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La sindrome del lieto fine

Possibile che il 99,99% dei film che vediamo abbiano il lieto fine? E spesso non si tratta di un lieto fine qualsiasi, no no, è di quelli supersmielati che ti provocano un picco dell’indice glicemico che se sei un diabetico rischi ogni volta il coma. Mettiamo che il protagonista sia un lui, stai pur certo che alla fine del film ha conquistato la donna che voleva, la quale è sicuramente una strafiga che ha occhi solo per lui, ha fatto i soldi oppure è diventato un mezzo eroe nazionale, e la scena finale con musica strappalacrime ti fa intendere che “vissero tutti felici e contenti”. Ora io non dico che dovrebbero finire sempre male, ma il cinema secondo il mio modesto avviso, come anche altre forme d’arte dovrebbe rispecchiare un minimo la realtà in cui viviamo, e quest’ultima mi pare tutto tranne che rosea. Del resto non l’ho mica detto io che in una società decadente, l’arte, se veritiera, deve anch’essa riflettere il declino. Quindi suggerisco agli addetti ai lavori di far finire male qualche film, secondo me farebbero anche scalpore, immaginiamo due amici che s’incontrano e uno fa all’altro: “sai, ieri sera ho visto un film che alla fine il protagonista non è riuscito a salvare la sua amata, è morto lui e lei, il cattivo ha trionfato e ha messo in schiavitù l’intera razza umana”. Chiunque sarebbe incuriosito e vorrebbe vederlo no? E se proprio il finale tragico non dovesse piacere almeno la scrittina in fondo “e vissero felici e contenti… per un paio d’anni, poi come il resto del mondo iniziarono a litigare e adesso stanno affrontando la separazione per vie legali…” sarebbe più simpatico, educativo e reale.

Pubblicità ti odio!

Ebbene si, viviamo nell’era del marketing, la pubblicità è ormai onnipresente, ovunque. Tutto credo sia nato dal carosello, cioè una serie di spot televisivi mandati in onda uno dietro l’altro che avevano si la funzione di pubblicizzare i vari prodotti ma erano considerati anche un vero e proprio intrattenimento. Ovviamente nessuno si sarebbe mai aspettato cosa sarebbe successo anni dopo. Piano piano la pubblicità è entrata nelle nostre vite, mangiando sempre più spazio a programmi e film, mi ricordo che da bambino guardavo il film del dopo cena con mio padre e la pubblicità c’era solo alla fine del primo tempo, qualche minuto che ci dava il tempo di andare a sgraffignare qualcosa in cucina che avremmo con calma mangiato durante il secondo tempo, poi piano piano hanno iniziato a mettere qualche spazio pubblicitario in più, successivamente hanno iniziato a dilatare i tempi e la pubblicità ha iniziato a diventare invadente del tipo 10 minuti di film e 6 di pubblicità. Un giorno per fortuna ho deciso di spengere quella scatola maledetta e adesso sono libero. Anche i giornali stessa solfa, ora non dico dei quotidiani, che leggo pochissimo per altri motivi, ma le riviste cavolo sono tempestate, sfogliatene una così per curiosità, ogni 6/7 pagine c’è uno spot a pagina intera se non a 2 pagine, odiose. Allora uno pensa di informarsi con internet sperando di non essere tediato ancora e invece… Youtube ha deciso che prima di guardare un video devi sorbirti almeno 5 secondi di pubblicità, e quindi stai li a guardare i secondi che scorrono con l’indice pronto a schiacciare SALTA ANNUNCIO. Se guardi un video più lungo può capitare che ti chieda: “vuoi guardare il video con 4 interruzioni pubblicitarie da 15 secondi l’una o vuoi uno spot subito da 1 minuto e poi ti guardi il tuo video?” e io vorrei rispondergli in modo non troppo pacato di mettersi lo spot e/o gli spot la dove non batte il sole. Stasera ad esempio su un altro sito d’informazione ho dovuto sorbirmi non uno ma due spot pubblicitari consecutivi nei quali non solo non c’era il SALTA ANNUNCIO, ma non c’era neanche il regola volume quindi ho dovuto mettere mano alle casse del PC perché me li hanno sparati al massimo e non essendo proprio presto ho rischiato di svegliare tutto il vicinato. Le prime volte che ho navigato nel web la pubblicità quasi non esisteva, al massimo ogni tanto un pop up, ma era sopportabile, adesso sta tristemente diventando come la televisione.

Un paio di domandine sulla beneficenza

In questi giorni non ho potuto fare a meno di notare come le pubblicità delle associazioni di beneficenza per i paesi più poveri (ho inserito volutamente il “più” perchè di questo passo anche noi, tra non molto, saremo annoverati tra i paesi poveri secondo me) imperversino su quotidiani, in internet e sulla TV. Si lo ammetto, per una sera ho guardato la TV, ero a casa di mia sorella e insieme a mio cognato dopo cena ci siamo semi-appisolati davanti a Discovery Channel, prometto di non farlo più, perdonatemi. Durante l’oretta che sono stato davanti alla SCATOLA LUMINOSA RINCOGLIONENTE, a parte sentirmi rincoglionito, ho notato che l’invadenza di tali pubblicità era abbastanza intollerabile e quindi mi è sembrata alquanto sospetta, subito  mi è tornato alla mente un libro che ho letto qualche anno fa, di cui non ricordo il titolo, che trattava proprio di questo argomento. Il libro cercava di spiegare come vengono utilizzati i soldi donati in beneficenza, ovviamente spiegava che non tutti possono essere impiegati per l’effettivo aiuto della persona o del gruppo di persone che s’intendono aiutare, naturalmente una parte servono per coprire i costi logistici delle associazioni, e alla fine dei conti, il massimo che effettivamente arriva a destinazione, nel migliore dei casi, non supera il 30% della donazione. Per non parlare delle false associazioni che sfruttano la sofferenza delle altre persone da una parte, e il buon cuore dall’altra, per lucrare avidamente, e nel libro si sosteneva che fossero la maggior parte. Ora, io non dico che alla luce dei fatti sia sbagliato fare beneficenza, però un paio di domandine mi sorgono spontanee, non è forse meglio, sapendo come effettivamente vengono usati i soldi delle donazioni, se ogni volta che sentiamo l’impulso di aiutare chi non è fortunato come noi, andare a portare il nostro aiuto direttamente a chi ne ha bisogno? Lungi da me sostenere di prendere un aereo e andare in Africa ma semplicemente mandare dei soldi direttamente alla persona che vogliamo aiutare, senza mediazioni, cercando quindi di diminuire le mani tra cui passano, perché come sappiamo fin troppo bene noi italiani quando i soldi fanno troppi passaggi di mano diminuiscono drasticamente. Altra domandina che mi viene in mente verte invece sul patriottismo, che raramente fa parte del mio essere ma ogni tanto si fa vivo e a me non dispiace assecondarlo di tanto in tanto, nel senso che penso che di gente che ha davvero bisogno d’aiuto ne abbiamo tantissima anche noi qui in Italia, da italiano quale sono dovrei preoccuparmi di quella prima di andare a preoccuparmi della gente che vive a decine di migliaia di chilometri da me no? Con questo non voglio fare razzismo, dico solo che forse è inutile cercare di aiutare una persona a migliaia di chilometri se lascio morire di fame chi mi sta accanto. E poi non capisco proprio perchè per la beneficenza serva il portafogli (travestito da cuore) dei telespettatori e per gli F35 servano i soldi pubblici. In Italia non abbiamo solo il problema di distribuzione della ricchezza abbiamo un problema di distribuzione dei soldi in qualunque modo vengano usati. Che tristezza, ma come facciamo a sopportare ancora? Che soglia di sopportazione abbiamo?

Altro post altra musica. Questa è un orchestra che fa musica hiphop, se non fantastici assolutamente originali.