Tag: pensieri

Notte Minimal

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Stanotte è notte incasinata, in testa diverse idee sulle quali sviluppare riflessioni, pensieri che saltano da un argomento all’altro come se fossero collegati da chissà quale sfumatura comune, e subito dopo trovarli invece così distanti, quasi inconciliabili.

Pensieri di speranza infranta, di nostalgia ingiusta, di critiche non ragionate, di scuse infondate, di mare e di terra, di verità scomode, di ricordi da dimenticare, di parole non dette e forse neanche pensate, di troppo tardi e di troppo presto, di ferite rimarginate, di squallida convenienza, di illusioni, di giustizia negata, di solitudine necessaria, di commozione e di incazzature, di tutto e di niente.

Non è proprio la notte adatta per mettersi a sviscerare ogni pensiero, a volte bisogna mandare a quel paese i “perché” e lasciare la mente libera, che vada dove vuole. Che produca flussi di coscienza o resti immobile e fissa sul vuoto cosmico non è importante.

Lo spreco di energie mentali deve essere ridotto, portato al minimo.

Tutto deve tendere allo zero.

E anche la musica deve fare la sua parte.

 

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Occhio agli aforismi

Ma cos’è questa mania per gli aforismi, ormai sono onnipresenti sul web, ogni blog ne fa uso e direi anche abuso, sempre più spesso queste frasucce vengono spiattellate ovunque come se fossero la verità manifesta, come se tre parole messe in croce, presentate come perle di saggezza, possano rivelare chissà quale verità incontestabile di vita. Come se dal momento che vengono letti la vita possa essere illuminata e si possa iniziare un cammino stile Siddharta che porta inevitabilmente alla felicità e alla pace dei sensi.

Ruberò un’intercalare romana: Ma de che!

Tra gli aforismi ci sono delle cazzate immani, di proporzioni gigantesche, roba epica, tipo: “Non è importante quanti respiri fai nel corso di una vita, ciò che è importante sono i momenti che i respiri te lo tolgono”. Vorrei dire al genio del male che ha inventato questa frasuccia che l’ultimo momento che mi ha tolto il respiro che io ricordi, è stato quando il cane di un amico saltando sul mio divano per salutarmi mi è atterrato sui gioielli di famiglia, e questo dovrebbe essere un momento importante, magari da ricordare? Se fossi masochista probabilmente. Mi sono ripreso dopo cinque minuti di apnea imprecando e guardando con aria famelica la povera bestiola che, con sguardo innocente mi faceva capire di aver pensato che fosse un gioco, e scodinzolava allegramente il bastardo come a suggerirmi di ripetere il tutto. Io l’avrei lanciato volentieri direttamente nel camino ma poi, grazie al mio proverbiale autocontrollo, ho optato per non farlo, del resto povera bestiola non può capire che rompe i cogl…., in tutti i sensi.

Altro aforisma altra corsa: “Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sè genialità, magia e forza. Comincia ora”. L’autore di quest’altra genialata è Goethe, e forse adesso qualcuno penserà che non posso permettermi di criticare un filosofo, poeta, scienziato, critico ecc. del suo calibro. E invece si! Primo perchè penso che anche i migliori sbaglino di tanto in tanto, secondo mi stanno sui cogl…. i tuttologi e lui lo è, quindi non vedo perchè il nostro amatissimo Johann Wolfgang non debba sorbirsi in silenzio (del resto come potrebbe controbattere, è morto…) i miei sproloqui sul suo conto. L’aforisma è, a mio avviso, irrimediabilmente sbagliato perché, ci arriva anche un bambino, il problema del 99% delle persone non è cominciare qualcosa ma perseverare in quello che fa, è la costanza il problema di quasi tutti, quanti di noi cominciano svariati hobby o progetti o sogni e non li portano a termine? Quindi caro Goethe, stavolta hai toppato! Dietro la lavagna e in ginocchio sui ceci! E già che che ci sei portami il diario che ti scrivo una nota da far firmare ai tuoi genitori! (ma cosa sto dicendo? Bho…)

L’ultimo aforisma che ho intenzione di criticare viene, purtroppo, dalla mente di uno degli uomini che stimo di più al mondo, Fabrizio De Andrè. L’aforisma in questione è: “è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati”. Lo trovo abbastanza banale, mi sarei aspettato molta più originalità da una mente smisurata come la sua, e inoltre, basandomi sulla mia esperienza di vita e quindi anche sentimentale, direi che alcune delle gentil pulzelle che ho avuto la sfortuna nera di frequentare avrei preferito non averle incontrate mai, mi sarei risparmiato diversi travasi di bile, diverse boccate di veleno che ho dovuto mio malgrado ingoiare, unica consolazione è che grazie a loro forse ho imparato a non illudermi troppo quando le cose sembrano andar bene, ma l’ho davvero imparato? Non saprei.

Vista l’abitudine a chiudere i post con un pezzo musicale oggi propongo un live molto carino, si noti come al minuto 4:00 si senta in sottofondo la sirena di un ambulanza che sembra intonata col pezzo, fatta apposta per l’occasione, si noti inoltre alla fine del pezzo lo squillo di cellulare così perfettamente in sincrono da suscitare ilarità nei suonatori. Come ho scritto in un altro post non sono un fatalista, ma a volte le coincidenze sono così azzeccate che ti lasciano quantomeno un istante di esitazione, di riflessione sul fato e sul destino. Buon ascolto.

Smartphone e schizofrenia galoppante

phonenoLa schizofrenia dell’essere umano non smette mai di stupirmi, sto parlando della corsa al telefonino, la corsa delle aziende che li producono e la corsa degli idioti che aspettano l’uscita dell’ultimo modello per spendere comodi comodi mezzo stipendio e aggiudicarsi l’agognato pezzo di tecnologia. Per quanto riguarda le aziende o corporation o multinazionali che siano il discorso è molto breve così come le riflessioni che possiamo fare sull’argomento, il motore trainante come in ogni tipologia di mercato o economia è il Dio Denaro. Sfruttare l’idiozia di milioni (se non miliardi) di persone che vengono abbagliate dagli scintillii della moda che gli consiglia di comprare questo o quello perchè altrimenti non si è “in” è la regola. Questo modo di lavorare è sicuramente squallido ma per certi versi capibile, che dire “se te li comprano producili”. Discorso diverso è quello delle persone che abboccano senza usare minimamente quell’inutile materia grigia che si ritrovano nel cranio. Non discuto certamente il lato estetico di tali marchingegni, d’altronde degustibus non disputandum est, ma l’uso o il non uso è certamente discutibile. Tralasciamo chi li usa per lavoro, ma il resto delle persone potrebbero fare ciò che fanno, che poi è mandarsi messaggini, comodamente con il pc di casa spendendo infinitamente meno, e oggi come oggi tutti hanno un computer. Qualcuno dice che gli serve per fare le foto, e la macchina fotografica che le fa anche meglio a cosa serve? La vogliamo usare come tostapane? Per non parlare del non uso, si perchè questi concentrati di tecnologia hanno mille funzioni e il 99% di coloro che ne comprano uno non hanno la minima idea di come sfruttare appieno le potenzialità dell’apparecchio che hanno sotto mano. E poi la cosa più triste di tutte, vedere in giro autentici zombie che fissano lo schermo allucinati, non curanti del mondo che li circonda, per non parlare di quelli che sono convinti di avere una mente multitasking che gli permette di smessaggiare mentre guidano. Autentici pericoli ambulanti. Quindi spendere mezzo stipendio, perchè i costi di uno smartphone nuovo sono scandalosi, un vero schiaffo alla miseria, per comprare un aggeggio di ultima generazione ha senso? E in tutta questa riflessione ho volutamente tralasciato l’universo degli operai sottopagati, sfruttati e senza diritti che lavorano in queste multinazionali che li producono e l’obsolescenza programmata che ormai è entrata a far parte del modus operandi dei progettisti di questi acchiappacitrulli, temi questi che comunque meritano un approfondimento ma che proprio per la vastità dell’argomento ho preferito sorvolare. E ora scusatemi ma devo controllare i messaggini su whatsapp… ma neanche per sogno!

Adesso basta pensieri critici, Music, necessito Music!

In punta di piedi

L’argomento di questo post mi è venuto in mente grazie a una persona che conosco da svariati anni, e che in questi giorni per lavoro ho frequentemente incontrato, amico di famiglia, persona molto anziana, molto colta, e con un modo di esprimersi da signore dei primi del novecento. Mi ha sempre affascinato il suo modo di porsi con le persone, sempre molto accomodante, pacato ma allo stesso tempo chiaro e diretto nell’esprimersi, come scrivevo in   uno dei post passatiold_man_support1 è una di quelle persone che sanno scegliere i vocaboli giusti, al momento giusto. Ho intitolato questo post in punta di piedi perchè è così che si affaccia nella mia vita quest’uomo, saluta sorridendo, mi chiede sempre se può disturbare e inizia la conversazione chiedendo “come stai” domanda sempre più in disuso, e dalle sue espressioni facciali mi da sempre l’impressione di essere realmente interessato alle mie condizioni. Cavolo quanto è bello vedere un sincero interessamento dettato dalla pura conoscenza o da un amicizia, specialmente se proviene da una persona di quell’età. Di solito, e ci aggiungo un bel “IN ITALIA”, se non si hanno i capelli bianchi difficilmente si viene presi sul serio. Comunque tralasciando la colata di campanilismo mi viene da fantasticare su come potevano essere i suoi genitori, a quei tempi portare rispetto in generale verso il prossimo, soprattutto se più anziano, era sicuramente un valore molto più importante di oggi e credo venisse insegnato, talvolta anche con modi abbastanza brutali, in tutte le famiglie ma è vero anche che i modi rudi e la maleducazione erano altrettanto sviluppati, quindi potrebbe aver deciso da solo di usare questi particolari atteggiamenti. Fatto sta che ogni volta che lo incontro è un piacere conversare con lui, e lui con voce calma si spiega in un italiano perfetto, ineccepibile, non alza mai il tono durante la conversazione, immagino che riuscirebbe a parlare pacato anche con uno che gli ha appena graffiato la macchina. A pensarci bene è una dote straordinaria, mantenere la calma sempre e comunque, immaginiamoci un litigio tra due persone, uno avvelenato di rabbia che inveisce e l’altro sempre e costantemente pacato che argomenta in modo giusto senza farsi minimamente prendere dalla collera. Chi vorreste essere dei due? Quello che tuona ingiurie o quello che disquisisce quieto e sereno? Chi vive meglio dei due? E lui è così, in punta di piedi sempre e comunque, con rispetto, con interessamento sincero, con un sorriso, in due parole, con educazione.

Musica e ricordi

La settimana è ripartita, e come se è ripartita, lavoro, sport e impegni vari riempiono letteralmente le mie giornate e spesso dopo un’intera giornata di doveri, ma anche di piaceri, non sempre sono nelle condizioni mentali per scrivere un post da pubblicare sul mio amatissimo blog. Spesso quando torno a casa da lavoro l’unica cosa di cui ho veramente bisogno è rilassarmi, magari con un pò di buona musica. La musica ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia vita, ricordo pomeriggi interi quando da bambino ascoltavo i vinili di mio padre nel soggiorno cantando a squarciagola, intendiamoci, ero un bambino come tutti gli altri, quelli di una volta intendo, quelli che uscivano alle due del pomeriggio di casa e tornavano la sera sporchi di fango perché erano stati a giocare a calcio fuori ed erano riusciti a entrare con tuffo carpiato con doppio avvitamento coefficiente di difficoltà 3.8 in ogni pozzanghera del circondario. Bambini degli anni ottanta, bambini selvatici, come mi piace definirli, come non se ne vedono più di questi tempi. E nonostante questa smodata passione per il calcio (ormai estinta anche quella) riuscivo sempre a ritagliarmi, durante la settimana, dei pomeriggi da passare in compagnia della musica. A volte pensando alle canzoni che cantavo divento invidioso di me stesso, si perché a quel tempo con la vocina acuta di bambino che avevo riuscivo a prendere note così alte che oggi neanche lontanamente potrei raggiungere. Da quando ho ricordo c’è una canzone specifica per ogni cosa, la canzone delle vacanze con i miei genitori, la canzone delle prime cotte, la canzone delle partite di calcio della domenica, la canzone dei nonni e così via. Penso che per alcune persone la musica acquisti un importanza fondamentale nella propria vita, un importanza che non si limita al semplice intrattenimento, ma che riuscendo a cambiare il proprio stato d’animo e a rievocare vividamente ricordi possa in qualche modo interagire attivamente con noi stessi. E oggi la musica è sempre qui con me a farmi compagnia, a volte la suono, a volte l’ascolto in religioso silenzio, a volte la canto e a volte mi limito a fischiettarla mentre scendo le scale, e penso anche che sia una delle cose che più mi ha scombussolato a parte il fatto di essere nato. Musichina del giorno con meraviglioso video annesso, lo so è una pubblicità ma che ci vuoi fare se il pubblicitario ha azzeccato musica e video? Godetevela.