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Di depressione e ispirazione

Quando ti accorgi che il tuo ritmo circadiano invece di somigliare a una marcetta da banda di paese carina e regolare è più simile a uno spartito di una canzone punk, quando mangiare una nocciolina di troppo ti provoca la sovraproduzione di quei sette o otto litri di succhi gastrici, quando cerchi conforto nel tuo strumento musicale ma ti ritrovi a suonare alle due di notte “the blower’s daughter” di Damien Rice, bhè, quando tutto ciò accade vuol dire che una puntina di depressione probabilmente ce l’hai… Non mi soffermerò sui motivi più profondi che spingono una persona ad essere depressa, ognuno ha i suoi, e poi il più delle volte neanche sono poi così interessanti e alle persone, di solito, sentire o leggere di uno che si lamenta non interessa. Potrei allora fare una bella lista di azioni dirette per vincere la depressione, ma volete davvero la verità? Dalla depressione non si guarisce, si può imparare a ignorarla, si può imbrogliare la propria mente sostituendo abitudini negative con altre positive, si può perfino credere di aver vinto la battaglia, ma non è così, quell’ombra è sempre lì, accanto a te, ovunque tu vada. L’unica cosa davvero saggia da fare allora è conviverci. Come dice la mitica Geppi Cucciari “se non riesci a uscire dal tunnel… Arredalo!”. A parte gli scherzi, l’unica soluzione è trovare l’ispirazione, si, come uno scrittore che deve iniziare il suo libro, come un musicista davanti al pentagramma in cerca di una melodia. Trovare qualcosa che ti ispiri e riesca portarti un po’ più in superficie a prendere una boccata d’aria. Io stasera l’ho trovata l’ispirazione. Cercando qualche video relativo alla mia passione ho scoperto Di.Di., cos’è? Guardate coi vostri occhi e poi ditemi se guardandoli non vi sentite ispirati. VIDEO 1, VIDEO 2.

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Bye bye Nicky

Sono rientrato a casa stasera e mentre spippolavo su internet ho visto il seguente titolo “Nicky Hayden non ce l’ha fatta, è morto oggi”. Il mondo del motociclismo, purtroppo, periodicamente ci regala tragedie, sta nell’ordine delle cose. Fare il pilota di moto è un lavoro tanto bello quanto pericoloso e questo i centauri lo sanno, conoscono perfettamente i rischi ma li affrontano con coraggio e determinazione gara dopo gara. Abbiamo dovuto salutare un sacco di piloti per incidenti fatali, Luis Salom l’anno scorso, il nostro Marco Simoncelli nel 2011, e ancora Tomizawa, Kato e tanti altri del passato più remoto, gente del calibro di Jarno Saarinen o Renzo Pasolini… e oggi è toccato a Nicky Hayden. Ma la cosa strana è che non è morto mentre faceva la cosa che gli piaceva di più, e cioè sfrecciare a trecento all’ora su un circuito, no, è morto in bici, mentre faceva una sgambata d’allenamento su una strada vicino a Misano. Non ha rispettato lo stop a un incrocio dicono, una macchina è sopraggiunta e l’ha sbalzato dalla bici. Sono cose che succedono, d’altronde si dice così no? Si, però non è una consolazione e perdere un centauro come lui fa comunque male. Bye bye Nicky…

Post senza senso

Amico: Oh ma lo sai che la Leotta le ha uscite?
Corvo: Chi?
Amico: Si dai, Diletta Leotta!
Corvo: …
Amico: Quella di Sky!
Corvo: …
Amico: Ma tu il calcio non lo guardi?
Corvo: A me piacciono le moto…
Amico: Ma tiferai per qualcuno no?
Corvo: Si, per Valentino Rossi, ma di solito tengo per tutti gli italiani, Iannone, Dovizioso, e poi mi piacciono le nuove leve in Moto 3, Bulega, Bastianini…
Amico: Intendevo nel calcio!
Corvo: Bho, non saprei…
Amico: Va bè… ci rinuncio…

Amico: Oh ma lo sai che la Buccino le ha uscite?
Corvo: Chi?
Amico: Si dai, Cristina Buccino!
Corvo: …
Amico: Quella che stava con D’Alessio!
Corvo: Gigi?
Amico: Noo, suo figlio!
Corvo: Gigi D’Alessio ha un figlio??? O.o
Amico: Dai, quella che ha fatto l’isola dei famosi!
Corvo: Bho… io l’isola dei famosi non l’ho mai vista…
Amico: Ma te dove vivi?
Corvo: A casa mia, vai tutto dritto, la terza a destra e ci sei!

PS: Ora, vorrei conoscere il diretto responsabile del neologismo “escile”, che odio tanto quanto quel deficiente totale che per primo ha abusato del “piuttosto che”, e già che siamo a dirsele ci metto dentro anche quell’intelligentone che ha permesso a una parola come “petaloso” di fare parte della lingua italiana.

PS2: Mi sa che questo post non ha senso…

Un bel week end da appassionato

Come si passa un bel week end da appassionato? Dipende! Eh si, dipende da qual è la passione. Molti sono appassionati di calcio e probabilmente si organizzeranno in gruppi per seguire la squadra del cuore, altri sono più inclini al relax e vorranno oziare in qualche spa, altri ancora amanti della buona cucina macineranno secchiate di chilometri per andare a cena in un ristorante particolare, insomma ognuno, giustamente, cercherà di assecondare quella che è la sua passione. Anch’io ne ho una, è da qualche anno che la coltivo, e nello scorso week end ho potuto sfogarla a pieno, tanto che ancora adesso se ci penso mi viene da sorridere. La mia passione per chi ancora non lo sapesse è la moto. Quel cavallo d’acciaio che tanti odiano perché pericoloso (e lo è) a me regala una sensazione di libertà incredibile, per non parlare dell’adrenalina… Quindi il mio week end è iniziato sabato pomeriggio, nel garage, dove ho potuto svolgere tutti i lavori di manutenzione e le coccoline di cui necessitava la mia bambina. Gli ho fatto un bel bagnetto, poi l’ho lucidata con i suoi prodotti preferiti, ho ingrassato a dovere la catena, ho montato le leve nuove per freno e frizione e quando è arrivata la sera, perché c’ho messo delle ore a fare tutto, l’ho salutata ansioso di cavalcarla l’indomani. Il giorno dopo il ritrovo era a un bar vicino a casa mia, inutile dire che mi sono presentato con quasi mezz’ora di anticipo, segno inequivocabile di passione, e di voglia sfrenata di partire. Gli altri, perché stavolta eravamo ben in dieci, sono arrivati poco dopo, anche loro tutti in anticipo, chissà perché? Dopo il caffè e le solite chiacchere motociclistiche, il Prof (il più vecchio e più esperto del gruppo) annuncia l’itinerario e invita a gran voce a salire in sella per la partenza. Il punto di arrivo è il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, inutile dire che è bandita l’autostrada, i motociclisti odiano le autostrade, troppo dritte e monotone, molto meglio le curve, infatti qualcuno diceva che “la curva non è una semplice deviazione, è una gioia, un esercizio mentale che ti porta a ragionare passo a passo la manovra corretta, i giusti giri del motore, la marcia perfetta da inserire ed è un esercizio fisico che esprime il gesto che vorremmo fosse efficace e bello da vedere nello stesso tempo”. Quindi più di cento chilometri di curve con soste solo ed esclusivamente per rifornirsi di carburante e per una sigaretta veloce, per chi ancora ha quel vizio, io fortunatamente me lo sono tolto. All’ora di pranzo siamo in vetta all’appennino e mentre guardiamo il panorama consumiamo il pranzo sulla terrazza di un agriturismo. Il Prof è in forma oggi e ci fa ammazzare dalle risate con le sue barzellette, e mentre gustiamo il caffè già ragioniamo su quale percorso affrontare per il ritorno. Quindi risaliamo in sella ai nostri destrieri e ricominciamo a rincorrerci per quelle meravigliose strade immerse in verdi boschi, con panorami mozzafiato, il tutto in una domenica di fine settembre fresca e soleggiata. Che goduria!!!

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PS: Su Youtube ci sono molti video dedicati alla passione del motociclismo, questo è uno dei più belli secondo me… ed ha pure una buona colonna sonora…

… Meravigliosa gente…

Sono tornato da pochi giorni, non so quando ma sicuramente a breve ripartirò per chissà quale meta, al momento l’unico pensiero, essendo metà giugno, è quello di togliere il lenzuolo alla mia bella e portarla in giro per un giorno intero. Però non voglio farlo da solo, quindi penso ai papabili che potrebbero voler accompagnarmi e dato che non lo vedo da un sacco di tempo scelgo il mio mentore, colui che mi ha introdotto a questo meraviglioso mondo, Filippo (il nome è stato ovviamente cambiato). Conosco i posti dove va di solito quando finisce di lavorare, uno è proprio vicino a casa mia, quindi m’incammino e appena arrivo lo trovo seduto a un tavolo davanti al bar. Appena mi vede mi sorride, io ricambio e esordisco con “Allora? Si va?” e lui mi risponde “Verrei volentieri, se non avessi questa…” alza i pantaloni sulla gamba sinistra e mi mostra una cicatrice che va dal polpaccio fino quasi sotto al piede. Rimango basito, e gli chiedo cos’è successo, lui mi spiega che la sua bella è distrutta e che lui a parte la gamba fratturata in tre punti sta bene. Mi dice che però non molla, ha già comprato la nuova bella e aspetta solo di ritornare in forma per cavalcare nuovamente. Dopo una bevuta e qualche chiacchera torno a casa pensieroso. Arrivato, accendo il computer e leggo del Tourist Trophy, la gara motociclistica più spettacolare e pericolosa del globo, quest’anno le vittime in soli sei giorni sono state ben cinque. A questo punto i pensieri negativi prendono il sopravvento e non mi sento molto bene. Poi d’un tratto leggo uno scritto, dicono sia la lettera di un padre che ha perso il proprio figlio, caro lettore, io te la posto, poi dimmi tu…

…Mi aveva tanto parlato di voi, ma a dire il vero non lo avevo mai ascoltato più di tanto, ma essendo un gran “capoccione” me li ha voluti far conoscere uno ad uno, questi ragazzi da abbracciare e baciare come figli propri, immersi in quelle loro tute di pelle, con i loro caschi sgargianti, tutti veri DURI! Gente che su strada non abbassa mai lo sguardo. Ma provate ad alzare loro quelle visiere scure da marziani e troverete occhi splendidi, puliti, gonfi di quelle lacrime vere in cui puoi annegare ed arrivare fino in fondi alla loro anima per vedere com’è candida. Provate poi a togliergli quelle tute e troverete al loro interno dei bambinoni innamorati della vita, dei week-end a bistecche e salsicce, ma ancora tanto bisognosi di un padre o di una madre che li prenda per mano quando la sorte inizia a giocare duro”. Si dice che ogni volta che saliamo in sella ai nostri destrieri insieme a noi salgano pure Angeli e Diavoli… E’ vero! Rappresentano quel dualismo che rende questo modo di vivere così denso di emozioni che a volte il cuore pare voler saltar via dal petto e mettersi a correre, ad urlare. Diavoli che girano quel polso in maniera a volte così irrazionale e violenta che lo schizzo di adrenalina ti arriva diritto al cervello senza passare dal via, lasciandoti i tremori per lunghissimi interminabili minuti, e angeli che portano il volto e la voce di chi non è più con noi, dei nostri affetti, delle nostre paure ed esperienze costruite sulle nostre ossa rotte. Si, è vero, in moto si muore, capita… può capitare ad ognuno di noi e ci si fa male, tanto male, ma quanta vita si trasforma in ricordi bellissimi, in attimi eterni, in risate così fragorose da far tornare il sole anche in una fredda e piovosa giornata di novembre? Parlate con ognuno di noi e fatevi raccontare un giro, un aneddoto, una curva e perdetevi in quello sguardo che comincia a scintillare, nelle risate, nel sorriso che, spontaneo, stira gli angoli del viso e distende la fronte… Parlate con ognuno di noi e chiedetegli cosa sarebbe di lui se un giorno dovesse rinunciare a questa passione e preparatevi a sentire l’urlo del silenzio, a vedere quello sguardo di bimbo diventare lo sguardo di un marinaio costretto a vivere a terra con il mare in vista o di un pilota che guarda il cielo ancorato a terra… In moto si muore, è vero… ma non esiste modo migliore per vivere il tempo che ci è concesso… E se ancora non lo avete capito… beh, lasciate perdere, non lo capirete mai… Ma se un domani, andando al mare con la vostra famiglia automobilisticamente corretta, dovesse sopraggiungere uno di Noi e vedreste vostro figlio girarsi di scatto e salutare sbracciando come un pazzo, rinunciate a capire anche lui… Lui che nella sua incoscienza vede in Noi quella scintilla che voi non siete stati capaci di scorgere. E se vedrete il Motociclista ricambiare il saluto… beh, non c’è nulla di strano sapete? Tra Angeli in terra ci si saluta sempre… Ma questo, chi ha perso le ali, non lo ricorda…Motociclisti…strana, meravigliosa gente!

E’ suonata la sveglia

Oggi è quel giorno, quello in cui ti rendi conto che l’estate è davvero finita. Si, lo so che per il calendario è già finita da un pezzo ma per il mio orologio biologico è finita esattamente oggi. Il mio orologio biologico ha due sveglie particolari, una suona verso aprile o al massimo maggio, e l’altra a fine settembre o come quest’anno a ottobre inoltrato. Sto parlando di quella sensazione che ti sussurra all’orecchio che la stagione calda sta iniziando o finendo. E’ una scatto netto che mi capita da quando ho memoria, e non so se riuscirò a spiegarlo bene. E’ una miscela di percezioni, colori, odori che in un momento mi suggeriscono che la stagione sta effettivamente cambiando. Oggi, ad esempio, stavo in garage a mettere a posto alcune cose, avevo la porta aperta e c’era il calasole, a un certo punto ho sentito un odore particolare, come un aria leggermente umida, e i raggi solari erano chiari, quasi bianchi. Poi un piccolo brivido mi ha attraversato la schiena e tac! La sveglia biologica ha suonato! Quindi il mio sguardo è andato a posarsi sulla mia bambina e la mente ha iniziato tristemente a pensare al fatto che dovrò prepararla per il lungo inverno che l’aspetta, e dovrò attendere che la sveglia suoni nuovamente la prossima stagione per passare altro tempo con lei. Dovrò avvolgerla in un lenzuolo, legarla e accertarmi che non ci sia rischio che qualcosa le possa cadere addosso. Dovrò essere certo di tenerla al chiuso, ben protetta e all’asciutto, e nelle giornate d’inverno quando le passerò accanto sospirerò, immaginandomi le bellissime giornate passate insieme e sperando che possano essercene altre in futuro… ah l’amour…

PS: “la mia bambina” per chi non lo sapesse è una moto, quindi non sto rapendo nessuno ne tantomeno segregando alcun essere vivente.

Romanticismo post moto

Potrei scrivere del sogno erotico fatto ieri sera con protagonista una tailandese niente male, e poi chissà il mio cervello da dove l’ha tirata fuori… bho… Oppure potrei scrivere dell’ennesimo diverbio con l’amico che crede a tutto, Dio? Alieni? Uomini e donne? Lui beve tutto, anche l’imbevibile… No stasera no, non ce la faccio… Stasera parlo di romanticismo. Una volta tanto anche l’uomo che non crede all’amore ne ha visto uno scorcio, e vuole raccontarvelo. Come sempre nei miei giri in moto succede che mi viene sete, quindi decido di fermarmi e andare a bere qualcosa. Spengo la bimba e mi accingo a togliermi il casco quando li vedo, mano nella mano con un sorriso a diecimila denti. Camminano pacati, non parlano ma guardandosi sporadicamente è come se si dicessero: “sono felice qui e adesso”. Tolgo il casco e apro la giacca. Entro nel bar e ordino. Dopo qualche minuto entrano anche loro, le facce distese, sorridenti, si mettono seduti nel tavolo accanto al mio. Continuano a non dirsi una parola, si guardano complici e sorridono, come quelle coppie che hanno appena consumato l’amore e cercano ristoro. Mi trovo a invidiarli, sono felici, è innegabile, forse come capita spesso nelle storie d’amore è una felicità illusoria e a scadenza ma, si percepisce chiaramente che in questo momento sprizzano gioia da tutti i pori. Sorrido e bevo. Il barista fa una smorfia poco felice. Mi alzo e quando vado a pagare mi scappa un: ”Vergognati”. Esco arrabbiato. Ah dimenticavo un particolare insignificante, la coppia era formata da due maschi.

PS: Stasera faccio coming out! Sono etero ma le più belle manifestazioni d’amore le ho viste tra omosessuali!

PPS: Forse perché molti avendo avuto problemi ad essere accettati, sviluppano una sensibilità maggiore… non saprei… ma tant’è…

Volare via

Mattino presto e sto beatamente ronfando come un bebè nella sua culla. Poi d’improvviso uno squillo al cellulare mi sveglia. E’ incredibile come riesci a svegliarti velocemente oppure di botto quando sai che passerai una bella giornata. Volo giù dal letto e col sorriso sulle labbra mi lavo, colazione e poi inizia il rituale. Giacca, pantaloni, scarpe, guanti, zaino, interfono e casco. Giù in garage a controllare le ultime cosette e finalmente fuori. Contemplazione di un pezzo di acciaio che luccica al sole. Godo. Sguardo che trasla verso la fine della via, e l’unico pensiero persistente è “mi ha fatto lo squillo neanche mezzora fa, quanto cazzo ci mette ad arrivare quel cretino…”. E poi eccolo. Dalla fine della via arriva e si ferma davanti a me. Dalla visiera scura scorgo a fatica un sorriso a sedicimila denti, ricambio. Metto in moto mi allaccio il casco e via. Il primo pezzo di strada è fatta di curve lunghe, larghe, e mentre scaldiamo bene motori e gomme ci parliamo in interfono scambiandoci prese in giro e raccontandoci quello che ci è successo durante la settimana. Ridiamo spesso. Ridiamo troppo e infatti sbagliamo strada e ci ritroviamo in centro città. A mezzogiorno a combattere con gli automobilisti per cercare di scappare da quel marasma. Ai semafori, perennemente rossi, apriamo le visiere perché il caldo, tra le moto, il sole, e le giacche antivento ci fa sciogliere come candele. Ridiamo anche di questo. Non ce ne importa niente. E’ sabato e siamo in sella, non possiamo non riderne. Usciamo dalla città e inizia la salita con le curve, quelle vere, quelle che ci porteranno a destinazione, la cima dell’appennino. Appena prima della prima vera curva sento il rumorino nelle orecchie dell’interfono che si spegne. E’ come un segnale. Ha interrotto la comunicazione in interfono. Come a dire “le luci vanno giù e non si scherza più”. Settanta chilometri a rincorrersi. Tutti d’un fiato. Il panorama sarebbe anche bello ma forse è il caso di tenere gli occhi sulla strada. Voliamo via. Il rumore è un misto di vento e motore. Tutto fantastico, a parte i camper e i motociclisti “cancello”. I primi, grossi, lenti, i secondi perennemente in mezzo alla strada e con l’andatura perfetta per non divertirsi, e pure dovrebbero conoscere una delle frasi più famose dei motociclisti “o vai avanti, o mi segui, o ti togli dai coglioni!”. Poi arriviamo su, parcheggiamo e andiamo a mangiare in un ristorantino. Ci mangiamo anche le sedie, e alla cassa l’oste ci porge un conto da neanche venti Euro a testa. Prendiamo entrambi e all’unisono il biglietto da visita del ristorante. Diventerà tappa fissa. Ci sono tanti motociclisti in piazza, forse troppi, optiamo per andare a digerire su un prato all’ombra di grandi alberi. L’aria è fresca e secca, il contrario di quella in pianura, dalla quale siamo partiti. Sdraiati guardiamo le cime degli alberi e il sole filtra dai rami scaldandoci quanto basta per indurci in una specie di dormiveglia, riposiamo e c’è il tempo per le confidenze e per chiacchierare di cose più serie. Famiglia, affetti, lavoro… Poi decidiamo di alzarci, dobbiamo ripartire. Il ritorno è più lento, ci siamo già spremuti all’andata e poi, in discesa, è molto più pericoloso. Arrivati a casa scendiamo dalle moto per le ultime chiacchere prima di salutarci, e lui se ne esce con: “grazie, mi sono divertito, che ne dici se ci prendiamo una tenda e ci facciamo una full immersion motociclistica sull’appennino tra qualche week end?” e io: “Moto, familiare di Peroni gelata e rutto libero?” e lui: ”Esatto”. Ridiamo. Credo che non ci sia bisogno di scrivere che cosa ho risposto.

Limbo

Credo che il futuro cambi a seconda del punto in cui lo guardi. Ero abituato a guardarlo dal punto di vista di chi in un certo senso sa già dove andrà a parare, ed ora che stringo un pugno di sabbia che penetra le mie dita e cade a terra devo reinventarmi. Cosa accadrà dipenderà da me e dalla fortuna, sempre ammesso che esista. E allora chi vuoi diventare? Come vorrai comportarti con chi ti sta accanto? E con chi ancora non conosci? E ora in un limbo di idee, sogni, pensieri che chissà per quale strano motivo sembrano essere positivi mi ostino a non farli andare via, li coccolo, come a volte si fa con la tristezza. E mi capita anche di ricordare, come a cercare un indizio o un qualcosa nella memoria che ti indichi la via, un dettaglio, una cazzata che ti faccia capire che cosa il destino ha riservato per te. Alla fine però non arrivi a niente, serve così tanta ragione per capire chi vuoi essere, probabilmente troppa. Forse, domani smetterò di sognare e cadrò nuovamente nella mia realtà, ma per stasera no, voglio godermi questa strana sensazione, limbo ancora per una sera, con la consapevolezza che “non ho più parole di pace”. Mi serve urgentemente un viaggio adrenalinico in moto. E chiunque tu sia non dirmi “vai piano”, dimmi invece “stai attento”, questo lo posso fare.

Rallentare…

L’ultimo mese è stato un turbine di cose da fare, ne ho avute di tutti i tipi, da quelle lavorative a quelle puramente ricreative, bello eh, intendiamoci, non sono qui a lamentarmi, ma adesso c’è bisogno di fermarsi. Riordinare le idee. Rilassarsi. Nella vita come in moto non puoi andare sempre a manetta e alcuni, chi davvero potrebbe dare del tu all’asfalto ma non lo fa, ricordano sempre che la manopola del gas si muove in entrambe le direzioni. E allora, magari, un paio di giorni di riposo me li prendo davvero. Ho un libro ammezzato che voglio concludere.La lettura mi rilassa enormemente, l’ho riscoperta negli ultimi anni e devo dire che ne valeva davvero la pena. Spunti di riflessione, parole magnificamente scelte, storie curiose e divertenti, c’è tutto. Qualcuno dirà “ci sono anche tante cavolate” bhè si, ma è difficile saperlo prima, tocca leggere prima di poter giudicare. E così me ne sto al fresco, gambe incrociate e sfoglio, fuori il vento soffia un aria salmastrosa, i gatti si pestano allegramente, le rondini per aria se ne fottono e anch’io un pochino me ne fotto…
PS: il metodo sticazzi paga sempre, non c’è niente da fare…