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E’ scattato qualcosa

E’ scattato qualcosa. Nei suoi occhi non riesco più a scorgere curiosità, come se qualcuno da dentro avesse spento un interruttore. Se ne sta zitto, sdraiato sul divano, fissa il soffitto, tutto il giorno, sempre, costantemente, non s’interessa neanche più di sport, prima guardava ogni singolo evento sportivo, ora non glie ne frega più niente. Oggi ho avuto un attimo di rabbia nel vederlo così arreso. Gli ho urlato che se non si fosse alzato sarei andato a tirarlo su di forza. Si, poi mi sono sentito una merda, gridare a un anziano in quel modo non è un azione da andarne fieri, ma qualcosa dentro di me non sopportava la sua arrendevolezza. Poi sono andato via, senza salutare con la speranza che mi dicesse qualcosa, anche di brutto, mentre me ne andavo. Anche un ingiuria avrei preferito al silenzio. Tra le altre cose ha iniziato anche a mangiare meno, che poi è come dire quasi niente, la colazione è una fetta biscottata, il pranzo decisamente poca pasta e per cena ieri sera mezza tazza di latte con numero 2 biscotti. Ora io non so di quante calorie abbia bisogno un essere umano sull’ottantina, ma quelle appena descritte giurerei essere davvero poche. Non so come comportarmi, arrabbiarmi e costringerlo o rispettare la resa e vederlo consumarsi piano piano. A volte penso che il mio attaccamento emotivo offuschi il mio giudizio, una parte di me vuole a tutti i costi non perderlo, che si tratti di costringerlo o no non è rilevante, l’altra spinge per impormi di rispettare le sue scelte, perchè crede fermamente che un uomo debba scegliere in perfetta autonomia quando e come abbandonarsi. E poi ho anche un presentimento di merda al quale preferirei non pensare…

Caramelle alla menta

Caramelle alla menta, questo è ciò che più mi ha colpito di te. Non ti ho mai conosciuto, non so che voce avevi, non so che odore avevi, non ti ho mai visto ne ridere e ne piangere, non ho potuto giocare con te, arrabbiarmi con te, fare pace con te… Non ho potuto viverti… Come innumerevoli specie del passato non hanno potuto convivere nello stesso momento anche noi siamo divisi da un paio d’anni, quell’istante nel tempo in cui tu non eri più vita e io lo diventavo. Ho cercato informazioni su di te, nella mia testolina di bambino cercavo disperatamente qualcosa in comune, volevo assomigliarti a tutti i costi, chissà poi perchè… Fortunatamente alle mie richieste di aneddoti che ti riguardassero mi hanno sempre accontentato, e spesso anche se sapevo già la storia me la facevo raccontare nuovamente, non mi stancavo mai di sentire di te. Mi hanno raccontato che eri un uomo buono e sempre sorridente, grande lavoratore e compagnone, a starti vicino si percepiva energia positiva, ti piaceva portare mia sorella in giro col tuo camion e ogni volta che ti presentavi a casa a prenderla regalavi caramelle di menta a tutti i presenti. Che strano modo di presentarsi, regalare caramelle di menta, e mi dicono anche fossero buonissime. Altro particolare che ti distingueva è il fischiettare o canticchiare quando entravi in casa, e qui credo proprio che madre natura ci abbia messo lo zampino perchè anch’io lo faccio spesso… Forse è davvero questo ciò che maggiormente ci accomuna, l’amore per la musica, il fatto di averla sempre in testa anche mentre facciamo altre cose, o forse è solo una mia impressione… forse è solo la nostalgia del pensiero che avevo quando ero bambino… Mi sono davvero fatto raccontare ogni cosa su di te, ho tentato di capire com’eri, cosa pensavi, ma è difficile. Ogni racconto che ho sentito passa attraverso gli occhi e la mente di qualcuno che in un certo senso lo storpia e lo deforma, poi ci sono le foto, poche e fatte con strumenti ormai obsoleti, ti vedo diverso in ognuna, non riesco a farmi un’immagine limpida del tuo viso… E anche questo è curioso, l’immagine di te nella mia mente è deformata quanto il tuo nome è stato deformato per far nascere il mio… Ciao Zio, e ti voglio bene, anche se non ti ho mai conosciuto…

Ansia da regalo

Una delle cose che odio più al mondo è pensare a cosa regalare. La maggior parte delle volte passo il tempo a fissare il soffitto, è come se la mia mente rifiutasse di pensare alla persona a cui devo fare il regalo, buio completo, se qualcuno mi toctoccasse (ecco, ora mi invento le parole…) sulla testa probabilmente si sentirebbe il rumore di un bidone vuoto, poi, presa per sfinimento, la mia testolina inizia a partorire qualche idea, ma a causa dei miei gusti molto particolari finiscono sempre per saltarmi in mente cose improponibili. In questo periodo devo fare diversi regalucci e quindi sono nel pieno di questa ansia da regalo, pensavo che forse potrebbe venirmi in aiuto la mia recente scoperta dei negozi on line, però come ho scritto anche in un recente post, ogni volta che mi metto davanti allo schermo per cercare su e-bay va a finire che vago tra le cazzate più allucinanti e non concludo nulla. Poi fare un regalo presuppone che si conosca la persona a cui si deve farlo, si dovrebbero conoscere gli hobby o almeno gli interessi della suddetta persona altrimenti diventa davvero difficile trovare qualcosa di adatto. E infatti a me tocca fare proprio un regalo a un lontano parente che rincontrerò a una cena/rimpatriata in questi giorni, non ho idea di cosa gli piaccia, non lo conosco, è uno di quei lontani parenti che quando ti vedono ti fanno: “Ma guarda come sei cresciuto! L’ultima volta che ti ho visto eri alto così…” tu annuisci imbarazzato senza sapere cosa dire perchè, ovviamente, se quando hai conosciuto quella persona eri alto tre mele e poco più come i puffi non puoi pretendere di ricordartelo. In pratica finirò sicuramente per fare un regalo orribile, che so, una cravatta, un portafoglio, una cornice per fotografie, qualcosa che non riflette minimamente la persona che lo riceverà, sarà un regalo fatto con poco affetto, del resto come si può essere affezionati a una persona che non si conosce, in poche parole sarà un regalo poco sentito. La sera della cena/rimpatriata mi dovrò limitare a sorridere di tanto in tanto e cercare di trasmettere affetto che assolutamente non nutro, mangerò e farò finta che m’interessi quello che questi sconosciuti avranno da dirmi, poi con molta nonchalance saluterò e dirò falso come i soldi del monopoli: “Tornate a trovarci!”…

Incontro fortuito con i parenti

Capita a tutti credo almeno una volta nella vita di incontrare fortuitamente dei vecchi parenti per strada, gente di cui fondamentalmente non sai niente, di alcuni stenti addirittura a riconoscerne la fisionomia del volto. Mentre tu li osservi avvicinarsi nella tua mente solo una domanda: “Chi c…o sono questi?”. Non hai tempo di andare a cercare nei cassetti della memoria anche solo una minima traccia di loro, perché ti stanno già salutando, sono già partiti con le domande di rito, come stai, il lavoro tutto bene, come stà mammà, e un’altra vagonata di domande insulse alle quali rispondi con una serie infinita di si si tutto bene. Poteva essere finito qui il supplizio? Certo che no perché i parenti si riproducono, infatti mentre balbetti luoghi comuni i tuoi piccoli consanguinei ti stanno letteralmente svuotando le tasche, uno ti si è attaccato a una gamba e non ti molla neanche a scuoterlo come una maracas. Alla fine, probabilmente mossi a compassione, il papà fa un doppio placcaggio e ne immobilizza due, la mamma cerca a strattoni di sfilarti il terzo dalla gamba e dopo vari tentativi fortunatamente ci riesce… Li liquidi rapidamente con un classico “scusate, ho un appuntamento… devo andare!”. Mentre te ne vai sono due i pensieri, uno è il solito di prima “Chi c…o sono questi?” e l’altro è un film mentale horror splatter con protagonisti i tre pargoli appena salutati. A questo punto non resta che indagare, telefono alla mano e chiamare genitori, breve descrizione a madre che mi informa essere i cugini di mio padre, risolto l’arcano.