Archivi Blog

Una scelta insolita

In questi giorni le notizie più gettonate sui quotidiani e sui mass media in generale sono il referendum costituzionale, l’elezione di Trump o la morte di Castro, poco altro… Argomenti più che seri e importanti, ma tra le news ce n’è una che mi ha fatto riflettere in particolar modo, l’addio al mondo della Formula uno da parte del nuovo campione del mondo Nico Rosberg. Il pilota ha deciso di lasciare le corse perché si era prefissato l’obiettivo di vincere il campionato del mondo, ed avendolo fatto, adesso non ne vuole più sapere. Ha spiegato inoltre che la strada intrapresa per riuscire nell’intento non è stata delle più agevoli, ha lamentato di a10-1ver dovuto riservare tutto il suo tempo e la sua attenzione allo sport tralasciando la famiglia, e giustamente, adesso ha deciso di invertire le priorità. Personalmente credo che oltre a essere una scelta insolita sia anche una scelta giusta, insolita perché nello sport come nella vita chi vince o guadagna molto non smette, cerca di continuare all’infinito (il perché non me lo chiedete perché non lo so…), e giusta perché pensandoci in termini di logica, non fa una piega. Se mi mettessi nei panni di Rosberg penserei anch’io “ok, sono campione del mondo, ho un sacco di soldi, adesso me li godo insieme a chi mi vuol bene davvero”. A volte sogno un mondo così, dove chi arriva a essere ricco molla il posto a chi non lo è e va a godersi la vecchiaia, invece no, nel mondo chi ne ha, ne vuole ancora di più… sempre di più… scelleratamente di più…

Cambio d’abito

Ebbene si, sono dovuto passare a un negozio di sport, ho dovuto acquistare materiale per andare a correre, posso dire di aver consumato un paio di scarpe e un paio di pantaloncini. Si stanno sbriciolando, sono obiettivamente inservibili. Quindi li ho sostituiti. E qui è arrivato il problema. Provate ad entrare in un qualsiasi negozio sportivo, andate al reparto corsa e osservate le scarpe. Modelli di tutti i tipi, per qualsiasi tipo specifico di corsa, ma tutte, e dico TUTTE rigorosamente fotoniche. Il colore più tenue è il blu elettrico con i lacci arancioni fosforescenti. Come spiegarti caro produttore di scarpe da corsa, che devo correrci, non devo far atterrare gli alieni… Capisco che possano essere così vistose per motivi di sicurezza, metti che d’inverno ti capita ( e capita…) di correre al buio magari le macchine ti vedono, però, sinceramente, alcuni modelli non dico che si accendono come le lellichelli ma quasi… Caro produttore fammi il modello fotonico, ma fammi anche un modello che so bianco o nero, con quelli che ho visto ho rischiato le cornee… Il pantaloncino è stato relativamente più semplice, fortunatamente il nero va ancora di moda tra i corridori, accenno soltanto a un paio di pantaloncini rossi da uomo attillati con presa d’aria vedo non vedo inguinale, che se ti dimentichi le mutande scordati l’allungo finale a grandi falcate, potresti creare uno spettacolo di sfere semoventi a ritmo alternato che potrebbe destare nel pubblico una certa ilarità… o un certo ribrezzo…

Di panettone e corsa

Da qualche giorno ho riniziato a correre. Inutile dire che durante la pausa natalizia credo di aver ingerito una quantità di calorie tale da poter fare concorrenza a una supergigante blu, inoltre ho piazzato il fondoschiena sul divano e veramente poche volte mi sono degnato di alzarlo, praticamente mi ero tramutato in un’orrenda figura mitologica con la testa di Corvo, il corpo di Homer Simpson e al posto delle gambe un divano. Comunque dicevo che ho riniziato a correre, direi che il passo c’è ancora, le gambe non hanno risentito più di tanto, diciamo che fanno il loro dovere, è il fiato… Come ormai tutti sanno durante una sessione di corsa la fatica viene percepita diversamente durante tutto l’arco dell’allenamento, alla partenza siamo ovviamente freschi quindi niente problemi, dopo un po inizia a farsi sentire, il respiro si allunga e aumenta di frequenza, è in questo momento che il corridore deve tenere duro, in gergo si dice che deve “rompere il fiato”, ora io non so cosa cavolo vuol dire in termini medici, ma so esattamente cosa si prova. Ve lo spiegherò in parole semplici, praticamente durante la prima fase della corsa la fatica si percepisce molto chiaramente, o almeno a me succede così, penso sempre di non farcela, poi probabilmente il fisico mette in atto un’ organizzazione interna perchè capisce che la testa non ha la minima intenzione di fermarsi, quindi la corsa diventa a un tratto una questione di ritmo e coordinazione respiratoria, e quando te ne rendi conto hai appena rotto il fiato e il corpo sembra essersi abituato alla fatica, facendotela percepire più lieve. Ecco, tutta questa bella pappardella per dire soltanto che causa panettoni, cioccolata e schifezze (schifezze?) varie vorrei chiedere a qualcuno se ha una mazza da baseball, o che so un martello da un quintale per rompere il mio fiato che probabilmente è diventato di ghisa e/o acciaio… Oggi credo addirittura di non averlo mai rotto, ho faticato come un disgraziato per tutta la durata della corsa, mai una tregua, il respiro sembrava quello di due aspirapolvere alternate, ero bagnato come un naufrago… Il panettone è assolutamente un’arma a doppio taglio, sappiatelo…

#3 TRE DI TRE

Rieccoci all’attesissimo appuntamento con la rubrica TRE DI TRE frutto del gemellaggio con Viaggio al Termine della notte, l’argomento di oggi è tre volte in cui ho pensato “non ce la faccio”. Quindi via al lavoro sui ricordi.

1- Il ricordo più fresco relativo al pensiero “non ce la faccio” è veramente recente, stasera praticamente. Ho cambiato posto per correre, andando la sera sono costretto a limitarmi a zone illuminate, direte voi “vacci di giorno” e c’avete pure ragione ma ormai ho preso l’abitudine ad andare la sera, va bè, insomma, stavo correndo e ad un tratto crampi al polpaccio destro, mi mancavano solo cinquecento metri alla fine e non volevo mollare, ma al terzo crampo ho davvero pensato “non ce la faccio”.

2- Un’altra volta che ho pensato non ce la faccio è stata alle superiori, professoressa fossile, completamente rincoglionita che non mi accettava la giustificazione per un assenza firmata da me, avevo già compiuto diciotto anni, dopo vari tentativi di farla ragionare penso “non ce la faccio” ho bisogno d’aiuto, opto per uscire dall’aula e andare dal Preside con lei dietro che mi ingiuriava, io tranquillo e pacato procedo per la mia strada. Gli spiego la situazione, ovviamente capisce al volo e rispiega da capo tutto alla Prof. che mi guarda con odio e mi dice che va bene. Tranquilli non ho vinto, ho avuto l’insufficienza tutto l’anno…

3- Altro giro altra corsa ma è una cazzata quindi se volete roba seria smettete di leggere, è stato prima di scrivere questo post, stavo guardando i nuovi sci Nordica Dobermann e mentre sbavavo ho pensato “non ce la faccio” a comprarmeli 

Avevo in mente di scrivere anche di una volta in cui guardando una ragazza negli occhi ho pensato “non ce la faccio”, o l’ammazzo di botte o me ne vado, ho optato per la seconda altrimenti probabilmente sarei in gatta buia adesso. Ma è roba vecchia e a me invece piace la roba antica, che abbia un valore.

Sfide per forza, normalità o stupidità?

Ho ricominciato a correre per vedere di dare un colpetto a quel paio di chiletti che mi sono caricato addosso durante le ferie. Devo dire che le gambe reggono bene il carico di lavoro a cui le sottopongo e anche il fiato non si è rovinato più di tanto, in definitiva pensavo peggio, pensavo che avrei sofferto le pene dell’inferno per riprendere il passo, invece potrei quasi affermare che l’unica nota negativa sono quei due chiletti, il resto è rimasto tale e quale. In questi giorni di corsa mi sono capitati due aneddoti che mi hanno fatto pensare, il primo riguarda un uomo sulla cinquantina che ho sorpassato mentre stavo correndo. Premetto che non sono uno di quelli che fa le gare con chi gli sta intorno, semplicemente cerco di tenere costante la velocità che mi posso permettere. Insomma il cinquantenne ha un buon passo, leggermente meno veloce del mio, ha però una corsa molto scoordinata classica di chi è alle prime armi. Essendo io dietro di lui dopo un po decido di sorpassarlo e nel momento esatto in cui lo faccio lui si volta e mi lancia uno sguardo di sfida. Imperturbabile continuo la mia corsa facendo finta di non aver notato niente, ma mi rendo conto immediatamente che ha aumentato il passo convinto che io abbia accettato la sfida. Dopo circa trecento metri sento dietro di me il suo respiro che si fa molto più affannoso, mi volto e vedo un uomo distrutto che arranca per cercare di starmi dietro. Ora io mi chiedo, ma perché devi per forza ingaggiare una competizione? Io non sono un fondista ma ho vent’anni meno di te e sono circa nove mesi che vado a correre, come puoi solo pensare di riuscire a tenere il mio passo? E’ come se vedendo passare un corridore professionista mi mettessi a cercare di tenere la sua velocità, è ovvio che scoppierei dopo poco. Secondo aneddoto, stavolta sembrerebbe un mio coetaneo, mi sorpassa tutto impettito e con una corsa dai passi più corti della mia ma decisamente più frequenti, non saprei proprio dire il perché di quella corsa così rapida nel movimento, io non la farei mai, mi da l’idea di spendere tre volte più energie del necessario. Comunque se ne va velocissimo e in poco tempo non lo vedo più davanti a me, tanto che penso:”Cavolo quello si che è allenato, mi ha letteralmente sverniciato!”. Dopo un paio di chilometri vedo una sagoma con passo claudicante e mentre mi avvicino sento il classico respiro a fischio di chi non ne ha più. Anche in questo caso il signorino ha voluto fare il superuomo per poi scoppiare malamente. Non capisco proprio perché questi personaggi debbano cercare di esagerare sempre e comunque, ci sono persone che devono assolutamente imbastire una sfida, l’idea di correre per il semplice piacere di allenare il proprio corpo e di godersi un po d’aria aperta e di natura non gli passa neanche per l’anticamera del cervello, devono cimentarsi in un confronto fisico, è più forte di loro. Forse è la natura del maschio che cerca sempre la gara, il duello per dimostrare a se stesso e agli altri di essere il maschio alfa. Probabilmente sono stato creato sbagliato perché io questa smania di primeggiare proprio non ce l’ho, quasi quasi vado dalla mia creatrice a chiedergli spiegazioni, mamma perché non mi hai fatto il gene della sfida? Perché se uno tenta in tutti i modi di gareggiare io ci vedo solo un coglione che non mi lascia correre in pace? Eh mamma, rispondi!

Sull’ascella commossa

Forte preoccupazione sul fronte meteo, il ritorno di Caronte fa prevedere massime sui 40 gradi per la gioia di chi soffre il caldo ed è lontano dal mare (hihihi io ero in acqua un’ora fa). Sinceramente io non ho tutta questa preoccupazione, non ho mai sofferto molto il caldo, cioè, mi spiego meglio, lo sento se una giornata è particolarmente più calda delle altre ma non mi scombussola più di tanto la vita. Non sono uno di quelli che se alzi la temperatura di 2 gradi iniziano a sciogliersi come una candela e a formare quel bell’alone ascellare sulle camicie. E poi ho notato che se uno fa sport con regolarità il fenomeno sudorazione diminuisce notevolmente, come se il tuo corpo dicesse “mi hai fatto sudare come un disgraziato l’altro giorno quando mi hai portato a correre e adesso cascasse il mondo non sudo più! Venissero anche 60 gradi io non butto più una goccia! Tiè!”. Questa cosa della sudorazione me l’ha fatta notare qualche sera fa un amico, si chiedeva come facessi a indossare una camicia arancione senza “pezzare l’ascella”, non ho saputo rispondere, so solo che effettivamente aveva ragione, l’ascella era incredibilmente asciutta. Quindi gente, se avete problemi di sudorazione c’è il modo di far diminuire il fenomeno, lo so non è un metodo troppo comodo, purtroppo la bacchetta magica ancora non l’hanno inventata, bisogna faticare un bel po ma i risultati ci sono e sono tangibili. Tangibili nel senso che tocchi l’ascella e miracolosamente non ti schifi…

Mp3 e Dobermann

Domenica pomeriggio, la giornata è soleggiata ma non c’è quel caldo afoso dell’estate inoltrata, siamo comunque a maggio, e il maestrale che da queste parti è ormai un’abitudine a queste ore mitiga non poco il clima e permette, a chi come me piace fare un po di attività fisica, di andare a correre senza boccheggiare letteralmente come un pesce. Quindi ok, pantaloncini scarpe, maglietta e via. Inizio a correre e subito il mio pensiero va al lettore mp3 che ho volutamente lasciato a casa, eh si, in questi ultimi tempi il Corvobianco ha avuto grossi diverbi con i lettori mp3, ne ho acquistato uno che una volta collegato al pc tramite cavetto usb mi ha fatto capire di non essere in sintonia col mio computer, quest’ultimo non se lo cagava minimamente ne per il download delle tracce audio ne tantomeno per caricare le batterie. Ok, ho pensato, ci può stare di beccare un pezzo difettoso, domani vado a cambiarlo, che problema c’è? Così l’indomani mi reco nel negozio dove lo avevo acquistato e me lo cambiano con un altro, lo collego al pc et voilà funziona! Carico le batterie e le tracce e godo al pensiero di ascoltarmi la musica mentre vado a correre. L’indomani cuffie nelle orecchie parto con la corsa e: 1- a ogni passo di corsa il movimento del corpo, com’è normale che sia, fa ruotare il minijack nella presa del lettore provocando un gracchiamento ( e io di gracchiare me ne intendo, sono un Corvo…) nelle mie orecchie a un volume pari all’atterraggio di un Concorde; 2- dopo circa 25 minuti di corsa la batteria del lettore mi mette una mano sulla spalla mi guarda e mi dice: per me… a posto così… Quindi è scritto, non devo ascoltare musica mentre corro, mi devo accontentare dei suoni della natura. Quindi tornando alla domenica di corsa inizio l’allenamento senza musica e mi concentro sul mio respiro e sui rumori della natura che mi circonda. Mentre vado, all’orizzonte scorgo due figure che avvicinandosi scopro essere un ragazzo in bici con accanto il suo cane, un bell’esemplare di Dobermann senza le orecchie tagliate (per fortuna). Penso, se viene da queste parti con il cane sciolto, probabilmente il cane non è propenso a mordere, l’avrà addestrato, o almeno educato ad avere un minimo di rispetto per il prossimo. Grave errore di valutazione perché man mano che mi avvicino il cane mi punta, mi guarda e inizia ad allungare il passo verso di me, e io non avendo paura dei cani commetto un altro grave errore di valutazione, penso che voglia solo giocare. Giocare un cazzo! Mi si avvicina e mi attacca un morso all’altezza del ginocchio! D’istinto, non so neanche da dove mi sia uscito, gli mollo un cazzotto con tutta la forza che ho in piena testa, lui accusa il colpo e molla la presa. Nel frattempo arriva il padrone che con voce risoluta richiama all’ordine la bestia che obbedisce mortificata. Per fortuna non mi è entrato nella carne, me la sono cavata con un bel livido a forma di morso, però che cavolo, se il cane fa di queste stronzate mettigli il guinzaglio no? Tra altre varie imprecazioni è ciò che ho detto al padrone che si è beccato la ramanzina senza proferire parola. Quindi ribadisco quello che scrissi tempo fa: QUANDO BUTTA MALE BUTTA MALE.

Primavera

primavera1

1482 circa tempera su tavola Sandro Botticelli – Primavera

E’ arrivata la primavera con tutto il suo splendore, io me ne sono accorto principalmente da tre indizi piacevolissimi: 1) la strada dove quasi ogni giorno vado a correre si sta riempiendo ai lati di ciclamini; 2) la temperatura tiepida mi permette di usare la bici anche di primo mattino; 3) e le donzelle hanno iniziato ad andare in giro con pantaloncini e gonne cortissime. Quindi si, è assolutamente arrivata la primavera, non che non sia giunta già da un po, ma in questi giorni si fa davvero sentire con tutto il suo splendore. Il primo indizio che allieta piacevolmente le mie corse è veramente gradevole, una strada che solo qualche mese fa ero abituato a vedere grigia e piena di pozzanghere adesso si è completamente trasformata in un sentiero fiorito al profumo di ciclamino, si è vero io continuo a spaccarmi di fatica ma vuoi mettere inzupparsi di sudore tra fango e cielo grigio o invece sotto un sole tiepido e in mezzo ai fiorellini col loro tipico profumo? Il secondo piacevole indizio invece è il poter usare la bici di primo mattino per andare a fare le commissioni, una parola soltanto, fantastico, esco di casa buttando un’occhiata di scherno (si dice occhiata di scherno? Bho, vabbè licenza poetica…) all’auto e inforco la biruota a pedali, inutile dire quanto orgasmica sia la sensazione dei peli sulle braccia che possono liberamente svolazzare fra la brezza mattutina, donne non sapete cosa vi perdete, e vogliamo parlare dell’immensa sensazione di onnipotenza data dal sorpassare le auto in coda in pieno centro? Impagabile. Ultimo ma non per importanza il fatto che le donzelle escono di casa con dei pantaloncini e delle gonne corte che stuzzicano l’occhio umano maschile, e noi esponenti del sesso forte (forte?) ne siamo davvero felici, e poi è risaputo che anche l’occhio vuole la sua parte. In definitiva è arrivata la primavera, forse la stagione più bella in assoluto, o forse sono solo io che ho uno dei miei ormai rarissimi momenti di positività, che ne so, ma così è.

Correre

correre

 

Le mie gambe danno segni di vita. Si, oggi me ne sono accorto, l’ho percepito chiaramente. Dico questo perchè per le mie gambe risentirsi vive è un evento epocale. Diciamo che negli ultimi anni le avevo discretamente trascurate, con il risultato di avere degli stecchini al posto delle gambe. Adesso che vado a correre mi rendo conto che piano piano stanno ritornando in forma anche loro, il tono muscolare si rinvigorisce e anche la risposta agli sforzi è migliorata. Ovviamente le prime volte che andavo a correre mi sentivo come un vecchio di ottant’anni, fiato corto e passo da pensionato, ogni volta pensavo “ma chi me lo fa fare di venire qui a spaccarmi di fatica”, e invece devo ammettere che aver tenuto duro e aver perseverato ha pagato. E non solo mi sono reso conto di averne guadagnato di tono muscolare ma anche di fiato, qualsiasi tipo di sforzo adesso è più facile e meno faticoso, credo addirittura di essere più lucido, non so, come se la corsa avesse delle influenze positive sullo stato mentale. Oggi mi sono accorto di tutto ciò perchè ho fatto le scale di casa a due a due senza un minimo di fiatone, di solito un pochino ne risentivo in passato, le gambe che accusavano, respiro allungato, e invece oggi niente, bene, potrei quasi affermare di stare bene (perfetto, l’autogufata anche oggi me la sono fatta).