Tag: social network

Il Principe della supercazzola – Come diventarlo in poche semplici mosse

Un paio di giorni fa, spippolando allegramente sul web sono incappato su un articolo che inizialmente ho pensato fosse uno scherzo. Si, pensavo fosse uno di quei classici articoli in cui si racconta qualcosa in modo surreale per poi dire “tranquilli, stavo scherzando”. E invece, andando avanti con la lettura ciò non è avvenuto, era serio. L’articolo in questione è questo, ma vi avverto, potrebbe risvegliare in voi i più sopiti istinti omicidi, o magari suscitare solo indignazione o nausea, insomma cercate di assumerlo con cautela, respirando profondamente e contando fino a millemila a ogni capoverso. All’inizio dell’articolo l’autore accosta La canzone dell’amore perduto a Summertime sadness di Lana Del Rey, scrivendo che la prima è una “noia suina” mentre la seconda è una canzone dal ritmo caustico. Si signori, ha voluto partire col botto sparando una delle più grosse cazzate che abbia mai sentito, accostando due generi diversi per giunta di epoche diverse, come accostare una Cadillac del ’40 a una Fiat Punto del ’95 (e lascio a voi capire chi è la Punto e chi la Cadillac…), come puoi anche solo pensare di metterle in relazione? Ma continuiamo perché questo è solo l’inizio ed è qui che ho pensato “ma guarda sto simpatico coglione, starà sicuramente scherzando…”. No. Non scherzava anzi, subito dopo rincara la dose. Infatti fa un altro dei suoi deliranti accostamenti dicendo che Il bombarolo è musicalmente stritolata da There is a Light that never goes out degli Smiths. Ancora una volta accosta due arrangiamenti completamente diversi sotto qualsiasi punto di vista, dagli strumenti usati, al ritmo, al genere. Per non parlare del testo, infatti le due canzoni non hanno in comune neanche l’argomento trattato, inizio a pensare che il giornalista peschi canzoni a caso dalla propria collezione musicale (discutibile tra l’altro…). Subito dopo si capisce che vive una mezza presa di coscienza, infatti testualmente “Esempi strampalati? Può darsi” no no, tranquillo, lo sono, senza può darsi, però, purtroppo, subito dopo riparte nel delirio. Infatti asserisce che “le parole, in musica, non vanno mai sole, anzi, la musica è preponderante” (come a sminuire la musica di De Andrè…) cosa assolutamente non vera perché basti pensare a generi come il Blues, o il Soul in cui spesso la musica è composta da pochi accordi suonati in loop per tutta la canzone, e il grosso della canzone viene dal messaggio del testo e dalla voce del cantante, faccio qualche piccolo esempio: Etta James, Otis Redding ecc… E comunque, gran parte delle canzoni di De Andrè hanno un arrangiamento davvero complesso e ricercato, in quanto realizzato con strumenti quasi introvabili, frutto di numerose ricerche e di studio dell’antico panorama musicale proprio del Mediterraneo e addirittura, in alcuni casi, del Medioevo, inoltre, tali strumenti, venivano poi suonati da musicisti di prim’ordine come ad esempio Mauro Pagani, Massimo Bubola e la PFM che probabilmente il giornalista non conosce. A questo punto, l’autore, decide di scrivere la più grande, immensa, sconfinata castroneria che orecchio umano abbia mai udito, e cioè che “le canzoni di De André non sono poesie, sono solo canzonette”, infatti caro autore le pubblicano anche sui libri di letteratura delle scuole così, a buffo… E a riprova di questo ricordo tale Fernanda Pivano, traduttrice, critica musicale, scrittrice e vera giornalista, a differenza di qualcuno, che alla morte di Faber disse “l’Italia ha perso il suo più grande poeta”. Poi accusa De Andrè di copiare Georges Brassens e (probabilmente non sapendo che De Andrè non lo copiava ma lo traduceva e anche molto bene e fedelmente a mio modo di vedere) invece di altri poeti gettando di riflesso merda anche sul povero cantautore francese. Complimentoni, due piccioni con una fava, e se vogliamo essere puntigliosi diciamo che anche la sua amata There is a Light that never goes out degli Smiths non è proprio originalissima, in quanto è ispirata e parzialmente copiata dalla cover dei Rolling Stones di una canzone di Marvin Gaye, pensa un po’. Poi fa altri accostamenti che non menziono perché è praticamente inutile, è chiaro che se uno si riferisce a canzoni come Rimini dicendo che è “pretestuosa”, e a Hotel Supramonte dicendo che è “patetica” (ricordo che la suddetta canzone è il racconto dei giorni di prigionia che De Andrè ha subito insieme alla moglie dopo il rapimento avvenuto nella sua casa in Sardegna vicino a Tempio Pausania) non è degno neanche di commento. In seguito ha da ridire anche su altre canzoni come Crêuza de mä o Smisurata preghiera sempre accostandole a altri scrittori o poeti che secondo lui sarebbero migliori (ma poi perché???). Conclude poi che “non è vero che le canzonette pop siano più stupide di quelle volgarmente colte, da enogastronomi del chitarra+voce (ma è una supercazzola?), del moralismo schitarrato, della ballata con la puzza sotto il naso, al contrario” e qui parte con un’illogica altra serie di canzoni a casaccio mettendo insieme autori e band completamente diversi, nell’ordine: Radiohead, Nick Cave, Paolo Conte, Battiato e Battisti, facendoli così erroneamente convolare a nozze nell’Olimpo del Pop. Che dire… Un genio… Sinceramente non avevo mai sentito nessuno inanellare una combo così interminabile di stronzate una dietro l’altra, veramente, roba da far impallidire perfino il mitico Ugo Tognazzi, Re indiscusso della supercazzola… Comunque, dopo aver letto l’articolo sono passato oltre col sorrisino di chi rimane incredulo e stupefatto, e in pochissimo tempo mi sono dimenticato di lui. Casualmente stamattina mi cade l’occhio su un altro articolo, questo. Si signori, è ancora lui, questa volta si stupisce che il popolo del web lo abbia subissato di commenti poco lusinghieri sui propri profili social, ma guarda, chi l’avrebbe mai detto… Sinceramente mi aspettavo una colletta spontanea da parte degli utenti per l’acquisto del più grande palloncino mai prodotto, così da creare un mega gavettone di piscio da guinness, da consegnargli direttamente all’uscita del posto di lavoro, ma invece il popolo mi ha stupito, sono stati davvero magnanimi e gentili a ricoprirlo di soli insulti. In questo nuovo articolo, parte infamando direttamente gli italiani, scrivendo che i lettori dell’ecumene Italia sono disinvoltamente frustrati. Bravo, altra bella partenza col botto, i lettori ne saranno entusiasti! Poi dice che la sua era una specie di provocazione risvegliando il genere della “stroncatura”, che bisogna ogni tanto rimettere in discussione i miti, che lui i dischi di De Andrè ce li ha conficcati nel cruscotto della macchina, insomma sembra in un certo senso abbandonare lo sproloquio iniziale e tornare a una sorta di lucidità, cercando per certi versi di chiarire con toni pacati l’accaduto. Ma poi no, non ce la fa, è più forte di lui, ci ripensa, e calca la mano un’altra volta ripetendo nuovamente che per lui quelle di De Andrè sono solo canzonette. Fantastico… Accantonate le buone intenzioni riparte in pompa magna relazionandolo addirittura anche a Heidegger, un filosofo! Che dire… Grazie… Grazie infinite Brullo, non mi divertivo così da anni, dopo Tognazzi il principe della supercazzola sei tu! Spero vivamente che tu abbia scritto questi articoli per ragioni di semplice marketing, che sicuramente avranno sortito dei bei numeri sui social, perché se disgraziatamente pensi davvero ciò che hai scritto non mi rimane che dirti che il tuo panorama culturale musicale è esattamente come il tuo cognome… Brullo. E cioè spoglio, arido, misero…

PS: Segue la canzone di un vero talento il suo nome è “The Andrè”, artista che imita lo stile e la voce di Faber e riarrangia le canzoni Trap più in voga del momento, non può non strappare una risata!

Annunci

Ocio amici Blogger – Condannato per il commento di un altro

Prima vedetevi questo:

Quindi se scrivessi, sotto falso nick, un commento diffamatorio diretto a me stesso su un qualsiasi blog altrui potrei denunciare il proprietario e vincere dei bei soldini.

Che Italia ragazzi/e, che Italia!!!

E poi mi chiedono perchè voglio andare via…

Bye Bye Faccialibro

Il 2015 è stato per me l’anno delle chiusure. Ho chiuso con persone troppo abituate al motto “armiamoci… e partite” o con altre che tendevano a scaricarmi addosso colpe che non avevo, e quando un giorno ho perso la pazienza, vomitandogli addosso tutto ciò che pensavo, compresa la mia versione dei fatti, si sono trasformate di colpo in agnellini facendo finta di niente. Quindi ho fatto decisamente bene. Pertanto dato che siamo a chiudere, ho deciso di chiudere anche con un famoso social network che, dopo averlo testato per un annetto circa, mi ha dato la conferma di non essere per niente consono alla mia indole. Sto parlando ovviamente dell’amato e odiato Faccialibro. Mi sono registrato circa un anno fa per curiosità e per le continue pressioni di alcuni conoscenti che non si capacitavano di come potessi vivere senza. Quindi con la mente piena dei discorsi dei suddetti che promettevano divertimento e utilità a non finire, ho cliccato e sono entrato nel fantastico mondo di Facebook. Che poi fantastico è durato si e no un paio di giorni, poi si è trasformato neanche troppo lentamente in “e questo che mi chiede l’amicizia chi cavolo è?” oppure “odio profondamente chi m’invita dieci volte al giorno a giocare a candy crash che tra l’altro non so neanche cosa sia” o ancora “nooo, c’è anche quel rompicoglioni speriamo non mi chieda l’amicizia”. Vogliamo parlare delle continue notifiche sul telefono? Delle famose frasi “conosci tizio?” “conosci caio?” (no non li conosco e sinceramente vedendoli nella loro foto migliore forse è meglio così…) delle notifiche ad eventi a cui ti hanno invitato e non hai messo parteciperò? Insomma è odioso, la maggior parte delle persone che ho tra gli amici sono puri e semplici conoscenti, neanche ci salutiamo se c’incontriamo per strada. Non mi sono mai fatto un selfie che tanto amano i figli di Facebook, la mia indole è allergica all’autocelebrazione. Ci sono più foto mie nei profili di qualche amico che nel mio. Non lo uso praticamente mai. Non vado a sbirciare nei profili altrui perché dopo il terzo selfie mi viene la nausea. Non contatto nessuno perché uso whatsapp. E soprattutto, ho un lieve sospetto che molte persone (per non dire tutte) siano sul social solo ed esclusivamente perché così fan tutti, e non mi piace. In definitiva adieu Faccialibro vorrei poter dire che è stato bello finchè è durato ma non è così, quindi senza rancore (o forse una puntina si…) vado a informarmi su come eliminare l’account.

PS: Evviva wordpress! Chi lo usa è perché “vuole” usarlo!