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Principe Libero

Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo post, ho dovuto. Avevo la necessità di far passare del tempo per digerire il film Principe Libero, di cercare di capire cosa realmente penso di questa trasposizione cinematografica della vita dell’immenso. Ho cercato anche di documentarmi per vedere cosa ne pensa la gente, ma a parte qualche critica sul dialetto genovese praticamente inesistente, o sulla messa in scena di una genova troppo pulita e educata ho trovato, più che altro, pareri positivi, il film alla stragrande maggioranza delle persone è piaciuto. Mentirei se dicessi che non è piaciuto anche a me ma bisogna anche tenere conto che quando leggo o vedo o ascolto qualcosa di inerente alla figura dell’immenso tendo ad essere di parte in maniera esagerata. Prima di tutto vorrei menzionare Luca Marinelli, ha fatto del suo meglio per interpretare Faber ed è stato anche bravino ma sinceramente, per quanto possa essere bravo, impersonare l’immenso è dannatamente difficile, e per quanto mi riguarda avrei scelto una faccia più interessante, più misteriosa, più dannata forse, Marinelli mi dà l’idea di una faccia troppo pulita, da bravo ragazzo, non chè Fabrizio non lo fosse in giovane età, ma diciamocela tutta, Faber era anche un ladro di canzoni, uno che per scommessa dette un morso a un topo appena vomitato da un gatto, per gran parte della sua vita ha bevuto come una spugna e fumato come una ciminiera, la faccia di Marinelli, con questi grandi occhioni azzurri da bambino non rende giustizia allo sguardo perennemente a mezz’asta dell’immenso. Chiuso il capitolo Marinelli, che al di là dell’impersonificazione di Fabrizio direi che ha pure cantato benino, un plauso va alle due attrici Valentina Bellè e Elena Radonicich che hanno interpretato rispettivamente Dori Ghezzi e Enrica “Puny” Rignon. Molto brave entrambe, anche se conoscendo poco sia Dori che Puny è più difficile dare un giudizio, comunque devo dire che entrambe sono state credibilissime e mai caricaturali, davvero un bel lavoro per le due attrici. Grande prova di recitazione anche di Gianluca Gobbi che ha interpretato l’onnipresente amico  Paolo Villaggio, anche se immaginarsi un Vil laggio così spavaldo e spumeggiante è davvero difficile, probabilmente il mio immaginario è stato influenzato dalle ultime interviste in cui era ormai vecchio e, passatemi il termine, rincoglionito. In definitiva il cast mi è sembrato decisamente preparato e ben diretto dal regista Luca Facchini che conoscevo solamente per un documentario dal titolo “A Farewell to Beat”, che ripercorre la vita e il lavoro con la Beat Generation della mitica Fernanda Pivano (che compare anche nel film), scrittrice, giornalista, critica musicale, e chissà quante altre doti aveva questa super donna… Colei che appresa la morte di Fabrizio disse “L’Italia ha perso il suo più grande poeta” e per rubare una frase a Faber io direi “se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”. Insomma, il cast e il regista hanno fatto un discreto lavoro, non eccelso certo, ma davvero buono. Allora cos’è che ancora non mi convince? Perché sento ancora questo retrogusto d’incompiuto, di sospeso, d’insufficiente? Semplice, perché lo è… e non potrebbe essere altrimenti… In poco più di quattro ore non si può condensare la vita dell’immenso. Sono rimasti fuori, oltre a troppi accadimenti tipo le querelle con Jannacci, o con Gaber, o il lavoro con la PFM, o quello con Bubola ecc, anche molte sfaccettature caratteriali tipo l’amore incondizionato per l’anarchia, infatti a parte la frase rivolta a Mannerini in cui dice che l’anarchia non è fare come ti pare ma darsi delle regole prima che te le diano gli altri, non c’è alcun accenno, non si vede mai la sua maniacale ricerca d’informazioni che faceva sempre prima di scrivere qualsiasi cosa, non si vede ad esempio una cosa che lo contraddistingueva da chiunque, che è una cazzata, ma che ti fa capire l’uomo dietro al mito, e cioè che lui scriveva su tutto, fazzoletti di carta, giornali, libri, carte dei cioccolatini, come gli veniva in mente qualcosa lui scriveva, e se non aveva carta e penna se l’inventava al momento. In definitiva manca tanto di quello che era l’immenso, ma non mi sento di criticare troppo chi ha lavorato per questo film perché è semplicemente impossibile fare una trasposizione della vita di un uomo così geniale e particolare, se si vuole conoscerlo davvero a fondo non lo si può fare in altro modo che ascoltando e leggendo tutto ciò che ha creato, cercando di capire, fin dove si può, quello che ha cercato di trasmetterci, e lasciando, perché no, alla nostra mente d’immaginare chi fosse.

PS: la canzone che segue il post non poteva essere che di lui, è una canzone della quale non ho mai capito il vero significato, quando l’ascolto lascio che la mente vaghi tra i miei ricordi, non so perché, ma mi piace sempre pensare che in questa canzone ci sia un bel po’ di me.

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Forza Maggiore

Ieri sera mi sono visto un film forse poco conosciuto, o almeno io non ne sospettavo neanche l’esistenza. Poi un amico me lo ha consigliato spiegandomi di non aspettarmi il solito film all’americana fatto di ritmi veloci e colpi di scena. Quindi mi sono messo comodo, pensando di vedere una roba lunga e noiosa d’autore, di quelle che si, sarà anche un capolavoro del cinema ma che PALLE!!! E invece mi trovo davanti un film che mi ha letteralmente ficcato nel cervello alcuni interrogativi a cui non riesco a smettere di pensare. Il film s’intitola “Forza Maggiore”, credo sia svedese. Non voglio raccontare l’intera trama perché sarebbe uno spoiler che tu, lettore, non mi perdoneresti mai, quindi mi limiterò ad accennarla per farti capire di cosa si tratta. Famigliola svedese in settimana bianca / pranzo al rifugio sulla terrazza davanti alle splendide montagne / dal versante viene giù una valanga controllata che però dalle dimensioni pare non esserlo / panico / la valanga si ferma un metro prima del ristorante / al dissolversi della nuvola di nevischio i rapporti familiari sono a dir poco cambiati. Gli attori non mi sono sembrati troppo bravi, anche se non è che io sia un esperto, ma la sceneggiatura è a mio avviso bellissima. Le reazioni alle varie vicissitudini dei personaggi sono davvero reali, così come i tempi, del resto nei film che siamo abituati a vedere non ci sono tempi morti, un attimo il protagonista sta guidando e l’attimo dopo è già a destinazione drink in mano, qui il tempo è dilatato, come nella realtà puoi fermarti a riflettere e ce ne sono di riflessioni da fare. Il film mette in contrasto continuamente due pilastri fondamentali della mente umana, ragione e istinto, chi dovrebbe vincere tra i due? e chi vince davvero? Domande profonde alle quali molti hanno cercato di dare una risposta e forse nessuno c’è riuscito completamente. Corvo basta! (autoammonimento) Sei al limite dello spoileraggio compulsivo… Ok scrivo un’altra cosa sola e poi chiudo… (quando mi chiedo le cose e mi rispondo non mi sento tanto normale… bho…) Unica nota dolente, a mio avviso, è il finale, ma non perché sia brutto, semplicemente non l’ho compreso. Avrei fatto volentieri a meno dell’ultimissima scena, alla penultima avrei messo i titoli di coda, ma non sono ne uno sceneggiatore ne un regista quindi ci potrebbe essere un significato che io non ho colto. Se qualcuno conosce il significato della scena finale e me lo volesse spiegare glie ne sarei grato.