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Domenica da copertina e thè

Oggi è la classica domenica da copertina e thè, perché a volte ci vuole, non c’è niente da fare. Perché a volte capita di uscire il sabato sera con un amico, e dato che vicino a casa hanno aperto un nuovo localino dove servono birre particolari, decidi di provare. Appena entrato nel locale pensi “ma si, ma facciamoci un paio di birrette, chi se ne frega, tanto non devo neanche guidare…” e quindi parlando del più e del meno ordini la prima, birra scura non troppo amara con un discreto tasso alcolico. La sorseggi delicatamente cercando di sentirne tutti gli aromi, intanto contempli la soave musichetta che a basso volume esce dalle casse, un piccolo paradiso, stai bene, sei sereno e tutto va come deve andare. La serata va avanti, e passi alla birretta numero due, stavolta chiara con un IBU (grado di amarezza) più alto, grado alcolico praticamente il medesimo. Le parole tue e del tuo interlocutore iniziano ad essere intervallate da delle risate, segno evidente che l’alcol contenuto nelle bevande entrando in circolo sta facendo a pieno il suo dovere. Il locale si sta riempiendo e la musica inizia a essere più alta e con disinvoltura ordini la terza birra, perché la seconda te la sei tracannata senza neanche accorgertene. Cos’hai nel bicchiere questa volta è praticamente impossibile saperlo, la musica era alta, il barista ha pronunciato un qualcosa ma dal labiale non hai capito un benemerito, e prima che tu potessi sincerarti del contenuto del bicchiere quel briccone del tuo amico incita al brindisi alla goccia. Ora, il brindisi alla goccia a te non è mai piaciuto, hai sempre pensato che se non le assapori le cose, non ha senso mandarle giù, però tant’è che l’hai fatto, qualche volgare sorsata e la pinta era vuota. Avresti voluto e dovuto smettere a questo punto, lo sapevi benissimo, e invece no… c’è stata pure la quarta, anche l’identità di questa è sconosciuta, ma l’unico indizio, e cioè le parole del barista “però, reggete voi due… ora ve lo do io il colpo di grazia…”, porta a una birra dal grado alcolico estremo. Tutto questo per dire che oggi è da copertina e thè, perché non hai più vent’anni, quando mangiavi pane e bulloni e digerivi tranquillo, quando anche se alzavi il gomito la sera, alla mattina andavi a giocare a pallone fresco come una rosa… no, non è più così…

PS: la canzone di oggi è diversa dalle altre, perché ogni tanto, come ci vuole la domenica da copertina e thè, ci vuole anche la canzone meno seria… 🙂

E’ scattato qualcosa

E’ scattato qualcosa. Nei suoi occhi non riesco più a scorgere curiosità, come se qualcuno da dentro avesse spento un interruttore. Se ne sta zitto, sdraiato sul divano, fissa il soffitto, tutto il giorno, sempre, costantemente, non s’interessa neanche più di sport, prima guardava ogni singolo evento sportivo, ora non glie ne frega più niente. Oggi ho avuto un attimo di rabbia nel vederlo così arreso. Gli ho urlato che se non si fosse alzato sarei andato a tirarlo su di forza. Si, poi mi sono sentito una merda, gridare a un anziano in quel modo non è un azione da andarne fieri, ma qualcosa dentro di me non sopportava la sua arrendevolezza. Poi sono andato via, senza salutare con la speranza che mi dicesse qualcosa, anche di brutto, mentre me ne andavo. Anche un ingiuria avrei preferito al silenzio. Tra le altre cose ha iniziato anche a mangiare meno, che poi è come dire quasi niente, la colazione è una fetta biscottata, il pranzo decisamente poca pasta e per cena ieri sera mezza tazza di latte con numero 2 biscotti. Ora io non so di quante calorie abbia bisogno un essere umano sull’ottantina, ma quelle appena descritte giurerei essere davvero poche. Non so come comportarmi, arrabbiarmi e costringerlo o rispettare la resa e vederlo consumarsi piano piano. A volte penso che il mio attaccamento emotivo offuschi il mio giudizio, una parte di me vuole a tutti i costi non perderlo, che si tratti di costringerlo o no non è rilevante, l’altra spinge per impormi di rispettare le sue scelte, perchè crede fermamente che un uomo debba scegliere in perfetta autonomia quando e come abbandonarsi. E poi ho anche un presentimento di merda al quale preferirei non pensare…

TrovaLe un nome

In questi giorni ho ripreso a suonare con più frequenza, non so perchè, per quelli che hanno la fortuna di saper suonare uno strumento ci sono momenti di ispirazione sfrenata in cui ti aggrappi allo strumento e non lo molli neanche sotto tortura e momenti che invece gli passi accanto senza quasi accorgerti della sua presenza, non so bene da cosa dipenda, probabilmente è così per chiunque suoni uno strumento per piacere e non per lavoro. Non dico che guadagnare suonando sia brutto, anzi, se uno ci riesce ben venga, dico solo che in qualche modo sei costretto a suonare per forza in momenti in cui non ne hai voglia, o, cosa molto ma molto più triste, suonare roba che non ti piace. Comunque a parte le divagazioni sul portarsi a casa la pagnotta con la musica, in questo periodo sto suonando di più, chissà perchè… Passo accanto allo strumento e mi blocco, mi giro, lo guardo, anzi forse sarebbe meglio dire la guardo, è una chitarra… Pensavo che non ho mai dato il nome alla chitarra, molti musicisti lo fanno, ad esempio Alex Britti ha chiamato la sua Martina perchè è una “Martin”, B.B. King l’ha chiamata “Lucille”, e il Corvobianco213 come potrebbe chiamare la sua? Aiutatemi, se troviamo un nome carino la battezzerò con quello, altrimenti dovrò continuare a chiamarla semplicemente chitarra, che è banale, generico, si lo so che in effetti lo è ma ormai ho deciso, devo dargli un nome! Poi è storica, mi ha visto crescere, è insieme a me da ormai più di quindici anni, COSA??? QUINDICI ANNI? Non c’avevo mai pensato… sono scioccato, in un momento mi sono reso conto che è passato un sacco di tempo da quando l’ho comprata, e quindi sto inesorabilmente invecchiando…

 

PS: Oggi siete ufficialmente 50 followers, va bè non ve ne frega niente lo so, ma ormai l’ho scritto.