamentarsi non farà sicuramente scorrere il tempo più velocemente quindi tanto vale mettersi l’anima in pace e tirare avanti. Mi chiedo cosa aspettino gli scienziati a inventare la macchina del tempo: “Salve Sig. Scienziato, io vorrei arrivare istantaneamente al 26 Dicembre please…” che bello sarebbe, il giorno di Natale è già passato quindi non sei costretto in famiglia, hai qualche giorno di ferie e nessun obbligo, che fai? Fai una breve telefonata al tuo amico “Prepara tutto, tra mezz’ora passo a prenderti.” Lo passi a prendere e lui si fa trovare davanti casa sci in mano e sorriso a sedicimila denti, sale in macchina alza lo stereo si gira verso di me e dice: “Andiamooooo!!!!”

Ciao mezzasega, mi mancherai…

Purtroppo devo scrivere questo post in memoria del mio cagnolino di cui non farò il nome per motivi di privacy, devo ma soprattutto voglio scriverlo perché è stato un buon compagno di viaggio, mi ha dato tanto in termini di affetto e compagnia e spero di essere riuscito a ricambiare in pieno, ma si, credo di aver contribuito in modo positivo alla sua vita. A pensarci bene non so se ho agito bene, molte persone, e mi ci metto anch’io tra queste, tendono a umanizzare molto il cane, è un riflesso del tutto normale per noi esseri umani, ma ovviamente non è salutare per i cani, sono animali e non possiamo pretendere che capiscano e obbediscano a ogni nostro ordine o volere. Come ho già scritto in uno dei miei primi post penso che gli animali debbano esser lasciati in pace, devono poter fare come e quando gli pare, se avessero potuto scegliere avrebbero scelto noi come padroni o avrebbero preferito scorrazzarsene per conto loro? Non ce lo chiediamo mai… Va bè, io non ho avuto scelta, trovai questo cagnolino in giro, quasi morto di fame, che dovevo fare? Lasciarlo li? Io l’ho preso e ho cercato di rimetterlo in forma, quando è tornato a stare bene ormai si era creato un legame tra noi, non potevo lasciarlo libero, tornava comunque da me, mi vedeva come la sua mamma o forse come il suo branco. Adesso tornerà nel cerchio della vita, l’ho portato in campagna, in un campo coltivato tra le colline toscane, ho scavato una buca che lo potesse contenere, e si, è scesa anche una lacrima mentre bucavo quella terra scura, l’ho adagiato con cura e gli ho dato l’ultima carezza, ho ricoperto la buca e me ne sono andato, senza croci ne scritte, tanto io lo so dov’è, tanto tra qualche tempo tutto ciò che è adesso diventerà parte del circostante, che siano fiori, frutti o semplicemente terra, e lui, anche se con altre forme, tornerà a scorrazzare libero nel cerchio della vita…

Presa!

Ebbene si, è mia, tecnicamente ancora no ma lo sarà presto, intanto me la sono portata a casa, e adesso riposa felice nel garage, perché è risaputo che la moto non deve dormire mai all’aperto, si rovina con l’umido della notte e cosa molto ma mooolto più importante è che lasciandola fuori le probabilità che venga ciulata aumentano esponenzialmente, quindi oggi mi sono preso una buona mezzora e ho fatto spazio nel garage per la new entry. Dopo aver fatto spazio sono andato a prenderla e lei era li, nella vetrina che mi guardava fremente di venire via con me, allora sono entrato e ho salutato il suo ex, abbiamo sistemato le ultime faccende burocratiche e poi mi ha dato un po di spiegazioni sul funzionamento e sulla manutenzione. Finito di parlare di ciò che doveva dirmi abbiamo scambiato qualche parola un po più da uomo a uomo che da compratore a venditore, del resto la burocrazia era già stata sistemata, i tempi delle trattative in cui si cerca di fare soltanto i propri interessi ormai passati, quindi la conversazione è stata molto più amichevole e intima, ho avuto la conferma di trovarmi di fronte una persona con una vera passione. In un certo senso è come se me l’avesse affidata, si è raccomandato più volte di tenerla bene, mi ha chiesto di rimanere in contatto, sembrava quasi che mi avesse affidato un essere vivente più che un mezzo. Devo dire che sono davvero stato fortunato, la moto ha pochissimi chilometri e il suo ex l’ha tenuta benissimo è praticamente nuova, quindi io non posso e non voglio essere da meno, adesso non mi resta che studiare con cura tutto ciò che riesco a trovare sulla manutenzione e la pulizia della moto. Oggi ho macinato un po di chilometri e devo dire che le sensazioni sono state molteplici, una su tutte la velocità. Io non credevo che andasse così forte! Cioè, forse mi sbaglio, non è proprio la velocità che spaventa di più ma l’accelerazione, raggiunge velocità considerevoli in un batter d’occhio e tra la spinta della moto e il vento che ti oppone resistenza devi letteralmente aggrapparti al manubrio per rimanere in sella. E poi una delle cose che veramente mi piace è il rumore, il suono del motore, a giri bassi è un ringhio, a giri alti è un urlo, non saprei descriverlo diversamente… che goduria…

La Solitudine (ma non quella della Pausini)

La solitudine viene spesso percepita dalle persone come una cosa negativa, una condizione assolutamente da evitare, una sorta di spauracchio dal quale tenersi alla larga. Se qualcuno ti chiede come hai passato Sabato sera e disgraziatamente gli rispondi “da solo” ti guardano come fossi un appestato, oppure uno strano. Sarà che a me è sempre piaciuto isolarmi dal resto del mondo, non dico sempre ma ogni tanto mi piace passare un po di tempo per conto mio, non so perché, forse è solo che in solitudine io sto davvero bene. Quando ho un po di tempo libero da passare da solo mi vengono sempre in mente mille cose da fare e spesso penso che quel tempo sia davvero poco, perché non riesco a farle tutte. La solitudine per me è un modo per ricaricarmi, per guardarmi dentro senza l’invadenza di una qualsiasi terza persona, a volte è anche un modo per fuggire dalla frenesia di questo mondo fatto di appuntamenti, lavoro e cose che “DEVI” fare. E’ come se il mio cervello a un certo punto mi dicesse “basta! Portami via!”, e si sa quando la mente decide il corpo non può far altro che assecondarla. E allora mi ritrovo a girovagare da solo, con le cuffie nelle orecchie a osservare vetrine e volti oppure a cercare una qualsiasi cianfrusaglia che mi passa per la testa in quel momento, una specie di vagabondo per passione, e spesso parto per fare una cosa e mi ritrovo a farne un’altra. Qualche giorno fa, ad esempio, mi ritrovo a vagabondare alla ricerca di plantari in lattice, ho un doloretto al piede e un amico mi ha detto che i plantari in lattice sono miracolosi, mentre cammino per i negozi scorgo una farmacia e ovviamente entro, mi metto a guardare gli scaffali e vedo una confezione di integratori di magnesio e potassio specifici per lo sport, quindi attratto da quelli mi metto a leggere la confezione, i plantari in lattice erano letteralmente scomparsi dalla mia testolina, perduti, via, andati. Poi quando si è da soli si riesce a pensare con calma e meglio anche ai propri problemi, senza nessun ficcanaso che facendo finta di essere interessato alle tue disavventure ti faccia mille domande solo per soddisfare la sua voglia di farsi i c…i tuoi. Da solo puoi pensare, sognare, giocare o semplicemente non fare niente e ascoltare il mondo che ti gira intorno, e sentirti un po più libero. Non che voglia esaltare la solitudine più del dovuto, ma ogni tanto, stare soli con se stessi forse è anche un modo per stare in compagnia di se stessi.