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Se un bambino ti chiede se Babbo Natale esiste

Le feste sono quasi finite, manca giusto la Befana e poi siamo a posto anche per quest’anno. L’altra sera parlando con uno dei miei nipoti, che ormai frequenta le scuole medie (spero si chiamino ancora così…), vengo a sapere che ha scoperto la non esistenza di Babbo Natale verso i sette/otto anni e che aveva già qualche sospetto avendo visto il padre cercare di sgattaiolare con tantissimi regali da una stanza all’altra della casa sperando di non esser visto. Per quanto mi riguarda invece la mia scoperta della non esistenza di Babbo Natale è stata abbastanza traumatica. Ero un bambino felice e spensierato di circa sei anni e stavo tornando a casa a bordo dello Scuola-bus quando, parlando con un bambino più grande di me, vengo a conoscenza che non sarebbe stato Babbo Natale, a cui avevo da poco scritto la mia bella letterina, a portarmi i doni, ma sarebbero stati i miei genitori. Ammetto che per me, forse per via della tenera età, fu un vero e proprio shock, rimasi impietrito e mi misi seduto da solo, nella mia testolina giravano un sacco di pensieri e proprio mentre uno di loro prendeva il sopravvento si aprirono le porte del bus, la mia fermata. M’incamminai verso casa ancora visibilmente turbato, mi avvicinai al portone e suonai il campanello, mi aprì mia madre che mi chiese cosa fosse successo e io di botto “siete tu e Papà che mi fate i regali a Natale vero?” lei esitò e io di nuovo “vuol dire che Babbo Natale non esiste… siete voi…” lei annuì e io scoppiai a piangere ringraziandola per i doni che avevo e che avrei ricevuto. Così, per cercare di essere preparato se uno dei miei nipoti dovesse mai farmi una domanda del genere, ho pensato di documentarmi su come e cosa si potrebbe e dovrebbe rispondere. Ho trovato le risposte più disparate, da chi vorrebbe negare tutto e cercare di convincere il bambino che si sbaglia e che quindi Babbo Natale esiste, a chi consiglia di psicanalizzare il bambino istantaneamente e cercare di capire quale risposta preferirebbe, a chi consiglia di rispondere “se ci credi allora è vero!” che non è una risposta, insomma, mi pare che ci sia una bella confusione. Quindi io da traumatizzato propongo di dire tutta la verità nient’altro che la verità dica lo giuro… mmm… no quella è un’altra cosa… Comunque essere sinceri pagherà sicuramente e io ho trovato la risposta più veritiera e scientifica proprio nel web, ed è la seguente.

Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi, questo non esclude completamente l’esistenza di renne volanti, che solo Babbo Natale ha visto.
Ci sono due miliardi di bambini (sotto i 18 anni) al mondo. Dato però che Babbo Natale non tratta con tutte le religioni il carico di lavoro si riduce al 15% del totale, cioè circa 378 milioni. Con una media di 3,5 bambini per famiglia, si ha un totale di 98,1 milioni di locazioni. Si può presumere che ci sia almeno un bambino buono per famiglia. Babbo Natale ha 31 ore lavorative, grazie ai fusi orari e alla rotazione della terra, assumendo che viaggi da Est verso Ovest. Questo porta ad un calcolo di 822,6 visite per secondo. Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per :
– trovare parcheggio ( cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta );
– saltare giù dalla slitta;
– scendere dal camino;
– riempire le calze;
– distribuire il resto dei doni sotto l’albero di Natale;
– mangiare ciò che i bambini mettono a sua disposizione;
– risalire dal camino;
– saltare sulla slitta;
– decollare per la successiva destinazione.
Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente ( che sappiamo essere falso, ma accettiamo per semplicità di calcolo ), stiamo parlando di 1.248 Km per ogni fermata, per un viaggio totale di 120 milioni di Km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 1040 Km/sec, a 3000 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse ( la cosa più veloce creata dall’uomo ) viaggia appena a 43,84 Km/sec, e una renna media a circa 30 Km/h.
Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento : assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego ( del peso di circa 1 Kg ), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale ( notoriamente sovrappeso ). Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg. Anche assumendo che una “renna volante” possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000. Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II ).
Sicuramente, 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un’enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell’atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d’urto ( bang ) soniche.
L’intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo.
CONCLUSIONE : Babbo Natale non esiste.

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La tartaruga rossa

Saltuariamente su questo blog menziono film che mi hanno particolarmente colpito e oggi mi sento non solo di consigliarvi la visione di un film d’animazione a mio avviso molto bello, ma anche di rendere omaggio a una delle case produttrici che l’hanno ideato e realizzato. Sto parlando di quei geni dello “Studio Ghibli”. La famosa casa di produzione è nota soprattutto per aver prodotto i lavori di un maestro dell’animazione giapponese “Hayao Miyazaki”, ma devo dire che ogni volta che tirano fuori un prodotto fanno centro, che sia stato fatto dal maestro o no. Infatti il film di cui voglio parlarvi non è di Miyazaki ma è il frutto di una collaborazione tra diverse società tra cui lo Studio Ghibli. La pellicola in questione s’intitola “La tartaruga rossa”, ed è la storia di un naufrago che viene trasportato dai flutti in tempesta su un’isola deserta, nella quale farà un incontro con una tartaruga marina di colore rosso. Non dirò altro della trama per non spoilerare a chi non l’avesse visto, m’interessa però dire che la scelta dei colori pastello e il tratto del disegno così semplice ne fanno un piccolo capolavoro assolutamente originale rispetto a ciò che siamo abituati a vedere in quanto a animazione. coverlgAltro segno distintivo non di poco conto è che il film è muto. All’orecchio arrivano solo i suoni della natura, e le urla di dolore o le grida di gioia, non esiste il linguaggio parlato. Nonostante ciò lo spettatore riesce non solo a capire perfettamente cosa stia succedendo ma riesce a sentire anche nitidamente le sensazioni e le emozioni che i personaggi provano durante la loro esistenza sull’isola. La tartaruga rossa è un film che parla di vita, violenza, gioia, dolore, amore, abbandono e lo fa senza spiegarti niente e senza richiedere allo spettatore una particolare attenzione, basta guardare lo schermo e si entra in connessione con i personaggi senza neanche accorgersene. Avverto comunque che c’è anche del surreale, quindi per la visione bisogna essere aperti mentalmente a vicissitudini inspiegabili, senza voler per forza cercare una spiegazione a tutto ciò che accade. A mio avviso questa semplice e poetica pellicola dimostra che a volte basta poco per fare una vera e propria opera d’arte cinematografica.

Galli da pollaio

A volte può capitare di dover avere a che fare con quei tipi di persone che io chiamo “Galli da pollaio”. Si riconoscono molto facilmente, appena li conosci hanno bisogno di sfoderare tutta la loro esperienza raccontandoti di esser stati chissà chi, di conoscere chissà chi e di aver fatto chissà che. Il gallo da pollaio oltre a pavoneggiarsi (cosa che non gli riesce neanche molto bene proprio perché non è un pavone…) cercherà di dimostrare di essere anche molto generoso e in cambio della tua metamorfosi da uomo a zerbino ti prometterà di trasferirti tutta la sua virtute e canoscenza… Parliamo adesso del pollaio, perché ogni gallo che si rispetti deve avere un pollaio, e il suddetto è costituito da uno o più polli che hanno abboccato alla miriade di cazzate che il gallo gli ha propinato. Ultimamente ho avuto modo di relazionarmi con un gallo, inutile dire che essendo un corvo e non un pollo, le opere di persuasione e di lavaggio del cervello del gallo non sono giunte a segno, d’altronde si sa, il corvo è un animale solitario, avete mai visto un corvo in un pollaio? Comunque una cosa è certa, i pollai esistono perché esistono i polli e perché i galli, glie ne va dato atto, sono ottimi oratori e bravi nelle opere di persuasione. Quindi, il consiglio che mi e vi do si rifà alla vecchia “Teoria del sonoro” della quale ho scritto un post anni fa, e cioè togliere il sonoro, le chiacchere e soprattutto le promesse dal metro di giudizio, e vedrete che il fatto di concentrarsi solo sui gesti consente di poter dare un’occhiata all’effettiva salute della relazione, qualsiasi essa sia. Si riuscirà a capire se realmente c’è tra i due soggetti un vero interscambio, oppure se tale interscambio è a senso unico. Ogni tanto credo che una riflessione di questo genere possa fare altro che bene. Per quest’anno è tutto. Auguri a tutti e a rileggerci nel 2018!

Auguri speciali

Sollecitato da mia nipote a cercare una colonna sonora per il giorno di Natale mi sono messo alla ricerca delle più belle canzoni natalizie. Dopo aver inserito nella compilation le classiche Jingle Bells o Last Christmas mi torna alla mente che anche il mito John Lennon scrisse una canzone sul Natale e infatti, cercando su Youtube la versione a più alta qualità, trovo questo video (avviso che le immagini possono turbare):

E’ curioso l’effetto che può produrre una canzone così bella montata su delle immagini così scioccanti, ti porta a riflettere. E anche il testo della canzone, anche se davvero semplice, ti porta a riflettere e a pensare che forse, c’è poco da festeggiare. Quindi senza sfociare nel prolisso, i miei migliori auguri quest’anno li conservo per i bambini che in un periodo che dovrebbe essere il più spensierato e gioioso dell’anno, sono costretti a vivere sotto le bombe, o negli ospedali di guerra. E anche se non credo nella speranza, faccio un eccezione e mi auguro che la vostra sofferenza possa finire al più presto.

Forse è l’ultimo capitolo

Spippolando come mio solito in rete sono venuto a conoscenza del fantastico e oserei dire mirabolante nuovo cinepanettone di Natale. Quest’anno signori ci siamo superati, eh si, perché non hanno deciso di rifilarci il consueto filmetto con i soliti tre/quattro attori che ormai conosciamo bene che si sfidano a colpi di flatulenze e turpiloqui, no, quest’anno hanno deciso di farne una raccolta. Che culo… Stò parlando di Super Vacanze di Natale. I siti specializzati hanno deciso di classificarlo come film, ma diciamocela tutta, essendo composto principalmente da spezzoni di altri cinepanettoni dovrebbe essere chiamato col proprio nome, e cioè un mero montaggio. Chi lo andrà a vedere (e io non sarò tra questi) potrà gustarsi le gag di svariati film del genere, infatti il mix partirà da Vacanze di Natale del 1983 per finire a Natale a Londra del 2016. Chi si è incaricato di questo grandioso progetto è Paolo Ruffini, che, devo ammettere, in alcuni suoi lavori ho anche apprezzato, tipo i doppiaggi del Nido del Cuculo, oppure lo spettacolo omonimo che ho anche avuto l’occasione di vedere dal vivo, ho apprezzato le sue conduzioni a MTV agli albori della sua carriera, mi è piaciuto il personaggio interpretato nel film “C’è chi dice no” del 2011, ma sinceramente, le interpretazioni in questi filmucci di Natale e i lavori da regista, vedi “Fuga di cervelli” o “Tutto molto bello”, direi che poteva tranquillamente risparmiarseli. L’unica cosa che c’è da sperare è che questo ennesimo cinepanettone, anzi Supercinepanettone, sia l’ultimo capitolo e quindi, forse, finalmente, dopo trentacinque anni, ce li siamo tolti dai cog…..

La donna “Frutto del Drago”

Qualche giorno fa ho incontrato una donna “Frutto del Drago”. Prima di spiegare le caratteristiche di questa peculiare tipologia di essere femmineo bisogna necessariamente spiegare che cosa sia il “Frutto del Drago”. Partiamo subito col dire che non c’entrano niente le sfere del drago, quella è roba da nerd e cultori di Dragon Ball, quindi scordatevi Goku e le sue onde energetiche… il Frutto del Drago è il nome comune del Hylocereus Undatus, e cioè di questo strano frutto che potete vedere in foto:

Il Frutto del Drago come avete potuto notare è bellissimo, ha all’esterno un colore rossastro con delle piccole punte verdi e la sua particolare forma lo fa somigliare a una sfera infuocata. All’interno cambia radicalmente e assume una colorazione chiara, quasi bianca e puntinata da numerosi semi di colore nero. Se inserito in una composizione di frutta su un bel vassoio fa la sua porca figura dando alla composizione stessa un non so che di esotico ed elegante allo stesso tempo. Senza ombra di dubbio una figata. Per quanto riguarda i valori nutrizionali, il Frutto del Drago è ancora meglio, infatti è ricchissimo di sali minerali e ha solo trentasei calorie per cento grammi di prodotto. Fantastico. Ora vi chiederete, per quale cavolo di motivo non è sulle tavole di tutti? Perché se andiamo al ristorante non lo troviamo mai? Semplice, il Frutto del Drago ha un difetto, uno solo, ma è sufficiente per non interessarsi minimamente a lui. E’ completamente insapore. Mangiarsi un pezzo di questo bellissimo frutto o bere un bicchier d’acqua ha, per quanto riguarda il gusto, lo stesso effetto. E quindi, ritornando alla donna “Frutto del Drago” penso che ormai abbiate capito di cosa sto parlando. L’ho vista e ho pensato “ecco la mia futura donna”. Bionda, quasi albina direi, capelli lisci, corpo longilineo e atletico, mani curate e due bellissimi occhi azzurri. Ho commesso però un grave errore di valutazione, eh si, perché poi sfortunatamente ha aperto la sua bellissima bocca e ha cominciato a inanellare una serie infinita di stronzate senza senso che hanno avuto, su di me, un effetto a dir poco soporifero. La mia amica, che ho incontrato insieme a questa bellissima donna Frutto del Drago, conoscendomi, mi guardava ridendo mentre cercavo di prestare attenzione alla miriade di informazioni inutili che la bella figheira mi elargiva gratuitamente. Lo ammetto, quando casualmente mi è squillato lo smartphone ho simulato un impegno inderogabile e sono praticamente fuggito all’istante. Poi ho mandato un messaggio alla mia amica chiedendogli perché andare in giro con una logorroica col Q.I. di un comodino (e mi scuso col comodino…), la sua risposta “ognuno ha le sue croci, è un’amica d’infanzia che è venuta a trovarmi…”

Il chiodo fisso

Avere un amico con quel chiodo fisso (e si, sto parlando proprio di “quella cosa”) può essere divertente ma anche davvero pesante da sopportare. Vi racconterò un po’ del mio amico col chiodo fisso, e per privacy e comodità lo chiameremo “Rocco” (come avrei potuto chiamarlo diversamente…). Rocco è una persona normale, come ce ne sono tante, lavora, ha una relazione stabile con “Cerva” (eh si… il contesto impone questo nome…), saltuariamente gioca a calcetto, e poi ha una fissazione profonda e viscerale per l’altro sesso. A parte in età adolescenziale, Rocco non ha mai avuto coinvolgimento sentimentale con una donna, nel senso che lui la donna la vede solo ed esclusivamente come oggetto sessuale. E’ talmente ossessionato da questa cosa che deve sfogarla anche con gli amici riempiendo la chat whatsapp del gruppo con foto di donne nude, filmati hard, e vignette divertenti sempre e solo a sfondo sessuale. Non parliamo poi delle cene tra amici, a volte spero di non trovarmelo accanto, perché dopo aver commentato ogni essere vivente di sesso femminile del locale, inizia a raccontarti di tutti i suoi tentativi di entrare nelle mutande altrui, e a volte può essere anche divertente come passatempo, ma alla lunga diventa pesantuccio. Inutile cercare con Rocco di passare ad altri argomenti di conversazione, riuscirebbe a girare a sfondo sessuale qualsiasi tipo di dialogo. Come detto in precedenza Rocco ha anche una compagna che, innamoratissima di lui, non si accorge, o non vuole accorgersi, delle continue scappatelle che il nostro protagonista si concede ogni volta che ne ha l’occasione. Non conosco benissimo Cerva, ma sembrerebbe una ragazza qualunque, in cerca di una relazione “normale” (che poi, cosa sia la normalità non l’ho ancora ben capito… ma questo è un altro discorso…), ma purtroppo per lei, il suo destino è segnato, l’impalcatura di corna che dovrà portarsi dietro sarà in costante aumento finchè continuerà a stare con lui. Più che la, consapevole o no, cecità di Cerva, quello che mi fa riflettere è cosa spinga Rocco ad avere una relazione con lei. Ora, voglio dire, se sei un sesso dipendente e hai bisogno di sfogare la tua bramosia con qualsiasi essere femminile che incontri, perché avere una compagna fissa? Oltre che una cattiveria nei confronti di Cerva, che magari vorrebbe una relazione un filino più normale e magari priva di tradimenti, tecnicamente la vedo come un errore che non può che portare scontento a entrambi. Mi spiego, lui cercherà costantemente di assecondare la smodata pulsione sessuale che lo contraddistingue con chiunque, quindi dovrà cercare, con sotterfugi, imbrogli e menzogne di tenere nascosto a lei le proprie scappatelle, cosa che, devo ammettere, gli riesce anche particolarmente bene. E questo è difficile oltre che faticoso. Lei vivrà col continuo sentore di palchi di corna che le crescono costantemente in testa, quindi che sia consapevole o no sarà condannata a soffrire. Ora, se si lasciassero lei potrebbe cercare una persona in grado di darle ciò che chiede, e lui sarebbe libero di provarci con chiunque senza doversi nascondere. Va bè, adesso da buon Corvo me ne torno sul mio ramo, ma sinceramente mi viene particolarmente difficile capire questi esseri umani…

Scritte sui muri

Quando si soffre d’insonnia può capitare di ritrovarsi ad ammazzare il tempo sul web spippolando a caso. Stanotte la mia attenzione si è fermata su alcune immagini raffiguranti scritte sui muri. Tralasciando quelle a sfondo politico che alimenterebbero solo fiamme che preferirei rimanessero sopite ho fatto una piccola selezione di quelle a sfondo amoroso o che comunque riguardano rapporti interpersonali a volte anche di dubbio gusto. Mi sono permesso di dare un titolo a ogni opera d’arte, ma se gli autori volessero cambiare tali titoli o rimuoverle non devono fare altro che contattarmi. Quindi ciancio alle bande e scominciamo!
L’amore è una droga

Prima di tutto la sinceritàScritta da non dedicare a un patologo…Nomignoli amorosi e coccolosiVerità in tutti i sensiPromemoriaSe non le sai “salle”Ciao italiano ciao

Similitudine o metafora?

Prima il piacere e poi il dovere? O era il contrario?Schiavi moderniRettificaDegustibusProprietà privataLa Panini ringraziaNovantesimo minutoConsiglio spassionatoRebusPragmatismoIndecisioneAmore poliglottaTunz TunzProposta indecente… ma sinceraGenio

Cercasi esperto informatico o hacker

Ogni volta che pubblico un post nuovo, nella schermata delle statistiche di WordPress, mi esce una cosa alquanto strana, e cioè dei collegamenti pressoché istantanei da paesi improbabili. Per fare un esempio, il giorno che ho pubblicato il post sulle compagnie telefoniche ho avuto, subito dopo il clic su pubblica, cinque accessi da rispettivamente Australia, Kenya, Lituania, Lettonia e Russia. Ora, io non sapevo di essere così popolare che addirittura dall’Australia, cioè dall’altro capo del mondo, fossero interessati alle cose che scrivo, e se così fosse sarei tanto felice quanto stupito. Ritornando però allo scenario più probabile mi viene da pensare che sia quasi impossibile che qualcuno dal Kenya sia interessato a uno sconosciuto blog italiano, o che contemporaneamente dall’Europa dell’est ci siano addirittura tre persone da tre paesi diversi che scuriosano sul mio blog, quindi penso che tutto ciò sia dovuto a qualche strano evento di tipo informatico. A questo punto quindi chiedo a voi lettori, che sicuramente sarete più ferrati di me in campo informatico, com’è possibile sta cosa?

Test di personalità

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un test di personalità. Come tutti i curiosi come me l’ho subito fatto, anche se, lo ammetto, sono partito prevenuto essendo una persona molto scettica su certi argomenti, credo che l’animo umano abbia troppe sfaccettature per essere incasellato. Comunque, una volta terminato il test ho dovuto ricredermi perché il risultato è stato a dir poco sorprendente, una volta letto il profilo della mia personalità mi sono reso conto che mi calzava a pennello. Sono risultato essere un INFJ (Introversion, Intuition, Feeling, Judgment), Questo acronimo deriva dall’indicatore di personalità di Myers-Briggs, basato sulla teoria dei tipi psicologici di Jung. L’INFJ È detto anche sostenitore o protettore, mentore, visionario idealistico e mistico. Ed è anche una delle personalità più rare che si possano trovare, meno dell’1% della popolazione (ti pareva fossi uniformato alla media….). Tra le celebrità appartenenti a questo tipo di personalità troviamo Nelson Mandela, Martin Luther King, Platone, Gandhi, tutte persone con grandi e nobili ideali, e avere qualcosa in comune con loro, devo ammettere, che mi dà un certo senso di orgoglio. Comunque non è oro tutto quel che luccica, infatti, devo riconoscere altresì che ci sono stati altri personaggi della storia che sono stati classificati con questa personalità, celebrità che non verranno mai ricordate per la loro positività, sto parlando di un certo Adolf Hitler. Non scriverò la descrizione della mia personalità, si può trovare facilmente usando Google, mi limiterò a linkare il sito del test, di modo che se qualcuno avesse voglia può farlo e magari può dirmi se ci si ritrova.

PS: Canzoncina di Alanis Morissette per il semplice fatto che anche lei è un INJF 😉